The World (di AngelaCStevenson) - Incipit 2

La scrivania di Matteo Tagliacenere era la più piccola di tutto l’ufficio ed era posizionata in un angolo, tra la finestra e il termosifone.  In quel minuscolo spazio c’era tutto il suo mondo: la macchina fotografica, una vecchia Olivetti, il telefono, l’agenda settimanale, il taccuino e le sigarette. Si era preso una pausa dopo aver lavorato tutto il giorno e stava sorseggiando un caffè vicino alla vetrata.

Il riflesso del vetro gli restituiva l’immagine di un vecchio triste e ingobbito, ma lui non lo guardava neppure, scrutava lontano, oltre le vette, in un punto imprecisato del cielo che aveva lo stesso colore della nebbia. Non si era accorto che Bardi, un collega con il quale aveva condiviso gli ultimi trent’anni al giornale, era a pochi passi da lui; tra le mani stringeva la lettera che poco prima gli aveva consegnato il direttore.

Tossicchiò più volte prima che Matteo si voltasse e prendesse di nuovo contatto con la realtà.

«Un altro incarico?» chiese indicando la lettera.

«Purtroppo no, amico mio. Il nuovo direttore non ti conosce e ha valutato solo queste ultime settimane. Poi c’è il discorso dei costi da contenere… Mi dispiace davvero tanto, Matteo.»

Il vecchio prese la lettera, la guardò e poi se la infilò nella tasca della giacca. Gli posò una mano sulla spalla. «Non importa, ho altre idee, progetti per la testa.»

L’altro annuì e lo seguì con lo sguardo mentre prendeva le sue cose, si calcava il cappello in testa e si avviava con il passo incerto verso la porta. Quando l’amico scomparve oltre l’uscio guardò fuori, ma c’era solo la nebbia.

Matteo incrociò il direttore vicino all’ascensore. Non disse nulla, né gli chiese i motivi del suo licenziamento. Lo salutò toccandosi la tesa del cappello e prese le scale. Aveva solo voglia di uscire, di respirare aria fresca di immergersi nel Mondo.

Era già scuro, ma non faceva freddo. La gente indossava giacche colorate al posto dei cappotti e sostava davanti alle vetrine senza battere i piedi per terra o sfregarsi le mani. Matteo salì sull’autobus che passò davanti al palazzo di vetro presso il quale aveva lavorato negli ultimi trentacinque anni. Dopo una carriera di fotoreporter e inviato era finito in redazione e si era occupato di politica, attualità, costume e infine gli erano toccati gli annunci pubblicitari. Non era giornalismo quello, ma lui non era al passo con i tempi, non era veloce, non era sveglio, in poche parole era vecchio. Buono per l’ospizio.

Entrò in casa, buttando le chiavi sul tavolo. Accese la luce e Apollo, il gatto rosso col quale condivideva l’appartamento, gli zigzagò tra le gambe. Aveva solo una cosa in mente: il Mondo. Contava solo quello, ora. Collegò il visore, accese il monitor di supporto e si appoggiò sul divano, dimentico delle necessità di Apollo. Un click e si trovò dentro al Mondo, pronto per il gioco.

Glielo aveva regalato la figlia prima di partire per un’altra città insieme alla famiglia. «Ti farà compagnia papà, è un gioco divertente e semplice da usare.»  Semplice lo era davvero. I dialoghi erano in inglese, ma si trattava di poche parole che aveva cominciato a conoscere e che ormai gli erano famigliari. Una volta acceso, nella prima schermata apparve il nome del gioco: “The World”. Subito dopo c’era la lista dei personaggi disponibili, che ormai non guardava neppure più. Azionò le frecce e quando inquadrarono un marcantonio barbuto con muscoli a vista, schiacciò il pulsante. Quello era il suo personaggio. Subito dopo la scelta, una voce nasale annunciò: “Welcome Lion!”

La stessa voce lo informò che era un mercenario al soldo della Mondial Republic. Si ritrovò come sempre al punto di partenza: la periferia di una città con palazzi dai colori sbiaditi e porte sprangate. Spinse la leva in avanti e il suo personaggio iniziò a camminare lungo una strada ingombra di cartoni, cani randagi, lattine e ratti. La spinse fino in fondo e Lion cominciò a correre fino a spiccare il volo. Era così facile poterlo fare, librarsi sopra la città, sfiorare le nubi, attraversare interi continenti, sorvolare oceani, montagne, foreste!

