Troppi dentro (di SemeNero) - Incipit 6

Cominciano come voci distanti. Lo chiamano da dentro la testa.

L’eco sbatte dentro il cranio e riverbera all’infinito, e la testa comincia a vibrare.

Poi la pelle. Tira, si impiglia, stringe, è un abito troppo stretto, pizzica come un maglione di lana di vetro.

La pressione sale e comincia il rimbombo dei colpi. Tump. Tump.

Barcolla come un ubriaco, la folla del mattino si scosta dal cammino di quel tizio strano, sudato e con gli occhi stralunati. Parla da solo, il matto.

“Zitti. Andatevene. Vi ho già detto di lasciarmi in pace” sussurra a qualcuno che non c’è.

Qualcuno che la gente non vede.

La spalla destra tira verso il basso, uno strappo repentino che quasi lo rovescia. Si aggrappa a un passante, quello impreca, lo prende per i polsi e lo scaccia.

Deve togliersi di lì, deve fuggire lontano dagli sguardi. Deve metterli a tacere.

S'infila in un vicolo, al riparo tra mucchi d'immondizia e pozze di vomito.

Il prurito è incessante, grattarsi gli provoca un dolore assieme distante e intenso.

Sfila la giacca. Strappa la camicia. E l'occhio sulla spalla destra lo guarda carico d'odio.

“Andate via, ho detto! Questo è il mio corpo!”

La bocca sulla sua schiena, spuntata tra le scapole, grida: “Facci uscire bastardo!”

Fruga nelle tasche della giacca e trova la boccetta, piena solo per metà. Ingoia d'un fiato il liquido purpureo, la gola brucia, lo stomaco brucia, la pelle brucia. Grida, imprecazioni, poi il silenzio. Il sottofondo delle macchine sulla strada e del vociare dei passanti.

 

Il portone d'ingresso ha la serratura rotta, cigola sui cardini. Jari sale fino al secondo piano, appartamento 23. Sta per bussare ma si ricorda del biglietto: un pezzetto di carta ingiallita e consunta passato per troppe mani.

Legge la formula, bussa tre volte e attende. Nessun rumore, i minuti passano.

Legge la formula e colpisce la porta tre volte. La serratura scatta, la porta si apre.

Due occhi scuri rilucono nel buio, dietro un naso troppo grosso; una lama di luce filtra dentro l’appartamento.

“Tu conosce regola. No viene di giorno.”

“È urgente. Cercano di uscire.”

“Io dato te siero.”

“Ho preso l’ultima boccetta per arrivare qui.”

“Ah, kvragu! Doveva te durare sei mesi!” L’ometto sospira. “Viene dentro.”

Lo slavo si accende una sigaretta.

“Quanto grave?”

Jari apre la camicia e mostra la pancia. Sparsi attorno all’ombelico ci sono tre orecchi e quattro occhi spaiati, puntano sullo slavo che per tutta risposta gli soffia addosso il fumo.

“No può aiutare te. Troppo tardi.”

“Che cazzo significa? Non hai altro siero?”

“Io finito.”

“Preparane ancora!”

“Serve tempo, quando siero pronto tu già morto.”

“Dai amico, non puoi dire sul serio.” lo prende per il bavero e lo strattona. “Dannazione, devi fare qualcosa, è colpa tua se sono ridotto così!”

“Io detto tu no dire loro di dove viene. Detto tu: ‘No dire tuo nome!’, ma tu no ascolta. Questo risultato.”

Jari si accascia a terra, comincia a piagnucolare. Lo slavo fa un tiro di sigaretta, un’imprecazione si mescola al fumo.

“Tu… sei cattivo cliente. Tu no ascolta. Tu pessimo affare. Però” espira l’ultima boccata di fumo, schiaccia la sigaretta nel posacenere “io aiuta te, ultima volta, se tu promette no torna.”

“Sì! Prometto, te lo giuro, non mi vedrai più, ma aiutami, ti scongiuro!”

Lo slavo gli fa cenno di seguirlo.

Passa dalla cucina, prende un sacchetto di carta. Poi si infila in un corridoio stretto, apre una credenza e prende una bottiglia squadrata che infila nel sacchetto. Apre una porticina bassa ed entra. Scale strette e ripide scendono nel buio fitto, l’umidità è palpabile, l’odore di muffa riempie le narici. La discesa sembra durare un’infinità. Sul fondo c’è una porta, ben visibile nonostante non ci sia luce a illuminare la stanza, o ovunque si trovino ora.

Lo slavo gli porge il sacchetto.

“Cosa c’è dentro?”

