Cèline e Dion (di SerPilloni) - Incipit 1

Oscillo.

Oscillo.

Avanti e indietro. Come un pendolo.

Poi a cerchio. Gravito.

Sempre più lenta. Sempre più tesa. Pesa.

Dovrei chiedermi perché penso. Provo emozioni. Piango.

Dovrei. Non voglio. Non ho tempo. Lei arriva. Vede.

Lei.

 

***

 

E’ scivoloso e unto, adesso. Odora di grasso. Mi spinge forte. Vai, mi dice. Sàlvati. La barca sulla bottiglia solca quel mare nero e viscoso. C’è una porta aperta. Ci sono scale. Gradini a cascata. Fa caldo. Dion, fa caldo.

Seguimi!

Non posso.

 

***

 

Céline, sei la mia migliore amica. Me lo dice sempre. Me lo sussurra piano. Da sempre. Da prima che mi vedesse. Che ci vedesse. Da prima che esistessi.

La vedo anche io. La sua testa rimbalza e rincula. I suoi occhi sono persi nel vuoto. E quel vuoto cattura e riempie. Mi stringe a sé e mi parla. Parla a me e alla cosa che porto dentro. Al segreto che racchiudo e condividiamo. All’odore di rancido e vermi.

Sento rumori come mugugni sommessi. Di rabbia, tristezza e vergogna. Sento piacere e solitudine. Sfrigolio di carni e di ossa. Sudore e lacrime.

Mi stringe ancora più forte. Mi accarezza i capelli di lana.

 

***

Fa male, mi dice. E’ colpa mia, si scusa. Lo fa perché mi ama. Ci crede. Lo ha detto, ripete.

Finirà tutto, piccina. Mento.

Stringimi forte! Abbracciami. Recito ancora.

Mentre il cuoio frusta l’aria. Mentre spegne la lampada. Mentre la avvolge nel buio. Mentre il letto cigola.

Le dico tranquilla, tutto si sistemerà.

Non succede qui, non oggi, non a te.

Ti proteggerò. Io. A te.

La mia farsa.

 

***

 

E’ dolce, delicata come una madre. O una sorella maggiore. O una figlia amorevole. Si prende cura di me. E io di lei. Muove ago e filo, stringe sul bottone. Prima ero cieca, ora vedo di nuovo.

Non l’ha fatto apposta, mi dice.

Ci ha viste. Mentre mi parlava. Mentre mi bagnava di lacrime e dolore. Mi teme, lo so. Lo sento.

Se sapesse il nostro segreto, mi distruggerebbe.

Ma la tengo buona. La faccio stare ferma. Sono il suo perno.

 

***

 

Guardiamo l’orizzonte. Le piccole onde s’infrangono sugli scogli. La schizzano dolcemente e lei ride.

Cèline, un giorno ce ne andremo. Saliremo su una nave e lasceremo quest’isola. Chissà cosa c’è oltre il mare. Non sei curiosa? Ti costruirò una barca. Che ne pensi? Di quelle che colleziona lui, dentro una bottiglia.

 

***

 

Una bottiglia, bambina mia. Sì, è vuota. Sì, l’ha scolata. Dorme. Russa. Ti infastidisce?

No, piccina mia. No, è vetro, ti puoi tagliare. Se la sbatti così si rom…

Mettila giù, amore mio, ti prego!

Aspetta! Si sistemerà tutto, credimi!

 

***

 

Oscillo.

Come in un dondolo.

Lei pesa. E’ vuota di respiro ma pesa. Più di quando mi ha stretto come scomoda collana. Più di quando mi ha parlato senza sapere che potevo sentirla, ascoltarla. Che potevo capirla, confortarla, dirle che sarebbe andato tutte bene, che l’amava come il primo giorno, che non l’avrebbe fatto più. Mentirle.

Ciondolo dall’alto di questa trave. Lei entra nella stanza. E’ così piccola. Così innocente. Così triste. Addolorata. Ferita.

