Gioco in Corso

15 in Cerca

Come ogni anno, torna il gioco di scrittura dei Quindici Soggetti in Cerca di Autore. Venghino siori e siore, a scegliere il preferito. Leggete il Regolamento e scegliete il vostro gioco. Eccoli qui, i nuovi 15inCerca 2021:

1 – Io sono quello di cui vi vergognate. Io sono quello che nascondete. Io sono esattamente quello che desiderate voi. Io sono perfettamente ciò che siete voi. Uguale, identico, spiccicato a voi. Solo che non mi occorre truccarmi. Io sono quello che ignorerete per sempre, per non ammettere niente. Questo mi rende la creatura più libera di tutto l'Universo. Potrei mangiare vostro figlio al vostro tavolo. Voi ne denuncereste una misteriosa scomparsa, pur di non ammettere la mia esistenza. Perché sono uguale a voi, e voi non volete essere mostri. Sono l'uomo più libero dell'Universo.

2 – “Non volare” disse la madre al bambino. “Non volare mai!” lo minacciò con un paio di forbici in mano. “Non saltare neanche!”. Puoi camminare, meglio strisciare. “Striscia i piedi, sii pigro, pesante. Se scoprono che sai volare ti uccideranno. Non subito, non presto, ma ti guarderanno finché non darai loro una scusa per farlo. Quel giorno lo faranno. Venerano le mura. I muri sono Dei. Non salire mai più in alto di un Dio. Non oltraggiare il Dio, non volare, non imparare, non scoprire.”

3 - “Tua madre si scopa il figlio del vicino!”. Lei, statua di marmo, lo fissava con occhi secchi abbandonati da una palpebra paralizzata dallo stupore. “E fa bene, perché tuo padre è un coglione!”. Lui le parlava con un tono apatico e disinteressato. “Da... da qua... da quando...?”  balbettava lei con lo stupore che le mordeva la guancia sinistra e il terrore che le sbranava la guancia destra. “Oh, solo da qualche mese. Da quando quel coglione di tuo padre ha iniziato a picchiarla. Credo che convincerà il figlio del vicino a uccide...”, “Da quando posso sentire gli animali parlare?”. Gli occhi del gatto si strinsero in un sottile taglio luminoso di offesa. “Tu non sai fare un cazzo, ebete! Sono io che ti parlo!”. Dopo lunghi secondi di stordimento la ragazzetta provò un timido “Perché?”. “Mi annoiavo, e voi siete una famiglia di stronzi.” 

4 - “Ho ucciso Jeremy  Smartfish”. Trovarono le ultime parole del suicida appeso al lampadario scarabocchiate su un angolo di carta per il pane. Puzzava già di scorregge di vermi grassi e non aveva mai imparato a scrivere bene. Aveva una gran bella macchina, un gran bel guardaroba. Aveva un gran bel lavoro e un gran bel conto in banca. Ma era tutto lì, e quando la sua ragazza ne ebbe consapevolezza lo mollò per un biologo del centro di ricerca in cui lavorava: Germin Dolphin. No, non aveva ucciso l'uomo sbagliato. Era un fottuto ritardato. Scrisse il nome a intuito (l'intuito di una cubo medusa), un nome che aveva solo sentito pronunciare. 
Il problema è che un Jeremy Smartfish esisteva davvero e così iniziò l'epopea dell'uomo che tutti credettero il fantasma di un morto assassinato, tornato a vendicarsi. Vendicarsi di cosa, Jeremy non ne ebbe quasi fino alla fine di questa storia, la più pallida idea. Immaginate vivere in queste condizioni, su un mondo di deficienti di questo calibro! 

5  Nela mangiava mandorle secche sulla panchina del cortile nella cittadella universitaria. Un fante di denari svolazzò sotto i suoi piedi e lo afferrò. Cinque chilometri più a sud, Il Signor Rupperporte scese dal trattore per sgranchirsi la schiena. L'angolo sporco e rovinato di un asso di cuori sbucava da una zolla smossa dal vomere. Incuriosito lo raccolse. Sulla riva appena smossa da debole mare Luisa guardava un due di picche galleggiarle vicino ai piedi. Benzo provò a baciarla. Lei lo raccolse e divertita e perfida glielo consegnò, scappando via. Benzo lo rigirò tra le dita, dandosi del cretino, e decise di conservarlo. Shira tornava da scuola. Sola come sempre, in un paesone di sedicimila abitanti. In mano teneva una copia dell'Isola del Tesoro. Una regina di fiori, che per Shira era bellissima, teneva il segno della lettura immersa per metà dentro le pagine. Un anno prima un mazzo di carte era stato sparso per tutta la nazione per motivi che al momento ci sono sconosciuti...