Planò su un’isola con la sabbia bianca come il latte popolata di granchi e cormorani. Tra le palme c’era un locale con il tetto che sembrava la chiglia di una nave rovesciata. Dentro c’era un giovane barman in tenuta da spiaggia che puliva il bancone. I tavoli erano vuoti. “Good morning Lion, please, take a seat” disse senza smettere di pulire il bancone.

Lion selezionò uno sgabello in fondo al locale con le frecce direzionali e con l’apposito comando prese posto. Si trovava vicino al palco ricoperto da un tappeto rosso. Come per magia, un grosso boccale di birra gli fiorì tra le mani e una ballerina sbucò dalle tende con un gonnellino in stile hawaiano e fiori tra i capelli.

Hello everybody!” disse la dea bionda e subito dopo partì la musica e il locale si riempì di luci colorate che saettavano in ogni direzione.

Lion era immobile nella sua divisa verde militare con i galloni dorati, la ballerina invece danzava sulle punte con grazia e sembrava felice.

Matteo osservava la scena quasi senza respirare: non aveva mai visto un luogo così bello in vita sua, né si era mai sentito così sereno. I suoi occhi bevevano ogni particolare, si lasciava trasportare dalle note della canzone e sognava di essere davvero lì e di avere vent’anni.

Il gioco andò avanti per qualche minuto, entrarono altri personaggi e fecero il loro ingresso nuove ballerine in un clima cordiale e festoso. La musica verso il finale aumentò di intensità fino agli applausi del pubblico che precedevano il “Game over”.

Quando tutto finì, Matteo aveva un’espressione estatica sul volto. Il gatto aveva miagolato per tutto il tempo cercando di attirare la sua attenzione, ma lui non se n’era accorto. Gli preparò la ciotola e poi mise a scaldare lo stufato.

Il giorno successivo avrebbe dovuto informare la sua ex moglie che non aveva più un lavoro. Lei si sarebbe arrabbiata e lo avrebbe chiamato pazzo o vecchio rincoglionito, come faceva ogni volta che litigavano. Aveva ancora qualche soldo da parte e poteva andare avanti un anno o due, e poi c’era quella pazza idea che gli frullava in testa.

Scostò la tenda e guardò fuori, il lampione era rotto e la strada era immersa nel buio. Eppure, nonostante l’oscurità, lui riusciva quasi a vederlo il suo locale, in un’isola da qualche parte nell’oceano con il tetto che sembrava la chiglia di una nave rovesciata.

Era quello il suo Mondo.

Commenti

Ritratto di DBones

In questa storia ho letto un profondo senso di solitudine; molta nostalgia e un'infinita tristezza. Per quanto riguarda la forma, forse avrei limitato l'uso della parola "Mondo" che, pur essendo il nome del gioco, viene ripetuta troppo spesso. A parte questa piccola considerazione, il racconto mi è piaciuto.

Ritratto di AngelaCStevenson

Hai ragione, ho ripetuto il tema come se fosse un leit motiv. :)

Concordo anche sulla tristezza, che si riscatta nel finale dove c'è un'idea (forte) di rinascita. Grazie per il commento.

Ritratto di Pilgrimax

La narrazione fila liscia, senza intoppi. Il background del protagonista si intuisce mentre avanza la storia e si sviluppa l’azione, senza la creazione di compartimenti stagni. Insomma, per essere scritto bene è scritto bene. Sfortunatamente, sul finale, sei caduta nella trappola del cliché di sostanza: l’uomo senza più nulla, lavoro, famiglia, che decide di ritirarsi su un’isola per aprire un locale. Questo ha banalizzato un po’ il tutto. Ma, ripeto, niente da dire sulla scrittura. Buona prova anche per te.

Ritratto di AngelaCStevenson

Ho iniziato a scrivere pensando a un finale aperto in linea con la narrazione. Un finale alla Flannery O' Connor per intenderci. Invece mi sono lasciata trasportare dalla tristezza e ho preferito dargli una speranza. Una vita migliore. Per dirla con parole tue, ho abbracciato il cliché :D

Ritratto di Alessandro Pilloni

Il racconto fila liscio, mi accodo ai commenti sopra coi quali concordo. L'ho trovato un po' piattino però. Scorre tutto in maniera lineare senza un bello scossone che l'uso della realtà virtuale avrebbe potuto permettere.

Ritratto di AngelaCStevenson

In questo caso il personaggio ha ingabbiato l'autrice, che non è riuscita a infierire :D

Ritratto di Creattività

mi è piaciuto, si legge bene, è molto triste, pensavo angosciante, in realtà no, è proprio triste. si è vero non ha scossoni, però è nel personaggio.. 

