Jut la tartaruga

Il suo nome è Jut e non è un protagonista, è una tartaruga.
Nella vita cammina, piano muove la testa, osserva, controlla, passa avanti.
Può raccontare storie incredibili, quando ne ha voglia, ma si deve decidere di condividere il suo passo, perchè Jut non si ferma mai, non insegue, non aspetta, solo cammina. Lenta, ma costante, si muove nella sua dimensione, affondando le zampe sull'erba fresca, o accarezzando le nuvole. Ci sono linee che nessuno oltre a lei può vedere, binari da tartaruga che attraversano lo spazio e il tempo piegando le dimensioni, e che lei esplora all'infinito, senza sapere dove stia andando, ma riconoscendo le strade e i personaggi già osservati.
A chi viene con lei permette, quando ne ha voglia, di viaggiare su questi binari, mostrando i retroscena del Mondo, tra protagonisti e addetti ai lavori, bellezza e normalità a volte solo apparenti.
Jut cammina piano ed è abituata ad osservare tutto. Muove la testa a destra e poi a sinistra.
Di questa tartaruga non si sa molto, anche se in molte storie si parla di lei, nessuno ha mai raccontato una storia che la vedesse protagonista, ma al massimo si è parlato di lei tra una pagina e l'altra della vita di altri, di cavalieri incredibili o piccoli fornai di villaggio. A Jut questa cosa non dispiace, e nemmeno la rende felice, semplicemente a lei non interessa rimanere ferma, anche se solo nel ricordo di una persona, in una testa. Abituata ad osservare non ama interferire, e nemmeno restare intrappolata in storie magari scritte o raccontate male. Lei passa, osserva, controlla e in un certo senso custodisce.
Il suo guscio racchiude la storia dei Mondi, i suoi occhi sono i testimoni della vita e la sua pancia è un segreto. Avete mai visto la pancia di una tartaruga?
Sulla pancia di Jut non si può vedere lo stesso disegno due volte, e i fortunati che hanno potuto vederla dicono che racchiudesse tutte le risposte che andavano cercando.
Cammina Jut, osserva, controlla e custodisce. Nel silenzio, spesso solitario di millenni di cammino, anche il tempo diventa totalmente fluido, la fame e la sete inutili distrazioni già superate, tutto è superfluo rispetto all'osservazione.
Passo dopo passo lei controlla, osserva muovendo piano la testa prima a destra e poi a sinistra, poi ancora a destra e poi ancora a sinistra.
A cosa o a chi serve la vita di questa tartaruga? Nessuno lo sa ad essere sinceri, e la cosa assurda è che probabilmente nessuno se lo sia nemmeno mai chiesto. Dagli antichi egizi alle comunità di gnomi, tutti hanno conosciuto Jut, in ogni tempo e in ogni luogo, e tutti hanno provato ad interrogarla, ma nonostante questo, solo in pochi dicono o pensano di aver capito le sue risposte.
La storia di Jut non è la storia di Jut, ma in molti hanno una storia con Jut da raccontare.
Da qualche secolo a questa parte il cammino di questa tartaruga ha cominciato a riempirsi di incontri ricorrenti, personaggi che a differenza sua hanno una propria storia e che quando la incontrano si affrettano ad aggiornarla sui propri accadimenti, chiedendole qualcosa o anche solo sfruttando l'occasione di un po' di questo fantastico percorso da poter condividere. Camminare con lei è faticoso, perchè bisogna andare molto piano, e non si sa dove si stiano mettendo i piedi, ma è la testa a fare la maggior fatica, immersa in questa realtà multidimensionale, senza nessun punto di riferimento, se non il binario che solo Jut riesce a vedere. Di lei bisogna semplicemente fidarsi. Costretti a seguire questo lento animale si finisce per sincronizzarsi ai battiti del suo cuore, ai suoi lenti movimenti, ed eliminando tutto il superfluo, si riesce a trovare a volte le proprie risposte o semplicemente nuove domande.
Solo due cose possono distrarre Jut nel suo cammino, portarla a perdere il filo di una storia da osservare e farla per un attimo perdere, pur mantenendo il suo percorso. La prima di queste cose è il ritrovamento di un bel sasso. Non c'è cosa che più attiri l'attenzione di Jut di un sasso di una certa forma e certi colori. Come fossero fiori annusa i sassi, sentendo i profumi delle vite che li hanno attraversati, toccati o anche solo sfiorati. Osservare un sasso per lei è talvolta come leggere un libro, e altre volte semplicemente come bagnarsi di acqua fresca. Nei sassi vede qualcosa di se stessa.
La seconda cosa a cui Jut non sa resistere è una buona musica. Si dice che una volta addirittura si sia quasi fermata per ascoltare un violino. Tutto il suo mondo è fatto di armonia, e per questo la musica la attraversa rinnovando di senso i suoi occhi.
Cammina Jut, piano piano controlla, osserva, si innamora di un sasso, della nota di un'onda, del canto di un uccello, del pianto di un frutto che lascia il suo ramo.
E' così piccola la sua storia, sparsa tra le mille storie di altri protagonisti, accennata, raccontata in lingue e stili differenti.