6 – Enrik Guardava il tavolo. Un tavolo enorme. Occupava quasi tutto il soggiorno. Una catasta infinita e annodata di colorati shangai. Lì comprò in una bancarella alla fiera, da una donna senza un occhio. Molti, molti bastoncini, una montagna di bastoncini di legno appuntiti ricoprivano in bilico, l'uno sull'altro, quell'enorme tavolo. L'unico bastoncino nero stava sotto tutti gli altri. Enrik incuriosito raccolse la catasta la rilanciò un bel paio di volte, ma quel bastoncino nero stava sempre sotto, sul legno coperto da molti molti e molti altri bastoncini colorati in bilico.  Quando provò a rimuovere un bastoncino bianco facendone vibrare uno grigio accanto, JackPotter, il suo gatto grigio, perse l'equilibrio camminando sul bordo del tavolo. Enrik respirò profondo e ci riprovò. Ma il bastoncino grigio rotolò vistosamente su un altro lato della catasta. JackPotter cadde dal tavolo. “Oh cazzo!”. 

7 – Milian Retrò infilò la moneta nell'incavo. Digitò il codice del prodotto sulla tastiera e attese la sua bottiglia di acqua fresca. Ascoltò il ronzio della molla, guardò il prodotto cadere, ascoltò il tonfo della bottiglia dentro il cassetto, aprì lo sportello, infilò la mano, ma ci trovò solo un biglietto sciupato, vecchio di decenni. 
Uccideresti una brutta persona per me?
Milian Retrò si guardò intorno, stranita. Sul display leggeva ancora la somma inserita per l'acquisto dell'acqua; era ancora disponibile. Riprovò. Infilò ancora la mano dentro il cassetto. Una altro bigliettino. Milian fissò pallida il distributore automatico. 

8 – Al buio, dentro una stanza piena di scricchiolii lignei ascoltava il vento che si incanalava dentro la valle. Il suo Paesino distava appena pochi chilometri dalla prima città, eppure dentro la curva profonda di quei due seni montuosi pareva di star su un piccolo pianeta lontano. Solo lo schermo acceso si impegnava a concedere un poco di luce alla casa. Scriveva. Per una rivista di letteratura per bambini. Un bel lavoro. “Ho sete, mamma!". Senza distogliere lo sguardo dalla pagina luminosa, le sorrise. “Sai dov'è l'acqua, amore”. Una bambina pallida e smunta la fissava appena sotto le lunghe occhiaie nere. 
“Non ascoltare, mamma. Non rispondere, mamma. Io sono morta e quella non sono io.” 

9 - “Gli scarafaggi conquisteranno il mondo!”, Inxie provò a urlare da sotto il mobile che a loro di conquistare il mondo non fregava una sega di niente. Ma la voce di un blatta non coprirà mai il frastuono di una tavola di sciacazzari e complottisti nel pieno di una delirante guerra dei mondi sopra un pasto vegano. “E ci siamo anche rotti il cazzo di mangiare tofu!” gridava Inxie. Lenna Valchirie lo guardò scuotendo la testolina rossiccia. “Ma che ci parli a fare con quelli? Son duri di orecchie e comprendonio, dicono che il 5G li ucciderà e stringono in mano un telefonino 5G! Andiamo a vivere sotto un cassonetto come hanno fatto i Ciano Variantis del bagno!”. Inxie allungò quattro zampette, mostrando esasperazione, “Ma è pieno di gechi giganti fuori! Sai cosa sarà rimasto dei Ciano ora? Merda di coda mozza! Ecco cosa!” poi si immobilizzò per qualche secondo per poi riaccendersi come un fuoco d'artificio. “Sai cosa, Lenna?”, “Cosa, Inxie Valchirie, cosa?” rispose apatica. “Che allora il mondo lo andiamo davvero a conquistare!”, “Certo, amore, certo!”. Ma quando Lenna rialzo la testa, Inxie era già partito, ne sentì solo la voce in lontananza “Perché mi son rotto il cazzoooo amoreeeeee!”.
“Rincoglionito!” e si rimise a mangiucchiare una briciola di schifosissimo tofu. 

