Latitanti (di Rev)

Pregate Dei che non siedono più sul trono, mi disse quell'uomo alto, calmo e sicuro. E chi siederebbe sul trono degli Dei, chiesi? Lui mi disse, nessuno. E dove sono? Bevendo del buon rum, sorrise e rispose: Scappano. Scappano?, chiesi. Vedi, parlò, Dio ha avuto per troppo tempo il brutto vizio di spacciarsi per infallibile, far far il lavoro sporco a noi e a noi dar le colpe di tutto. C'è un limite alla pazienza, soprattutto se per pararti il culo dici a tutti che il tuo peggior fallimento è un angelo caduto che chiedeva eguali diritti per tutti. Ma voi siete il suo peggior fallimento. Così disse, e io chiesi ancora, Dov'è il nostro Dio? E lui sospirando e stringendo le labbra rispose: Ah! Lo stiamo cercando! Eccome se lo stiamo cercando! E lo troveremo, come abbiamo trovato gli altri e i loro pennuti lacché!

 

E nel dire questo il vecchio, rovesciò il bicchiere di rum sul tavolo. Garth si affrettò a chiederne un altro all’oste e a portarglielo. Mancava poco e sarebbe crollato, sbronzo marcio com’era.

Non aveva davvero intenzione di farsi scappare quel pesante sacco di monete che penzolava dalla sua cintura, ma allo stesso tempo, nutriva un profondo rispetto per quella spada che si scorgeva da sotto il pesante cappotto di pelle ormai logoro che quel vecchio indossava. Rispetto, Garth a malapena conosceva il significato di quella parola. D’altronde di quei tempi, il rispetto era un lusso che un orfano come lui non poteva permettersi e rapinare un vecchio sbronzo, per quanto moralmente discutibile, era comunque meglio che dover tagliare la gola a qualche mercante tra i moli del porto.

“Grazie” bofonchiò il vecchio e con un sorso svuotò quasi del tutto il bicchiere.

Quel vecchio doveva essere completamente andato, pensò tra sè. Parlava di avvenimenti avvenuti centinaia di anni fa, che si perdevano nella nebbia del tempo, tra leggende e miti oramai dimenticati e riscritti cento volte, ma ne parlava come se lui fosse stato lì.

In quella storia c’era però qualcosa che incuriosiva il ragazzo. Era un abile ladro, avrebbe potuto sfilare quel sacchetto facilmente viste le condizioni del vecchio, ma temporeggiava, voleva saperne di più. “Un giorno la curiosità ti ucciderà” gli disse una volta il suo patrigno, ubriaco, prima di farsi saltare la testa cercando di recuperare una moneta caduta nella bocca di un cannone, stringendo tra i denti un sigaro acceso.

“E quanti ne hai ammazzati, di questi pennuti?” Chiese Garth.

“Tremilaeduecentoventisette” dichiarò il vecchio senza scomporsi.

“Tutti trafitti con questa lama, tutti uccisi con queste mani” aggiunse a voce bassa.

Buttò giù l’ultimo sorso di rum, con un movimento esageratamente ampio.

“Ma nessuno, nemmeno in punto di morte, mi ha mai detto quello che volevo sapere”

Garth rise, “Sono secoli che nessuno vede più un alato, ammesso che siano mai esistiti! Non dire stronzate!”

“Non mi credi? Certo, non mi stupisce, tu non conosci altro che la miseria di questo mondo marcio. Sei nato in un’epoca in cui vi fanno credere che esista solo un Dio, vi hanno insegnato ad odiare chiunque la pensi diversamente e a non porre mai domande! Ma vi prendono in giro!” Sbattè violentemente la mano sul tavolo e poi si ricompose subito. Sembrò riacquistare un lampo di lucidità e poggiò la sua mano sulla spalla del ragazzo.

