Follia (di ToraH)

Ero sdraiato sul divano a guardare un film, mentre mangiavo poc-corn. Mi stavo grattando il dorso della mano sinistra. Dove c'era una rigonfiamento dell'epidermide arrossata. Il prurito era tremendo. Non l'avevo vista arrivare. Da dove cazzo era entrata tutte le finestre dell'appartamento erano chiuse. Era un monolocale. Un soggiorno con cucina annessa. Un bagno e una camera da letto. In totale cinquantadue metri quadrati senza balcone. Non era possibile che ne avevo lasciata qualcuna aperta: le avevo controllate una a una per via dell'impetuoso temporale che era in atto. Riuscivo a intravedere la luce dei lampi anche con le serrande abbassate e il rombo dei tuono era così forte da assordare il volume della tv. Aveva messo un attimo in pause, per cercarla con gli occhi. Avevo anche acceso la luce. L'interruttore era di fianco a me: dovevo soltanto allungare un braccio per attivarlo senza dovermi alzare. Dopo una breve perlustrazione avevo spento la luce.

Mi ero rimesso a guardare il film, mentre continuo a mangiucchiare e a grattarmi il dorso. Poi il suo rumore. Era vicina. Con l'altra mano aveva cercato di cacciarla via. Non la sentivo più e m'ero concentrato sul film sperando che se ne fosse andata. Che ci fosse annidata da qualche parte pronta a lasciare la casa appena avessi aperto le finestre o la porta.

Un altro prurito fastidiosissimo, quasi come una piccola bruciatura sul collo. Come il bacio di un vampiro. Era in tema con quello che stavo guardando.

Era di nuovo intorno a me. Ora avevo notato la sua ombra. C'era posata sul muro lì davanti a me. Pause. Avevo acceso la luce ed era volata via. La stavo cercando, mentre mi grattavo prima uno e poi l'altro rigonfiamento. I poc-corn erano dimenticati sul divano. Era tornata all'attacco, mentre stavo tornando ad essere illuminato soltanto dallo schermo della tv.

"Basta maledetta!" stavo cercando di tenerla lontano da me. Stavo cercando qualcosa per proteggermi. Con il prurito che stava continuando a farmi grattare e dalla prima puntura era fuoriuscito anche un rivolo di sangue. Sulla mia pelle c'erano i segni rossi delle mie unghie non curate. Mi c'era posata addosso sulla tempia evitando ogni mio tentativo di mandarla via che era un semplice agitare di braccia frenetico. Mi ero colpito con una sberla per ucciderla. Non troppo forte, per non farmi male, ma lei era già fuggita. Non serviva controllare il palmo: la sentivo. Odiosa e dispettosa. Ora era sul mio fianco destro. Avevo strillato come una ragazzina sperando così di spaventarla. Era ferma, incollata a me anche con quello strano movimento che avevo fatto insieme al mio gridolino. Tuttavia anche attraverso i vestiti era passata. Non l'aveva sentito, ma lo avevo immaginato potendola vedere. Il prurito, il dolore, sarebbe venuti qualche istante dopo dandole il tempo di allontanarsi prima di venir scoperta. Almeno che tu non la vedessi. Mi ero colpito il fianco facendomi anche male, ma lei come prima era già da qualche altra parte.

Quanto cazzo era rapida.

Quanto cazzo di sangue gli serviva per la sua prole.

Non lo so, ma era ancora all'attacco ed era sempre la stessa. Lo sentivo con tutto il mio essere.

Era sempre la stessa puttana.

C'era posata sullo stesso muro di prima. Mi serviva un arma? Una paletta. Non l'avevo. Un giornale. Avevo trovato la rivista di cinema che avevo preso l'ultima volta che c'ero andato e che non avevo ancora sfogliato. Essa era sul tavolino di fianco al divano dove c'era anche il cell. accesso e in carica.

Avevo rotolato la rivista, ma come avevo finito di crearmi la mia arma lei non c'era già più.

La sentivo nelle orecchie. Era come se volesse che sapessi che era ancora a caccia.

Era come se mi stesse prendendo in giro.

Era come se stesse ridendo di me.

Mi stavo mordendo il labbro dalla frustrazione o lo facevo inconsciamente anche quando ero nervoso.

Io continuavo a grattarmi. Il prurito era intenso e non voleva sparire.

