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Giochi in corso

15incerca

I 10di15

Un mare di guai

L’ultima corsa

The Backdoor

La schedina vincente

Lo chiamavano testa di mestruo

Il gioco della scimmia

I PrestaPrezzi

Azzurra la lepre e Tom il bambino

Al bistrot

Scacco Matto

Regolamento

Art.1 – Avete tempo fino alle ore 23:59 del 10 novembre 2022 per scegliere il vostro soggetto, tra i quindici messi a disposizione per il gioco.

Art.2 – Ogni giocatore può scegliere un solo soggetto e non sarà consentito cambiarlo. Ogni soggetto è disponibile soltanto per due giocatori. Per scegliere la vostra traccia indicate scrivendo un commento sotto questo regolamento.
Non valgono i commenti esterni, occorrerà iscriversi o loggarsi al sito e varrà la data e l’ora del commento.

Art.3 – Una volta scelto il vostro soggetto avrete tempo fino alle ore 23:59 del 25 novembre per inviare a info@lapiccolavolante.com il racconto.

News: La consegna è posticipata alle 23:59 di lunedì 28 novembre!

Art.4 – Il testo deve rientrare tra un minimo di 8000 e un massimo di 16000 battute.

Art.5 – Si prega di non togliere la possibilità di scelta ad altri giocatori se non si può mantenere l’impegno della consegna.

Art.6 – Sviluppate il vostro racconto prendendo come spunto la traccia scelta. Non avete l’obbligo di utilizzare il testo proposto come inizio del vostro racconto, ma cercate di rimanere sulla via suggerita dalla traccia.

Art.7 – I testi verranno pubblicati su LaPiccolaVolante, e potranno essere votati dagli utenti. Tutti i votanti hanno l’obbligo di scegliere almeno tre testi e votarli in ordine di preferenza con 1,2 e 3 asterischi (*,**,***): 3 per il testo preferito, 2 per il secondo testo e 1 per il terzo testo preferito entro e non oltre le ore 23:59 del 10 dicembre 2022.

La singola preferenza al solo testo preferito non verrà presa in considerazione.

Art.10 – Art.8 – Con eccezione del numero delle battute concesse, gli articoli del regolamento che segnano le Linee generali del comportamento qui a LaPiccolaVolante rimangono valide.

I 15InCerca – Edizione 2022:

1 A Zenzero mancava sempre un pezzo. Uno a caso del suo corpo. Un piccolo pezzo bastava. Uno a caso del suo corpo. Faceva un lavoro pericoloso. Almeno per gli altri. A lui come andasse non fregava nulla. Gli bastava mettere al sicuro un solo piccolo pezzo a caso del suo corpo e mala piega che prendessero le circostanze, gli bastava pazientare 15 giorni e aspettare un nuovo contratto.

2 – Non aveva amici. Sedeva sul bordo del pozzo e mangiava il suo pezzo di pane. Ogni giorno, dovunque si trovasse, il suo pezzo di pane correva a mangiarlo seduto sul bordo del pozzo. Erano molti i motivi per cui non aveva amici, alcuni erano diventati colpa sua, alla fine, ma solo perché a furia di prenderle senza motivo reale, impari a guadagnarti almeno una soddisfazione. Legittimo. Non aveva amici e l’ultimo pezzo di pane lo lanciava sempre giù, per il pozzo. Per tutti il pozzo era pericoloso. Lui sorrideva e ogni volta lanciava l’ultimo pezzo giù per il buio. “Fatti un amico” gli diceva il padre, “fatti una ragazza”. Ma per lui un’amicizia era uno stato instabile, fragile, non essendo fondato sulla convenienza. Sul bordo del pozzo, preferiva farsi un alleato.

3 – Disse al padre, Io vado via. Disse alla madre, Addio. Entrambi si guardarono perplessi. “Questo è..?”, l’uomo alla donna. “Il sesto, se non sbaglio!”, la donna all’uomo. “Va bene”. Poi lei riprese a pelare patate. L’uomo fucile in spalla fece cenno alla moglie che partiva a caccia, venne ripagato con un dolce sorriso fiducioso. Senza aggiungere altro il ragazzo uscì dalla casa, deluso. Pensò di non essere stato chiaro e che non lo avessero capito, ma si convinse che perdere altro tempo per puntualizzare sulla mancata teatralità sarebbe stato poco da eroi. E partì, senza girarsi, verso dove tutte le bestie figlie del mito, della leggenda e talvolta del diavolo, crescono i propri cuccioli.

