L'immobiliarista (di SKollHati)

Alberto de Morius, solo Alberto per i potenziali clienti o Al per i loro figli, attendeva con ansia la famiglia Strazzi, possibili compratori della dimora che aveva scelto con cura per loro.

Era fuori dalla villetta: un’abitazione su due piani che sembrava formata da un insieme di cubi posti un po' a casaccio. Uno stile considerato moderno e che affascinava tante nuove famiglie che volevano qualcosa di attuale e alla moda, ma lo riteneva un pugno in un occhio. Tuttavia, ai lati della strada dove l’agente immobiliare attendeva, c’erano case a schiera tutte di quel genere e tutte uguali tra loro se non per qualche dettaglio, ma erano proprio i dettagli a fare la differenza e il trovarsi su una delle vie considerate più chic del paese era qualcosa che aiutava a valorizzare il suo prodotto.

Diede una rapida occhiata all’orologio da polso in oro, segnava le dieci e significava che i clienti erano in ritardo di almeno un’ora; prese allora a fissare macchine che lente attraversavano la via, gente in tuta che correva in quella tiepida giornata primaverile o famiglie che gli passavano davanti senza degnarlo di uno sguardo, ad eccezione dei figli; loro sembravano ricordare chi fosse Alberto De Morius, lo stesso individuo che aveva trovato casa a tutti gli individui di quella strada.

Un sorriso ed un cenno a quei bravi ragazzi, un qualcosa di fugace che non li costringesse a perdere tempo con uno come lui, anche perché era finalmente giunto il Mercedes su cui si trovavano i suoi clienti. Parcheggiarono davanti al garage e Alberto andò loro incontro; dall’auto scesero i signori Strazzi con i due figli di quindici e dodici anni, persone normali a vederli, che dopo tanti sacrifici erano riusciti a raggiungere una certa solidità economica.

La prima cosa che fece Alberto fu mostrare il meglio di lui: non era un uomo di bell’aspetto, era tanto alto quanto magro e sembrava quasi che navigasse nel suo completo nero che risaltava, in maniera negativa, la sua carnagione cadaverica. Nessuno però sapeva resistere al suo sorriso caloroso e che riusciva a risaltare solo i lati positivi del suo viso; quando lo sfoggiò notò subito il rossore sul viso della signora Strazzi e il lieve imbarazzo del marito. Gli piaceva definirlo sorriso da star di Hollywood e visto l’effetto che fece anche in quella circostanza, non era sbagliato pensarlo.

“Famiglia Strazzi, è un piacere rivedervi.” cordiale come ogni venditore, allungò la mano verso quella di Giovanni Strazzi per stringerla e altrettanto fece con la moglie Rossella.

“Sembra sterco di cane. tanti pezzi fumanti una sopra l’altro.” commentò il ragazzo più giovane, prendendosi uno scappellotto dietro la testa dal fratello. La madre inorridì, ma Alberto intervenne prima che la situazione degenerasse “Lasciateli parlare. Vedrete, quando entreranno cambieranno idea.”

Li guidò all’ingresso e una volta entrati l’ampia sala conquistò subito il signor Strazzi: “Però! Un bel divano, un tavolino, un gigantesco megaschermo e gli amici moriranno d’invidia.” commentò, lasciandosi andare in una risata grezza a cui nessuno diede peso. Alberto passò alla cucina ben illuminata e spaziosa anch’essa “Prima però, inviterei gli amici a mangiare qualcosa di buono nel regno dello chef. A proposito, chi di voi cucina?” chiese ed orgogliosa, Rossella si portò alle spalle del figlio più grande “Oh, quello bravo a cucinare è lui. Da quando ha scoperto questa sua passione è difficile smuoverlo dai fornelli.” il ragazzo, imbarazzato dalle parole del genitore abbassò lo sguardo e l’agente immobiliare fece cenno ai ragazzi di avviarsi alle spalle dell’abitazione “Avrai tempo di ambientarti e dimostrare all’intero quartiere le tue doti. Ma oltre a queste due belle stanze, sul retro di questa casa troverete una piscina e un ampio giardino con barbecue. Perché non date un’occhiata? C’è anche un ricco buffet in vostro onore.” I fratelli si diedero un’occhiata e corsero veloci “Grazie signor De Morius.” urlarono all’unisono e l’uomo accennò una risata “Chiamatemi Al.” disse, vedendo che dietro di loro andò anche il padre, lasciando lui e la signora soli.