“Io consiglio beve tutto di uno fiato.”

Gli apre la porta e lo spinge fuori, la luce è accecante e ferisce gli occhi. Quando riesce a mettere a fuoco vede una spiaggia. Il mare. Il tramonto. Jari si trova sul pianerottolo esterno di un motel, davanti a una stanza, la numero 23. Apre il sacchetto, dentro c’è una bottiglia di “Jim Beam” mezza piena.

“Cosa dovrei farci con questa?”

“Aiuta a sopportare tuo ultima notte.” Gli sbatte la porta in faccia.

Jari è sbigottito. Resta alcuni secondi davanti alla porta chiusa prima di lanciarvi contro la bottiglia.

“Figlio di puttana!”

Fruga nelle tasche, trova il biglietto ma quando sta per leggerlo quello prende fuoco, svanendo in fumo e cenere.

Si fionda sulla porta e la tempesta di pugni.

“Devi aiutarmi, non puoi lasciarmi in questo stato! Apri, bastardo!”

Passi pesanti, la porta si apre, sulla soglia un nero in canotta lo guarda dall’alto in basso.

“Che cazzo pensi di fare, eh?”

Lo prende con due mani per il bavero, lo alza da terra. Sta per dirgli qualcosa ma il ringhio sul suo viso scompare, gli occhi sbarrati puntano sulla fronte di Jari. Lo lascia cadere a terra e sparisce nel suo appartamento.

Jari si tocca la fronte e due fila di denti gli mordono le dita.

“Facci uscire” dice la bocca sopra i suoi occhi.

 

Il tassista gli urla di scendere. Non vuole soldi, vuole solo che esca dal suo taxi. Sgomma e se ne va come se avesse il diavolo alle calcagna.

Incespica, cammina a fatica, si sente dannatamente pesante. Forse è arrivato su un altro pianeta.

Sale le scale, un gradino alla volta, a quattro zampe. Ansima, vomita. La peggiore sbronza della sua vita. Ripensa alla bottiglia di bourbon andata in frantumi e si maledice.

Entra in casa; per fortuna non chiude mai a chiave, non sarebbe riuscito ad armeggiare con la serratura. Vorrebbe solo arrivare al letto, sdraiarcisi sopra e prendere qualche pillola, magari tutto il flacone. Non ci arriva: stramazza sul pavimento contorcendosi per il dolore.

La gamba gli si gonfia, un bozzo enorme cresce a vista d'occhio sopra il quadricipite. Lentamente una mano prende forma, guantata della sua stessa pelle. Si protende, cerca di afferrare, strappare. Sulla sua schiena sente qualcosa, allunga un braccio dietro di sé per toccare… un piede. Che spinge, che calcia.

Si sta strappando, sente il suo corpo cedere. Soffoca, la gola si allarga a dismisura, la mandibola si spezza mentre dalla sua bocca spalancata si intravedono capelli.

Gli occhi schizzano fuori dalle orbite.

Lo scoppio è simile quello di un pallone che collassa.

 

È la signora Espinoza, del piano di sotto, a chiamare la polizia. Troppe grida, troppo rumore. Poi quello che, come dice al 911, le è sembrato uno sparo. E quello scalpiccio sospetto: dei ladri, secondo lei.

L’agente Foster è il primo a vedere, a tornare indietro, ad allontanarsi prima di inquinare la scena col suo vomito. Non che la potesse peggiorare di molto, l’odore di sangue e fluidi corporei si sente dal piano terra.

Il corpo umano contiene in media cinque litri di sangue. Quelli di Jari sono sparsi sul pavimento, schizzati sulle pareti e le tende, sui mobili, sul soffitto. Si irradiano dal centro della stanza, dove prima agonizzava Jari, in ogni direzione.

Brandelli di pelle sono incollati al muro come carta pesta. Pezzi di ossa, denti e unghie. Pochi centimetri del tratto intestinale sotto il divano.

E impronte.

Impronte che esplorano, cercano, escono nella notte.

Commenti

Ritratto di DBones

Bene, mi è piaciuto! Folle come piace a me. Forse non avrei calcato così tanto la mano sulla parlata dello slavo, che finisce per risultare un po' comica e va leggermente a intaccare l'atmosfera opprimente del, comunque bellissimo, racconto.  

