CONDIVERSIONI

FULVO

Fulvo.
Al sole sembro fiamma. In effetti m’appiccio per ogni impiccio: che dicono dei rossi? Passionali? Beh, iracondi di passione, direi meglio!
È che ho un cuore che batte al doppio della velocità alla quale batte quello dei bipedi che mi circondano e non riesco (ma anche perché proprio non voglio!) a trattenermi di fronte alle cazzate quotidiane che combinano sti scriteriati.
Ah, sì, dimenticavo: sono un cane, fulvo di pelo e col cuore d’Uomo.

I TRE

Primo
 Primo è il mio nome. Sono destrorso. Parìmeno è mancino, si occupa dell’altro emisfero. La convivenza con lui è piacevole e costruttiva. Poi c’è Carnia. Oh, è una simpatica ragazza, ma non sa stare al suo posto, né trovare un suo posto. Non dovrebbe essere qui, la legge degli inquilini ci impedisce di abitare un corpo di un sesso diverso dal nostro, e non ha tutti i torti.
In tre stiamo scomodi, stretti. Ma se scoprissero che Carnia è qui, sarebbe un male per tutti e tre.

IL MENESTRELLO

Il boccale pestò contro il bordo nero del tavolino.
«Ehi tu, vieni qua, cantaci qualcosa.»
Era vuoto e scheggiato verso il manico. Era un brutto boccale, vecchio e opaco; respingeva anche la luce, la poca luce che illuminava a sprazzi il locale, lasciando che le ombre dipingessero le pareti scolorite dalla muffa.

NOTHUS

Sullo schermo della macchinetta il mare è uno sfondo azzurro scintillante che dopo un po’ che lo guardo mi bruciano gli occhi. Allora li chiudo. Spingo il pulsante e incrocio le dita e in quell’attimo mi passa davanti tutta la vita, neanche fossi un moribondo. Lo scroscio delle monetine mi coglie di sorpresa come sempre.e quando riapro gli occhi sullo schermo stanno allineati i tre scrigni con il tesoro dei pirati e un galeone con le vele al vento. E’ andata. La faccia del gestore compare per un attimo al di là del tramezzo con un sorriso storto stampato sopra. Ho vinto, faccio io.

SENZA CONTORNI

Senza contorni, nulla è pieno e nulla è vuoto. Ad ogni curva si rischia di perdere qualche pezzetto di sé. Ma cosa è Sé? Cosa è Altro? Non resta che diffondersi e spargersi in ogni dove. Prima o poi, forse, riuscirò a ricompormi. Mi chiamo Emil, sono senza contorni e sono dappertutto.

L'AGGUATO

Sono rimasta sola. Il mio compagno è morto. Me l’ha ammazzato quel bastardo proprio davanti ai miei occhi. Pensavamo di averla fatta franca e invece no. È tornato, qualche giorno fa, e l’ha colpito a tradimento. Neanche il tempo di chiamare aiuto, di rendersi conto di quello che stava succedendo.
Ora come farò senza di lui? Verrò assegnata a un nuovo compagno o dovrò cavarmela da sola?
La Guerra del Vortice non lascia molte possibilità, purtroppo.

IL RICHIAMO

Per chi, come me, è nato con il dono della vita eterna il tempo non esiste. Le stagioni, i mesi, gli anni, le ore, i ritardi e le attese sono qualcosa di lontano, di estraneo. Vivo i miei eterni giorni in una routine quotidiana, sono piccole cose che faccio sempre, che mi aiutano a mantenere la mente impegnata e lucida, alcuni direbbero che lo faccio per non impazzire, ma si sbagliano ovviamente, perché anche la pazzia, come tutti i mali dell’uomo, è una realtà che non vivrò mai. Volete sapere il mio nome? Non ve lo dirò. Saperlo non è importante.

Mr Button (sangue soffice)

“Non avere paura Mr Button, ti voglio bene.”

Fece sedere l’orsetto su uno sgabello e prese dalla tasca della tuta un fazzoletto, lo svolse e mostrò a Mr Button il contenuto.

“Guarda.” Allungò l’indice sinistro avvolto da un cerotto davanti al muso dell’orso. “Nonna mi ha spiegato che se metto dentro di te una foglia d’alloro bagnata col mio sangue noi ci vorremo bene per sempre.”

Sciolse una cucitura allentata sulla schiena dell’orsetto e spinse dentro la foglia insanguinata. Poi lo guardò dritto negli occhi di vetro grigio.

“Buona notte Mr Button.”

La regina degli odori

Dormo poco e male, però faccio dei sogni. Sogni belli, o almeno credo, perché svaniscono sempre prima che riesca ad afferrarli: non ne ricordo neanche uno. Ma ne sento gli odori; mi piace pensare che succeda solo a me. Sono intensi, valgono da soli l’intero sogno e mi bastano. Quando mi sveglio, sono lì, mi sussurrano parole, mi raccontano storie che nessuno saprebbe narrare. Loro no, non scappano, a volte giocano a farsi rincorrere, ma poi si lasciano prendere, e allora io sto al gioco e li tengo con me finché hanno voglia di restare.

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