Un racconto di Black Krystal

“Odio le sue unghie rosse!”
“Lo so. Me lo dici sempre.”
“Sì, ma non riesco a togliermele dalla testa.”
“Federica, smettila, sei fissata. Dai, ripetimi latino, che forse mi interroga.”

“Ma perché mettersi lo smalto di mattina…”

“Perché di sera si rovina?”
“…prima che io vada a scuola!”
“Perché non ha tempo?”

“No! Lo fa perché vuole farmi arrivare tardi!”
“Esagerata!”
“È così!”
“Vabbè, hai ragione tu. Aiutami, su!”
“Giulia, ti ho detto che è così! Quanto la odio!”
“Vabbe’…”
“Non sospirare così!”
“Sei da tua mamma sabato?”

“No.”
“Ah, no?”

“No, mi devo sorbire Miss Red per tutto il week end. Mia madre è via per lavoro.”
“C’è pure tuo papà, no?”
“Certo, ma non li posso soffrire insieme. Facciamo un pigiama party da te sabato? Ti pregooooo!”
“Sei proprio disperata! Provo a chiedere ai miei!”

“Grazieee!”
“Però ci mettiamo lo smalto rosso, d’accordo?”
“Giuliaaaaaaa!”

“Oh no!”
“Uhm, che succede?”
“Lo smalto.”
“Eh?”
“Lo smalto, vedi? Si è rovinato!”
“Vabbe’, lo sistemi dopo.”
“Ma che sistemi e sistemi! È da togliere e rimettere.”
“Eh, lo sistemi no?”
“Sei proprio un uomo.”
“Appunto! Io ti aiuto a ridimensionare i tuoi problemi.”
“Sì, è vero.”
“Vedi che ti faccio sorridere Loredana?”

“Per fortuna. A casa c’è un’aria così pesante…”
“Ma che ti aspettavi! Sei andata a vivere con il tuo amante e sua figlia… Dai, sei come la matrigna cattiva! È normale!”
“Ma normale cosa? Separarsi non è più una rarità… Succede, ormai sono più le coppie scoppiate che quelle che resistono…”
“Certo, ma tu sei l’amante. Sei tu quella che ha fatto scoppiare la famiglia.”
“Io? Non sai di cosa parli!”
“Shhh. Ne parliamo a pranzo, arriva il capo.”

“L’interrogazione è andata bene.”
“Non grazie a te.”
“Non avevi bisogno di me…”
“Certo, raccontatela pure…”
“Oooooh, come sei pesante! Tieni!”
“Mi vuoi comprare con un Lindt?”
“Non ho altro…”
“Me lo farò bastare. Graaasssie!”
“Non si parla con la bocca piena!”
“Fa bbbeee!!
“Sei tremenda! Senti, tu vai a casa subito? Io vorrei perdere un po’ di tempo prima di rincasare.”
“Miss Ved no c’è.”
“Sì, Miss Red è a lavoro e torna per cena. Ma comunque a casa ci sto male.”
“Federica, capisco che ci stai male, però è casa tua, quello è tuo padre…”
“Casa mia? Mia? Non c’è nulla di mio là dentro! Niente! Niente di niente! Neanche la camera ho scelto. Sai chi ha arredato la mia stanza?
“Non dirmelo… Miss Red! Ho indovinato?”
“Sì! Certo! E vediamo se sei davvero brava… di che colore ho il tappeto in camera?”
“Nooo, dai! Rosso?”
“Sì! Rosso, un tappeto rosso! Ma chi mette del rosso in camera da letto! Il rosso agita il sonno, si sa… Da queste cose capisci quanto lei sia maligna dei miei confronti. Nei piccoli gesti quotidiani. Lo smalto rosso prima di uscire, così tardiamo… il tappeto rosso in camera mia… oh, e vogliamo parlare di ieri sera? Ieri sera ha preparato l’amatriciana! Di sera! A me che sono a dieta! Vedi che è una stronza!”
“In effetti…”
“E ne avrei altre da raccontare!”
“Domani, ecco il mio bus!”

“Nooo! Resta con me, dai, solo fino al prossimo bus.”
“Non posso Fede, lo sai che ho danza oggi. Vado a casa, mangio, compiti e filo a danza. Non posso! Mi dispiace. Infilati da H&M.”
“Eh, poi compro qualcosa e chi lo sente mio padre…”
“Ciaooo.”
“Ciao!”