Ritratto di AngelaCStevenson

Si tratta di un racconto coerente con se stesso. Il protagonista è un anziano che non riesce a stare al passo con i tempi, però è proprio nella tecnologia che avanza che trova (l'idea) un riscatto.

Ritratto di Gana Mala

È come se mancasse una parte, nel senso che inizia bene e sono belle anche le descrizioni, poi, proprio quando il lettore si è immerso per bene nella trama e nel personaggio, la storia finisce.

Ritratto di AngelaCStevenson

Quindi avresti voluto un finale diverso o un ulteriore sviluppo della storia?
 

Ritratto di Kriash

Il bello di questo gioco è proprio questo: scrivere un incipit (o bozza) di un personaggio, magari avendo bene in testa come proseguirebbe, e vederlo sviluppare da altri. A parte la collocazione storica e l'età del protagonista (io lo pensavo più giovane), cose di cui abbiamo parlato altrove, le due idee erano proprio diversissime.
Bene, quindi! :)
La scrittura fila bene e il racconto si fa leggere. Avrei osato un po' di più nella storia ma il gioco è andato bene.

Giusto per curiosità: io avevo pensato che la vera storia fosse quella del gatto, in realtà un'altra persona giocande de "Il Mondo" :)

Ritratto di masmas

Racconto che crea più che altro atmosfera e aspettativa, narra un inizio di storia. In questo riesce bene. La scrittura è fluida e funziona bene per lo scopo.

Mi è piaciuto.

Una nota: quasi all'inizio ho sentito un piccolo strappo, perché il punto di vista passa per un momento dal protagonista a una comparsa, qui:

"L’altro annuì e lo seguì con lo sguardo mentre prendeva le sue cose, si calcava il cappello in testa e si avviava con il passo incerto verso la porta. Quando l’amico scomparve oltre l’uscio guardò fuori, ma c’era solo la nebbia."

Siccome la camera è stretta su di lui, ho notato la cosa.

Ritratto di Stellaoscura

Mi è piaciuto, lo trovo molto delicato. Vero che in alcuni momenti si calca un po' su "The World", ma penso che sia coerente con il centro dei pensieri del protagonista.

Forse si poteva osare un po' di più, magari con i tempi della narrazione (magari dei flash che precedono l'accesso a "The World" appunto, subito all'inizio, mentre l'altro gli parla e tutto e nebbia. Questo ovviamente è solo un parere personale, ma aiuterebbe anche a spezzare un po' il ritmo.

Ritratto di LaPiccolaVolante

"Non si era accorto che Bardi, un collega con il quale aveva condiviso gli ultimi trent’anni al giornale"
Non sprecate troppe parole per nozioni funzionali al racconto, certo, ma non così importanti da mangiar tanto spazio: bastava "suo collega da trent'anni"
sono una cinquantina di battute utile che sparse così nel testo poi diventano un arsenale consistente per qualcosa di importante.

Una intro interessante, per uno stravolgimento interessante.

 

Ritratto di Seme Nero

Racconto lineare e piacevolmente malinconico. Io non ho trovato fuori luogo la ripetizione di "Mondo", mi pare che aiuti a far percepire il desiderio del protagonista, il suo obiettivo, un sogno persistente.
In questo breve frangente ho trovato l'espediente del gioco poco incisivo, poteva essere sfruttato di più, per uno sviluppo più ampio è una buona introduzione invece.
Bello, però speravo in un guizzo della trama, uno stravolgimento, una nota fuori posto. Ma prendilo come un suggerimento, non come una critica.

Ritratto di Pistinega

Anche io avrei sperato in un finale diverso anche se la chiusa mi piace, personalmente l'avrei terminato sulla "chiglia rovesciata" togliendo solo l'ultimo Mondo.

Ritratto di Borderline

Il racconto è molto equilibrato, il senso di malinconia e la vecchiaia che soppraggiunge evidenti nel passato e nel presente del protagonista, i gesti calibrati, gli ambienti vagamente familiari. La lettura è scorrevole ma forse non osa abbastanza, lasciando il protagonista nei cliché del lavoro, della nebbia, delle vetrine, della casa solitaria. Al prossimo gioco prova a inserire un po' di what if diversi, per capire dove va a finire il protagonista :). Di solito aiutano a movimentare il racconto. Comunque una buona prima prova, benvenuta a bordo!