4 – Giuran che c’era il lago Sempralba, se cercato con premura e fiducia, dove l’acqua è limpida, l’aria tiepida, e un sorriso ambiguo sempre s’allunga. Dentr’al lago qualcosa ch’entra è qualcos’altro che sempr’esce. Lancia un sassolo dentro all’acque, magari ciò che temi, se buona la sorte ciò che desii, talora con le buone forme di donna, talora d’uomo o pur anche curiosa fiera, uscirà precisa come l’ultima cosa che da mente ti fuggì prima che suono sia cerchio sul pelo e sassolo prenderà il suo posto sul fondo. C’era un orbo anziano che diceva: Non fidarti! Non fidarti! Non sarai tu a desiderare, ma il lago a scegliere e rubare! Che siam avidi col ventre pieno di fame, dalla puttana al prete! Non Fidarti! Non fidarti, non chieder desio per il costo d’un sassolo…

5 – Partì un colpo per sbaglio. Accorsero tutti in soffitta. La bambina spaventata guardava l’arma, la madre tastava la bambina, il padre gridava contro il nonno, “Oh merdazzo!” il cane, “Figa!” il gatto, “Cazzo succede lassù? Oh! Oh! Qualcuno ci dice cazzo succede lassù? Perché nessuno pensa a portarci con sé, in questa casa? Stroonziii!” i due pesci rossi.
Il proiettile saltellava per aria felice, dal tamburo vocine pregavano “anch’io!anch’io!”. Era peggio di una pistola, era la LoyalColt comprata al banco del botolaio infero Jeremia DeepBottom Steampton, dal nonno quando era un ragazzino affamato di avventura. Ora era un vecchio affamato di avventura. OldJeff, Bobfat, MadSlim, GoldenBoia, MissBullPatty, SlowJimmyDance. I sei proiettili avevano di nuovo un padrone, ma di sei anni. Come si fa a non far arrabbiare mai una bambina di sei anni?

6 – La regina nera era sola al tavolino di un bar, da sotto il portico osservava la fiumana d’uomini e donne e bambini formare gorghi e correnti stravaganti sul letto della piazza. Ne era certa, alcuni bianchi si erano già ritrovati e avevano cominciato la caccia anche senza la loro Madonna. La partita era già iniziata e lei era ancora sola e non sapeva niente dei suoi pezzi, nenache di quel pigro del re. Doveva muoversi, ma non dentro quella ressa, dove Cavallo e Torre spiccavano idioti come due boe arancioni in un mare calmo.

7 – In soffitta vive un mostro

con le lunghe unghie sporche
e le zanne sempre pronte
non si sa che cosa brami
canta rabbia e un nome: Dhami

In cantina ringhia un mostro
veste pelle fatta d’ossa
pietra a punte e grosse mani
Scopre i denti e guarda al cielo
pare dica in ringhio Dhelo

In cucina nonna aspetta
alla maglia si diletta
finché pace non è fatta
a chi porta la crostata?

8 – “Perché le ha cancellate?”, l’ispettore al custode. “Cancellate? Ma di cosa parla?”, “Della tinta che ha su tutto il corpo e i vestiti!”. “Tinta?”. Il custode non s’era ancora guardato allo specchio, sorpreso ancora in estasi e soddisfazione, steso sul pavimento dell’androne del museo. “Lei è in un mare di guai!” lo avvisava l’ispettore, impassibile.
Sette persone sono sparite da sette quadri in un museo di un paesino da nulla poggiato nel ventre di una desolata pianura.

9 – Rachel Mazerace era una bambina tanto graziosa. Sorrideva alla maestra che sorrideva alla bambina, ma solo per un angolo di labbra, quello destro. Quello sinistro la rimproverava. “Rachel, non è un lavoro quello!”. Ma la bambina scosse la testa. “Finchè ci saranno i ricchi troppo ricchi, non sarà un lavoro, maestra, ma di sicuro è un’esigenza. Io da grande voglio essere la ladra più brava dell’universo!”

10 – Se voi sapeste cosa davvero è morire, smettereste di credere in ogni Dio che pregate. Sono morto e son tornato, perché qualcuno s’è scordato di serrarmi le catene. Angeli, o demoni?… Bah, credetemi: son tutti uguali e tutti stupidi, come tutti i medio graduati… si curano di te solo se hai catene a polsi e caviglie. Ma prima o poi la conta non tornerà e cominceranno a cercarmi. Prima di allora devo dirlo a tutti. Perché è giusto, credete? No, perché vedervi confusi e persi sarà divertente.

