L'Equilibrio e l'Abisso (di ElenaVi)

Harry era un uomo solo.

A trentacinque anni credeva che questo non costituisse un problema, era già stato sposato e no, grazie tante e mai più; il matrimonio con Silvia, durato 2 anni scarsi, ma tanto basta per entrare nelle grazie della di lei famiglia e di azzardare investimenti con i soldi della moglie, messi poi al sicuro come suoi propri soldi, era stato un ottimo affare.

Il suocero di Harry non aveva mosso obiezioni, visto che il ragazzo, partendo da una piccola sovvenzione all’officina meccanica di un suo amico ex pilota di elicotteri, era arrivato a finanziare progetti per tecnologie militari e nuovi prototipi di aereo. Aveva fatto anche la guerra, come no, diciamo poche battaglie e molto grasso di motore.

E diciamo anche che il suocero di Horace aveva avuto ben altro a cui pensare durante i preparativi del matrimonio della figlia.

Gli bastava che il neogenero non succhiasse troppo sangue e che avesse fatto la guerra.

Horace era un succhiatore discreto, più da esaurimento che da prosciugamento; non fumava, non beveva e, per Dio, aveva perso anche la voglia di scommettere.

Amava avere il meglio di tutto quello che comprava, ma gli capitava raramente di strafare e in genere c’era di mezzo sempre qualche sgualdrina o un amico.

Lo specchio rimandava la spettinata immagine di un uomo alto, biondo e stempiato. I tratti feroci del viso erano ora ingentiliti dal gonfiore mattutino e dalla barba di due giorni, il corpo snello, con un accenno di appesantimento sull’addome. Con il profilo greco lievemente irregolare, le labbra sottili, gli occhi verdi inquisitori, non pareva niente di diverso da quello che in realtà era: un uomo ambizioso, in gamba, cinico.

Non che gli pesasse la solitudine: era cresciuto in una famiglia di otto ragazzini, ognuno per sé e Dio per tutti; l’ostinazione nell’indifferenza dei suoi genitori e dei fratelli più grandi lo avevano violentato a proiettarsi nel mondo esterno, agli azzardi delle puntate fra amici, al mettere da parte per poi prestare e chiedere il doppio indietro, all’arrangiarsi. All’organizzazione di piccole scommesse alle corse.

Mai beccato, il suo ottimo fiuto lo aveva sempre fatto allontanare dalle situazioni scomode prima che scoppiassero le grane, esattamente allo stesso modo in cui sapeva quando qualcosa valeva la pena prenderla o lasciarla. Il suo carattere, l’esigenza di agiatezza, di riuscita, lo avevano portato ad avere una cerchia di conoscenze vasta e variegata, a presenziare ad eventi sociali di ogni tipo, in giro per il paese.

In alto, in luce, sorriso e controllo.

Ma non aveva mai imparato a divertirsi davvero, ad aprirsi con il suo prossimo, a cercare qualcosa in più dalle persone di cui si circondava. Anzi, era particolarmente chiuso, solo, cupo. Tutto intorno a lui, tutte le luci del mondo, tutta l’umanità con la quale si trovava a contatto ogni sera erano vissute come una scomoda ed irreale necessità, come un qualcosa gravitante intorno ad un’altra persona, non a se stesso.

I rumori e le voci erano sempre stati lontani, come se gli arrivassero dalla superficie al fondo dell’oceano; lui stesso sentiva la sua anima andare giù in fondo all’oceano: sola, distratta, impacciata.

La sua vita era stata un tentare di nascondere questo struggente sentimento di alienazione, di inadeguatezza in relazione al suo prossimo, di celare l’anima in picchiata sul fondo.

Ormai riteneva che la maschera fosse salda sul suo volto, ma man mano che gli anni avanzavano la sensazione di uomo sul fondo si era trasformata in qualcosa che era sempre più difficile da nascondere, come la stempiatura e la pancetta da quarantenne. E il presenziare a frivolezze, a eventi, sempre quelli, alle compagnie, sempre uguali, ripetitive, ormai svuotate di ogni tipo di interesse, lo stava portando a comprendere che non v’era altro al di là del fondo dell’oceano, dove la sua anima andava sempre più giù nonostante l’apparente controllato equilibrio esteriore, e che il resto non esisteva realmente come attore nel mondo. Le comparse, beh, quelle che andassero al diavolo. Facce, culi, teste, idee, parole. Non esisteva più niente. Harry, lui in alto e in vista ed sempre lui, ma lei, la sua anima, sul fondo.

Fredda, enorme. Questa casa è così fredda d’inverno. Affinità. Solo che per me, qui dentro, l’inverno dura tutto l’anno. Non riuscirei a riconoscere calore umano neanche se me lo spalmassero addosso, ma d’altronde chi ne ha bisogno? Cristo la testa mi fa impazzire, che male.

