LaLungaNotte

La zia (di MasMas)

L'auto procede lenta su per le salite di asfalto spaccato, a tratti sbriciolato e pieno di fango; sbanda, con la vegetazione che gratta tetto e fiancate. Queste curve erano fatte per le cinquecento, un'utilitaria moderna rischia solo di rimanere incastrata.

La perfezionista (di Rinoa Leonheart)

Jonathan Bolton era a cavalcioni sulla sedia dell’ufficio. Il piede batteva a ritmi furiosi contro il pavimento di granito mentre sfogliava la lista delle donne scomparse. Cosa avevano in comune?
***
“Mi stai ascoltando?” Anne sembrò sul punto di esplodere. “Oggi sei altrove!”
Cher spostò la sua attenzione sull’amica dalla strada che si allargava oltre la vetrata del bar. “Certo, ci sono.”
“Di cosa stavo parlando?”
“Del tuo fidanzato…” con fare annoiato, Cher appoggiò il mento sul palmo della mano e spalancò la bocca in un sonnolento sbadiglio.

La nuova casa di Marco (di InvernoMuto78)

Lucy non stava nella pelle dalla felicità. Si stava recando in visita dal fratello, trasferitosi da poco nella sua nuova casa giusto fuori città. Affrettò il passo. Il cielo era una spianata ininterrotta di blu acquamarina trafitto da un’iride tesa di colori slavati. Era il primo giorno di primavera e Lucy aveva promesso al fratello di assistere in sua compagnia alla magia di quel tramonto. Dalla collina della casa si poteva infatti godere di una vista fantastica. Eccitata da quella prospettiva giunse con netto anticipo nei pressi della casa, trovando socchiuso il cancello d’ingresso.

I vostri nomi li ho già dimenticati (di 3MoDada)

Scendo dalla mia botola e la mia soffitta diventa la strada; ormai le tenebre sono padrone della notte, e io delle tenebre.

Nembi inquietanti spengono gli ultimi raggi della luna.

Senza meta vago tra sentieri deserti e tra demoni dagli occhi di fuoco; ogni tanto accarezzo uno di loro: mi fissa, abbassa lo sguardo e fugge.

Tutto questo non mi fa paura: io non ho paura, ma voi ne dovete avere di me!

Non vi dico chi sono, non capireste.

Sono un mostro?

I racconti di mamma Barbara (di BarbaraZanella)

Volavo ormai da 5 ore. L'oceano era da qualche parte, laggiù. Rabbrividii al pensiero di quanto ci voleva a raggiungerlo con un salto. Mi sforzai a distogliere l'attenzione sulla mia paura di volare e mi concentrai sul ritorno a casa. Non che fosse un argomento più leggero. In fondo ritornavo dopo aver abbandonato gli studi di economia e commercio, vanto dei miei genitori contadini. La fatica di ottenere la borsa di studio non era bastata a compensare il disgusto che provavo tutte le volte che entravo nelle aule del prestigioso ateneo americano. Ma come spiegarlo ai miei?

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