streghe

Zobeide (di Beki Road)

L’oscurità delle acque la stupiva ogni volta, non più del fatto che lei riuscisse a vedere in quell’oscurità. L’Incubo era stato esiliato ma Zobeide voleva aspettare. Aspettava da anni di trovare qualcuno come lei, ma ogni volta tornava a casa con le stesse domande.
Riemerse dal mare e avanzò verso la riva. Nonostante il peso degli abiti, e quello che portava nel cuore, il passo non cedeva alla spinta delle onde.

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Voodoo o non voodoo (di MasMas)

La ragazza con la maglia legata in vita e gli shorts rosa si girò verso il ragazzo allampanato con gli occhiali neri che teneva per mano. Le lentiggini sul nasino all'insù si arricciarono per un sorriso: "Guarda!" e indicò più avanti lungo la strada: "Leggi l'insegna? The voodoo lodge!"

Quello si aggiustò gli occhiali sul naso: "Uh, ci vuoi andare?"

Lei scostò i capelli bondi: "E certo! Siamo in vacanza a New Orleans, non possiamo non andare in un negozio voodoo." e cominciò a tirarlo.

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Ines (di MaraMunerati)

Dicono che quando ci passa la morte accanto, un brivido ci attraversa.
Non a me. Sia chiaro. Io non ci credo.
La morte arriva, si prende quello che vuole, e se ne va. Senza brividi, o tocchi magici.
Ma lei, mi ha sempre detto che la morte, la poteva sentire.
Lei, con quei due grandi occhi di ghiaccio. Che a sbatterli, veniva freddo.
L’unico brivido, era quello. Il suo battito di ciglia.
Ines mi ha sempre detto che lei, la morte, la sentiva arrivare.
Che nel cuore della notte, sentiva come un temporale. Ma dentro di sé.

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Stariona (di Kriash)

Sono le sei del mattino, che ci fai in piedi a quest’ora?
Sei troppo curiosa, vero?
La curiosità uccise il gatto.
È tutto così annebbiato, sembra quasi un ricordo, una vita passata, un… aspetta, no.
Questo è un sogno!
Ma sei proprio sicura che nei sogni non si possa davvero morire di paura?
Non cambiare discorso, piccola mia, sono le sei di mattina e i bambini sono ancora a letto a quest’ora.

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Mirto (di SchiumaNera)

«Eccola, guardate, è la strega.»
Il ragazzino non fa in tempo ad additarmi ai suoi amici; mi volto per osservarli e quelli scappano come volpi, portandosi appresso gridolini spaventati. Sorrido, vado avanti. La brocca con l’acqua è pesante e non ho tempo da perdere con bambini troppo giovani e sciocchi per essere pericolosi. Ombra gli abbaia dietro un paio di volte, più annoiata che davvero infastidita dai gesti delle loro dita sporche.
«Andiamo», le dico. Lei mi fissa, sbadiglia. Riprendiamo la salita.

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