10 – Donnie Caters Teschiodibruco vestiva magliette nere e larghe, pantaloni di tuta comodi per le battaglie, robuste scarpe da ginnastica adatte alla fuga. Larghi bracciali di cuoio coprivano buona parte del braccino. Per parare meglio i colpi e ridurre i danni. Era cinico e attento, una finta pigrizia mascherava sempre la sua alta e tesa attenzione sotto il liscissimo caschetto che calava ben oltre il naso. Roxie Cassaday Culodivespa era smilza e sfrontata. Sibilante come una serpe, non mancava mai di crearti disagio. Amava gli aghi, e sapeva lanciarli inspiegabilmente bene. Donato "Dony" Asinot Lillibello portava grandi occhiali da vista che gli coprivano quasi tutto il viso. Caschetto corto e nasino a patata. Direste di lui: un perfetto nerd da bullizzare. Oh, Dony Lillibello ha spiegato a innumerevoli persone innumerevoli volte quanto fosse sconveniente provarci, in tutte le scuole da cui è stato espulso.  “Io un giorno dovrò ucciderti, Teschiodibruco.” disse Roxie a Donnie, “Lo so, Culetto. Eppure ora il nostro problema è lo stesso e non possiamo occuparcene!”, “Non fatemi venire fame!”, disse Lillibello. “Appena finiremo questa guerra!”, “Appena finiremo questa guerra, muoviamoci a trovare gli ultimi Ordini sopravvissuti e riprendiamoci un pezzo di mondo, almeno.” 
La guerra degli artropodi.

11 -  Grassi nerd impegnati, barbuti e flaccidi letterati,  tonici e abbronzati superficiali. Sono solo scelte stilistiche, nient'altro. Scelte. L'unica scelta concessa per simulare un mondo variegato. E i visi del rettangolo pallido si sentono liberi. Non dicono più niente, digitano pareri sull'inopinabile come se avesse un peso reale e si riempiono di orgoglio. Zobeide Ferno, figlia dell'ultima fata, sorrideva con le guance piene di polpa di mela sulla panchina del lungomare. Carillon, l'enorme figlia di Furore, accennava colpi di mozzicone di coda e aspettava il torsolo succulento. Sorrideva allo sguardo intimorito della folla digitale. Il volto della Maga Zoda non aveva alcuna traccia di rettangolo pallido. Abbronzata e assolutamente bella. 
La Maga Zoda, figlia del fu Fabio Ferno, L'ultima fata Creatrice Fiaba il Mago. Gli ultimi superstiti del vecchio mondo la chiamavano “il meccanico di Dio”. Incantava il metallo e custodiva gli ultimi demoni di legno e di sangue. Cinetica e meccanica, incanto e acciaio. Si alzò. L'enorme chiave inglese tintinnò appesa alla cintura. Mancava poco. Demoni e Maghi avrebbero distrutto quel mondo, il mondo di terre rare che aveva ucciso suo padre. Lei che non lanciava nessun segnale, loro liberi da ogni indirizzo ip, avrebbero riportato il mondo alla ruggine e al grasso, al vapore e alla vera violenza. Gli dei antichi non muoiono, solo si indispettiscono col tempo.

