LaCittàDegliEroi

La lapide del saggio Arkendolph (di Piero)

Sono trascorsi eoni da quando potevo affacciarmi sulla terra degli uomini, da quando ancora caldi, i massi, mi facevano da culla nei pomeriggi soleggiati, da quando trasognato, il mare, mi sembrava una distesa blu cobalto, da quando cacciavo nelle verdi foreste dell’isola dei nuraghi per sfamare il mio insaziabile appetito.

Eoni, e poi il buio … il buio di secoli di pace, secoli di sonno, secoli di oblio.

Eredi (di Alen Grana)

Siamo troppo piccoli per tutto questo ma non abbiamo nessuno per ricordarcelo.

Così possiamo solo andare avanti e smetterla di soffrire.

“Togliti quella sabbia di dosso e sistemati. Partiamo. Ora.”

“No. Non mi muovo di qui.”

La mia pazienza ha un limite. Non posso sempre dipendere da lei. È un peso.

Ma è anche la mia sorellina.

E siamo soli in questo mare di niente.

 

Abbiamo lasciato la terra di nord a inizio inverno, come era solito per gli spostamenti del popolo.

Betty, Machete e i Giganti (di MasMas)

Il piccoletto è scuro, cazùto come la roccia che sta zappando. Le braccia sono fasci di nervi che scattano; nonostante la terra sia dura come lava solidificata fa saltare schegge come lapilli in un'eruzione.

Mi avvicino e indosso la faccia piacente: la sahariana ce l'ho, il mento quadrato anche, pettino il ciuffo via dagli occhi e sorrido: "Salve indigeno! Machete Wildcliff, esploratore di Sua Maestà. È questo il monte Parma?"