Avevo della crema. Mi ero voltato per andare in bagno a prenderla. Ero stato nuovamente colpito stavolta sul labbro. Quando cazzo quella stramaledetta puttana c'era arrivata. Il labbro c'era gonfiato a dismisura. Non avevo nemmeno avuto il tempo di usare la rivista che lei c'era già allontana tra le mie orecchie. Ero corso in bagno e avevo chiuso dietro di me la porta sperando di essere riuscito a sfuggirle. Avevo acceso la luce solo dopo essermi premunito di chiuderla a chiave. Cosa che non avevo fatto nemmeno quando era venuta a dormire quella invadente di mia sorella. Avevo aperto il mobiletto del bagno che era di fianco allo specchio che era sopra al lavandino. Avevo appoggiato la rivista sul bordo della vasca. Avevo setacciato per un po' finalmente trovando la crema. La stavo per aprire e lei era li dietro di me che girava intorno aspettando che io la vedessi specchiata.

Mi ero voltato e intanto che stavo per prendere la rivista arma mi aveva colpito sul naso. Sulla punta. Quella troia!

Non avevo pesticidi o cose del genere, ma avevo.... l'avevo visto prima. Avevo lasciato andare la rivista che era caduta dentro la vasca. Il deodorante. Non sapevo se quello l'avrebbe uccisa. Come mi ero voltato a prenderlo lei mi aveva morso l'orecchio.

Quanto sangue gli serviva? Voleva dissanguarmi!

Avevo agitato la bomboletta e poi gli avevo tolto il tappo. Il deodorante era di quelli a spray.

Era la resa dei conti.

Il prurito era atroce. Mi pervadeva come un'autostrada, come un circuito, dove macchine sfrecciano a velocità mai viste.

Avevo sorriso, mentre mi mordicchiavo il labbro con più vigore.

Avevo tirato fuori l'accendino dalla tasca dei pantaloni. Avevo fatto scattare la scintilla. Il fuoco. Mi sentivo come un primitivo davanti alla prima fiamma. Avevo tenuto premuto e poi avevo fatto lo stesso con il deodorante. Lo spray c'era subito incendiato. Seguivo gli spostamenti di quella troia in quel piccolo bagno. Le tendine della vasca... che faceva anche da doccia... erano state la prima cosa che avevano preso fuoco. Poi come in un domino in cui cadeva la prima tessera altre cose avevano preso fuoco. Un cerchio di fiamme che stava delimitando la stanza. Avevo ancora un via di fuga la porta dietro di me. Sui muri ci stavano creando delle bolle che ci spaccavano per l'intensità delle fiamme che avevano un fertile terreno. Il fumo era denso come nebbia, ma non mi impediva di seguire le sue tracce.

"Ecco la tua prigione incandescente"

Ero così preso da lei che non sentivo il calore che sfrigolava i miei peli e i miei capelli. Ero così presa da lei che era come se mi trovassi altrove e non in un forno crematorio. Ero così preso da lei da non accorgermi di starmi bruciando il dito.

"E' la tua fine dannata troia!" stavo ridevo di gusto. Con una risata isterica mista al singhiozzo.

L'odore di carne bruciata mi aveva riportata alla realtà dei fatti. Avevo tutta la pelle arrossata che scotta. Le dita stavano continuando a premere. Il deodorante era finito, ma la fiamma dell'accendino era un faro di follia in mezzo a quella tempesta di fiamme che avevo generato. M'ero girato buttando lo spray ormai vuoto. Avevo messo la mano sulla maniglia incandescente. La avevo subito ritirata. M'ero scottato. Lo avevo rifatto tenendola fino a che non l'avevo girata. La porta era chiusa a chiave. Essa era nella toppa. Avevo girato quella, mentre toglievo la mano a cui erano rimasti dei lembi di pelle attaccati alla maniglia. Stavo urlando come un disperato. La chiave c'era spezzata. Lei era ancora viva c'era rifugiata tra le mie orecchie. Maledetta. Mi ero dato uno schiavo se non potevo uscire di lì, volevo almeno la mia soddisfazione. C'era spostata sulla mia fronte. La sentivo camminare ora. Avevo tirato forte una testata contro la porta che aveva sussultato. Lei c'era postata e mi aveva punto nuovamente. Non la voleva smettere nemmeno in mezzo a quel mare incandescente.

