Universi gemelli (di MasMas) - Incipit 5

Mi chiamo Cheng. Anche solo Cheng: il nome non ha molta importanza quando sei un membro rispettabile della società. Io sono stato lungimirante, ho avuto la buona idea di entrare nel Social Credit System agli albori, diventarne un pioniere. Tra i primi a offrirsi per sperimentarlo, mi hanno poi preso nella società governativa di gestione del fondo stesso, quando è diventato obbligatorio. Ora ho un bel lavoro e una buona posizione.
Tutte le mattine, come questa mattina, mi sveglio, mi rado, mi vesto ed esco di buon’ora per non perdere l’autobus. Il segreto per il successo: mai un ritardo in diciotto anni, mai uno screzio con i supervisori, abnegazione, obbedienza, efficienza.
Così adesso, come tutte le mattine, entro al palazzo del ministero, salgo al piano 32, terzo corridoio quarta porta, e mi siedo al mio computer.
Ma stamattina, di diverso dalle altre volte, c’è la chiamata della direttrice, la dottoressa Wu. Mi vuole nel suo ufficio. Non mi piacciono le sorprese, sono uno abitudinario. Ma questi sono imprevisti da prendere con il sorriso.
Percorro i corridoi e salgo con l’ascensore. L’ultimo piano, da cui si vede il cielo sopra lo smog.
La porta a vetri ha serigrafato il suo nome con sotto scritto il grado. Apro.
L’ufficio è enorme: in fondo la scrivania d’acciaio e cristallo, ai lati le porte satinate delle due sale riunioni, in mezzo un tappeto, a destra poltroncine e a sinistra una scrivania più piccola, schiacciata contro il muro. Da lì dietro mi accoglie una voce minuta: “Hai, il signor Cheng presumo.”
Dev’essere una nuova, di sicuro è giovane. La guardo serio, non voglio dare una brutta impressione, di poca professionalità o eccessiva confidenza. Mi avvicino. Lei splanca gli occhi, quasi trema nella voce: “Il signor Chengg, allora?”
Aggrotto la fronte: “Certo.”
Si rilassa, abbozza un sorriso: “Scusi, sa, sono nuova, e l’altra settimana ho fatto una brutta figura con…” Credo veda dalla mia faccia che non sono qui per fare amicizia con una matricola, così torna rigida: “Comunque, la dottoressa Wu è ancora impegnata in videoconferenza con il viceministro, a minuti dovrebbero finire.”
Guardo l’ombra dietro una delle porte satinate: “Bene, aspetterò, grazie.”
Mi siedo sulle poltrone, sulla parete opposta, di fronte a lei. Si aggiusta una ciocca dei capelli lunghi dietro l’orecchio, a testa bassa. Se è così emotiva, non farà grande carriera.
La fisso, così si abituerà a sostenere uno sguardo. Ha una bocca fine, lineamenti gradevoli e in qualche modo decisi, se imparasse ad avere più contegno potrebbe diventare una segretaria efficiente. Invece, mi lancia qualche sorrisetto, distoglie lo sguardo, tenta di stemperare la tensione guardando il computer, emozionata.
Ha un abito di foggia tradizionale, con il collo stretto e l'abbottonatura che scende di lato. È atletica, longilinea, anche se il vestito non riesce a nascondere come dovrebbe, poco più in basso del colletto, le due protuberanze eccessive che farebbero ululare gli ormoni di buona parte dei miei colleghi.
Continuo a guardarla intanto che si agita davanti al terminale. Porta le dita esili alla bocca, prende una matita, mette l'estremità tra le labbra appena socchiuse, lucide e morbide.
I gesti sono aggraziati, deve essere un suo atteggiamento naturale, non mi sembra stia provando ad affascinarmi; sembra essere sempre più presa dal lavoro: la mano va tra i capelli, piccole rughe civettuole increspano la pelle giovane. Sembra in difficoltà.
Mi lancia un’occhiata, due. Poi: “Accidenti.”
Eppure mi sta simpatica. Faccio il gentile: “Mi sembra in difficoltà.”
Sobbalza, spaurita: “Come?”