“Mi deve scusare.” iniziò Rossella un pò imbarazzata “Mio marito è un po’ così.” non trovò le parole per descriverlo, ma ci pensò l’agente a proseguire “Spontaneo direi. Ma non ci sono problemi, possiamo andare avanti noi.” disse sorridendo ancora e ottenendo nuovamente di veder arrossire la donna. La prese sottobraccio e la condusse al piano superiore, dove le mostrò le stanze ben illuminate, i tre bagni e poi la guidò sul balcone “Ricordo.” intervenne Alberto “Che mi aveva accennato ad una certa passione al nostro primo incontro.” la guidò sulla terrazza dove c’era un’altra scala. In cima, Rossella scoprì la presenza di una sorta di soffitta, una camera molto più grande delle altre che le fece brillare gli occhi dalla gioia“Qui potrà dipingere e scolpire senza che la famiglia le dia fastidio.” disse l’agente e lei a stento trattenne qualche lacrima di commozione per quelle attenzioni non richieste, ma sempre ben gradite, e Alberto non poté che esserne soddisfatto.

La donna raggiunse il marito in giardino, sottovoce discussero sulla possibilità dell’acquisto, ma era ben chiaro che lei voleva quella casa e avrebbe vinto. Alberto recuperò la sua valigetta e ne estrasse i contratti e la penna, appoggiando il tutto sul piano della cucina in attesa della coppia. Quando li vide entrare fece segno di leggere contratto e clausole, il Signor Strazzi fu anche troppo meticoloso e la moglie sbuffò infastidita.

“Questa carta è strana, sembra pelle.” a quella dichiarazione l’agente rise di gusto e piacere “Ha ragione. Ma l’assicuro che c’è un motivo valido: è resistente agli strappi e all’acqua. Preferiamo spendere qualche euro in più piuttosto che prendere della squallida cartaccia.” a quell’affermazione l’uomo provò a strappare il foglio, subito richiamato all’ordine dalla moglie con uno schiaffo sulle mani “Noi siamo d’accordo ed anche il prezzo pattuito lo riteniamo onesto. Però mi tolga una curiosità.” prese il contratto dalle mani del marito e lo mostrò ad Alberto: “Questo punto?” poco sopra a dove avrebbero firmato, indicò una frase particolare

 

- Il signor Gregor De Morius, proprietario dell’agenzia immobiliare De Morius, prenderà a carico ogni necessità dei nuovi proprietari se, nei primi sessanta (60) giorni dalla vendita dell’abitato, dovessero riscontrare problemi -

 

“E’ una clausola a cui il mio capo nonché padre tiene molto.” spiegò Alberto “Se la casa dovesse danneggiarvi in qualsiasi modo in quel lasso di tempo, interverrà lui stesso per rimediare ai vostri fabbisogni.”

Il signor Strazzi recuperò il contratto e prese la penna, ma la lasciò cadere “Mi ha punto.” disse esterrefatto “Forse hai preso la scossa. Tesoro per favore, firma, paga e poi sentiamo l’agenzia di traslochi. Ho davvero voglia di mettermi al lavoro.” il marito riprese la penna, sentì ancora una volta una puntura però più leggera. Firmò il contratto, compilò l’assegno e lasciò tutto nella sicure mani dell’agente immobiliare “E’ stato un piacere famiglia Strazzi. Benvenuti nella vostra nuova casa.”

Quando si salutarono Alberto percorse con calma il viale e controllò ogni singola abitazione, consapevole tuttavia del risultato ottenuto e che lo fece fremere dal piacere: era riuscito nell’intento di popolare un intero viale in meno di un mese. Avrebbe voluto vedere la faccia di suo padre in quel momento, avrebbe voluto guardare negli occhi il suo capo.

Era ormai calato il sole, era una piacevole serata e nella villa di famiglia Gregor De Morius osservò dalla finestra del salone il giardino della sua tenuta, dove vide il figlio oltrepassare il cancello. Una smorfia di disappunto al pensiero che si sarebbe guastato quel piacevole momento, al punto che per rendere quella visita più sopportabile si avviò al bancone dove aveva gli alcolici e decise di bere un whisky liscio.