Non dice niente. Mi fissa e basta.

 

***

 

Che bella questa bambola, l’hai fatta tu? Lo chiede, ma dubito gli interessi davvero. Dion annuisce in silenzio. Lui le tiene il viso sollevandole il mento. Le chiede un sorriso. Anche le dame. Aiutano i bambini poveri. Sostengono i figli orfani.

E questo livido?

E’ caduta!

Non abbiamo bisogno di voi, prete!, biascica e tintinna la bottiglia, indicandogli la porta.

Non vogliamo esser d’oltraggio, fratello Bastian. Parla e gesticola. Tono pacato, parole dilatate come un tempo affrescato. Cèline era una brava credente, ci preoccupiamo per voi.

Lui si alza, barcolla e spinge l’uscio.

Mi prendo cura io di tutto, Padre. Stiate sereno.

Le carezza la nuca, sgargiante di sorrisi. Fa un cenno alla dame. Li osservo andar via.

 

***

 

Céline, secondo te come si mette una nave dentro un bottiglia? E’ davvero difficile! Dobbiamo trovare proprio un'altra maniera! Ecco, così! Che ne dici se invece mettiamo la nave sopra la bottiglia? Ho un vecchio vestito che non mi calza più. Uno strappo o due per le vele. Al tappo darò un bel colore: che splendida polena, vedrai! Ti ci metterai a cavalcioni. Tranquilla, non te li bagnerai i piedi! Vedi? Ci stai proprio bene! Cavalcherai il mare e andrai lontano lontano. Io? Io ti seguirò con una nave vera, sciocchina! Come pensi ci stia qui sopra? Cosa? Perché non puoi venire con me sulla nave vera?

 

***

 

Mi liberano dalla sua compagnia. Divincolano la stretta. Mi sento più libera. Vorrei dire che finalmente respiro. Mi gettano per terra. Non badano a me. Non ho colpe, per loro, non ho importanza. Non sono parte di tutto questo. La posano sul letto. Delicati come si potesse rompere. Sono accorsi senza invito. Lui non li avrebbe voluti. Madame Bovary è la pettegola del quartiere. Le ha visto i piedi dalla finestra. A mezzo metro da terra. Ha urlato. Coprendo le silenziose grida di Dion.

Guarda lei, con gli occhi sbarrati e il collo violaceo. Guarda me.

Si avvicina a lei, con lo sguardo vitreo e la bocca rigonfia. Viene verso di me. Accarezza lei, sospirando parole d’amore e perdono. Raccoglie me.

Mi stringe al petto, mentre trambusto di passi e genti e discorsi si perdono nella confusione dalla quale si ritrae. Mi preme a sé sul petto, mentre mi sussurra qualcosa.

 

***

 

Mamma

 

***

 

Scappa, mi grida! Fuggi via! Si è vero, ti stai bagnando i piedi, ma corri via!

Ha quella fiammella. In mano. Prima aveva la lampada. E’ un’onta oleosa che si allarga e conquista la stanza, impregnando il legno del pavimento.

Non farlo, Dion, non farlo! Si sistemerà tutto!

Bugiarda! Le mento ancora. Mentre l’inerzia mi spinge su quella strada scivolosa, verso l’uscita, verso la salvezza. Lontano da lei. Da quel calore che li avvolge. Vorrei scendere da qui, correrle in contro. Aiutarla, ma non posso. Non riesco a muovermi. Non ho gambe, ho nodi di corda. Non ho braccia, ho fili di spago.

Ma ho occhi, di bottone ma occhi. E la vedo.

 

***

 

Non farlo, bambina. E’ vetro, è pericoloso! La bottiglia. Così si spacca. Attenta. No, che fai! Il collo. Oddio, il sangue!

