La Città Errante dei Mostri

Nessuno uscirà da qui! Perché il mondo dei mostri è il mondo dei mostri, piccolo e infeltrito. Nessun posto fuori dal bestiario, nessuna casa aldilà delle gabbie. Nessun amore per un mostro che non sia l'amore d'un altro mostro. E ora presentatevi, freaks, presentatevi abomini che presto arriveremo alla ricca città e nella ricca città il ricco cittadino vuole vedere i mostri, sentirli ruggire e funambolare. Vi presterete alla paura, alla tristezza, alla forza, alla pena e all'umiliazione che il cittadino ricco avrà voglia di lanciarvi contro insieme a monete e noccioline!

 

FREAKS

Solo noi

Raccontami una storia

Ora sei uno di noi

Mr. Honey

La sirena albina

Il Circo Itinerante

Bullo, destro e sinistro

Bradipowski Show
 

 

Tappa 1

 

Art.a | Avete a disposizione 600 battute (spazi compresi) per presentare il vostro mostro. La sua specialità e la sua indole sincera.

Art.b | Il vostro mostro deve essere consegnato entro le ore 23:59 del 10 maggio 2015, all'indirizzo a info@lapiccolavolante.com, ogni nuovo mostro verrà aggiunto sia sul sito che su una pagina evento su FB dedicata alle presentazioni*.

Art.c | I freak sono uomini deformati a causa di patologie o crudeli interventi. Nella città errante dei mostri, gli uomini hanno i nomi degli animali secondo la somiglianza simulata dalla propria deformazione. Nella presentazione dovrete scrivere anche il nome del vostro personaggio, se ne ha uno, o il nome con cui è conosciuto.

I freaks in città

(in continuo aggiornamento fino alle 23:59 del 10 maggio)

Bullo
Bullo è soprannominato “I Gemelli Elefanti” perché è nato con due peni. Non si è mai vantato della cosa, tanto meno ha esibito in giro questa sua particolarità. Ma tutto è cambiato quel giorno in cui ha visto uccisa la madre stuprata a morte da un branco selvaggio di babbuini durante un safari prima che guida e cacciatore che li accompagnavano potessero fare qualcosa. Da allora, nella sua mente è cambiato qualcosa, è diventato violento, poco o per nulla razionale. Non ha più avuto una vita normale. Poi è giunto nella Città dei Freaks e lì… si è subito trovato a casa.
 

Il Tarros

Era seduto con le gambe piegate e la testa reclinata in mezzo. Si vedeva solo due grosse narici e il suo denso respiro. Sulle gambe si rincorrevano due cicatrici che raggiungevano il tallone unito a uno zoccolo a quattro dita. Ogni volta che sbuffava le corna che gli spuntavano alla base del collo incontravano le lunghe braccia. Occhi gialli e taglienti. Si nutriva di carogne che lasciava per giorni nella sacca di pelo e pelle che aveva sull’addome. Gli piaceva l’odore del sangue e leccare i vermi che si aggrovigliavano intorno alle prede. Lo chiamavano il Tarros e ora era ferito e braccato.

Mr. Honey
Mr. Honey odia il suo nome, lo odia moltissimo. È stata la bambina a chiamarlo così, lo accarezzava e gli diceva di stare buono e seduto, con le braccia ben allineate alle gambe e gli artigli riposti. Ma un giorno si è arrabbiato e le ha strappato il cuore, anche se sapeva che non era quello giusto. Tutto è cambiato quando è giunto nella città dei mostri. Le sue vibrisse fremono dalla gioia al solo ricordo perché lì ci sono sangue e cuori a sufficienza, tutti diversi, tutti pulsanti. Ma Honey aspetta e sorride con i suoi piccoli denti aguzzi da famelico gatto del Cheshire, aspetta il momento perfetto e quando arriverà avrà il suo cuore e cambierà il suo nome, perché quello che possiede ora di certo non si addice all’uomo che vuole essere.

L'uomo stecco

Ecco Jim Stick! E esco io: uno e novanta per una manciata di ossa, la carne mamma l'ha dimenticata, il grasso la mia nemesi. Il testone ce l'ho, a pera, orecchie bistecca, occhi a palla e denti palette, belli.
La gente spalanca la bocca, guarda i vestiti strizzati che paion vuoti. I bambini giocano a contar le costole. Non odio questa vita, i bambini almeno. Ci campo, che altrimenti, se mi muovo mi spezzo.
Sul divano, la sera, mi riposo; io e Bernie, lui insetto stecco vero, parliamo. Soli soletti, di aspirazioni: lui cerca una insetta, io la mia Donna Tricheco. Oh, sì, è per lei che vivo.

