UniverSali

Origini (di MasMas)

I vicoli della città erano tutti uguali: per terra ciottolato e ai lati mura in pietra di palazzi alti almeno tre piani con feritoie per finestre. Ogni tanto c'era un arco che dava su un cortile interno o un incrocio con un altro vicolo. Il cielo plumbeo e l'umidità che inzuppava le viscere chiudevano il quadro.

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Paradise (di Alen Grana)

Il vento impastava la sabbia in mulinelli sempre più grandi.

Bastava un granello per portarsene appresso un altro. Poi uno ancora e ancora, fino a raggiungere dimensioni significative.

Persino i ratti delle dune avevano l’accortezza di accucciarsi nelle loro tane quando il tempo volgeva al peggio.

Ma non erano le tempeste di sabbia il problema, era il cielo.

Anche oggi, infatti, nessuna nuvola all’orizzonte.

Dai tempi del cataclisma. Così da quel maledetto giorno. E nel cielo sparirono le nuvole.

Giorno e notte.

Luce e tenebra.

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Il Canto dell’Altissimo (di Diego Ernesto Ojos Ibarria) - parte II

Per Ardua ad Astra
 
 
Doveva essere già mattino inoltrato, eppure faceva ancora così buio da sembrare notte. Pioveva da cinque giorni e la pianura attorno a Oświęcim era un desolato pantano su cui il sole si rifiutava con ostinazione di gettare anche un solo sguardo distratto.
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Equità (di PolvereDiGhiaccio) – fuori concorso

“Non c’è la faccio.”

La donna si siede su uno spuntone di roccia, la schiena all’indietro per bilanciare il peso del ventre gonfio.

“Hai le doglie?”

“Sto male, non respiro.”

“Spostati, fammi vedere.”

L’uomo che sorregge la partoriente si fa da parte mentre una vecchia si inginocchia e controlla tra le gambe tremanti della futura madre.

“Qui non c’è niente di nuovo figlia mia. Respira con calma, ti stai lasciando prendere dall’agitazione. Chiudi gli occhi per un poco.”

La donna scuote la testa.

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Visus (di Borderline) – fuori concorso

È stato così, che ho iniziato a vedere. Erano giorni, mesi e forse anni che non guardavo più dalla finestra. Tenevo sempre la tapparella abbassata, inizialmente perché mi infastidiva il riflesso del sole sul mio schermo ultrapiatto, leggermente curvo “per favorire l’esperienza tridimensionale”. Mi sembrava quella luce cattiva storcesse i colori del mio plasma, quei bei colori che esplodevano in suoni, in prodotti luccicanti, buoni e belli. Non c’erano più persone in televisione dal 2069, solo cose.

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Redenzione (di SchiumaNera)

-Non lo so.

-Ma non lo puoi escludere.

-Non posso scartare la possibilità, ma non posso neanche mentire sul mio pensiero, è questo che intendi? Sai già qual è la risposta: perché me lo domandi?

-…

-Segna qualcosa il georadar?

-Ancora niente.

-Come deve essere. Abbiamo battuto quest’area per dieci giorni, se ci fosse stato qualcosa, l’avremmo trovato da un pezzo. Porzione di segmento che rimane da sondare?

-Il quarantacinquesimo a nord-est. La palude di solfati.

-Biodo è già andato là?

-Appena Ava l’ha liberato.

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UNIVERSALI (di Ambrous Stack)

“Unità A-1, settore Alfa 519, completamento rigenerazione ambientale: alberi di grossa taglia, piantati con successo. Al momento nessun rigetto. Attesa di ore ventiquattro.” La macchina si fermò in prossimità della grande roccia marina.
Non ci credo, il terraformer non mi ha visto! Sono fortunato oggi. Il pensiero scivolò velocemente con il corpo, tra le correnti del fiume, terminando il proprio percorso nel tunnel di scarico dei Laboratori Gem.

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Nuovi arrivi (di Mas Mas)

Mi affaccio al passaggio circolare che unisce lo scompartimento dell'astrotrasporto al gate di accesso alla stazione spaziale.
Una voce gracchia: "Ehi, un non umano!"
Guardo: due uomini in tuta blu con la banda gialla sul fianco. Quello più basso e giovane si rivolge a me, tra le teste degli altri passeggeri umani che sfilano: "Lei, venga. Deve passare al punto di controllo."
Sorrido, anche se loro vedono solo una lastra di cristallo: "Ma certo." Non fingo: è dove voglio che mi portino, e in fretta.

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Le Dieci Colonne (di Kriash)

Terra.

Anno 3782 d.C.

 

Nell’antichità era uso comune ritenere che il Pianeta Terra si sarebbe consumato in fretta.

Tutto questo, ad oggi, non è ancora avvenuto.

Anzi…

Le condizioni climatiche non subirono nessun decadimento e la tecnologia dell’uomo, nei primi anni tremila, seppe rimediare ai tanti errori commessi nel boom tecnologico dei primi anni duemila.

Ma questo non servì a salvarci dal cambiamento.

Nessuno poté prevedere quello che accadde.

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