Quando Alberto entrò nella stanza sorrise raggiante, ma il padre pareva immune a differenza dei clienti “I miei omaggi padre, porto notizie che troverà sicuramente molto piacevoli: sono riuscito a vendere ogni singola villa del nuovo quartiere.” affermò soddisfatto.

Di rimando, il genitore grugnì e si versò ancora del whisky “E quindi? Credi di avere dei meriti a riguardo?” l’osservò con sufficienza, come aveva sempre fatto con lui e chiunque altro non si fosse mostrato un vero uomo, come Gregor De Morius “Hai solo venduto delle case che tutti volevano, da quanto ho visto anche ad un prezzo basso. Avresti potuto chiedere di più.” buttò giù d’un fiato l’alcolico “Speravi di impressionarmi? No. Non ci sei riuscito nemmeno questa volta.” la voce dell’uomo era simile al ringhio di un cane, il fumo e l’alcol l’avevano arrochita al punto che non tutti erano in grado di capire cosa dicesse, il figlio era uno dei pochi predestinati.

“Sei venuto a elemosinare amore paterno? Ne devi fare di strada prima di ottenere qualcosa da me. Impegnati sul serio, forse un giorno potrei anche donarti una pacca sulla spalla.” rise per quella che ritenne una battuta, ma il catarro lo costrinse a interrompersi e tossire.

Alberto intanto aveva aperto la valigetta e prese dei fascicoli che porse al padre “Dovrebbe dare un’occhiata padre.” li lasciò sul tavolo e si diresse anche lui al banco degli alcolici, concedendosi invece un amaro alle erbe “La mia clientela è selezionata, con la massima cura.”

Gregor si avvicinò curioso a quelle cartelle, ne aprì una che apparteneva alla famiglia Gentile, apparentemente due sessantenni come tanti, ma fotografati con abiti di pelle coperti di borchie, con fruste e coltelli e in compagnia di alcuni individui che cercavano piacere in quel modo particolare e per la sorpresa, fu lui stesso incerto su come reagire. Un’altra famiglia, i De Rosa, avevano quattro figli gemelli che avevano la passione dei petardi, soprattutto nell’infilarli nei sederi o in altre parti del corpo di vecchi o persone incapaci di difendersi e storpiarli. Tutte le famiglie del viale più chic del paese possedevano perversioni che costavano dolori e sofferenza alle loro vittime, ma non erano mai stati scoperti fino a quel momento “Vuoi spiegarmi? Cos’è questa porcheria?!?” chiese disgustato. Intanto il figlio era andato a sedersi sulla sua poltrona preferita accavallando le gambe e sorseggiando lentamente il suo amaro “Clientela selezionata, l’ho già detto padre, non mi faccia ripetere le cose.” il vecchio sentì astio nella voce dell’altro e non ne era sorpreso, non si erano mai sopportati. Ma c’era anche altro che non riuscì ad inquadrare subito ma pareva un’altra presenza.

“E quando tutti moriranno, sarà compito di Gregor De Morius recarsi da loro e soddisfare i bisogni di quelle anime ormai dannate.”