Tra i personaggi che Jut incontra più spesso ci sono un picchio di nome Rubens, che ama rubare sedie e rincorrere i gatti, e un polipo di nome Martino, a cui piace collezionare tappi e fingersi un professore di ginnastica.
Jut non sa come mai il suo cammino spesso si incroci con quello di questi due, ma è interessata alle loro storie e li considera una leggera compagnia.

 

Master – Di storie è fatto il complesso ricamo che sottovalutiamo e chiamiamo “vita”. Dimentichi della bellezza delle trame andiamo avanti appesi alla folle convinzione di non farne parte, al vano orgoglio d'esser nodi perfettamente indipendenti dagli altri. E così che ci siamo sentiti liberi di far la guerra a tutti i nodi intorno a noi, stupidi ubriachi decisi a esser il solo portante del tessuto. Un poco alla volta il tappetto si è stramato, indebolito, si scioglie in liberi e inutili fili sotto ai venti, ora anche a quelli più delicati.

Tenere insieme i nodi, per intrecciare nuove storie e abbellire il tappetto. Questo è lo scopo degli Dei di questo universo. Ma son vecchi e non più forti come prima. Non abbastanza da poter difendere da soli i semi di un mondo tanto complesso. I nuovi semi viaggiano, nascosti, ignorati.
Tra chi innaffia un germoglio e chi lo copre di ruggine la caccia ai semi è cominciata. Questa non sarà solo la storia di Jut la tartaruga, di Rubens il ladro di sedie e del polpo Martino.
La vita è un ricamo complesso di nodi che si reggono e si disfano a vicenda. Sul tessuto DarCarillon e Gorgomet annusano una squama della tartaruga, persa forse secoli prima. I due levrieri di Xotlot, Dio d'ogni ruggine, non possono vederla perché è troppo lenta per i loro occhi. Ma sanno che è passata da qui e stanno per scoprire se LaGuar, la mamma martora, darà loro una notizia utile per ogni cucciolo risparmiato. Chissà che da una martora non si arrivi a uno scoiattolo e dallo scoiattolo al Picchio che ruba le sedie e dal picchio...

 

 

Turno II

 

 

Quando il sole sorge a Jut piace tuffarsi nelle nuvole, bucandole, trascinandole come fossero di zucchero filato, e sentire tante piccole goccioline baciarle la corazza.

Spesso utilizza le punte delle piramidi come riferimento spaziale, altre volte invece scruta le sagome dei giganti dei mari, di cui conosce abitudini e aree di caccia.
In questa fresca mattinata primaverile Jut sta osservando i verdi prati Irlandesi, mamma Martora sta dando ai cuccioli da mangiare il latte con i cereali e lei si diverte a mettere alla prova la sua memoria ripetendo i nomi dei cuccioli.
Ci sono il piccolo Zucchino, riconoscibile dalla macchia simile ad un chicco di caffè sulla guancia destra, Marmellata, la principessina di casa, Totò, che zoppica ancora un pochino da quando è stato morso da un cane e in fine ci sono i gemelli Uno, Due e Quattro, che se quella volta si fossero chiamati uno, due e tre avrebbero sicuramente risparmiato tante domande a mamma LaGuar, ma niente, il nome tre a papà Ciuffo non piaceva, perchè avrebbe voluto dire avere due figli con le stesse iniziali. Jut riteneva questa pensata molto matura per una martora, tanto che per questo motivo permetteva sempre a Ciuffo di zuccherare il suo tè, con una fiducia che non era solita accordare nemmeno ad una formica, animale celebre per coerenza ed affidabilità. Sono infinite e sconosciute le vie attraverso le quali si possa ottenere la fiducia di una tartaruga.