“Loredana, mangia qualcosa.”
“No, non ho fame grazie.”
“Ehi, non puoi arrivare a sera senza mangiare. Non sei a dieta, vero? Non ne hai bisogno, lo sai!”
“Eh, mah, io sono sempre a dieta. Comunque non è quello. Sono nervosa.”
“Per la ragazza?”
“Ah, lo sai anche tu Veronica?”
“In realtà ho tirato a indovinare. Ma insomma, sono i primi giorni insieme, non dev’essere facile per nessuno.”

“Infatti. Non credevo che una quindicenne potesse essere così scontrosa. Pensa che ieri sera ho preparato un’amatriciana, perché non avevo pranzato, avevo tantissima fame e so che a lei piace molto. Be’, ha giusto assaggiato il piatto, poi mi ha tenuto il muso tutta la sera, perché ho scoperto che è a dieta! Come se lo sapessi!”
“Vedi che devi mangiare? Stasera ti tocca un’insalata!”
“Eh no, lei si mangia l’insalata, io preparerò una cena decente per noi due.”
“Ma Loredana… non siete più voi due. Hai accettato tu questa situazione, hai detto sì a Carlo quando ti ha chiesto di vivere insieme e sapevi che lui intendeva voi tre insieme. Non voi due…”

“Aaaaah, Vero, sì. Lo so, ma pensavo fosse più facile! Cioè, sarei stata più preoccupata se fosse stata una bambina, ma insomma, a quindici anni una sa come gira il mondo.”
“Loredana, ma cosa dici? A quindici anni non si sa proprio niente del mondo, non si sa nemmeno bene chi si è a quindici anni, figurarsi poi nel caso vostro…”
“Cioè?”
“Be’, come puoi pretendere che lei ti accetti dopo che hai fatto finire il matrimonio dei suoi?”
“Vero, non sai di cosa parli…”
“Uhm. D’accordo, però mangia.”
“Ci penserò.”

Federica è a casa. Nella sua camera nuova. Ha incastrato il tappeto rosso sotto il letto e si è distesa a guardare il soffitto.

Il soffitto è di un colore crema che detesta. Ma almeno non è rosso.

Piange, pensando a quanto le manchi la luce diretta della finestra che ha di fronte al letto nella sua vera casa. A quanto le manchino i muri color rosa, nonostante detesti anche quelli: li aveva desiderati tanto da bambina e adesso vorrebbe colorarli di nero, ma la mamma gliel’ha vietato. A quindici anni il rosa in cameretta è imbarazzante, però adesso a Federica il ricordo provoca fitte di nostalgia. In fondo era stato papà a pitturarli. Era stato papà a miscelare il colore con lei finché non era arrivato al tono che le piaceva. In fondo quello era il periodo in cui erano tutti e tre felici e adesso le manca. Tutto è meglio di Miss Red, anche il rosa porcellino.

Federica passa la mano tra i capelli scuri. Sente le lacrime incastrate tra i ricci e cerca di eliminarle, ma non ci riesce.

“Carlo? Ciao. Sei a casa? No? E quando rientri? Alle otto? Ma come alle otto? Come mai così tardi? Eh, un imprevisto a lavoro… certo. Carlo, vedi che l’imprevisto non abbia i capelli biondi! Cosa credi? Che non ricordi le bugie che ti inventavi con tua moglie? Ah sì, sono io l’unica bionda della tua vita… Vorrei crederti, ma in questo momento mi sento un cliché…”

Federica si è addormentata.

Non ha mangiato a pranzo.

Non ha fatto i compiti.

Non ha fatto altro che piangere e pensare a quanto sfigata è.

Ha pianto fino ad addormentarsi.

Loredana non vuole tornare a casa dove sa che troverà Federica. La figlia quindicenne del suo amante ora ufficialmente convivente. Non vuole, ma è una persona responsabile, lo è davvero. Sa che Federica ora è anche sua, in minima parte, per carità. Ma non può evitarla, non può evitare la sfida che ha di fronte. Deve entrare in casa, salutarla, chiederle come è andata a scuola, sopportare i suoi musi e i suoi silenzi e poi chiederle cosa vuole mangiare. E preparare la cena, tenendo conto che ora sono in tre e non più due. Vero ha ragione. Non vive più in coppia, ora è in famiglia e Federica ne fa parte.

Sente il suono dei tacchi sui gradini delle scale. Ha sempre adorato quel suono così secco e cadenzato. Solo adesso ne percepisce anche l’eco che scende giù, lieve, fino alla porta d’ingresso.