Lottavamo mentre, la mia pelle ci scioglieva.

Era come se nemmeno a lei importasse di vivere o morire, ma soltanto del mio sangue.

Eravamo lì a lottare in quel bagno che si stava liquefando tra rombi di tuono e urla di sirene.

Come due personaggi di un quadro surrealista.

Commenti

Ritratto di DBones

Racconto interessante, che ho letto volentieri. Secondo me, hai esagerato
con l'utilizzo del punto fermo. Un altro particolare che non mi ha convinto è il linguaggio troppo colorito (e credimi, io nei miei racconti faccio spesso uso del turpiloquio); mi è parso esagerato nel contesto. Comunque un buon gioco.

Ritratto di Pilgrimax

Scusa la schiettezza delle mie impressioni di lettura che sto per riportarti, ma mi hanno insegnato che a chi scrive fa molto più bene dire le cose come stanno piuttosto che indorare la pillola. Potrebbe sicuramente esserti più utile.

Onestamente non ho capito il tuo intento, a me sembra scritto in modo raffazzonato.  Tutte queste battute per descrivere una mente, capisco io disturbata, alle prese con le punture di una zanzara. Tutto qua. Poi, molte imprecisioni. Sembra scritto in uno stato confusionale. Deciditi: narri al presente o al passato? Narri in prima o in terza persona? Il protagonista è uomo o donna? Perché alterni tutte queste cose? Perché quel fastidiosissimo uso di “c’era” al posto di “si era”? Il protagonista è un folle ignorante con problemi linguistici? Avresti dovuto caratterizzarlo meglio, altrimenti così rimane un testo illeggibile, pieno di apparenti errori, dal punto di vista sia della narrazione sia del lessico. Quando si scrive la forma non è un dettaglio, è importante. Chi legge non sta nella testa dell'auore, ha solo il suo testo e se quel testo non comunica utilizzando la forma corretta, per quanto possa custodire qualcosa di buono, rimane un artefatto incomprensibile. La forma prima di tutto, e nenche basta...

Di seguito, ti elenco nello specifico alcuni pezzi che mi hanno portato a dire: “vabbè, ora smetto di leggere, non ce la faccio!”.

Da dove cazzo era entrata tutte le finestre dell'appartamento erano chiuse.

<Commento: forse meglio "Da dove cazzo era entrata? Tutte...">

Aveva messo un attimo in pause, per cercarla con gli occhi.

<Commento: Avevo?>

Mi ero rimesso a guardare il film, mentre continuo a mangiucchiare e a grattarmi il dorso.

<Commento: trapassato prossimo (tra l'altro sbagliato) concordato con il presente?>

Con l'altra mano aveva cercato di cacciarla via.

<Commento: Deciditi! Narrazione in prima o terza persona?>

Che ci fosse annidata da qualche parte pronta a lasciare la casa appena avessi aperto le finestre o la porta.

C'era posata sul muro lì davanti a me.

Mi c'era posata addosso sulla tempia evitando ogni mio tentativo di mandarla via che era un semplice agitare di braccia frenetico.

Non l'aveva sentito, ma lo avevo immaginato potendola vedere.

Il prurito, il dolore, sarebbe venuti qualche istante dopo dandole il tempo di allontanarsi prima di venir scoperta. 

C'era posata sullo stesso muro di prima.

c'era anche il cell.

Quando cazzo quella stramaledetta puttana c'era arrivata.

Il labbro c'era gonfiato a dismisura.

Non avevo nemmeno avuto il tempo di usare la rivista che lei c'era già allontana tra le mie orecchie. 

Lo spray c'era subito incendiato.

Ero così preso da lei che non sentivo il calore che sfrigolava i miei peli e i miei capelli. Ero così presa da lei che era come se mi trovassi altrove e non in un forno crematorio. Ero così preso da lei da non accorgermi di starmi bruciando il dito.

<Commento: maschile, femminile, maschile, bho?>

L'odore di carne bruciata mi aveva riportata alla realtà dei fatti.

<Commento: adesso femminile, prima maschile>

M'ero girato buttando lo spray ormai vuoto.

<Commento: ora, di nuovo maschile>

Essa era nella toppa.

<Commento: Essa, bruttissimo!>

La chiave c'era spezzata.

C'era spostata sulla mia fronte.

Lei c'era postata e mi aveva punto nuovamente. 