Abbozzo un sorriso, o potrebbe mettersi a piangere: “Col computer.”
Lei ricambia, invece solare: “Oh, sì, in effetti.”
La guardo, sorrido davvero. Si vede che si vergogna, le gote si arrossano un poco: “Devo finire una relazione, ma non sono molto pratica.” Pausa. Poi: “Lei non è che potrebbe, ecco…”
“Aiutarla?” dico alzandomi.
La raggiungo. Si alza e si inchina: “Oh grazie.” Sposto lo sguardo sul computer per distoglierlo da quell’indecente dondolare su e giù. Si risiede. Mi infilo dietro quella scrivania, stretta vicino al muro, per cercare una visuale migliore.
Indica il monitor: “Ecco, il problema e qui.”
Di taglio non vedo bene, stringo gli occhi. Lei si alza di nuovo e si scosta da davanti la sedia: “Aspetti, venga lei, ci passa?” Si stringe contro il tavolo.
Mi ci affianco. Sono magro: poco cibo, niente vizi e vita attiva sono il segreto della salute; ma lo stesso si vede che non ci passo. Sto per dirglielo ma lei s’infila davanti a me, schiacciata al tavolo. Mi striscia contro, finisco schiacciato tra il muro e le sue rotondità posteriori, floride all’eccesso.
Mi lamento: “Signorina!” ma lei continua a scivolare su di me: “Oddio, scusi! È così stretto. Venga!”
Non posso fare altrimenti: spingo di lato e sguscio oltre. Mi liscio i pantaloni: “Ufff!”
Chiude le mani davanti la faccia e si china di nuovo: “ Mi scusi.”
Vedo che un bottone della chiusura davanti e saltato, distolgo lo sguardo: “Dica, cosa c'è che non va?”
“Si accomodi.” Non mi faccio pregare. Continua, chinandosi e indicando lo schermo: “Dovrei formattare tutti paragrafi, come questo, vede?” Si avvicina per guardare meglio, ho il suo volto a un centimetro dal mio. Ha un profumo che sa di fiori di ciliegio.
Ma mi concentro sul problema: “Dove, qui?” Ho perso le ultime parole.
Lei si sporge ancora, si avvicina: “No, vede in questo punto?”
Sulla cornice del monitor, un bel pannello 28 pollici super sottile dalla cornice larga in acciaio, si riflette il balconcino della ragazza. Proprio mentre un altro bottone sfila via. L’apertura è adesso abbastanza larga da mettere in mostra la giunzione tra le carni. La visione mi distrae un momento, così perdo altre parole: “... formato iniziale, giusto?”
“Formato? Cosa intende? Sia chiara!”
Si sbraccia: “Lì, vede? Il formato, nel menù. Se seleziona...” Così facendo il bottone più in alto cede, e il vestito si apre del tutto. Adesso ha una scollatura profonda fino alla base delle due rotondità, che sporgono in precario equilibrio. Sembrano in attesa di fuggire, liberarsi e sorgere a vita propria.
Rimango abbagliato dalla vista, per un attimo incollato alla visione. Mi scuoto, sposto lo sguardo, ma mi sono distratto di nuovo: “Dannazione!” Sbotto.
“Uh!” sussulta e si allontana appena, la mano sulla bocca. Mi giro e la fisso. Il volto a un centimetro, pallido e spaventato, le gote appena arrossate dalla sorpresa per il mio grido. Mamma. Mi viene in mente mia mamma, che ho conosciuto così poco. Eppure, un ricordo affiora, un istinto. Poi l’occhio cade, appena sotto. A un palmo, quelle due sfere perfette. Il colore, candido, l’odore: posso sentirne l’odore; una musica, celestiale, mi avvolge. Sprofondo in quel pertugio, tra i due pianeti della felicità, tutto il mio io ne viene risucchiato, la coscienza vi affonda, entra nel buio caldo e umido, l’utero della pace assoluta. Poi di colpo schizzo fuori, lanciato nell’universo, veloce come la luce percorro tutte le infinità siderali, colgo tutto e raggiungo ogni cosa, fino alla cosapevolezza piena e globale, a comprendere per la prima volta il mio io, a scoprire e rinascere un nuovo me stesso. Ora so cosa vuol dire essere felice, sento il tepore, la morbidezza, capisco di avere sempre sbagliato, rifiutato la beatitudine chiudendomi nella privazione. Allungo le mani, per ghermire le due sfere della conoscenza, questo tanto, questo troppo, come atto finale a completare la mia trasmutazione.