De Morius senior si lasciò andare ad una grassa risata “Per un attimo avevo davvero temuto che facessi sul serio. Alludi a quell’insignificante nota che mi hai costretto a mettere nei contratti?” il volto si indurì e mostrò al figlio disprezzo e disgusto, come aveva sempre fatto ogni giorno della sua esistenza. Un padre padrone e l’altro solo un misero e inutile schiavo “Sei solo un pazzo Alberto, ed un’idiota. Anche se fossi obbligato ad occuparmi di quei malati di mente, i miei avvocati troverebbero il modo di evitare tutto questo.” continuò a ridere fino a quando non si rese conto che le luci nella sala si fecero più fioche. Sembrò che in quella sala fosse giunto il crepuscolo, ed ingigantì e contorse le ombre di mobili e oggetti presenti nel salone. Ogni cosa riflessa sulle pareti assunse una forma disumana, oscura e diabolica simili a corpi contorti nel dolore. Anche l’ombra di Alberto mutò, da semplice figura smilza si gonfiò coprendo quasi tutta la parete, la testa da rotonda divenne squadrata e sbucarono delle protuberanze sulla cima che gli ricordarono corna diaboliche “Misero mortale, insulso pezzo di carne. Credi forse sia così facile rompere un patto stabilito con lui?” prima era flebile ma adesso, la voce proveniente dalle profondità delle tenebre surclassò quella dell’agente immobiliare e di Alberto non rimase che la figura seduta sulla sedia. Sollevò il braccio e altrettanto fece la sagoma dietro di lui, l’arto di un gigante riflesso sul muro si mosse all’unisono con l’uomo, e sia il mortale che la bestia stringevano tra dita e artigli un pezzo di carta ottenuto dalla pelle delle vittime dell’inferno e da cui iniziò a grondare sangue “Accettando di inserire quella clausola hai offerto il tuo corpo per il piacere dei clienti, ormai sei legato a questo patto e non puoi tornare indietro. E quando morirai, inutile ladro e morto di fame attaccato solo al denaro, sarà la tua anima ad essere torturata. l’unica cosa che mi dispiace.” disse la voce del demone per poi sospirare “E’ che non potrò assistere al tuo dolore. Ma è un sacrificio che ho fatto volentieri, molto volentieri.” in quella misera luce il sorriso non era più quello di una star di Hollywood, ma di una bestia infernale. il vecchio non poteva vedere il volto dell’ombra, ma sicuramente avrebbe avuto la medesima espressione del figlio.

Gregor non ebbe la forza di dire nulla a quel punto, la vescica cedette e bagnò i pantaloni e i preziosi tappeti che coprivano il marmo, cosa che fece divertire il figlio “Fattela sotto padre. Grida, implora pietà. Nulla ti salverà dal tuo destino.”

 

Erano passati appena due giorni, ma per Gregor De Morius fu come se fossero passati anni. I suoi vestiti firmati erano a brandelli, il corpo ricoperto di graffi, gli mancavano un paio di falangi e un orecchio, ma anche in quelle condizioni non poteva tirarsi indietro e bussò all’ennesima porta.

Dopo la rivelazione, nel quartiere erano susseguite morti accidentali che avevano privato di ogni abitazione del suo proprietario, ma a causa di una clausola scritta col sangue e non visibile sul contratto, le loro anime erano legate alle case. Non potevano più avere contatti col mondo e nemmeno finire all’inferno o in paradiso; erano relegati in quelle mura con il solo proprietario dell'agenzia immobiliare come loro contatto con l’esterno.

Lo spirito del signor Strazzi, nel vedere Gregor attraversare il vialetto aprì e gli fece cenno di entrare, sapeva già dove andare.

Mentre saliva le scale avvertì il figlio più grande affilare coltelli e altri utensili da cucina, gli stessi con cui l’aveva mutilato e rabbrividì, sperando che da un momento all’altro lo cogliesse un infarto, ma non accadde. Si ritrovò ancora una volta davanti la porta dello studio di Rossella Strazzi, lo spirito della donna gli fece cenno di portarsi al centro della sala e, timidamente, l’uomo acconsentì.

Alle sue spalle comparve il figlio più piccolo con una mazza da baseball in mano. Lo colpì senza pietà alla schiena e poi sulla testa lasciando l’uomo a terra ululante di dolore e immerso nel suo stesso sangue. Rossella dipinse, e, colta dall’ispirazione, realizzò un quadro dove una bellissima donna si trovava distesa in un campo di rose rosse: era quello che vedeva ogni volta che portava un modello nei suoi studi, un’altra versione della realtà. Intanto il ragazzo continuò a picchiare l’uomo nei punti dove poteva fare del male, ma che non avrebbe ucciso la sua vittima.

Alberto intanto passò per la strada e sentì le urla e l’agonia provate dal padre e sorrise, come una star del cinema, ma non si trattenne per molto: l’agenzia immobiliare De Morius era sempre alla ricerca di nuove abitazioni e del cliente giusto a cui affidarla.

Commenti

Ritratto di Eliseo Palumbo

Ciao SkollHati, anche il tuo racconto è scritto bene e fila liscio, si fa leggere, mi è piaciuta la scena dove l'ombra del Protagonista diventa quella di un diavolo/demone, già vista ma crea sempre quella certa suggestione.

