InCromo

Speranze diverse (di Fran)

I suoi occhi, simili a un prato in primavera, la fissarono a lungo facendola illudere, per un momento, che potesse esserci amore nella sua vita, ma come tutti gli altri uomini prima di lui, si limitò a lanciarle addosso le banconote da un dollaro. Spesso ripensavo a quando era piccola, viveva in un paesino collinare, che ora avrebbe tanto voluto rivedere, sarebbe corsa a salutare sua madre facendosi stringere forte tra le sue braccia, ma chi voleva prendere in giro? Se sua madre l'avesse vista ora l'avrebbe ripudiata, schifata, e come darle torto?

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Libertango (di Sheherazade)

La stanza era piccola ma accogliente, con un arredamento vecchio stile, un pavimento in cotto ricoperto da un soffice tappeto in tinta. Dalla finestra aperta entravano obliqui i raggi del sole morente.

   Era il tramonto, l’ora magica in cui l’arancia si tuffa nelle cristalline profondità del mare. E l’isola era il posto più bello per goderselo.

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L'era della pioggia (di Pilgrimax)

Piove da quando è nata, così le risposero. Inondazioni e migrazioni scandiscono il suo tempo. Ma per Tala il punto è un altro: la pioggia impara, e lo fa in fretta.

L’odore di fango e muffa filtra dalla tendina che delimita la zona bagno. Tala si volta e va verso la porta d’ingresso. La apre e scruta l’orizzonte. La vista si perde in mezzo a una coltre di nubi così densa che viene da chiedersi come faccia a rimanere sospesa.

«Hai fatto?» le chiede suo padre urlando dal bagno.

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Betty, Machete e l'acromatopsia (di MasMas)

Mi chiamo Machete Wildcliff, sono il più cazùto esploratore di Sua Maestà e non avevo mai sofferto il mal di mare, né il mal d’amore. Ma c’è sempre una prima volta.

Il bastimento mi aveva lasciato molto al largo dall’isola di Ponape. Mi stava aspettando una canoa venuta da là, grande come un baccello di vaniglia, con giusto un paio di vogatori, due ragazzi o poco più.

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A occhi aperti (di MannaLisa)

Affacciato al finestrino del treno, Antonio ammirava il panorama.
Case, campi, colline ed alberi si susseguivano in rapida sequenza.
Ma i suoi occhi captavano un paesaggio uniforme, senza una netta differenza tra un oggetto e l’altro.
Vedeva in modo diverso, Antonio. O forse sarebbe meglio affermare che guardava; si, guardava in modo particolare, ma non vedeva realmente.
Esisteva, nella sua testa, un’unica sfumatura: tetra, asettica, indefinita ed a tratti ambigua.
Era nato così, con l’acromatopsia completa.

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