Ritratto di Gana Mala

Anche a me scappava da ridere XD

Ritratto di Pilgrimax

Bella prova anche questa. Il racconto è scritto bene. Io ho gradito il confronto tra Jari e lo slavo, e la scelta di conferire a quest’ultimo un registro riconoscibile, rende il confronto più immediato e facilita la lettura. L’epilogo auto-distruttivo ci sta, ma ci sarebbero potute essere anche delle alternative. È pur vero che lasci comunque spazio per un qualche seguito interessante: “le impronte che esplorano, cercano, escono nella notte”, magari cambiando completamente soggetto ;-)

Ritratto di Alessandro Pilloni

Era davvero curioso di scoprire cosa saresti riuscito a trarre da quelle pochissime informazioni che ho lasciato. Non resto affatto deluso. Hai reso molto bene l'angoscia del personaggio e praticamente questo racconto potrebbe essere un altro incipit. Quando hai tirato fuori lo Slavo ho sobbalzato! Per un attimo ho creduto avessi "capito" (in parte) la mia storia! Bello, perché restano tante domande!

Ritratto di Seme Nero

Devi dirmi di più sulla tua storia.
A 'sto giro sembra fossimo proprio in sintonia :D

Ritratto di AngelaCStevenson

Complimenti per lo stile che m'è piaciuto molto. Racconto dinamico con molti dialoghi e una storia alla Tarantino. Ottimo sviluppo del tema.

Ritratto di Gana Mala

Il Semenero che ci piace!
Ti ho letto moooooooolto volentieri, è vero che, come dice Dbones, l'accento dello slavo faceva scappare da ridere, ma sono entrata nella lettura e me la sono gustata :)
Bravo Cesta!

Ritratto di Kriash

Una storia che può essere letta come inizio di qualcosa ma anche come mini racconto horror. Bello, scattante e veloce. Ottimi dialoghi, non banali e stereotipati. Viene voglia di saperne di più su protagonista e maledizione. Bravo!

Ritratto di Stellaoscura

A me la parlata dello slavo è piaciuta e risultata credibile.

Bella l'idea, bello lo sviluppo. La parte che mi ha convinto leggermente meno è quella del finale, a eccezione delle ultimissime righe. Per alcuni istanti, infatti, ho perso un po' la tensione che prima avevi costruito e che mi aveva travolto nella lettura.

Davvero un bel racconto.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Semenero.
Dobbiamo parlare.

Il capitano.
 

Ritratto di Seme Nero

No ma io mi cago sotto quando dici così.

Ritratto di Pistinega

Mi è piaciuto molto, mi ha lasciato il sapore di una di quelle puntate in pieno stile serie tv alla Fringe.

Ritratto di masmas

Una narrazione che abbozza solo una trama ma che coinvolge molto bene.

Proprio bellino.

Ritratto di Seme Nero

Ho scritto sia la mia traccia sia questo racconto con lo spirito leggero, ho voluto lasciare molto non detto, non mi sono minimamente preoccupato di spiegare o di arrivare a un punto preciso (se non la fine di Jari).
Sono molto soddisfatto del risultato, non che sia un capolavoro ma ho centrato il mio obiettivo.
Vorrei ringraziare esplicitamente Alessandro, mi sono ispirato ai tuoi ultimi lavori, ho apprezzato molto la libertà della tua scrittura, i perché lasciati in sospeso, e ho provato a replicare quella tendenza.
Quanto alla parlata dello slavo, anche se sembra ridicola e divertente volevo dargli un tono bizzarro, sopra le righe, lasciando che l'accento risuonasse nella testa del lettore e limitandomi agli errori grammaticali. Sembra un tizio a cui non daresti una lira ma che nasconde molto, spero l'abbiate pensato anche voi.
Grazie a tutti :)

Ritratto di Borderline

Racconto inquietante il giusto (ah, ti ringrazio per il cammeo del 23, quello sì che è DAVVERO inquientante). A me la parlata dello slavo non ha disturbato, vero che per renderlo meno caricaturale si potrebbe inserire un intercalare fisso al posto dello sgrammaticato. Ovviamente c'è qualche punto illogico ma capita sempre senza editing (quello impreca, lo prende per i polsi e lo scaccia: davvero per strada prenderesti qualcuno per i polsi piuttosto che spingerlo via per il petto o le spalle?). Il passaggio di mondi attraverso la porta è pure quello interessante, da approfondire. E i suoi parassiti, poi, chi sono? Li ha uccisi e si sono vendicati? Sono un retaggio familiare? Demoni con cui è venuto a contatto chissà come? Come vedi ci sono molte domande senza risposta :).

Ritratto di Seme Nero

Ah, quanto mi piace quando cogliete i riferimenti e le dediche! XD
Tante domande senza risposta, ma è una scelta consapevole. Volevo una scrittura più spontanea, e poi ho visto che nelle sfide precedenti era apprezzata ;)