Oggi c'è qualcosa di strano però a casa de Martoris, e Jut sente che questa tranquillità mattutina presto sarà interrotta. Da lontano infatti un brusio attira la sua attenzione, un brusio che si fa sempre più forte e che presto riconosce come il frullare velocissimo delle zampe di DarCarillon e Gorgomet, i due levrieri di Xotlot, l'unica entità di cui Jut ha un'opinione non oggettiva, ma tremendamente influenzata da una sensazione a pelle, tanto comune tra gli umani quanto unica in una tartaruga multidimensionale con caratteristiche divine. Xotlot a Jut, come lei stessa disse tanti anni fa a Martino, sta incredibilmente sulle palle. Niente giri di parole, niente termini arcaici, e nessuna voglia di mantenere un certo contegno. Sulle palle le sta Xotlot, e dirlo in altri termini non renderebbe altrettanto bene il concetto.
Divorando passi come patatine in sacchetto, i due levrieri giungono a casa de Martoris e bussano prima educatamente, e poi, ricordandosi di essere fondamentalmente gli scagnozzi rompipalle del grande capo dei rompipalle, buttano giù la porta.
“mamma mia oh che fretta! Stavo arrivando” dice Ciuffo ancora col pettine in mano.
“te intanto muori subito! Dice DarCarillon infilando la sua spada da parte a parte della pancia di papà martora.”
“che precisione!” commenta Jut mentre da migliaia di metri di distanza, tra le nuvole assiste alla scena.
“Ecco” esclama invece LaGuar, “se almeno l'aveste fatto da un'altra parte, e non davanti ai miei figli, avrei almeno potuto raccontare loro una balla sul padre partito per missioni eroiche in Inghilterra...!”
“Eh ma sono dei rompipalle...” pensa Jut, condividendo totalmente la critica di LaGuar.
Svelto Gorgomet si avventa su mamma martora e le piazza il suo muso a pochi millimetri dalla faccia, per comunicarle con alito fetido e grammatica inesistente che “avrebero dovuto farre due chiachere.”
Jut ricorda bene quando la madre dei due levrieri le aveva espresso la difficoltà di far studiare intrambi e lei le aveva consigliato di concentrarsi su DarCarrillon, visto che Gorgomet aveva meno sale in zucca di un cane carlino. L'antipatia di Jut per i cani carlini ha origini antichissime, ma parlarne ora ci porterebbe troppo lontani dal racconto della storia di casa De Martoris. Magari un' altra volta.
Con abile mossa DarCarillon inforca anche il cucciolo Due, lega gli altri cuccioli alle loro sedie e comincia ad interrogare mamma martora.
“stiamo cercando Jut! Abbiamo trovato qui vicino due sue squame, sappiamo che è stata da voi!”
“Eh, quindi? Cosa volete da me?” dice con tono seccato LaGuar, che non ha nemmeno voglia di struggersi per le prime due perdite in famiglia, in quanto ha già capito che non saranno le uniche, e soprattutto perchè stavano finendo i cereali, e con meno figli in fin dei conti si può andare meno spesso al supermercato, cosa che le martore odiano da sempre fare (nessuno ne ha mai vista una in un supermercato infatti...).
“devi dirci come trovare la tartaruga!” dice DarCarillon mentre Gorgomet fa per avventarsi su un altro cucciolo, ma viene fermato da mamma martora che frapponendosi tra lui e Uno le ringhia in faccia di lasciarlo stare.
“Lascia stare Uno! Piuttosto prendi Quattro, che altrimenti che senso ha avere un figlio di nome Quattro senza avere i numeri precedenti!”
“Non fa una piega.” pensa Jut, ma ovviamente il levriero non la ascolta, e uccide inaspettatamente Marmellata, che non stava facendo niente, ma allo stesso tempo non si stava neanche rendendo più meritevole di altri di essere salvata.
“Se mi uccidete quattro vi dico come trovarla!” a questo punto sbotta LaGuar, “vi prego non lasciatemi con un figlio di nome Uno e uno di nome Quattro con l'obbligo di spiegare a tutti il motivo!”
Jut da un lato è tentata di palesarsi per mettere fine a questa carneficina, ma dall'altro è troppo curiosa di vedere come andrà a finire, e quindi rimane a guardare.
“Eh no” esclama il levriero intelligente della coppia, “non è che adesso fai tu le regole” e balza su Uno per ucciderlo, quando improvvisamente un pensiero lo coglie come uno schiaffo sulla nuca: e se fosse psicologia inversa? E se lei volesse salvare quattro e questa fosse solo una provocazione? E se lei invece volesse farmi credere che fosse psicologia inversa e invece non lo fosse? Il ragionamento intrappola DarCarillon in una fase mentale di stallo. Il levriero si blocca, e cala su di lui una terribile paranoia che lo porta alla totale inutilità per il proseguo di questa missione.
Prende allora il comando Gorgomet, che con un forte colpo di spada uccide Zucchino, convinto fosse Uno, e morde su una gamba Totò mandando in confusione Jut, che a questo punto non ricorda più se fosse in questa circostanza che Totò sarebbe diventato zoppo... Ovviamente muoversi in una multidimensione in cui spazio e tempo si intrecciano infinitamente, porta a volte a confondere la consequenzialità degli eventi, e la stessa Jut si ritrova a fare un po' di confusione.
Ricapitolando: abbiamo Totò ferito, Uno e Quattro in gran forma, LaGuar che comincia ad essere un po' infastidita, DarCarillon in paranoia, Gorgomet carico a mille e tutti gli altri morti.
Gorgomet interroga quindi Mamma Martora, ma prima finisce Totò, che con tutto quel lamentarsi del male alla gamba avrebbe solo disturbato. Jut quindi capisce che la piccola martora fosse zoppa da un morso avuto in un'altra circostanza, e ne deduce che non fosse proprio una martora fortunatissima.
“Dimi come per trovare Jut stuppida!” e con un colpo di spada la uccide. Si la uccide senza neanche darle il tempo di rispondere.
Nemmeno il tempo di rendersi conto dell'errore che Quattro prende subito la parola, dimostrando con tempismo incredibile il motivo reale per il quale stesse antipatico a sua madre.
“Jut è difficile da trovare, ma se terrete d'occhio un picchio di nome Rubens, prima o poi la vedrete passare di lì.”
Soddisfatto Gorgomet decide di premiare la meschinità di Quattro uccidendo Uno, e messosi sulle spalle il fratello DarCarrilon, ancora in piena crisi esistenziale, si mette in moto per tornare da Xotlot e informarlo su quanto scoperto.