 

***

 

Il fuoco. Riscalda. Brucia. Purifica. L’olio mi spinge fuori, mi schizza oltre i gradini. Le fiamme. Mi seguono. M’inseguono. Mi raggiungono. Sono fradicia di viscosità. Mi avvolgono, come caldo abbraccio. I bottoni si fondono, la corda annerisce, la lana avvizzisce. Vedo solo le ombre. Lui per terra, bagnato della sua linfa, lei in piedi, a ballare contorta. Io sul prato, a bruciare di colpa. La cucitura si strappa… Cade fuori dal mio petto. I vermi fuggono prima di arrostire. Non guardatemi, ora che sono nuda. Abbiate ritegno.

 

***

 

Povera bimba, dicono sottovoce le dame.

Hai sentito cosa hanno fatto al cadavere di quella povera donna?

Dal petto, strappato via!

Ma chi potrebbe mai essere così blasfemo e crudele?

Che mondo terribile e demoniaco!

Che tempi infausti!

Come potrebbe un bambino sopravvivere a questo orrore?

Commenti

Ritratto di Gana Mala

Prova

Ritratto di Creattività

Mi piace... Poesia forte forte ..dura poesia ... E poi c'è anche il mare ..si mi piace... Intanto leggo e mi piace ..poi per le stelle vedrò

Ritratto di Alessandro Pilloni

Grazie! Molto contento ti sia piaciuto! Sì, cerco sempre di andare oltre la semplice prosa. Non so se è un bene.

Ritratto di Pilgrimax

Esperimento interessante. Sintatticamente si è deciso di non distinguere i dialoghi dalla narrazione, data dal PdV di Céline, la bambola. Assumo che sia voluto. Di sicuro Celine non emette suoni, però se le parlano sente. Sembrerebbe dotata di udito. Ecco, forse, per facilitare la lettura si sarebbe potuto mettere sotto forma di dialogo il testo in cui Dion parla a Celine (a differenza di quello in cui Celine parla a Dion, per il quale mi è più chiaro che non debba essere indicato come un dialogo). Penso ci sia una ragione per non averlo fatto, ma mi sfugge.

La storia è interessante, sebbene non sia sicuro di aver capito tutto per via del modo che si è scelto per fruirla. Un modo senz’altro poetico e di effetto, ma a tratti (per fortuna pochi) incomprensibile o almeno di non immediata comprensione. Vediamo, ci provo: il padre di Dion è ubriaco e violento; la bimba estrae il cuore dal cadavere della madre e lo impianta dentro Celine, la sua bambola, forse perché in questo modo esorcizza la morte della madre; alla fine, Dion appicca un incendio in casa (per sfuggire al padre?); tutti bruciano.

Come sempre, Ser Pilloni, ci proponi testi coraggiosi e innovativi, e questo è mooooolto buono. Secondo il mio modestissimo parere, puoi ancora migliorare sulla comprensione da parte del lettore, insomma rispettarlo un pochino di più. E metterti più a servizio della storia, della trama. Per me, ne verrebbero fuori proprio belle storie.

Nel complesso, una bella prova che denota ancora una volta la tua creatività e originalità. Che non è poco. Bravo.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Intanto grazie! I tuoi commenti mi sono sempre utilissimi! Per quanto alla storia l'hai capita benissimo. Per i dialoghi, non ci sono perché è tutto un racconto di Celine e in alcuni casi ho voluto omettere il "mi disse".
L'ho strutturata volutamente come un puzzle. Poi, sì, il lettore deve impegnarsi. Però non lo faccio con crudeltà. Mi piaceva l'idea di raccontarla con frammenti. Volevo rendere la sensazione di dondolio e disagio vissuta dai protagonisti.

Ritratto di DBones

Bel racconto, sospeso tra poesia e prosa, certo non di facile comprensione. La capacità di giocare con le parole non ti manca, ma ho avuto l'impressione che la storia resti in secondo piano. Come un quadro esteticamente ineccepibile, ma che solo pochi riescono a comprendere.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Grazie per il tuo commento D! Non vorrei che però sembrasse un puro esercizio di stile. Scelgo il ritmo e la struttura in base alla storia. Questa mi sembrava adatta per questo schema narrativo. Però rifletterò sulle tue parole.

