ZeppelinTown

Caccia al tesoro (di AntonellaGiuliano)

“Caro amico mio,

Questa forse è l’ultima lettera che potrò scriverti, quindi sarà più lunga del solito e devo confessarti che ho paura, tanta paura.

Ti ricordi quello che ti ho raccontato la settimana scorsa quando il nonno mi ha finalmente spiegato perché viviamo tra le nuvole? Ecco, inizierò da lì!

Zeppelin II Gemini (di Grilloz)

Finalmente uscirono dalla tempesta. C’era acqua dappertutto, era filtrata attraverso le giunture degli oblò e ancora colava sui vetri. Il comandante Abram non si era mosso dalla sua poltrona, non aveva mai cambiato espressione, aveva continuato ad impartire ordine secchi e precisi, fino a quando li aveva portati fuori dall’inferno, un’altra volta.

– Signor Dukrovich, rapporto danni fra cinque minuti.

– Sì signore.

– Signor Smith, abbassare il periscopio.

Per dare un senso alle nuvole - FUORI CONCORSO (di SamanthaTerrasi)

La teiera fumava. Il vapore saliva. Disegnava virgole che si ammassavano, formando una coltre di goccioline che sarebbe scesa. Il muro davanti a lei sembrava più una fronte imperlata di sudore e il suo sguardo era lì, fermo su una gocciolina incastrata fra due maioliche verdi. Faticava a scendere e come una maestra attenta la osservava in quella lenta e inesorabile discesa mentre il vapore continuava a salire. C’era odore di cibo sintetico come se qualcuno avesse abbrustolito una busta di plastica. L’aria era calda, si appiccicava alla pelle. Non riusciva a dormire.

Storia di acqua e di sabbia (di Mistral)

La casupola sulla collina era fatta di assi di legno ingrigito dal tempo e dalle intemperie. Il sole passava attraverso le crepe. Il vento impetuoso muoveva le assi e nessuno ci viveva più da immemorabili decenni. Ma noi la usavamo come rifugio segreto. Noi ragazzi del villaggio di Nol. Ci andavamo per non andare a scuola, ci nascondevamo dai nostri genitori e ci chiudevamo in noi stessi per inventare storie segrete che ci saremmo raccontati, popolate da essere fantastici: I Giganti fatti di sabbia.

Legami - FUORI CONCORSO (di RitaPinna)

"Tommy, dove sei?" "Sono qui, Clara." Il buio aleggiava intorno a loro, non si toccavano, si sentivano appena.

Flash di luce all’orizzonte illuminavano flebilmente la volta celeste.

"Clara, raggiungimi, segui la mia voce".

"Tommy, ho paura, che fine ha fatto Cleo?"

"Non so, non l’ho più sentita. Ecco ti ho preso, dammi la mano".

Era freddo e buio.

L’odore della tifa in putrefazione indicava che erano da qualche parte nello stagno. Ma come erano finiti li? Un abbraccio stretto, e i due fratelli si ritrovarono.

L'arma-ombra (di SaSpendula)

Eeeee –Eeeee –Eeeee..

-SALA MACCHINE A COMANDO. -PASSO-

SALA MACCHINE A COMMANDO. -PASSO-

Risponde il Comandante Hoctopus, parla pure Tenente Steve.

-MOTORE DESTRO IN AVARIA CODICE 30.

RIPETO MOTORE DESTRO IN AVARIA CODICE 30. -PASSO-

-RICEVUTO TENENTE STEVE. -CHIUDO-

 

A TUTTI GLI ABITANTI PARLA IL COMANDANTE HOCTOPUS.

ATTIVARE MISURE DI SICUREZZA FAR SOSPENDERE TUTTE LE ATTIVITÀ

 

FINO A NUOVO ORDINE.

 

TIMONIERE VIRARE A 346 GRADI PROSEGUIRE PER 220 MIGLIA.

La Macchina (di MasMas)

La quota non varia, sempre la stessa e non ci rivolgiamo più al cielo. Nubi che un tempo furono tutta la fantasia dei romantici, ora le fuggiamo. Nemiche. Ci infradiciano le ossa, come se mai fossimo vestiti. I più vecchi dicono, non ho mai voluto seguirvi. Riscaldiamo il vapore e il vapore muove tutto il nostro mondo, riscalda tutto e riscalda anche l'acqua che fu vapore per nuovo vapore che scaldi altra acqua e dia nuovo vapore che muove tutto. Latta in cielo, in terra crescono gli alberi e noi non li vedremo crescere abbastanza in alto per sfiorarne le punte.

La leggenda degli abissi (di SchiumaNera)

Braccia tese, occhi chiusi.

Rivoli d'aria gli scorrevano sul viso, tra le dita. Si infilavano tra i capelli da poco ricresciuti.

Vento.

Ghiaccio fuso che scivolava sulla pelle e gonfiava la camicia dell'uniforme.

Vento.

Icaro si sollevò sulle punte. Il Lucifero correva, spedito, verso nessun luogo. L'aeronave fendeva le nuvole che si infrangevano contro la prua della gondola di comando e venivano sparpagliate dalle eliche a vapore che muovevano il grosso dirigibile.

Aprì la bocca, bevendo quell'aria tanto fredda da gocciolargli in faccia.

I figli del Secolo (di Kriash)

Era lo stesso bianco, tutto sommato.

Forse più sporco ma cambiava poco. Non ci avevo mai fatto caso, anzi… non avevo mai avuto modo di vedere così bene le nuvole.

E non avevo mai avuto modo di vedere così bene gli occhi di una persona morta.

 

La prima volta che avevo visitato la cabina di pilotaggio ero troppo piccolo per fare caso ai particolari. Troppo piccolo per toccare tutti quei tubi grigi e oleosi che uscivano da un tavolo così semplice e anonimo e si dividevano sui muri.

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