Ormai lo spettacolo davanti agli occhi di Jut è desolante, una famiglia distrutta e una martora sola intenta a riordinare la tana.
Decide allora di scendere per fare i conti con Quattro, visto che ormai alla storia non è più rimasto nulla da dire.
La piccola martora impietrita davanti alla tartaruga ha il terrore negli occhi.
Jut in silenzio la fissa camminandole intorno.
Quattro è sempre più terrorizzato.
“Secondo me dovresti considerare la possibilità di farti direttamente chiamare Uno, tanto nessuno potrebbe distinguerti da tuo fratello, e dovresti dare meno spiegazioni sul tuo nome.” sentenzia Jut.
Quattro è disorientato, sorride, ringrazia e pensa di averla proprio scampata grossa.
Jut prende due o tre bustine di tè, che tanto in casa de Martoris non sarebbero più servite e riprende il suo viaggio tra le nuvole.
Ha voglia di avvertire Rubens di fare attenzione e tutto questo sangue le ha messo voglia di trovare un bel sasso che la distragga.
“Che famiglia martoriata!” pensa, e il gioco di parole quasi le strappa un sorriso.

indicazione per chi entrerà in questa storia ed intendesse usare il personaggio di quattro: la piccola martora deciderà di ignorare il consiglio di Jut e prenderà il nome di “Due” in quanto più avanti con le interrogazioni di matematica rispetto a lui. Questo creerà un po' di confusione a Jut quando ritroverà la martora e confonderà le linee temporali.”

Master -  E a questo punto Quattro, che non diede retta a Jut e per superbia si diede il nome di Due, riordina la stanza, mette in dispensa la famiglia e esce a cercar nuovi pollai in qualche fattoria, ma ncontra quella gran pettegola della ghiandaia.
- Heu tu!

Due solleva la testolina sul ramo più basso del pino.
- Sei una gallina?
- Certo non sei sveglio.

- Si lo sono. Sono Due.
- Due?
- Due, sì, perché sono il Quattro che è sopravvissuto a due cani spifferando su come rintracciare Jut la tartaruga. Ma non volevo prendere il nome di Uno, perché sono migliore in matemeti...

La Ghiandaia, bocca spalancata, si scrolla il gelo di dosso.

- Cosa hai fatto, citrullo?
- Mi son cambiato il nome e ora vado a cercare pollai.

Ma la ghiandaia era già partita a gracchiare all'intera Foresta Prima il suo più sonoro allarme.

Ora Gorgomet e Darcarrilon danno la caccia a un picchio di nome Rubens, La ghiandaia avvisa i capi Gufo che inorriditi e iracondi ordinano ai gatti selvatici di dar la caccia a Due e due astori e due sparvieri saettano in cerca di Rubens per ucciderlo prima che spifferi altro per salvarsi dai doberman.

 

Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Consegna il 28 giugno, per il prossimo pezzettino. Che farà mamma martora?

Ovviamente se ce lo spedisci prima, ci mettiamo a lavoro subito anche noi.

Ritratto di Anarchigatto

Faccio il possibile ;-) 

Stesse battute richieste precedentemente? (5000/8000)

Ritratto di LaPiccolaVolante

Si, basta anche il minimo delle battute. Ci basta sapere che cosa faranno i tuoi personaggi. Fondamentalmente più siamo brevi più andiamo avanti. :)

Mi piace molto la storia di Jut! :)

Ritratto di Eliseo Palumbo

Credo che sia una fiaba e che il vero protagonista alla fine, forse, non sarà Jut o quanto meno avrà bisogno di molti gregari.

Staremo a vedere