Ritratto di DBones

Ti leggo sempre volentieri! Il tuo stile è fluido, scorrevole e soprattutto originale. Dovresti semplificarlo leggermente e diventerebbe perfetto.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Eh, ma se divento perfetto poi che altri obiettivi potrò avere nella vita? Ih ih ih! Grazie del commento. Apprezzo tanto e spero con il vostro aiuto e con l'aiuto dei Capitani di riuscire quantomeno a smussarlo. Sono conscio che è ostico.

Ritratto di Gana Mala

Mi mancavano i tuoi punti, Ser! :-D
Ultimamente ti stavi dando a frasi di più ampio respiro, qui ritroviamo la tua punteggiatura ostinata che dà quel ritmo tipico dei tuoi racconti.
Concordo con Pilgrimax su alcuni punti. Anche ho trovato qualche difficoltà a capire chi delle due stesse parlando, ma nell'insieme la storia scorre ed è gradevole.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Grazie! In effetti mi trovo molto più a mio agio con questo stile, lo ammetto.

Ritratto di AngelaCStevenson

Racconto interessante che ho letto più di una volta. I pensieri di una bambola, spesso accorati, restano inascoltati. Versione originale della traccia in tema per Halloween :)

Ritratto di Alessandro Pilloni

Grazie per aver apprezzato. Tutto è nato dal suggerimento dell'incipit. "Una bambola fatta di corda". Per me è stato immediato immaginare che la corda fosse un cappio.

Ritratto di Kriash

Mi piace la sintesi, il respiro, il ritmo di un testo e il salto nella narrazione ma qui il tutto è esibito a un livello forse troppo esasperato. Si fatica a dare un filo (almeno a una prima lettura), concentrandosi molto di più sull'esperienza e l'empatia che danno le parole stesse e non il senso generale. Uno stile particolare per un tentativo utile in una palestra di scrittura come questa (d'altra parte, se non proviamo qui...) ma troppo "osato" per qualcosa di ampio respiro.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Capisco e concordo! 200 pagine così e la finirei a visioni. Diciamo che tema e battute (giuste giuste al limite minimo) hanno permesso il tutto. Ho dato i pezzi del puzzle e considato nel piacere del lettore a ricomporlo. Grazie per il tuo commento perché continuo sempre a cercare la quadra tra stile e leggibilità.

Ritratto di Creattività

* * *

Ritratto di Alessandro Pilloni

Wow! Grazie davvero!!!

Ritratto di masmas

Ma non avevo capito molto della storia. La narrazione è interessante e affascianante, ma per me che sono un concretone troppo ermetica per comprendere appieno.

Però ripeto che ha una musicalità che coinvolge, e in questo senso mi è piaciuto.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Grazie! Sì, in effetti, pian piano, ho visto che diventava molto musicale e l'ho assecondato. Capisco che non sia per niente facile (anche se nella mia testa è tutto così chiaro! :P ) però ho proprio deciso di scrivere delle "occhiate", dei rapidi accenni e poi gettarli un po' a caso. Ma non l'ho fatto per cattiveria. Giuro! :) 

Ritratto di LaPiccolaVolante

Ed eccolo il Ser Pilloni.
Non una lettura facile, ma alla fine, impegnarsi è uno dei compiti del lettore.
A me piace, lo sai, il tuo modo, ma qui un accenno più "visuale" lo avrei dato. Non un vero "aiuto" al lettore, ma un mezzo per appesantire il colpo sul lettore mentre si impegna a seguire e a montare, arrivi e gli dai l'immagine che la sua mente sta sudando (giustamente) per creare. arriva di botto lo demolisce e poi riprende la navigazione sincopata, secca, e la mente va avanti ricominciando a costruire il puzzle a ogni immagine più distrutta, provata.

