StoriaInTintaUnita

Prima (di Bjorn)

“Lorsque la mort

 me traverse

j'arrache son cri

à l'épervier

et l'intègre

à mon vocabulaire.”

 

Anise Koltz – Le cri de l’èpervier

 

05.00

“Ma anche oggi!?” la voce impastata dal sonno attraversò la parete che ci teneva divise. Il loro rituale quotidiano, premessa al Nostro, un battibecco assonnato che sfuggiva alla mia comprensione nonostante ne fossi spettatrice da anni.

Gli eredi della Terra (di SemeNero)

Le regole erano semplici.

Non uscire, se non per mangiare o bere.

Aspettare il ritorno del patriarca.

Aspettare finché i piccoli non avessero lasciato il marsupio; se per allora non fossero tornati, scegliere un nuovo patriarca.

Ma i fratelli tornarono, con buone notizie e una destinazione da raggiungere. Appena riposati, tutta la famiglia si sarebbe messa in marcia.

 

Cento bocche (di RossanaCorti)

Una salita, stracarichi, sotto un sole rovente : il massimo della fatica con una stanchezza di mille anni addosso. Intorno, le solite distese di terra coltivata, di ruderi e di piante spinose. E il silenzio, rotto solo dai versi degli uccelli e degli insetti. Non era la sua casa, quel posto distante da tutto ciò che era la sua dimensione lavorativa. Ma a volte ci si deve adattare, non avendo scelta migliore. E nell’entrare in una realtà che non ci è propria, per necessità, si finisce per andare incontro a molto altro… che forse ci aspettava da sempre. Per trasformarci.

 

Cammelo (di MasMas)

Cammelo il camaleonte viveva tra le foglie della giungla, al limitare della palude, da quando aveva lasciato la mamma. Il tappeto d’erba e foglie era sempre fresco e la volta di alberi era tanto fitta da cambiare colore alla luce del sole. C’erano grilli e cimici e tanti insetti da mangiare, ma perfino la palude era tanto coperta di piante acquatiche da essere in tinta con l’erba.

Cammelo avrebbe voluto vedere l’arcobaleno. O almeno qualche altro colore.

À plombe (di Plunzio)

Siamo nati così… nel Piombo.

Cresciuti nei nostri distinti alveari metallici, differenziati in fasce genetiche caratterizzanti, attribuiti ai ruoli che il sangue ci accordava, addestrati al rispetto delle norme imposteci dall’organismo di sistema che ci ha generato, senza remore, discernimento o facoltà di scelta, regolati ed educati socialmente al preservamento della Matrigna  Generatrice, come mine disposte su un campo geometricamente pensato per funzionare in maniera incorruttibile.