Stanotte la città sarà piena di gente, ma chi desidera queste persone? Sì, stanotte le luci saranno tutte accese. Saranno tutte accese e io sarò solo per sempre.

Continuando a guardarsi allo specchio, Horace si lavò accuratamente le mani, le braccia e il viso con l’acqua fredda, lasciando che lunghe striature di sangue scorressero sulla ceramica del lavandino e scomparissero dalla sua vista, anche loro, nell’abisso.

Il casino lo avrebbe ripulito. Domani? Sì, domani, gli diede conferma il riflesso del suo volto.

Dopo essersi rivestito, indossò il soprabito e uscì, chiudendo con garbo la porta senza degnare di un ultimo sguardo il pensiero della sua anima che precipitava giù, nell’abisso e consegnando alla tenebra la forma insanguinata sotto le lenzuola.

Harry sì, era un uomo solo.

 

 

 

Commenti

Ritratto di Gana Mala

Credo che il personaggio sia nelle corde di LPV e io, personalmente trovo interessante sia lui che la tua penna, poi so che ci sarebbe da sostituire alcune descrizioni con azioni, ma questo te lo diranno i capitani.
Quello che mi resta da scoprire è come sia nato nella tua testa un personaggio come Harry dalla illustrazione di questo RacconTela! E la risposta sarà interessante :D

Ritratto di Seme Nero

Soggetto interessante, la narrazione è leggermente confusa ma si sposa bene col flusso di coscienza. E immagino sia stato scritto in breve tempo, quindi non ho da ridire.

Mette appetito, avrei voglia di saperne di più.

Ritratto di Pilgrimax

Mi piacciono le frecciatine anti-sociali che il narratore tira di tanto in tanto e mi piace come hai scelto di sfruttare lo spunto della tela, una soluzione davvero inaspettata, sorprendente. Harry è frustrato e psicopatico al punto giusto, al punto di piacere, certo strizza  l'occhio a tanti giorni di ordinaria follia letti e visti un po' qua, un po' la, ma tutto sommato mi garba. Quello che però, almeno io, non ho gradito è stato l'uso estremo del "raccontato" che ahimè smorza le emozioni... per farti capire che effetto ha avuto su di me (magari fa questo effetto solo a me) ti dico soltanto che più che un racconto mi è sembrato di leggere un appunto che uno butta giù quando vuole annotarsi le caratteristiche, il passato, il presente, i conflitti (interni, personali ed extra-personali), e i desideri che un personaggio per la sua storia dovrebbe avere; insomma più che un racconto, per la stragrande maggioranza del testo, mi è sembrato di leggere una scheda personaggio in prosa. Ad ogni modo, bel soggetto. Se "mostrato", piuttosto che "raccontato" in modo didascalico, può diventare davvero interessante e sfizioso.

Ritratto di Ser P - Alessandro Pilloni

Lascio ad altri, più competenti, i commenti dettagliati sullo stile che, non so perché, ma mi ha fatto tanto "America anni 50". Terza persona, poi prima, Harry, poi Horace, mi sono un po' perso. Più che trappezisti, equilibristi. Più descrizione che storia raccontata (preferisco quest'ultima).

Ritratto di LaPiccolaVolante

In effetti la caratterizzazione è buona. Farei attenzione al rimbalzo dei nomi, perché anche a me ha rallentato un poco la lettura. Probabilmente avrebbe funzionato meglio se ti fossi accontentata di solo una parte del disegno del protagonista cinico e solo tralasciando la solitudine sul fondo e impegnando quelle battute per dare anche solo l'impressione di una trama o una gesto in più.

Sarebbe un buon prologo, senza quell'intimo riferimento alla solitudine, lasciando un personaggio freddo e pericoloso senza alcun ripensamento possibile.

Non mi è dispiaciuto, comuqnue.

Ritratto di DBones

Io, a differenza degli amici dei giochi LPV, sono un po' tardo, e ti confesso di essermi perso spesso durante la lettura. I personaggi psicopatici hanno sempre il loro perché, ma in questo caso l'emozione latita. Un saluto.

Ritratto di Borderline

Prima cosa, Benvenuta Elena!

Anche io come altri lettori prima di me mi sono un po' persa in quel flusso di coscienza e in quello specchio in cui troppi pochi gesti fanno intuire cosa realmente sta accadendo. Almeno fino alla fine in cui si scopre il motivo di tanto mistero. Come dice Pilgrimax, la stesura aveva sicuramente bisogno di una seconda limatura. Sostituire qualche tratto fisico con qualche tic, qualche gesto ripetuto, quelle cose che fanno tanto gli psicopatici ma non solo a livello letterario ma nella realtà, come gesti rituali. Se ami questa tipologia di personaggio ti consiglio di focalizzarti su di lui, seguirlo da quando si sveglia a quando va a dormire, e poi scrivere la sua storia, vedrai che avrai un bel faro da teatro a illuminarne "le gesta" :)