Poi non mi torna bene il fatto della clausola, tecnicamente Gregor non firmava i contratti di vendita, lo faceva il figlio o almeno ho capito così, quindi perché doveva farsi bastonare? Quando ha firmato questo patto col demonio?

A presto

Ritratto di SkollHati

grazie per aver dedicato del tempo alla mia storia.
riguardo la faccenda dell'ombra diavolo, non ti nascondo che è una delle mie scene preferite, spero di averla descritta bene.

riguardo il tuo dubbio: quando i due si incontrano, il figlio fa presente che ha proposto al padre di inserire quella clausola e lui accetta.
"Gregor De Morius, proprietario dell'agenzia immobiliare de morius" inizia così, specificando che è proprio il vecchio ad essere obbligato in quel compito. forse avrei dovuto dedicare qualche riga in più a questa cosa, mi spiace non sia chiaro.

Ritratto di Eliseo Palumbo

Magari non mi è stato chiaro perché abituato allo stereotipo dove il diavolo fa sempre firmare il suo patto e non avviene mai solo verbalmente, diciamo che è stato un mio limite ahah, comunque sia grazie per la spiegazione, ora mi è più chiaro.

Ritratto di masmas

Scritto con proprietà, svolgimento interessante per una storia già con un finale. O forse è anche l'inizio d'altro? :)

Ritratto di SkollHati

Grazie anche a te per aver letto la mia storia. In verità, grazie al tuo commento, ho notato che possono esserci altri risvolti.
Forse un giorno riprenderò in mano questo racconto e lo svilupperò, ancora grazie dell'aiuto.

Ritratto di Seme Nero

Interessante il risvolto horror e cruento dell'ultima parte, alcuni dettagli della narrazione ritornano e si apprezzano maggiormente a una seconda lettura, cosa che mi fa sempre piacere. Ho trovato lenta la parte della visita alla casa, se mi permetti un consiglio vorrei che magari lavorassi di più sui dialoghi per renderli meno artificiosi e più naturali.

Buona prova.

Ritratto di SkollHati

Riguardo la parte della casa, diciamo che mi sembrava sensato farla così. Per gusto personale e perché mi sembrava importante; vorrà dire che la rivedrò, magari trovo un compromesso tra ciò che mi piace e il gusto degli altri.
Per i dialoghi hai ragione, non sono bravissimo in questa parte della narrazione, studierò di più.
Grazie delle osservazioni.

Ritratto di Ser P - Alessandro Pilloni

Non mi è dispiaciuto, con un po' di lavoro di cesello e di ristrutturazione secondo me funzionerebbe meglio. La prima parte è un po' lentina e avrei fatto scoprire il destino del padre rappresentandolo in scena e non facendolo raccontare al figlio, forse avrebbe fatto più paura. Però un buon gioco, non era una traccia semplicissima.

Ritratto di SkollHati

Sgonfiare l'inizio e qualche dettaglio in più alla fine, oltre al correggere i dialoghi.
Segno tutto e modificherò, grazie mille per le vostre osservazioni, troppo buoni.

Ritratto di Ser P - Alessandro Pilloni

Immobilnightmare: vendo incubi non solide realtà! Ih ih ih

Ritratto di DBones

Io invece ho nettamente preferito la prima parte. Nella seconda mi pare che la storia diventi un po' prevedibile. Comunque il tuo racconto non mi è dispiaciuto.

Ritratto di Borderline

Finale molto buono, anche qui prevale (come già da traccia) il sentimento di vendetta su tutto il resto, perfino sui fantasmi che forse avrebbero potuto trovare maggior spazio (anche se, mi rendo conto, il numero di battute rende davvero difficile questo compito!). Il patto con il diavolo, come ti ha detto qualcuno, deve essere firmato di pugno e con il sangue, e forse la parte che stona è che un padre del genere mai avrebbe acconsentito a firmare qualcosa presentatogli dal figlio, forse serviva un passo ulteriore, un escamotage per rendere il tutto più credibile. Davvero bella la trovata dei clienti maniaci, anche se non si capisce bene se si suicidino oppure se vengano uccisi loro malgrado :). Una buona prima prova! Spero di rileggerti nei prossimi giochi di scrittura.