Carlo ha mentito a Loredana. Mentirebbe anche a Federica, ma non gli risponde al telefono. Non è a lavoro ed è davvero con una bionda. Loredana è infallibile, lui lo sa. Non riesce a mantenere i segreti con lei, non ci è mai riuscito. Carlo arriccia il naso, deve andarsene via presto da lì, teme molto per l’odore che sta impregnando i suoi vestiti…

“Federica, ciao! Sono tornata!”
Silenzio.

“Federica!”

Silenzio.

“Oddio, non è tornata? E dove sarà?”
Loredana si precipita in camera senza togliersi le scarpe e apre la porta con la gola chiusa. Vede Federica addormentata e respira di nuovo.
Le si avvicina in punta di piedi, per non far di nuovo suonare i tacchi e nota che il tappeto non c’è più.

Sospira.

Prende la coperta in pile blu che Federica ha in fondo al letto e gliela stende addosso e per un attimo sorride.

“Uh. EH!”
“Ben svegliata!”
“Ehi, che ci fai in camera mia?”
“Scusa, ma ti ho chiamato e non rispondevi, ho preso paura. Avevo paura che non fossi in casa.”

“Certo che sono a casa!”
“Vedo. Senti… il tappeto… non ti piace, eh. Non mi offendo se è così. So che questa camera non l’hai arredata tu, ma… ecco, basta capire cosa ti piace e possiamo sistemarla.” dice, mentre si inginocchia accanto al letto.
“Possiamo?”
“Sì, be’, noi tre…”
“Noi tre?”
Loredana chiude gli occhi.

“Noi tre o anche noi quattro… Che ne dici se chiediamo aiuto anche a tua mamma?”

Federica sgrana gli occhi.

“A mia mamma?”
“Sì, cioè, non agitarti. Ecco, è una proposta. Sì, se ti va. E se va bene a lei… e se va bene a Carlo… Non arrabbiarti, so che tra me e tua mamma non c’è un buon rapporto, ma tu non c’entri. Insomma, penso che potrebbe essere… essere giusto sentire varie opinioni. Be’, puoi farlo da sola, sei grande, noi ti daremo solo qualche consiglio, qualche… idea… E poi tu metterai insieme quelle che ti piacciono di più…”
Federica non cambia espressione.
“Basta poco per sentirsi a casa. Ecco, io avevo messo il tappeto rosso, perché penso che sia un colore pieno d’energia e che al mattino sia utile svegliarsi con il piede giusto, con un po’ di brio, ecco… ma se non ti piace lo togliamo. Nessun problema.”
Federica annuisce.

Loredana chiude di nuovo gli occhi per un momento e respira.

“Allora, dato che sei a dieta, cosa vorresti mangiare? Io non ho pranzato e ho una fame da lupo: sto sognando di mangiarmi un bell’hamburger.”
“Non ho pranzato nemmeno io.”
“Davvero? Perché? Ti avevo lasciato del prosciutto in frigo e delle zucchine cotte…”
“Non avevo voglia.”
“Eh, certo, nemmeno io.”

Loredana liscia con la mano il pile blu, è così accogliente che vorrebbe affogarci dentro.

“Va bene.”
“Cosa?”
“Per l’hamburger. Ho fame anche io. E ho fatto abbastanza dieta oggi.”
Loredana sorride. “Vado a preparare.”

“Papà?”
“Carlo arriverà sulle otto.”
“Perché così tardi?”
“Un imprevisto.”
“Lo diceva sempre anche alla mamma.”
Loredana si alza e si sistema meccanicamente la gonna.

“Perché non hai mangiato?”

“Io? Ah… non avevo voglia. Proprio come te.”
“Ok.”
Loredana esce dalla stanza.

Tutto sommato è andata bene pensa.

Federica sta solo soffrendo pensa ancora

Peccato che ha lo stesso mio parere sul ritardo di Carlo pensa, chiudendo gli occhi.

Carlo sta salendo le scale. Si sta spazzolando il vestito, sperando che l’odore se ne vada. Non sa se ha fatto la scelta giusta, forse ha sbagliato, ha agito d’impulso.
Però ogni volta che ha agito d’impulso, ogni volta che ha seguito il suo cuore, ci ha azzeccato.
Come quando ha deciso di sposare sua moglie, perché incinta. Non è mai stato pentito, perché per dieci anni sono stati felici insieme. E poi Federica è La Gioia.

Non è pentito nemmeno di aver portato a letto Loredana, perché l’ha amata subito, di un amore improvviso. Non si è pentito di averle chiesto di vivere insieme così presto, nonostante le difficoltà e l’ostilità di Federica.