“Signorina!” Una voce come una coltellata a tagliare il cordone ombelicale che stava per farmi rinascere.
Lei si alza di scatto, lasciandomi afferrare solo il vuoto: “Dottoressa!” è ritta come un soldatino.
Mi riprendo, guardo la direttrice appena uscita dalla porta. Le guance opulente di adipe gonfie attorno alla bocca ringhiante, gli occhi già piccoli in quel faccione gonfio assottigliati in uno sguardo tagliente: “Cosa sta facendo? Vuole darsi un contegno?” E indica con l’indice avvolto nella ciccia il tronco di lei, per poi portare i pugni ai fianchi obesi.
La signorina guarda in giù e si accorge della voragine, si affretta a uscire da dietro la scrivania mentre chiude il vestito: “Oddio! Scusatemi!” e arrossisce più dell’abito.
La Wu le si avvicina con occhi di fuoco e rincara: “Una sconceria simile non si era mai vista in un ente di prestigio come il mio! Si vergogni!”
Lei si guarda intorno, gli occhi le si velano, abbassa la testa, cerca di parlare ma riesce solo a singhiozzare, poi corre fuori.
La mia redenzione, un istante prima a portata di mano, ora così lontana.
La dottoressa passa in un istante dall’ira al sorriso: “Signor Cheng. Che piacere.”
Mi alzo, mi inchino: “Dottoressa…” Spinto da ciò che ero e che non ho potuto perdere ancora del tutto. Ma mi mancano le parole, non sono più come prima. Sono un essere a metà, devo rinascere. Sono affamato solo di quello.
Lei continua: “Si chiederà perché l'ho convocata.” Va davanti alla sua scrivania.
Io la raggiungo e le sono di fronte: “Veramente…” Mi trattengo dal aggiungere “Non me ne frega niente, voglio solo andare ad attaccarmi a quelle due bocce magnetiche e salvarmi.”
La Wu continua: “Ebbene, ho il suo stipendio. Questo mese c’è un bell’incentivo, e ci tenevo a darglielo di persona. Sa come siamo abituati a trattare bene chi ci è fedele, chi ci serve senza chiedere e col massimo impegno.”
Lo so, sì, che gli zerbini sono la razza che preferite. Ma so anche che io non voglio più esserlo, voglio solo andarmene da qui e correre dalle mie sfere magiche.
“D’altra parte, lei ha investito sempre molto delle sue finanze nel fondo.”
Infatti mi ci sono rovinato. Ora però devo andare, sento che non resisto più, ho bisogno di tuffarmi in un mare di morbidezza e annegarci, dove sara la mia sirena?
“E ora che il fondo affronta tempi duri, abbiamo necessità di tutto ciò che possiamo ottenere per chiudere il passivo e creare quel ciclo virtuoso che lo riporti a guadagnare.”
Certo, certo, mi vuol fregare, anche se non afferro come. Comincio a non sentire più quel che dice, la vista vacilla, il sangue rallenta, sento il bisogno di toccare, di possedere.
“Per cui posso sperare che anche questo stipendio, con gli incentivi che le offriamo, venga usato al massimo per investire liquidità nel Social Credit System. Confidiamo che al più presto i micro investitori potranno restituire i prestiti così che tutti possiamo recuperare i nostri investimenti.”
Caldo. Sto soffocando. A questo punto potrei fare un atto inconsulto.
“Ma adesso, ecco la sua busta paga.” Si gira a cercare sulla scrivania, si china: “Ma dove l’avra messa quella piccola sgualdrina?”
E mi appaiono, davanti: due masse adipose flaccide e sformate. Oscene ma inevitabili, nella loro prossimità. Non mi salveranno, lo so, ma non posso resistere, non sono più padrone del mio corpo, l'istinto mi comanda.
Un passo indietro, carico le mani e affondo, con tutta la forza, con tutto me stesso.