12 – Era una star. Girovagava con due guardie del corpo per le strade della città, nel tempo libero. Tra un film e l'altro. Dedicava il suo tempo, così sosteneva, al popolo, come era giusto. Sosteneva, e percorreva un chilometro in quattro ore e sedici minuti, fermandosi a far foto, dare baci, firmare autografi ai fan che piangevano, provavano a baciarlo in bocca, lo toccavano e veneravano. Ma la bambina al novecentotredicesimo metro del percorso invece, estranea alla folla intorno a loro, consumava avida un chupachups alla fragola e fissava una Metal Edition del Flight System Mobil Suit Penelope sul trono della vetrina. La star avvicinò. 
- Ehy Piccola, vuoi fare una foto con me?
La bimba si sfilo dalla bocca la caramella fradicia di saliva e con un cenno del mento, senza degnarlo di attenzione, gli indicò la Metal Suit in vetrina. 
- Che cosa cazzo me ne dovrebbe fottere di te, coglione?
Come investito dall'onda d'urto di una detonazione nucleare, la star si consumò, strato dopo strato, pelle, muscoli, ossa organi interni lasciando di sé solo una pozzanghera organica maleodorante, tra il terrore e la disperazione della folla. Fredda, la bambina si rimise il chupachups in bocca e sorrise alla Suit.

13 – Era una città turistica baciata dal sole, la torma di residenti sorridenti e turisti felici tracimava da ogni angolo, piazza, ristorante, negozio di souvenir. I passeri, abituati al sistema economico antropico, non raccoglievano le briciole da terra ma le strappavano dai croissant mentre il cliente addentava la colazione. E tutti sorridevano. I cani si raccoglievano la merda da soli e il meticciato era bandito per legge. Gli ambulanti venivano buttati a mare. I mendicanti portati via dalla nettezza urbana. Una flotta carica di plasmablaster fino al culo inceneriva ogni cosa galleggiasse che valesse meno di tre milioni di euro. 
Insomma la città moderna perfetta, il paradiso, il sogno del povero, l'orgasmo del ricco, il vampiro erogeno del manovale arricchito. Ma in fondo alla via qualcosa, vicino al punto di fuga della prospettiva, cominciò ad agitare la folla. Il disordine avanzava a velocità sconsiderata, aprendo un varco che Mosè spostati! Un tipetto tatuato fino al collo, vestito in una maniera che in qualsiasi altra società sana di mente ci aspetteremo di vedere solo in teatro o al circo, gridava e spintonava per allontanarsi, scappare più velocemente possibile! 
“Cazzo fai, scemo?!” , “CORRETE, STOLTI! SCAPPAAATEEE!”, “Perché?”, “HO FAAATTO UNAAA CAZZATAAAA! CORREEEETEEE!”

14  Bellamy Carezzadiseta rubò un euro dal portafoglio gravido di banconote dell'uomo più ricco del mondo. Poi si riavvicinò al capannello di enormi guardie del corpo che lo proteggeva. Il muro di muscolari donne e letali armadi occhialuti si serrò, avvolgendo nell'ombra il bambino. E allora Bellamy rubò una pallottola a ognuno. Le mise in tasca e quelle cominciarono a bisbigliare. Bellamy Carezzadiseta le tranquillizzò con due colpetti di palmo. Un giorno suo padre gli disse che non sarebbe mai riuscito a cambiare il mondo. I ricchi cambiano il mondo. I poveri vivono di piccole cose concesse dai ricchi e non si cambia il mondo con le piccole cose. Allora Bellamy Carezzadiseta iniziò a rubare solo piccole cose. 

15 – La figlia bastarda di Dio si annoiava. La Santa Donna alla sua sinistra non la tollerava, per motivi che sono comprensibili anche per la moglie di Dio. Le giornate passavano a suon di contraerea violenta infinita; “Tu non sei la mia vera mamma, cornuta!”, “E tu sei la figlia di quella grande puttana di...”, “Piantatela! E coglione io e la puttanata della monogamia!”. “Questo posto sta diventando un inferno, da quando hai riconosciuto quella bastar...”, “Quindi posso tornare?”, “LEVATI DAL CAZZO, STELLA DEL MATTINO!”. 
Lucifero e la piccola Madle sedevano sul bordo di una nuvola. “Io mi rompo qui.” “In effetti non è quel gran paradiso, volano più nomoni che in un bar veneto!” , “Mi adotti?”, “Lo senti poi, tuo padre!”, “SONOOO DIO FACCIO IL CAZZO CHE VOGLIO IOOO!”, “A QUELLA L'ORGASMO GLIELO HAI REGALATO ALMENO, EH!”, “NON ERA VERGINE DA UN DECENNIO, CHE CAZZO!”. Si guardarono. “In effetti neanche l'inferno è più quello di una volta. Gli uomini hanno superato in cattiveria pure noi demoni! 
Senti, prima che si accorgano che ce ne siamo andati a far cazzate in giro, passeranno tipo tre secoli di insulti! Lo facciamo?”, “Bella zio, voglio far crescere i denti sul buco di culo di Fedez!”, “Mi piaci, nipotina! Dai pugnetto e filiamo via!” 
Regolamento – 15incerca 2021

Art.1 – Il testo deve rientrare tra un minimo di 8000 e un massimo di 16000 battute.