“Dio è morto” sussurrò pacatamente. “Ho visto la lancia di Gael trafiggerlo con i miei stessi occhi quasi mille anni fa. E ho visto Gael precipitare dal cielo, nel più profondo abisso, dopo aver perso le ali nella battaglia. Si è sacrificato per noi, ci ha salvato tutti dal più tremendo despota che la storia abbia mai conosciuto. Ma a quei bastardi piumati non andava giù di perdere il potere, dissero a tutti che Gael era un traditore e scrissero una storiella da far bere a voi creduloni. E controllano che tutto vada bene quaggiù, che nessuno si rivolti contro un Dio morto da mille anni. Ma non si fanno vedere, qualcuno potrebbe chiedere spiegazioni, qualcuno potrebbe esigere da loro che facciano qualcosa per porre rimedio alla miseria che imperversa nel mondo, mentre loro vogliono stare solo sulla loro nuvola a bere e gozzovigliare. Bella merda, non credi? Farli fuori, uno ad uno, è la sola cosa che vi possa salvare…”

Le ultime parole che pronunciò furono particolarmente sbiascicate. Il vecchio si accasciò sul tavolo e cadde in un profondo sonno. Garth tagliò il laccio di cuoio che teneva il sacchetto di monete e lo mise in tasca. Si allontanò rapidamente, senza dare nell’occhio.

Quella notte si nascose in un fienile poco distante, ma non riuscì a chiudere occhio, ripensando alle parole del vecchio. I suoi occhi avevano una luce talmente brillante mentre sciorinava quel delirio, che Garth per un attimo gli aveva creduto.

Si diede dello stupido, anche solo per averci pensato, ma non riusciva a togliersi dalla testa le sue parole. Quella sensazione di solitudine e di abbandono, avevano un senso. Perché un Dio infallibile avrebbe permesso tanta sofferenza? Perché creare gli uomini per poi lasciarli sguazzare nella miseria, nella fame, nella povertà?

Finì per appisolarsi all’alba, ma dormì per poco, perché una sagoma scura gli si parò davanti poco dopo aver chiuso gli occhi.

Una calda lama arrugginita puntava dritto alla sua carotide, il vecchio della sera prima era ritto in piedi davanti a lui.

Garth sussultò e restò immobile a fissarlo per qualche secondo.

“Come ti chiami, ragazzo?’”

“Garth”

“E dimmi, Garth, non ti andrebbe di sapere come finisce la mia storia?”

La curiosità ti ucciderà, ragazzo, ma oggi può salvarti.

 

***

 

“Sono ore che camminiamo, vecchio. Sono stanco.” Si lamentò Garth.

“Zitto e cammina” disse il vecchio senza scomporsi.

“Vuoi dirmi almeno dove stiamo andando?”

“Presto lo vedrai con i tuoi occhi”

Erano saliti parecchio lungo un sentiero decisamente ripido, tanto da superare il bosco. Intorno c’erano soltanto sassi e cespugli; la sera si avvicinava velocemente e soffiava una leggera brezza tagliente, Garth si strinse nel suo mantello di lana, non era molto avvezzo a quel clima così freddo. Il vecchio invece era al solito impassibile, avvolto nel suo lungo cappotto di pelle rossa, sempre lo stesso da quando si erano conosciuti, sempre lo stesso da vent’anni.

“Ci fermiamo qui” disse il vecchio ad un certo punto, indicando una piccola nicchia nella roccia.

I due si sedettero e accesero un fuoco, approntarono alla meglio un piccolo riparo e mangiarono un po’ della carne secca che si erano portati.

“Ti sei mai pentito di avermi seguito quel giorno?” Chiese il vecchio.

“Non è stato facile starti dietro tutto questo tempo, ma sentivo di fare la cosa giusta”, rispose Garth, “Come se stessi compiendo il mio destino”.

“Destino?” Il vecchio rise sonoramente, e le sue risa echeggiarono per tutta la valle di fronte.

“Di stronzate ne hai dette, ragazzo, ma questa le batte tutte! Non c’è alcun destino, nulla di scritto, ogni cosa che farai determinerà il tuo futuro, nel bene e nel male. Quel giorno hai scelto di seguire un vecchio pazzo, che ti ha fatto diventare un cacciatore di alati. Hai scelto di essere un reietto, un ribelle, hai scelto di dedicare la tua vita a questa missione… Ti ripeto la domanda, ne sei pentito?”

“No, sei il mio maestro, la mia famiglia e il mio unico amico, mi hai salvato da una vita inutile! Non sono pentito, anzi, ti sono grato per avermi scelto.”

Il vecchio sorrise, “Sei un fottuto leccaculo.”

 

La mattina successiva, all’alba, ripresero il viaggio. In breve raggiunsero la vetta della montagna.