Galatea
Quando sono nata Dio ha messo da parte i colori.
Mia madre diceva che era stato il Diavolo a radicarmi nel suo ventre e i miei occhi rossi come il sangue la turbavano. Per cancellarne il riflesso gettava il suo solvente goccia a goccia sul mio sguardo e ora le cicatrici disegnate dagli acidi non abbandonano il mio viso.
Sono albina e sono cieca. Sfuggo la luce del sole che può bruciare la mia carne, non conosco i colori del mondo e non conosco il mondo. Conosco solo la vasca di vetro in cui nuoto come una sirena, nel buio della notte, al riparo del tendone, divorata dal vostro sguardo lascivo."

Lucius Bradipowski
Bianco latte, alto quanto un palo. Gambe secche, braccia secche, ventre gonfio e molle. Tutta carne flaccida, se pur poca. Mezzo calvo, viso smunto, naso osceno, niente mento. Occhi miopi, stanchi, stanchi. Lucius Bradipowski e le sue piccole, deboli mani da vecchietta, stringono una bottiglia mezza vuota. Il tabacco arrotolato fumante pende dalla smorfia che ha per bocca. Denti macchiati dal fumo, tutti storti, tutti rotti. Sempre zitto, per fatti suoi, fuma e beve. Sembra gentile, sembra tranquillo, sembra. Poi si sbronza e cade. Giù per i fossi, giù dai balconi, dentro le latrine.

Pulcesecca
Da quando è nato, Gennaro Pulzella è sempre stato affetto da un grave problema: per via della dolcezza del suo sangue, il Pulzella è una vera e propria calamita umana per zanzare, mosche, mosconi, api, pulci, zecche, ragni e qualsivoglia insetto dotato di pungiglione.
Ad oggi il suo corpo è un ammasso informe di bozzi di ogni tipo, che col conseguente grattarsi che lo accompagna perpetuamente e dal quale non può liberarsi, gli dilania le carni e sono spesso copiosi i flussi di sangue e pus e si mischiano e si incrostano alle sue membra.
Tant’è che al Circo dove abita, è meglio noto come “Pulcesecca” e il suo passo è segnato da uno sciame di insetti che vivono, vegetano e prolificano in simbiosi nelle piaghe del suo corpo deforme.

Goffredo il bello
Sono nato nel mese di febbraio, ricordo solo il freddo pungente e lo sguardo inorridito di chi mi ha trovato abbandonato, in un prato del cimitero locale. La mia testa è molto piccola, ho due occhi a palla che si allungano come antenne, due denti aguzzi che spuntano dalla bocca. Il mio corpo ricurvo è alto come un umano medio, ha due ali da caelifera, per i meno tecnici, locusta. Le mie gambe sono quattro e si muovono come quelle di un ragno, pelose e velenose. Non so cosa ha subito mia madre per meritarsi una punizione come sono io, ma esiste una città, dove le persone come me sono ben accolte.

La Donna Giraffa
Le hanno detto che è fatta così perché molto tempo fa, a pochi anni di vita, qualcuno ha cominciato a metterle degli anelli al collo. Uno per ogni anno. L'unico regalo di compleanno per venti anni, a quanto pare, perché oltre a quella lurida valigia con due abitini graziosi non possiede nulla. Il suo collo sembra orribilmente lungo, ma nessuno può vederlo per com'é: se togliesse quei rigidi anelli dorati, dicono, il suo fisico non reggerebbe la forza di gravità e verrebbe soffocata all'istante dal peso della testa che cerca il suo antico spazio. In città la chiamano la Donna Giraffa e ogni volta che i suoi occhi incontrano uno specchio le vien voglia di stracciare gli anelli dal collo con le sue stesse mani. Poi di nuovo si volta, mette l'abito giallo e sorride triste alla folla, dall'alto in basso. 

Sibilia 
Il mio nome era Maria.
Vivo intrappolata nel primo bacio.
Fu mio padre a ridurmi così. Serpe traditrice mi chiamò. Tagliò parte del naso e divise la lingua. Strappò le mie labbra e al loro posto cucí quelle del mio lui. Un bacio sottile. Fu mia madre a tessere questo abito da sposa. Mi gettarono in strada coperta dal velo. La gente pensò al resto. "Mostro" e spezzarono le mie gambe. Strisciai fino a qui piangendo lacrime nere. Da allora vivo sul mio altare e aspetto, e racconto.