<Commento: ‘sto "c’era" senza una caratterizzazione del PG che lo giustifichi è davvero fastidioso>

Ritratto di DBones

Il buon Pilgry è stato forse un po' brusco, ma purtroppo dice il vero. Un minimo di attenzione alla forma è d'obbligo. Fossi in te proverei a rivedere il racconto con più attenzione. 

Ritratto di Pilgrimax

Sì, sono stato eccessivamente schietto. Ma, alla fine, le mie impressioni di lettura valgono come il due di picche. Sono solo le impressioni di un possibile lettore, che magari non capisce niente o non è riuscito a entrare nella storia. Se fossi ToraH me ne fregherei o, comunque, le prenderei opportunamente filtrate ;-) Piuttosto, è il parere dei Capitani che conta più di tutto, loro sanno quello che dicono.

Ritratto di Buonbarile

Curiosa, particolare e ben riuscita la scelta dei personaggi.
Hai portato alla luce uno degli aspetti più odiosi della quotidianità che si rivela tra giugno e settembre.
Se si considera poi che chi racconta la situazione è la vittima (sigh), il turpiloquio è la via più sincera e accurata per descrivere la frustrazione e la confusione che ne derivano.
Unico punto (non puntura) fastidioso a lungo andare, come detto sopra, è l'uso forse eccessivo del punto. Ma è una scelta stilistica che, visto il contesto, può starci: pensieri brevi e concisi rivolti ad un unico e spazialmente prossimo nemico. Nel bel mezzo di una battaglia non c'è tempo da perdere, tuttavia sarebbe bene prestare un po' più di attenzione ai modi e alla forma

Ritratto di LaPiccolaVolante

Mmmm... Allora, prestate attenzione alle concordanze, alla coniugazione verbale! Sono errori che delle volte mandano in frantumi anche un buon racconto. Qui sono solo gradini da smussare, ed è un bene scatafasciarsi in queste palestre! :)

Una carta, la della battaglia tra uomo e zanzara, classica ma sempre divertente da giocare, ma sfruttata poco in questo caso.

Troppi, troppi predicati. Stancano, non descrivono, nonostante il tentativo sia quello del dare una continuità dinamica alla narrazione, quando si esagera con un imperfetto continuo l'effetto è l'opposto. Troppo, troppo.

Spesso non è l'originalità a dare brillantezza al racconto, ma il come decidiamo di gestirlo: avvicinarlo a qualcosa di più dinamico, veloce, concitato come per esempio un incontro di pugilato, avrebbe trasformato la disputa tra zanzara e uomo in un altro teatro!

Attenzione anche alla coerenza caratteriale del racconto. Per mettere scurrilità in bocca a un personaggio, il personaggio va preparato, il racconto va preparato, o quando il personaggio pronuncerà la sua prima volgarità al lettore sembrerà gratuita, fuori luogo.

Leggi, leggi e leggi, tanto, tanto e tanto! A settembre riprendiamo con i giochi e mi paicerebbe rileggerti.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Pilgrix ha detto tutto, e lo ha detto nell'unico modo giusto. E poi il Capitano riprende e lo dice con il dovuto accento tecnico. Situazione di facile immedesimazione, na testo che abbisogna di molte cure. Occasione mancata.

Ritratto di Borderline

Come già ti hanno suggerito gli altri pirati, è importante che dopo aver scritto il tuo racconto, qualsiasi cosa scrivi, lo rilegga ad alta voce. Leggere in questo modo rende più evidenti errori e imprecisioni di scrittura. Le frasi sono davvero troppo brevi, i concetti in questo modo diventano troppo semplicistici. Delle volte non rispetti il congiuntivo quando servirebbe, optando per l'imperfetto (non è il massimo). Anche i tempi vanno dal passato al presente in maniera confusa e la punteggiatura, virgole soprattutto, latita quando invece servirebbe. Detto questo, scrivere tanto è un buon allenamento per riuscire a raccontare quello che si ha in testa, ma serve tanta tanta pratica per arrivare a un buon racconto :). Qui il punto del racconto è soprattutto il finale, in cui il protagonista fa qualcosa di narrativamente rilevante: per far arrivare un lettore fino al finale bisogna scrivere bene il resto, sicuramente continuando a giocare nei nostri laboratori, e rileggendo quello che scrivi, potrai arrivarci :)