A me comunque è piaciuto.
 

Ritratto di Alessandro Pilloni

Grazie! Sempre onorato! In effetti, rileggendolo ora a freddo, avrei potuto soffermarmi o rallentare il ritmo nei momenti più dolorosi, tipo l'incesto (che mi viene il dubbio non sia stato colto). Diciamo che a un certo punto aveva una giusta metrica e non volevo spezzarla e poi, ammetto, ho avuto un pochino di ritegno nel illuminare troppo certi passaggi dolorosi.  

Ritratto di Seme Nero

Quando ho letto il titolo, lo confesso, ti avrei strozzato. Mi è partita la colonna sonora di Titanic in testa. Per carità, gran bella voce, ma non mi sembrava il caso.

Veniamo al testo. Ho dovuto rileggerlo e la ricostruzione di Pilgrimax mi è stata molto utile. Come già detto è una lettura impegnativa, è il tuo stile e lo conosciamo ormai. Detto questo, sono molto contento di come hai sviluppato la storia; scrivendo la traccia non mi sono preoccupato di farne una mia versione in testa, mi sono lasciato andare, anzi, ti dirò di più, ho proprio cercato di ispirarmi ai tuoi lavori. Ecco perché ho sorriso quando l'hai scelto e hai commentato a riguardo dicendo, se non ricordo male, che la scrittura ti è venuta molto naturale. L'hai interpretata alla grande, complimenti!
 

Ritratto di Alessandro Pilloni

Ih ih ih! Il titolo è una stupidata che mi ha fatto subito ridere. Sei il primo che la coglie. E in effetti non c'entra nulla col tono del racconto. Non l'avrei maidetto che fosse un incipit senza coda (e io che mi sono chiesto se avessi tradito troppo la tua idea!). L'ho sentito subito mio perché era quello con più "magia". Non sarei capace di scrivere storie "piccole"(senza offesa), roba del quotidiano. Ci devo sempre infilare l'altrove! 

Ritratto di Stellaoscura

Trovo quello che hai scritto molto coraggioso a livello stilistico e devo dire che l'ho apprezzato. In alcune parti, però, soprattutto alla prima lettura, si rischia di perdere un po' il filo, di non capire facilmente chi sta parlando e cosa stia succendo. Lo vedo un testo un po' ermetico, sia per struttura che per modo di espressione.

Mi piace molto l'essere frastagliato, il procedere a frammenti, credo lo renda più musicale (quasi fossero strofe) e drammatico.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Grazie! In effetti, più vado avanti in questi giochi, e più mi rendo conto che forse lo sto anche esasperando questo stile, ma è l'unico con cui mi trovo davvero a mio agio. Devo lavorare per un migliore bilanciamento. Comunque è stile adatto a racconti brevissimi, lo capisco!

Ritratto di Pistinega

Come stile non mi dispiace affatto, ho faticato un po' a entrare nella storia che si è fatta più chiara quando ho capito il punto di vista. Sono d'accordo sul discorso romanzo lungo ma nel racconto breve può essere davvero interessante.

Ritratto di Borderline

I racconti di Pilloni sono sempre interessanti dal punto di vista narrativo, e altrettanto difficili. Sicuramente perché c'è una preferenza per le voci interiori rispetto allo stile descrittivo, che viene ignorato e quando viene utilizzato è utile a calcare sul pathos, più che sulla reale volontà di descrivere visivamente qualcosa (Non ho gambe, ho nodi di corda. Non ho braccia, ho fili di spago). Per questo è una scrittura che potrebbe andar per il fumetto, con le immagini che suppliscono ciò che resta oscuro in lettura. Racconto sulla violenza e la solitudine interessante, forse un po' troppo destrutturato per poter essere capito a pieno ma non per questo noioso o frustrante in lettura. Bravo :)