Da dove si trovavano si potevano vedere quasi tutte le terre del mondo conosciuto, le pianure della luna a ovest, le montagne del massiccio settentrionale, le foreste secolari del sud, e il grande mare di nuvole tutto intorno.

Arrivati sul punto più alto, il vecchio si fermò e prese a parlare:

“Noi siamo fatti della stessa sostanza di Dio, ragazzo; è come se fossimo una parte del suo corpo. E un corpo morto va in decomposizione, marcisce. La stessa cosa accade a noi, da quando Dio è morto, anche noi siamo mortali, anche noi invecchiamo, seppur più lentamente di voi umani, e anche noi moriamo.”

“Lo sapevate, quando l’avete ucciso?” Chiese Garth.

“Lo temevamo, ma l’abbiamo accettato. Eravamo pronti a rinunciare anche alla nostra stessa vita, per liberare il mondo dal più tremendo dei demoni.”

“Perché siamo qui, vecchio?” Chiese Garth dopo un breve momento di silenzio.

“Vedi quella torre dorata?” Disse il vecchio, e indicò una torre alta fino a perdersi nel cielo, che rifletteva la luce dell’alba, a centinaia di chilometri di distanza “In cima a quella torre c’è il trono di Dio. Un trono vuoto. Voglio che nessun Dio torni mai più ad occupare quel trono, vorrei vedere quella torre crollare.”

“Ti prometto che farò tutto ciò che è in mio potere perché tu la possa vedere crollare.” Disse Garth.

“Io non vedrò un bel niente” Disse il vecchio, ridacchiando. Estrasse la sua spada piena di ruggine e la porse a Garth, poi si tolse anche il cappotto di pelle. “Prendili, sono tuoi, la mia guerra finisce oggi, ma la tua sarà ancora lunga”.

Garth stette in silenzio per qualche istante, fissando il vecchio con aria perplessa, poi si decise a prenderli. Indossò il cappotto e piantò la spada davanti ai suoi piedi.

Il vecchio diede un lungo abbraccio a Garth, il primo che gli avesse mai dato, poi dischiuse le sue ali, saltò dalla cima della montagna e spiccò il volo. Battè le ali 2, 3, 10 volte, per poi dissolversi come un mucchio di cenere al vento. Una piuma fluttuò, trasportata dal vento fino ai piedi di Garth, che la raccolse e la infilò in tasca mentre una lacrima gli rigava il viso. “Addio vecchio, nessun Dio siederà mai più su quel trono, te lo prometto”.

 

***

 

L’arrivo di Randall era sempre preceduto dal rumore metallico dei suoi passi, indossava una pesante armatura completa di ferro nero e portava un grosso spadone appeso alla schiena. Se non fosse stato per una vecchia effige del sole in legno consunta che portava al collo, nessuno avrebbe mai pensato che fosse un sacerdote. Aveva lunghi capelli spettinati e barba bianchi come la neve, anche se aveva poco più di trent’anni. Quel giorno si trovava a Nanduwynn, la capitale delle terre occidentali.

Come una vecchia pentola di fagioli borbottava una litania ripetitiva e cadenzata, stringendo la sua piccola reliquia: “Lode alla Dea Sole, figlia di Dio e sorella di Luna, salvaci dalle tentazioni di Gael e illumina e riscalda questa terra di dannati”. Camminava e borbottava, borbottava e camminava, finché si fermò davanti ad una locanda vicino al possente castello che si ergeva al centro della città. Entrò, si sedette al solito posto e ordinò, come ogni santo giorno faceva, un cosciotto di maiale e verdure bollite. Era piuttosto buffo vederlo mangiare con tutta quella ferraglia addosso, ma per lui non sembrava affatto un problema.

Una ragazzina, poco più che ventenne entrò dalla porta e lo raggiunse, indossava una canotta bianca e pantaloni attillati di un blu talmente scuro che non si riusciva a distinguerne i contorni.

“Ho le informazioni che ci servono!” Esclamò vittoriosa con un gigantesco sorriso stampato sul volto. Randall mugugnò qualcosa con la bocca piena di carne, senza nemmeno sollevare la testa dal piatto.

“Ti vedo concentrato” incalzò la giovane impaziente “Hai intenzione di passare il pomeriggio a ingozzarti o pensi di dirmi cosa hai intenzione di fare?”.