Quello di cui si è pentito è di aver trascinato il matrimonio per quattro lunghi anni, in cui sentiva di non essere felice. Anche lì doveva seguire il suo cuore e non l’aveva fatto. E aveva sbagliato.

Lui e Daniela si stavano già separando quando Loredana lo ha folgorato. Federica non lo sa, ma Loredana non ha fatto scoppiare il matrimonio, lei è arrivata solo troppo all’improvviso.

Adesso è fermo davanti alla porta di casa nuova, con un nuovo segreto nel cuore. Ma questa volta durerà poco…


Federica è in camera e sta cercando di risistemare il tappeto rosso vicino al letto.

Loredana si sta dicendo che va tutto bene, che si fida di Carlo, e stasera faranno una cena super loro tre insieme.

Carlo apre piano la porta e appoggia per terra, con infinita tenerezza, un cosino dal pelo chiaro, biondo, che timidamente abbaia un paio di volte.

Loredana esclama “Eh?” e guarda verso l’entrata.
Federica corre in salotto gridando: “Un cane?”
Carlo ride: “Una cagnetta a dire il vero!”

Federica prende in braccio la cucciola e lancia con uno sguardo interrogativo verso il padre.

“È nostra.” risponde Carlo.

Loredana si avvicina con lo sguardo serio. Federica sorride.

“Ho pensato che avessimo bisogno di qualcosa di nostro.”

Federica manda un urlo, il cane abbaia, Carlo continua a strofinarsi via il pelo dal vestito e Loredana dice contenta: “Le ci vuole un bel nome e pure un bel collare! Rosso direi!”

“Dai, no, blu! Rosso no!” risponde Federica.

“Macché, il rosso si vede ovunque! Se scappa via sarà meglio che sia visibile.”
“Perché dovrebbe scappare la nostra Elodie!”
“No, dai Federica. Non vorrai chiamarla come la cantante?”

“Senti come suona bene papà: Elodie! Ecco, senti che abbaia. Fatta, è il suo nome.”
“Ma ti pare… be’, ma allora io voglio il collare giallo!”
“Ehi, tu hai scelto il cane, Federica il nome, il collare lo scelgo io e sarà rosso.”
“Mi pare equo. Che dici Fede?”
“Direi di sì. Ehi, Elodie, hai fame?”
“Anche io, eh?”
“Sì, è quasi pronto… Ma il cane che mangia? E dove dorme?”
“Tranquilla, ho pensato a tutto io.” le dice abbracciandola “Hai visto che ero davvero con una bionda? Non sbagli mai.”

Loredana ride: “Mai, lo so! L’hamburger lo vuoi al sangue?”
“Sì, bello rosso, come piace a noi!”

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4 commenti su “Rosso”

  1. Ciao! Ho trovato lo scontro tra le due figure femminili equilibrato e quindi in linea con il gioco. Credo che rendere tutto solo con il dialogo fosse un po’ complicato e rischioso. A me sembra una buona prova!

  2. IL dialogo aiuta a inquadrare velocemente il campo e le forze coinvolte. Fino a un certo punto l’equilibrio era perfetto: le due parti in stallo ognuna nella propria trincea perfetta. poi il piano si è inclinato e credo sia una buon segno di narratore coinvolto. L’alleanza e la parte in nuovo torto. Alla fine non ci sono ragioni pari, ma nuovi patti e scelte sbagliate. comunque fino a quel momento la bolla stava al centro. 🙂

  3. Nella prima metà usi quasi esclusivamente dialoghi, poi cominci a usare un narratore esterno: non capisco questa scelta, secondo me utilizzare da subito il narratore aiuterebbe la comprensione. La parte più debole è la versione di Carlo, difficile empatizzare e dare ragione a qualcuno che, semplicemente, segue il cuore senza badare alle conseguenze, per quanto riguarda Federica e Loredana invece le ragioni mi sembrano lecite.
    È un racconto in crescendo, migliora nel finale. Da aggiustare, ma non male.

    1. Devo dire che Carlo è uscito inaspettato pure dalla mia testa e forse si sente che è un elemento non previsto e che non sono riuscita bene a gestire.
      Per quanto riguarda dialoghi e narratore esterno, devo dire che ho fatto una prova. Volevo creare un racconto solo di dialogo, ma poi non mi piaceva più e ho cambiato rotta. Nella mia testa funzionava, ma ovviamente è bello sentire cosa ne pensa chi non c’è nella mia testa. Grazie.

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