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15 - Il valore del tempo (di Tosher)

L’uomo in piedi sulla porta aveva un grosso sorriso ottimista sulla faccia. Tutto in lui, dalla sua valigetta (marrone), al suo completo (blu, pulito, ma non nuovissimo), al suo cappello (sì, un cappello) gridava “COMMESSO VIAGGIATORE”. Il suo pingue faccione, invece, diceva con tono pacato che il suo proprietario era contento della vita, anche se non è chiaro di cosa dovrebbe essere contento un pingue commesso viaggiatore di mezza età. Tutti sanno che è un mestiere deprimente, perché il tempo altrui è sempre troppo prezioso per essere sprecato coi commessi viaggiatori.

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15 - I corvi ridono (di Zarina)

Tutti qui facciamo il nostro dovere, che ci piaccia o no. Io ho il mio, tengo pulita la casa: i patti sono questi ed io sono un tipo di parola. Starei benissimo se non ci fosse Brutus, che è il peggiore di tutti, peggiore persino della gente del paese. Stupido cane, se di cane posso ancora parlare. 
Oggi sono antico quanto il mondo, eppure tentarono di affogarmi alla nascita, insieme ad altri gatti disgraziati come me ed io solo mi salvai, atterrando su uno scoglio.

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14 - Denso buio (di FabrizioRaccis)

Era appena passata la mezzanotte di quel sortilegio estivo, eravamo sgattaiolati via dalla villa come ogni sera, lasciando tutti nel loro tepore notturno.

Le vacanze estive erano il periodo più fantastico dell'anno, durante il periodo scolastico passavamo interminabili ore a pianificare i nostri divertimenti, le avventure che avremo affrontato durante quelle due settimane di riposo, lontani dal caotico via vai quotidiano, lontani dalla città.

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2 - La curandera (di FabrizioCorazza)

Il boato delle onde che frangevano contro lo scafo era terrificante.

La nave era presa dentro una morsa di flutti e vento e pareva che Nettuno in persona la stesse stritolando.

Le vele a brandelli sbattevano, l'uomo si teneva alla ruota del timone e con la mano al cielo gridava oscenità, imprecava contro gli elementi.

Era troppo impegnato per accorgersi che un'onda stava risalendo alle sue spalle, sembrava gonfiarsi senza fine, una montagna d'acqua pronta ad ingoiare lui e la nave spazzando via ogni residua resistenza.

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6 - È un mondo difficile (di RomeoVernazza)

La solitudine non è uno stato dell'animo, è che non c'è proprio nessuno.

 

Viveva nel suo mondo, il protagonista di questa storia, e tutti pensavano che fosse un tipo noioso.

Anzi, molto più che noioso, il Dottor Immanuel K. Dick Esdra era un vero mattone. Un uomo di abitudini talmente prevedibili e regolari che gli abitanti di Seahavenberg aspettavano il suo passaggio in determinati luoghi per regolare gli orologi, buttare la pasta, far mangiare il criceto, prendere la cardioaspirina.

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13 - Tredici passi (di Aly)

Sono Bussola e viaggio da tutta la mia vita, prima ero libero come il vento, andavo dove volevo portandomi dietro la mia maledizione. Ho scoperto tardi però che non era solo un male ciò che mi accadeva, ho scoperto che poteva diventare anche un grande dono se usato nel modo giusto, ma la vita si è fatta beffe di me, oppure sono io che, per la prima volta, ho sbagliato strada e sono giunto qui, dove vivo ora. Sono Bussola e viaggio ancora ma non sono più libero, questa è la mia storia.

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12 - Il pianto di Myriam (di SamanthaTerrasi)

Il piede seguiva il movimento del treno. Le mani serrate intorno ai manici della borsa. Si vedevano ancora i palazzi antichi del centro, ma lei era più concentrata a guardare il posto libero davanti a sé.
– Hai preso tutto?
– Tutto.
Faber era accanto a lei con le braccia incrociate e gli occhi semichiusi.
– Eh che…
– Niente verrà svelato, tranquilla.
– Shhh qualcuno potrebbe sentirti.
– Siamo soli.
– Non pensavo che dopo tutto questo tempo ci avrebbero chiamato.
– Ti preoccupi troppo.

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11 - La terra sotto i piedi (di Schiumanera)

“Niente”, dice Ernest, aggrappandosi alla chiglia. Un rametto di salicornia gli pende desolato da una spalla. Celine è la prima a notarlo. Lo afferra e lo divora lanciando occhiate minacciose al resto del gruppo. Belizabeth si stringe nelle spalle. “Tanto”, soffia, “non sono le alghe che ci mancano”. Scruta la superficie immobile dell'acqua, appena increspata dalla risalita di Ernest. “Vorrei poter dire la stessa cosa dell'acqua”, aggiunge.

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11 - Acqua viva (di PiccolaMela)

Acqua viva.

Se solo glielo avessero detto. Per lo meno un minimo accenno. Se solo fossero riusciti a farlo desistere. Ma ormai era troppo tardi, non c'era scelta. Ogni cosa doveva fare il suo corso.

Si erano messi in viaggio più di un mese prima. Avevano stabilito per filo e per segno termini e ruoli.

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10 - La bambina delle lucciole (di Viking)

"Ehi!", gridò il vecchio.

Mi voltai senza fermarmi e quello era ancora seduto al suo posto, con l’unghia del mignolo infilata tra i gialli incisivi rimasti.

"Te ne vai così? Non hai niente da dire?"

Finì di arrotolare il tabacco nella cartina e se la mise in bocca. Quella bocca mezza sdentata. Quella camicia, troppo larga, con le maniche rimboccate. Il gilet sgualcito. Il cappello da contadino portato all’indietro, sulla testa pelata.

"Non c’é proprio niente che vuoi domandarmi?", gracchiò, con un colpo di tosse violenta.

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