IlSarto

Dodicidita (di Capitano L.PanHuy)

È Dodici, Dodici, è Dodicidita. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. E scricchiolo e fruscio e scivolo male e il mondo sussurra È Dodici, Dodici, è Dodicidita. Dodicidita è scappato dal gabbio. Stupida, idiota ho detto Va bene, lo faccio per soldi e per molti l'ho fatto, ma nessuno mi ha detto che Dodicidita era scappato dal gabbio. C'era una volta un mondo di ladri e tra loro di certo, ero la ladra migliore. C'era una volta e solo perché Dodicidita in quel mondo non c'era. Rinchiuso nel buio della torre più alta, le cose preziose tornavano ad essere le cose di tutti (i ladri).

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Profumo. Storia di un cane (di BekiRoad)

"No. Nononononono! Preferisco randagio, preferisco morire in canile. Ma lui no. Nononono. Ma sono solo un cane come glielo dico a questi, ora, che con lui non ci voglio andare? Sono un labrador non un molosso dalla cattiva reputazione, non mordo io! Ma non so scrivere, non so parlare. Con lui no! Mai mai! Quella faccia bianca, che sorride sempre anche quando piange, nonono. Crede di divertirmi continuando a schiacciare la pancia a quel suo portachiavi che grida e si illumina. Ma mi innervosisce soltanto. Nonono io con lui non voglio andare! Io con questo Clown non ci voglio andare!

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Per un pugno di denti (Chiosco SaSpendula 2.0)

""Viviamo in una casupola di legno. Offriamo il poco che abbiamo, se bussate alla nostra porta. Siamo in tre. In sei se al conto aggiungiamo un grasso gatto tondo, un lungo cane magro e una lumaca pigra di legno. Il cane è di alto lignaggio, Conte Leopoldo Filo di Lana. Un poco schivo.
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On Last Legs (di Rugio)

"Dicono che tutto passa, tutto diventa obsoleto, che prima o poi ogni oggetto diventerà inutile; ucciso dalla tecnologia che evolve, avanza, ingoia, fuma, ingrigisce ogni spicchio di sole. Sono l'uomo più antico di questa civiltà avanzata. Lo ero, almeno. Ma la superficie non la scorgo più da tempo. Dalle ultime due gambe recuperate. Ma ora queste che ho cominciano a disfarsi. Presto dovrò risalire a cercarne di nuove, cercare qualcuno a cui non servano o per cui non valga la pena farsi scrupoli. Sono Gregor Locomotik, noto e ricercato sulla superficie come Pennywise.

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Malo (di PolvereDiGhiaccio)

"Segui i binari. Segui i binari. Segui i binari. I binari sono una bussola sicura. Segui i binari. Ho un nastro giallo, di raso, legato al polso. Porta un ricamo nero, di seta. Recita: sarà più facile per loro se abbandonerai i binari. E ho un nastro nero, di seta, legato all'altro polso. Porta un ricamo giallo, di raso. Recita: i vigliacchi sono quelli che vivono più a lungo. Io seguo i binari, fino alla prossima stazione."

 

MALO

Il binario è la sola via di comunicazione

Il binario è la sole fonte di sostentamento

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Lo strano caso del commissario Gyoun Jon (di Piero)

"La mia identità marcisce in cella, marcirà in cella per sempre. La mia identità ha ucciso ventisette persone. Gli piace uccidere. E per questo marcirà in cella per sempre. Io ne ho strappata una dalla nuca di un secondino cinese e ora vago per la città ma non so pronunciare il mio nome. È troppo difficile. Non potrò tenerla ancora per molto, dovrò cercarmi qualche insignificante barbone, un disperato che nessuno salverebbe. Non posso tornare a marcire in cella con la mia identità. Ma comincio a pensare che piaccia anche a me uccidere oltre che rimanere libero..."

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La teiera (di Ambrous Stack)

"C'è un buco. C'è un buco sul soffitto. C'è un piccolo cerchio, là sul soffitto, che slega un fascio di luce polverosa e abbraccia una catena che penzola, attaccata appena vicino a quel foro sul soffitto. Fa luce in questa grotta buia. E alla fine della catena cigola un gancio, mi sembra. Un gancio, sì. E sul fondo di questa grotta sono costretto a pensare, a canticchiare perché c'è un silenzio insopportabile! Non c'è nulla di più orrendo, terrificante del silenzio. Non c'è nul... o forse un filtro per the. Si forse il filtro metallico da the, si.

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Incantesimo per un incubo a quattro mani (di Elvira)

"Ogni tanto passa qualcuno sulla spiaggia. Si ferma e guarda la casa. All'inizio tutti, mi ricordo, sospiravano il desiderio di possedere questa casa. “Come vorrei viverci!”. A chi non piacerebbe? La stagione non cambia la temperatura in questa terra, porta solo un poco di pioggia in più. Il profumo del mare è sempre buono, il silenzio, la pace... ma succedeva tempo, tanto tempo fa. Poi diceria dopo diceria, questa casa è diventata senza ombra di dubbio casa di mostri. Sono cresciuta nella paura di dover dipendere da qualcuno, chissà per qual malattia...
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