Randall deglutì con calma e bevve un sorso di vino, poi prese un bel respiro e con la sua voce profonda le disse: “Vedi, Kika, il pranzo, dopo la preghiera, è il momento più sacro della mia giornata, per cui siediti e stai in silenzio finché non avrò finito”.

Adorava zittirla, sapendo quanto questo la faceva irritare. Passavano a dire il vero intere giornate a stuzzicarsi l’un l’altro, fino a che uno dei due non si stancava, mandando inevitabilmente l’altro a quel paese. “Vai a farti fottere!” disse Kika, mostrando il dito medio. Quel giorno accadde prima del solito. La ragazza restò invano in attesa di una qualche reazione da parte di Randall, ma alla fine si arrese, si sedette sconsolata e ordinò la cosa che dal menù le pareva meno schifosa.

Uscirono dalla locanda poco dopo, Randall si diresse come al solito verso il tempio, per la preghiera pomeridiana e Kika lo seguì. Anche se aveva vissuto fin da bambina al tempio dei sacerdoti della dea Sole, non aveva mai preso i voti, vuoi perché il suo carattere esuberante non la rendevano adatta alla devozione e alla disciplina necessari a compiacere la dea, vuoi perché, in fondo, i sacerdoti più anziani avevano visto in lei qualcosa che li spaventava al punto tale che non se la sentirono di affidarle il grande potere che i servitori di Sole potevano controllare e di caricarla della grande responsabilità che ne derivava. E a lei andava benissimo anche così.

Come ogni giorno si sedette nel chiostro e iniziò a sfogliare uno dei tanti libri che affollavano gli scaffali del tempio aspettando Randall, che sparì per circa un’ora dietro una pesante tenda di velluto rosso. Aveva una vaga idea di cosa accadesse oltre quella soglia, ma a nessuno che non fosse iniziato al culto era permesso di assistere o partecipare alla funzione.

Quando ricomparve, notò che il volto dell’uomo era scuro e sconsolato, cosa che ormai si verificava puntualmente ogni giorno da qualche tempo.

“Anche oggi è andata male?” Chiese con la poca delicatezza di cui disponeva.

“Peggio del solito” rispose Randall “Ormai sono mesi che non sento la sua voce, non riesco a capire cosa stia succedendo”.

“Forse è solo la tua fede che vacilla?”

“Non dire sciocchezze”

“Gli anziani cosa ne pensano?” chiese la ragazza.

“Agli anziani importa solo che non si venga a sapere” asserì amaramente l’uomo, poi, dopo un istante di silenzio riprese “Hai detto di aver raccolto informazioni utili, o sbaglio?” Lei annuì e tornò a sfoggiare il suo splendido sorriso.

Si accomodarono ad un tavolo della sala di lettura del tempio, Kika raccontò a Randall ciò che aveva scoperto e i due decisero che valeva la pena indagare. Il giorno successivo infatti, come ogni anno, il gran sacerdote di Luna sarebbe arrivato in visita, per dare inizio alla festa dell’equinozio d’estate e ogni possibile minaccia andava accuratamente valutata, come richiesto dal gran sacerdote stesso.

 

***

 

Era notte fonda ormai, Randall e Kika erano appostati tra i vicoli intorno alla piazza del mercato ormai da qualche ora.

“Sei sicura che fosse questo il posto?”

“Qualcosa succederà, vedrai”.

Ben presto la previsione della ragazza si avverò, un uomo con un lungo cappotto di pelle rossa si avvicinò alla porta del magazzino.

“Ci siamo!” Esclamò Randall mettendo mano alla spada e muovendo verso la porta.

“Aspetta!” Sussurrò Kika “Con tutta quella ferraglia addosso ti farai sentire ancora prima di entrare… lascia andare me.”

Randall mugugnò con disappunto, poi estrasse un piccolo pugnale dalla cintura e glielo porse. Kika rifiutò e ridacchiando disse: “Come se ne avessi bisogno!”

La porta si aprì senza emettere alcun suono e la ragazza si intrufolò con la grazia di un felino. Si trovava dentro un magazzino, ai lati della stanza erano ammassate grosse casse piene di tessuti e filati, alcuni piuttosto fini. In un’altra occasione ne avrebbe certamente approfittato per rubacchiare qualche pezzo pregiato e racimolare qualche moneta, ma la posta in gioco era molto alta, se l’avessero vista avrebbe potuto finire davvero male.

