PessimeAbitudini

Apocalisse 2 - Il mistero della farfalla nera (di SchiumaNera)

Aveva smesso di dibattersi, alla fine.
I tremori scomposti, le piccole convulsioni elettriche, la vibrazione incontrollata dei muscoli che si avvicinavano all’incontro senza ritorno con la notte erano cessati. Ed erano passati venti minuti da quando lo spillone aveva trapassato la trachea e l’intersezione tra le due vertebre cervicali della falena rossa. Venti, lunghi, osceni minuti. Non era, no, una morte rapida, quella che infliggeva lo spillone.
Aveva tentato di gridare. Ma la voce non era arrivata.

Apocalisse 2 - Imbrian la gargoyle (di Scartabella)

La porta si aprì e Imbrian sgusciò oltre la soglia. La stanza era grande e tutta verde. Una vegetazione fitta, era edera velenosa, quella?, precipitava come l’acqua di un ruscello da una finestrina minuscola, una finestra da bambola, pensò Imbrian, con in mezzo una colonnina rattorta che ne faceva una bifora, e si spandeva, l’edera, senza risparmio e senza remora, accalcandosi in una sequenza ordinata e intimidatoria di minuti scudi verdi chiazzati di bianco che ricoprivano tutte intere le pareti e tutto intero il pavimento di pietra grigia.

Apocalisse 2 - Apocalisse di un ciabattino (di PiccolaMela)

Se procedo velocemente potrei arrivare a casa prima che si metta a piovere.
Il cielo ha un colore che non gli si addice. Mi sembra viri verso il bronzo. Anzi, a guardare bene, riconosco il ruvido colore del cuoio.
La piazza è quasi deserta. Insolito per una serata tiepida come quella di oggi. Mi affretto sotto ai portici e sento la prima gocciolina cadere in picchiata sulla mia testa. Poi un'altra si appoggia alla manica del trench alla tenente Colombo (o da maniaco nel parco, a seconda della situazione).

Apocalisse 2 - La fine di Suppamma (di MasMas)

Sulle guglie più alte della cattedrale un volto di pietra prende vita e parla: "Quando uno stesso uomo in uno stesso giorno…"
Anche una statua alata col volto animale si muove. La bocca si allunga e si biforca, divenendo due proboscidi che parlano alle sue stesse orecchie: "…Avrà come unico destinatario delle proprie parole sè stesso…"
Un'altra statua si anima e emette alito verde: "…Bestemmierà i propri padri terreni e spirituali…"
Una si gonfia di muscolatura deforme: "…Si reputerà il solo salvatore di tutti i suoi simili…"

Apocalisse 2 - Muno di Sotto (di BekiRoad)

Si era inginocchiato ai Suoi piedi. Due ali pesanti ne avvolgevano il corpo. Alzò il grugno e fissò Marco con i suoi occhi rossi. Nelle fessure si animavano le fiamme dell’inferno, e la pietra stessa, di quell’orribile creatura, sembrava bruciare sotto il loro calore. Si alzò, mantenendo lo sguardo.

Apocalisse 2 - Ruins (di Kriash)

“Polizia di Torino, possa aiutarla?”
“Mettimi… mettimi in contatto con l’ufficio Genesi 7…”
“Signora si calmi. Può dirmi di cos…”
“HO DETTO UFFICIO GENESI 7!”
Un colpo di tosse e la ragazza, a sedere per terra, perde la presa del telefono.
Urlare le costa fatica. Più di quella che dispone.
Con la mano va a cercare di nuovo l’apparecchio.
Scosta la gamba dell’uomo a terra di fianco a lei, lo trova e, tremando, se lo posiziona di nuovo vicino all’orecchio.
“Sono l’agente Morisi, codice w-e-666… ditegli così.”
“S…sì.”

Impulsi da ciabattino (di PiccolaMela)

Ecco! E ti pareva. L'hanno fatto un'altra volta quei nani da giardino in versione dark.
Probabilmente passano di qua nottetempo e scaricano la loro sovrabbondante energia adolescenziale sulla serranda del mio negozio. E sempre del mio. È chiaro che lo fanno apposta.
Non viene mai in mente, a quei decerebrati, di fare visita alle serrande di Michele, il lattaio. Quello sì che se lo meriterebbe. Con la sua arroganza da “SoTuttoIo”.
No, sia mai. A loro piace propria la mia serranda da ciabattino. Ci mancherebbe.

Il piccolo segreto del signor W. (di SchiumaNera)

Pioveva.
Anche se non c’era nemmeno una nuvola in quel pallido, azzurrino cielo di inizio febbraio, nemmeno uno sfilaccio di cirro a sporcare l’aria.
Il signor W. fece girare la chiave nella toppa, buttò a terra busta e valigia e si lasciò cadere, esausto, sulla poltrona di pelle marrone, aspettando che quel brivido che provava ogni volta che sentiva la pelle della poltrona scricchiolare sotto il suo peso passasse via da solo.

Imbrian (di Scartabella)

Curvo sul bordo del laghetto, gli occhi foschi sotto l’arco sinuoso delle sopracciglia, il principe Imbrian assaporava il trionfo. L’acqua verdastra ribolliva come una zuppa dentro la quale gli arti sgraziati del perfido mago di corte emergevano a tratti, in alternanza con la sommità della grossa testa del negromante, lucida e bianchiccia come una rapa messa a cuocere.

MUNO (di BekiRoad)

La strada sembrava sospesa nel nulla, scorrendo in un mondo avvolto di bianco. Ai suoi lati risaie allagate, da pioggia appena sopita, riflettevano i filari di alberi in torbide sagome nere.
Non un’anima in quel mondo lattiginoso, fatto di nebbia. O erano fantasmi quelli che mi circondavano?
Nonostante il navigatore, mi sentivo perso, ed era la prima volta che una strada mi spaventava nel mezzo del mattino.
Passai sotto un ponte, basso più del solito. La nebbia era fitta e oscurava di giorno la strada, come le tenebre di notte.

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