Tina
Tina è bellissima. Una folta chioma rossa, occhi azzurri come il mare nelle belle giornate di sole, e tante, tante lentiggini. Nel suo viso nessun sorriso. Non perché sia triste o cose del genere, ma semplicemente perché non ha la bocca.Tina è una prostituta, la chiamano la mangiauomini. E non senza motivo. È proprio tra le sue gambe che splende il suo meraviglioso sorriso. Una vagina con i denti. Questo le ha riservato il destino. Tina mangia, beve e sorride pure con la sua vagina. E col tempo questa è diventata il prezioso strumento col quale punisce tutti coloro che si fanno beffa della menomazione che colpisce il suo volto. A chi la deride, a chi la guarda con sguardo compassionevole, a chi la osserva con fare disgustato, Tina riserva sempre lo stesso trattamento; a fine prestazione, addenta, mastica e manda giù.

Tappa 2
 

Art.1 | I testi dovranno contenere un minimo di 6000 battute (spazi compresi) e un massimo di 12000 battute (spazi compresi).

Art.2 | I testi devono essere consegnati a info@lapiccolavolante.com entro e non oltre le ore 23:59 del 25 maggio 2015.

 

Art.3 | Tutti i cittadini della Città errante dei mostri, non possono uscire dalle porte della città. Almeno per la durata di questo gioco, sono costretti a vivere la propria vicenda dentro la Città.

Art.4 | *Non potrete inventare altri personaggi oltre al vostro. Se vi occorrono comparse, personaggi secondari, interazioni o relazioni, avrete a disposizione esclusivamente i personaggi creati dagli altri giocatori per questo gioco. Quindi ogni giocatore metterà a disposizione di tutti gli altri giocatori il proprio mostro secondo le esigenze degli altri cantastorie.
 

Art.5 | Non c'è limite sul numero di personaggi a disposizione nel gioco, utilizzabili. Oh, ci saranno gli spettatori, cittadini delle belle sfere sociali, normali quanto meno, ma non potrete utilizzarli se non per interazioni sporadiche con i mostri durante i loro spettacoli.
 

Art.6 | I testi pubblicati su LaPiccolaVolante potranno essere votati dagli utenti. Tutti i votanti hanno l’obbligo di scegliere almeno tre testi e votarli in ordine di preferenza con 1,2 e 3 asterischi (*,**,***): 3 per il testo preferito, 2 per il secondo testo e 1 per il terzo testo preferito.

La singola preferenza al solo testo preferito non verrà presa in considerazione.

Comportamenti irrispettosi, maleducati degli utenti votanti non sono ammessi, Cancelleremo ogni preferenza, ogni commento degli eventuali utenti che se ne renderanno colpevoli.

Atteggiamenti scorretti da parte degli autori verranno sanzionati irrevocabilmente con l’esclusione del testo dalla gara.

Le scelte degli amministratori non sono in alcun modo discutibili. Seguite il regolamento.

ATTENZIONE:
LPV NON organizza premi letterari, concorsi letterari o tutte quelle robine che a vincerle vi mandano in panne il cervello convincendovi scrittori! NONONO!

veniate a bordo per giocare! Imparare e dare consigli!
Per il più piccolo approccio violento, Noi vi cacciamo. Per ogni atteggiamento offensivo, Noi vi cacciamo.

Fate manovre torbide al momento delle votazioni, e noi vi cacciamo! Richamate il favore di amici o debitori di voti, e noi vi cacciamo.

Pubblicate qualcosa di non inedito e noi vi cacciamo. presentatevi “Io sono scrittore!” e noi vi ridiamo in faccia poi vi chiederemo di levarvi dalle balle.
Mostrate medaglie, onori o “pavonerie” simili e finisce come sopra.

Vi avvisiamo: Autori a pagamento? Editori a Pagamento? Per cacare tanto è sempre in fondo a destra!

Buon gioco!

Art-7 | Con eccezione del numero delle battute concesse, gli articoli del regolamento che segna le linee generali del comportamento qui a LaPiccolaVolante rimangono valide.

Benvenuti!

Benvenuti nel laborario di scrittura LaPiccolaVolante!

LaPiccolaVolante è il nome della nostra nave pirata, la leggendaria ammiraglia-satellite su cui viaggiamo. Una nave castellomorfa (se non ci credi guarda il nostro logo), che traccia la scia sulla rotta d'un mondo nuovo fatto di spostati, stanchi del mondo spento. Non abbiate paura, non esitate, non vergognatevi di partecipare ai nostri giochi di scrittura.