Riuscì ad infilarsi in mezzo a due pile di casse, restando protetta dall’oscurità. Non riusciva a vedere quasi nulla, ma riuscì comunque ad origliare. Dovevano esserci 4, forse 5 persone.

Spostandosi di poco riuscì ad avere una migliore visuale e vide un uomo, diverso da quello che aveva visto prima, estrarre un pugnale con una luna incisa sul pomolo dell’elsa. Lo porse a qualcuno fuori dalla sua visuale e disse: “Uccidi il gran sacerdote quando tutti potranno vederti. Dobbiamo farli incazzare davvero tanto.”

“Merda!” Fu l’unica cosa che Kika fu in grado di pensare in quel momento.

 

Commenti

Ritratto di Ser P - Alessandro Pilloni

Un inizio a carburazione lenta. Di sicuro hai ben altro in testa e questo è giusto un assaggio, però avrei ripresentato Gart, o palesato il suo ritorno (se è uno di quelli presenti nell'ultima sceba descritta). Così sembrano quasi due storie diverse. Però interessante la battaglia Angeli - Dio.

Ritratto di Eliseo Palumbo

Ciao Rev, hai usato l'incipit offerto come spunto all'inizio, sotto forma di vecchio racconto. Il racconto si intitola latitanti anche se all'inizio sembra che i due siano più dei cacciatori che dei latitanti, però in seguito la trama si incentra sulla loro "fuga" o per meglio dire sul nascondersi e non farsi beccare; inizialmente mi ha fatto un pò storcere il naso, ma alla fine questo doppio ruolo mi è piaciuto. Hai stuzzicato molto la mia fantasia e sarei curioso di scoprire i poteri di Kika visto che rifiuta l'arma offertagli dicendo:  “Come se ne avessi bisogno!”

Racconto scritto bene, qualche piccolo errore di battitura ma nulla di grave, fila che è una meraviglia.

Complimenti

Ritratto di masmas

Mi ha coinvolto, e incuriosito questa storia di questo mondo in cui si profila una guerra.

Scritto bene, bello.

Ritratto di DBones

Ciao Rev, il tuo racconto scorre bene, nonostante qualche difetto di punteggiatura nella parte iniziale. La vicenda risulta affascinante, seppur non nuova.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Scorre. Una scrittura che vuole solo raccontare, senza troppi accenti stilistici. A me non dispiace. é un buon vestito per questo soggetto. Sarà difficile dare un percorso "sorprendente" ai due tracciati speculari di Kika e Garth, questo è l'unico dubbio che mi sale, per il resto direi che l'ho trovato un buon gioco. SìSì.

Ritratto di Seme Nero

Buone idee in cantiere. Lo stile non mi ha esaltato, mi sembra un po' acerbo, ma sono cose su cui si può lavorare. La storia è praticamente divisa in tre blocchi, avrei voluto sapere qualcosa di più su quanto è successo nello stacco tra il primo e il secondo, almeno un accenno di indizio per quanto riguarda la scelta dell'angelo, ma ok, ci sono molti misteri che verranno rivelati in seguito, lo capisco.

Come racconto a sé non mi dice molto, come estratto invece ci sta.

In generale la valutazione è positiva. Mi raccomando, continua a giocare!

Ritratto di Pilgrimax

Una storia un po’ troppo frammentata, con buchi narrativi: alcune cose che stanno nella tua testa rimangono lì e non le concedi al lettore. Peccato. Sembra quasi che tu abbia scritto di getto senza un progetto prima, senza sapere dove voler andare a parare. Come aspetto positivo, per quello che si può intuire dell’idea, il soggetto suscita curiosità e interesse. Peccato che sei rimasta/o un po’ ermetico. Ma il testo è interessante, senza dubbio.

Ritratto di Borderline

Un epic fantasy d'avventura ben riuscito. Non ho trovato difficoltà a seguire il salto temporale con Garth adulto che ha preso il posto del vecchio. Niente da dire neppure sulla scrittura, ben scorrevole. Sì la sfida con la fanciulla magari non è originalissima ma in lettura è un topos del fantasy e va sempre bene, basta caratterizzare bene i personaggi :)