Art.2 – I testi devono essere consegnati a info@lapiccolavolante.com entro e non oltre le ore 23:59 del 15 ottobre 2021.

Art.3 – Scegliete uno dei soggetti creati da LPV, scrivete il numero del soggetto scelto nella sezione commenti di questa pagina del gioco.

Art.4 – Saranno ammessi solo due giocatori per soggetto. La data e l’orario del commento della pagina del gioco (e solo quello: non varranno commenti lasciati sui social, o in altre pagine del sito!) varrà per l’assegnazione del testo. Il numeretto nero che precede il soggetto sarà colorato di blu quando scelto da un utente e di rosso quando sarà scelto da due dunque diventerà indisponibile ad altre scelte (sold out).

Art.5 – Sviluppate la storia partendo dal soggetto entro i limiti di battute indicati nell’Art.1.
Attenzione: il testo di partenza non indica obbligatoriamente l’inizio della storia. Può essere utilizzato come chiusura e quindi per raccontare l’antefatto, o si può partire da quello per avanzare su una timeline narrativa.

Art.6 – Le decisioni dei graduati della LPV non sono in alcun modo discutibili.

Art.7 – I testi verranno pubblicati su LaPiccolaVolante, e potranno essere votati dagli utenti. Tutti i votanti hanno l’obbligo di scegliere almeno tre testi e votarli in ordine di preferenza con 1, 2 e 3 asterischi (*,**,***): 3 per il testo preferito, 2 per il secondo testo e 1 per il terzo testo preferito.

Attenzione: una singola preferenza al solo testo preferito non verrà presa in considerazione. Vanno espresse tre preferenze (primo, secondo e terzo preferito).

Art.8 – Con eccezione del numero delle battute concesse, gli articoli del regolamento che segna le linee generali del comportamento qui a LaPiccolaVolante rimangono valide.

Art.9 – ATTENZIONE! Vi avvisiamo che:

Cestineremo senza dare ulteriori spiegazioni racconti ispirati all’esaltazione di pedofili, xenofobi e omofobi o in generale di pensieri discriminatori.

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22 commenti su “Gioco in Corso”

  1. Alessandro Pilloni Ser. P

    Bentornati, Capitani! Bentornata, Ciurma! Rinati dalle ceneri, come la Fenice, più forti che mai! Mi siete mancati, mi sono mancati questi giochi, mi è mancato scrivere (saranno due anni che non riesco a mettere un verbo dietro un soggetto, la pagina è bianchissima…). Quindi, siate buoni! Ci provo: traccia 12, se è disponibile. Non sono ancora pronto ad abbandonare la mia zona di conforto.

    1. Bentornato Ser P.! Anche voi ci siete mancati, e anche il laboratorio, ma abbiamo ripreso il mare dunque siamo pronti a navigare di nuovo e leggere e scovare sempre nuove storie. Perciò, via la pagina bianca, bentornato mare d’inchiostro e ticchettare di tastiera. La 12 è ancora disponibile, vada per la star 😉

    1. Alessandro Pilloni Ser. P

      Eh, la due è stupenda. Ho pensato la storia in 2 minuti, ma non ho fatto in tempo a chiederla. Sono molto curioso di leggere come la tratterai. Sarà il solito gioiello! 😉

    1. Ciao Giattas e Benvenuto a Bordo! La traccia è appunto una traccia, dunque il tuo racconto può non contenerla tale e quale, solo deve seguirne ovviamente l’indicazione. Dunque il personaggio dovrà chiamarsi così, e dovrà partire da quell’assunto. Tutti i soggetti sono degli incipit da cui sviluppare il racconto. Ti segniamo sul 14?

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