LaLungaNotte

SLEEP (di MaraMunerati)

“Mi gira la testa.”
“Non si preoccupi, è normale. È stata immersa nel ghiaccio per diverso tempo…”
“Fa così freddo, qui…”
“Ha ragione. Chiedo subito al mio collega di prenderle una coperta.”
“Ma cos’è successo?”
“Non ci pensi, signorina. Si rilassi ora e tenga la coperta addosso. Si scaldi un poco, vedrà che presto si sentirà meglio.”
“D’accordo... Grazie.”
***
“Allora, signorina. Ancora una volta…”
“…Sì?”
“Lei sa qual è quella cosa che desideriamo, ma quando arriva non ce ne accorgiamo?”
“Come, scusi?”

Impressioni private (di DK) - fuori concorso

La novità assoluta di quegli anni era la macchina fotografica istantanea: piccoli rettangoli di cellulosa nera uscivano scattanti dall’apparecchio portatile dopo che avevi premuto il pulsante. Tutti in posa, e voilà, il liquido apposito si condensava. Dal grigiore indistinto e liquido, a poco a poco, occhi sorpresi di modelli improvvisati si solidificavano in immagini stampate, restituendo talvolta un riflesso rosso e penetrante al flash improvviso che li aveva fulminati a tradimento.

Venerdì 17: La Luna* (di 3MoDaDa) - fuori concorso

La luna! Volevo la luna!...

Camus.

Al-bert-Ca-mus;

si, questa che avete appena letto è una battuta dal “Caligola” di Camus.

Ebbene, Caligola voleva la luna; si, la luna... la voleva tutta per sè. 1

Pazzo? Genio? O semplicemente “diverso”?

 

Beh, anch’io quando ero piccolo volevo la luna;

volevo che il mio papà prendesse una scala,

salisse fino in cielo,

la mettesse in un sacchetto di cellophane,

e me la portasse giù.

 

WHISPERS IN THE DARK (di DeboraMorson)

La stanza era buia e lunga, con file di letti addossati ad entrambe le pareti di legno, solo dal fondo la luce della luna entrava obliqua della finestra.

Con un lieve sussulto una delle bambine nella fila di letti si svegliò e guardò la finestra, dove un ombra nera dondolava piano avanti e indietro, avanti e indietro.

Infine con un urlo straziante si accorse che era il corpo di una delle sue compagne.

 

17 ANNI DOPO

 

La casa era vecchia, brutta, triste e puzzava di muffa, ma era grande, con un bel giardino e tante camere.

Vincent e l'incubo di Julierose (di Mariolina di MonteCristo)

Vincent e l'incubo di Julierose
Siamo in un piccolo sobborgo americano di nome Whitecotton nel 1952, e la
storia si concentra su Julierose di 17 anni.
Julirose ha i capelli lunghi e nerissimi, l'unica nota di colore sono i suoi grandi occhi
verdi.
Julierose è una ragazza triste, solitaria che trascorre le sue giornate a inventare mostri
da guardare nella sua fredda e piccola stanza perennemente invasa dalla penombra.
Ama il macabro, l'oscurità e da tutto quello che vede durante le sue giornate in

Tornare a casa (di LunatikaMoka)

Il pavimento sotto il letto della sua prossima casa è un porcile. Ci sono batuffoli di polvere grigia grossi come gatti, due o tre buste oleose accartocciate e un paio di mutandine usate, abbandonate all'oblio sotto il materasso. Puzzano di pesce. La zoccola deve essersi beccata qualche infezione, scopando a destra e manca. A lui non importa, comunque. Vuole solo tornarsene a casa sua.

Tonight is the night (di Bertuccia)

Rallenta piano, rallenta dolce, rallenta e basta il respiro di chi si addormenta.  Dormo, abbandonando al passato l’ennesima giornata insoddisfatta, piena e allo stesso tempo vuota.
Puntuale arriva il buio, i brividi, l’inquietudine e quella musica angosciante e cupa, prodotta dalla ritmicità e l’alternarsi del battito del cuore e dal respiro lento e lungo.
Non saprei descrivere quella musica è una nota bassa, leggera che poi ad un tratto diventa incalzante, tanti battiti al galoppo di un piccolo cuore.

Notte prima degli esami (di AlenGrana)

“Siete davvero sicuri di volerlo fare?”
“Luca, quante volte te lo dobbiamo ripetere?” risponde Andrea.
“Oh, io lo sapevo che si sarebbe cagato sotto” dice Filippo suscitando l’ilarità generale dei restanti due, escluso il qui presente, ovviamente.
“Ragazzi” dico, “non è che non lo voglia fare, è che queste cose non le abbiamo mai provate e, tutte le volte che succedono nei film, sapete anche voi come finiscono, no?”
Mi sto cagando addosso invece, hanno ragione.

L'ombra (di Beki Road)

L’inverno stava arrivando e, alle cinque del pomeriggio, la notte dava il cambio al giorno, avvolgendo il paese nel suo manto pallido di nebbia.
Il cimitero sorgeva in mezzo alla foschia, illuminato da centinaia di candele, e la sua visione ricordava quella di un muro eretto per delimitare confini invalicabili.

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