Mercanti di storie, siamo, non di premi. Non ci serve che siate i migliori scrittori, non ci serve che siate i migliori studiosi.

Ci serve che la sera quando tornate a casa, sentiate il bisogno di una storia e non della televisione, che un mondo tutto vostro accendiate. Quanto non conoscete, ve lo insegneranno gli altri, a bordo, quanto saprete, lo insegnerete agli altri, a bordo. Se prima d'ogni bravura, anche per voi, c'è il sorriso di chi una storia vuole sentire o raccontare...

Restate a bordo di LaPiccolaVolante!

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METEOSPAM di Lord Von Criceto

E le cose finiscono, come le belle giornate di sole, ma siamo quella gente che si lamenta delle cose che finiscono e si dimentica di godersele finché ci sono, ignorando che torneranno e ignorando finché ci sono e è sempre colpa degli altri se la giornata di sole è passata e quasi non ci siamo accorti che era una bella giornata di sole.

METEOSPAM di Lord Von Criceto

E poi ci sono le stagioni che non si decidono, o forse scelgono di menarci per il naso perché alla fine, se avessi il potere di guardare il genere umano tutto, dall'alto, con fili resistenti legati alle dita, lo farei anche io. E se son solo stagioni che ci prendono per il culo, andiamo, non odiatele, e ammettiamo che la nostra è solo invidia, il desiderio di quella meravigliosa possibilità. Ci stiamo sui coglioni, siamo un genere che si odia, e desidera esser Dio per torturare i propri simili liberamente, impunemente.

METEOSPAM di Lord Von Criceto

E poi ci sono le stagioni che non si decidono, o forse scelgono di menarci per il naso perché alla fine, se avessi il potere di guardare il genere umano tutto, dall'alto, con fili resistenti legati alle dita, lo farei anche io. E se son solo stagioni che ci prendono per il culo, andiamo, non odiatele, e ammettiamo che la nostra è solo invidia, il desiderio di quella meravigliosa possibilità. Ci stiamo sui coglioni, siamo un genere che si odia, e desidera esser Dio per torturare i propri simili liberamente, impunemente.

METEOSPAM di Lord Von Criceto

Dicevano tutti di voler salvare il mondo, ma in realtà volevano tutti fottersi la vicina di casa affascinata dal potere di un supereroe. E le vicine di casa all'inizio erano estasiate da tanta copia di dotati, ma alla fine, come ogni cosa abusata, diventa in fretta moda e ancora più in fretta noia. Frivolezze che distraggono, consumano, ci dirottano verso obbiettivi sbagliati cancellando lo scopo nobile e altruista che caratterizza un supereroe. Così le vicine di casa si ruppero le balle dei supereroi e ripresero a trombarsi uomini nudi.

METEOSPAM di Lord Von Criceto

Gallaccio uscì ventisette volte prima di riuscire a tornare con il sale. Se non fosse che non c'era più nessuno da uccidere per strada, non ce l'avrebbe fatta neanche la ventisettesima volta. Dopo le scorribande del Gallaccio erano rimasti solo i mimetici e i mutaforma. Tipo quelli che in una settimana di palestra passavano dalla condizione invernale alla muta turgida, liscia e oleosa per la spiaggia. Gallaccio quelli non li uccideva, li scambiava per gronghi e li portava a casa per fargli vivere dentro le bacinelle.

METEOSPAM di Lord Von Criceto

La resistenza si assottigliava, sguardo dopo sguardo, incapace di contenere l'ondata prepotente degli scagnozzi del sindaco che bruciava cose/pensieri/persone con gli occhi. L'organizzazione dei ribelli lasciava però molto a desiderare. “Lo circondiamo e lo attacchiamo da tutti i lati!”, fu il primo piano degli artisti, che erano troppo cool per mischiarsi alla mediocrità di eroi potenziati. Erano differenti, loro, impegnati, sensibili agli occhi a palla dei gattini, ecologicamente coinvolti. Facevano gli indiani, loro.

METEOSPAM di Lord Von Criceto

Ma il Nonno in paese non si trovava e vennero tempi bui e difficili. Tanto bui da rimpiangere le felpe di Matteo Salvini. Eppur rimasugli di cerebrolesioni rimanevo dietro le propagande casapaundistiche, come il limo al ritirarsi delle inondazioni del Nilo. Per troppi bastava crederci. Allora acquisivano superpoteri indossando felpe e magliette che lo specificavano.

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