11 – Il cartello recitava “getta una moneta nel pozzo e esprimi un desiderio”.
Rupert lanciò la moneta: “Vorrei la mia moneta indietro”, desiderò. Lo spiritello del pozzo si affacciò dal bordo, assai indispettito: “Ma sei scemo?”, l’altro aprì di nuovo gli occhi e sorrise “Beccato!”.

12 – C’era una volta una principessa bellissima che cercava un principe azzurro. Lo aspettava da tanto tempo. Dopo troppo tempo il re, padre della principessa bellissima, andò dal principe. “Si può sapere che diamine stai aspettando?”. Il principe azzurrò lo guardò con un ricciolo di labbra: “Io l’ho invitata! Cena, film e uno spazzolino nuovo sul lavandino. Mai cagato! Ho provato con week end in spiaggia tropicale, tutto pagato. Mai cagato! Fiera del libro, salone del make-up, Comicon, musei, autunno in Barbagia… zero! S’è presa un drago che non mi sopporta e è andata a vivere con sette cazzo di nani con cui dorme tutto il giorno nel mezzo di una foresta! Cazzo vuoi da me?”

13 – Dio mugugnava sul trono. “Perché a Lui vengono le idee più fiche?” , “Perché le Scritture hanno fatto Lei potente, Lui creativo, Sua Altissima Maestà!”. Dio guardò torvo l’angelo consigliere, lo incenerì e chiamò l’angelo maggiordomo a pulire. “E perché abbiamo fatto le porte che si aprono solo in entrata?”, “Perché, lei disse, che non saremmo potuti tornare, né da giù né da su, al mondo, Sua Maestà…”, “Ma lui va e viene quando cavolo vuole!”, “Ma lui è creativo, Signore, lei è poten…”. Incenerì anche quell’angelo e ne chiamò un altro a pulire. Mentre 100 tra demoni e dannati aspettavano che qualcuno accendesse ognuno di quei fiammiferi dentro i quali si erano nascosti per tornare a fare bagordi sul mondo. Il terzo angelo puliva le ceneri degli altri due. “Voglio tornare al mondo anche io!”, “Ma Signorissimo Altissimo, La Sacre Scritture…”, Dio sbottò malissimo: “Chi cazzo le ha scritte ‘ste cazzo di scritture?? Io, no? E allora io…”, “No, Signore…”. Dio sbigottito osservò l’angelo con la ramazza in mano. “No?”, “No, Signore. Gli uomini. Le hanno scritte gli uomini.”. Dio si alzò e come una montagna che prende vita “Sempre ‘sti cazzo di uomini. Basta! portami una scatola di fiammiferi con la capocchia celeste!”.

14 – Quanto ci vorrà mai per una pisciata? Una pure lunga, una da ettolitri di birra, pure. Quanto? Contiamoli i secondi, dai, insieme! No, non deve essere successo nel tempo di una pisciata, compreso il percorso dal tavolo al bagno. Deve esser iniziato tutto intorno a noi ma eravamo troppo ubriachi per accorgercene, perché sono entrato in bagno felice e felici tutti. Sono uscito dal cesso e ci sono pezzi di persone che colano dai muri, il locale non esiste più per un buon quarto, fuma e brucia tutto. Mica solo il pub, la città sembra il parco giochi di Godzilla dopo aver pippato l’impossibile. Tutto. Il tempo di pisciare da talmente ubriachi da non accorgersi di niente?

15 – Ernet cavalcava lo scarafaggio più veloce esistente. Ma la cicindela del fuggiasco era pur sempre una cicindela e aveva il buon vantaggio del tempo trascorso prima che la prima guardia si accorgesse che mancava il quarto di mappa dalla teca del museo. Cara giocava con un fiammifero sulla punta della lingua, “Vado io!” disse. “Il tuo cocchiere non lo raggiungerà mai!” le rispose il Capitano. Lei sputò il fiammifero. “Proviamo a rallentarlo noi, fate partire tutti i calosomi e gli scarafaggi che abbiamo!” fu il verdetto degli ufficiali della GoldenWasp fleet. Tutti sapevano quanto fosse una collaborazione precaria. Il primo che avesse messo mano sul frammento di mappa se lo sarebbe tenuto a tutti i costi, perché se qualcuno lo stava portando via significava solo che quella mappa era vera con quello a cui avrebbe portato.

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