15inCerca2019

L'immobiliarista (di PaoloF.)

Occorre un certo sforzo per girare la chiave nella toppa. Albert è tentato di aiutarsi con la mano sinistra, tanta fatica fa la sua destra. Non è un semplice girare, ma è un tirare la chiave e trascinare i meccanismi in giù con i suoi denti, per poi prenderli di nuovo e spingerli in sù e poi ricominciare.

E ogni movimento qualcosa batte, qualcos'altro scatta e tante cose ticchettano dentro il cuore della pesante porta blindata, così forte che si sentono rimbombare per l'androne delle scale dall'altro lato.

Latitanti (di Rev)

Pregate Dei che non siedono più sul trono, mi disse quell'uomo alto, calmo e sicuro. E chi siederebbe sul trono degli Dei, chiesi? Lui mi disse, nessuno. E dove sono? Bevendo del buon rum, sorrise e rispose: Scappano. Scappano?, chiesi. Vedi, parlò, Dio ha avuto per troppo tempo il brutto vizio di spacciarsi per infallibile, far far il lavoro sporco a noi e a noi dar le colpe di tutto. C'è un limite alla pazienza, soprattutto se per pararti il culo dici a tutti che il tuo peggior fallimento è un angelo caduto che chiedeva eguali diritti per tutti.

Jolly Roger (di EliseoPalumbo)

Continente del Nord, Baia dei Superstiti, Locanda di Tuq.

Il perenne sole della stagione estiva illuminava, con i suoi freddi raggi, il massiccio legno d'olmo, struttura principale della locanda.

Tuq era, come suo solito, indaffarato nel curare carne di renna, nessuno in tutto il continente la sapeva cuocere come lui, era il suo cavallo di battaglia, motivo di visita da parte di tutti i viandanti, che per svariati motivi passavano dalla Baia dei Superstiti. Tuq era uno di quei superstiti, ciò rendeva la locanda ancora più affascinante.

Il fioraio (di MasMas)

"Eh eh." Ridacchiava Gutter: "Eh eh."

Chino sul tavolone, tra mucchi di terra e attrezzi, sistemava con le dita dalle unghie nere il terriccio nel quinto vaso. La poca luce obliqua filtrante dai finestroni del soffitto tagliava strisce di chiaro nella penombra, delineando tavoli e piante, infissi scrostati, lampade antiche di ferro battuto.

Ammiccò verso il fondo dello stanzone - serra, al vaso dorato sul piedistallo a forma di ali d'angelo: "Li vedi come sono belli, cara?" I bulbi da cui sporgevano ciuffi di foglie non gli risposero.

B.B - Bambini e Barboni (di DBones)

Fuoco è un demone: fiamme rosse, gialle e azzurrine che danzano sulle note caotiche di urla tremende. Il canto stonato di un uomo che sta morendo, nel modo peggiore in cui un uomo possa morire. Il demone accarezza la sua pelle con alito di zolfo, si insinua in profondità e divora le sue carni; famelico chiede in pegno i suoi occhi. E al culmine, infine, tra la cenere sazio si placa.
 

Il Contratto (di SemeNero)

Trasco controlla l'uscioscopio. Il corridoio è vuoto in entrambe le direzioni.

“Che ore sono?”

Gremio apre il meriglobo, in pochi istanti il gel si gonfia in una bolla molliccia.

“Dieci tocchi a sagittaria. Sicuro che il posto è questo?” Un click e il gel viene risucchiato.

L'altoparlante di Trasco gracchia nervoso. “Il posto è giusto! Piuttosto, non ti sarai fatto visto dai ratti dei ProDoCon?”

Pollice e mignolo di Gremio scattano in un gesto scurrile.

“Il contatto del meccanico non si affaccia se fiuta guai.”

Seven (S)Words (di Ser P.)

La convocazione

Tormir, detto il PlasmaFuoco, li volle tutti al proprio capezzale, un attimo prima di esalare l’ultimo respiro. C’era Kaspar, il Corazzato, fiero della propria mole e della propria fluente chioma. C’era Anneke, la Tempesta, perennemente in abito nuziale, dal giorno del suo lutto. E c’era Animard, il NullaPotere, il figlio bistrattato, la cocente delusione.

Tormir pronunciò il nome della defunta moglie, prima di rivolgere un assente sguardo ai tre figli, chi seduto, chi in piedi, chi in ginocchio di fronte al letto.