 

Commenti

Ritratto di Gana Mala

Hai capito Cheng?
Il mio incipit è finito in ottime mani con una interpretazione che non mi aspettavo ma che ho gradito!
Bello, mi sono gustata la lettura!

Ritratto di Pilgrimax

Applausi, applausi, applausi, e ancora applausi. Alla fine mi sono messo a ridere da solo in ufficio. Il compagno di stanza mi avrà preso per matto, ma chi se ne frega. Gran bel racconto MasMas. Nulla da dire, eccetto: "non vedo l'ora di rileggerti". Ma non c'è problema... intanto mi ti leggo in "Springlynn & dads baubles" :-)

Ritratto di Gana Mala

Una curiosità, Max. In un commento avevi detto che non ti sarebbe dispiaciuto sviluppare questo incipit. Quale genere avresti scelto?
Mi incuriosisce.

Ritratto di Pilgrimax

Sarei andato per uno SciFi distopico. Così a naso, era la cosa che mi aveva subito suggerito. Toccando, in particoalre, temi di privacy & ethics, BigData, intelligenza artificiale. 

Ritratto di Gana Mala

Anche io lo avevo immaginato così :)

Ritratto di Alessandro Pilloni

Davvero divertente. Reso benissimo. Mi sono immaginato tutti i movimenti. Sul finale temevo lo stessi perdendo e invece poi è andato tutto a segno! Bravo. Bel gioco.

Ritratto di AngelaCStevenson

Personaggio irresistibile. Mi sembrava di vederlo il tuo Cheng con il sangue che ribolle senza tregua e che lo porta (forse) a un'inevitabile licenziamento. Ottimo stile, interpretazione del tema stratosferico

Ritratto di masmas

... troppo buoni

Ritratto di Creattività

si, moooolto divertente! Lo vedevo, era lì reso benissimo. :)

Ritratto di DBones

Bello e divertente, ma anche profondamente vero e triste. 

Ritratto di Kriash

Racconto divertente e che fila liscio e senza traballoni. Buon uso dei dialoghi e delle descrizioni in puro stile Masmas.
Però... però... però... mi piacerebbe leggerti anche su trame e sviluppi lontani dal tuo stile umoristico così ben consolidato. Anch'io l'incipit l'avevo immaginato in una maniera completamente diversa e sei stato molto bravo a direzionarlo verso un campo più "tuo". ;)

Ritratto di Stellaoscura

Il soggetto mi sembrava davvero complesso, penso che tu l'abbia sviluppato in modo molto originale e, almeno per me, del tutto inaspettato. Una bella sorpresa, a tratti fa sorridere, a tratti fa riflettere.

Unico neo che ho trovato è la presenza di qualche refuso.

Ritratto di Pistinega

Mi unisco in toto a Stellaoscura, bravo!

Ritratto di Seme Nero

Qui abbiamo a che fare con il prodotto garantito! XD

E dire che l'incipit mi sembrava serioso, pensavo davvero di trovarmi di fronte a un MasMas più cupo e riflessivo. Poi sono apparse due sfere magiche :°°°D

Ritratto di LaPiccolaVolante

Il soggetto mi diverte un sacco.
é stato gesttito abbastanza bene, ben contestualizzato e i personaggi ben caratterizzati. Qui si apre una porta difficile da gestire: quella dell'esagerazione. il protagonista immagino imbocchi una deriva prevertita pesante in un eventuale sviluppo. E è un tema molto complicato da tenere in equilibrio.
Credo che (sempre ipotizando uno sviluppo) Cheng mi deluderebbe se mantenesse un controllo.
Comunque mi è piaciuto.

 

Ritratto di Borderline

Divertente. Certo poverino, il buon Cheng sempre così ligio al dovere non è mica colpa sua se poi arriva il momento in cui non ne può più di esser quadrato e corre dietro al tondo XD. Dialoghi come sempre calzanti, anche io mi aspettavo uno sci-fi ma a dire il vero va benissimo anche così, molto nipponico :).

PS Ma alla fine il suo stipendio che fine ha fatto?