Giulia (di Kriash) - Incipit 14

Le lancette sono congiunte in alto, ma Giulia rimane a occhi chiusi nonostante il sole tenti con prepotenza di insinuarsi all'interno della camera. L'aria è bollente e carica di molti respiri. A terra cadaveri di oggetti impediscono il passaggio.

L'orologio adesso sorride. La ragazza è ancora immobile. L'occhio ora è strizzato. Giulia sposta, con la lentezza di un anziano, le lenzuola ingrigite dal sudore. Afferra una bottiglia e si bagna le labbra, appena, per poi tornare nella medesima posa.

È sera ma non lo sa. Perché non ha nemmeno voglia di scostare le tende, di alzare le tapparelle, magari di aprire la finestra e respirare aria buona, piuttosto di quella stantia che aleggia nelle stanze del suo appartamento da tre giorni a questa parte. Perché è da tre giorni che si trova in questa situazione.

Dalla risata di Barbara, da quella battuta e quell’alzata di sopracciglia che hanno sostituito la risposta che voleva sentirsi dare.

Tipo, è vero anche tu mi piaci.

Invece no. Quella risata, quella battuta e quell’alzata di sopracciglia.

Giulia si era focalizzata sull’anello che Barbara portava al pollice, guardava la superficie lucente di quel cerchio d’argento mentre le vomitava addosso tutte le parole che si era ripetuta in testa i giorni precedenti. Parole belle, parole piene di significato che aveva trovato il coraggio di buttare fuori.

Che cogliona. Si dice così, Giulia, sotto le coperte. Tra l’aria grigia che circola per casa e che spera la faccia soffocare. Non ha più il coraggio di uscire da lì e in qualche modo pensa che non si stia poi così male senza vivere nel mondo.

Il vero nemico è la pipì. Non ci pensa, cerca di dormire ma la vescica spinge. Gira gli occhi una o due volte, tergiversa ma sa che deve andare in bagno.

Le lenzuola vengono ammucchiate a bordo del letto. Le lancette sono tutte sulla parte destra del’orologio. Pensa che sia affascinante guardare l’ora e trovarla in occasioni speciali, tipo numeri uguali o speculari.

Ma la pipì spinge e il bagno è una sirena dal dolce richiamo. Immagina di lasciare orme nella polvere accumulata dagli anni sul pavimento del suo appartamento. Corre veloce nel bagno e si siede.

Quando si rialza e l’acqua scende dalla cassetta verso il gorgo del water, sente rumore di passi fuori dalla porta d’ingresso.

Il vicino del pianerottolo, pensa. Non può essere altri che lui. Magari penserà che Giulia sia morta. Magari non si sarà nemmeno accorto dei giorni che sta passando chiusa in casa. Magari anche chissenefrega.

Ora che la pipì è fatta, nulla le vieta di tornare a vivere la sua vita fatta di letto, cuscino, polvere e ore trascorse nel nulla, senza che la fame le divori le interiora.

Barbara.

È un guizzo. Un’immagine di lei, dei suoi capelli, del suo sorriso, del suo pollice stretto dall’abbraccio del’anello che chissà da dove proviene. Poi se ne va, abbandona Giulia durante il passaggio inverso che la porta dal bagno alla camera e che le fa attraversare l’ingresso.

Quanto ci ha messo? Le sembrano passati anni dalla sua decisione di andare a fare pipì.

Lì si ferma, saltellando su un piede e poi sull’altro mentre gli occhi osservano una busta chiara, infilata sotto la porta d’ingresso di casa sua.

Tutto è silenzioso. Tutto è buio, una pancia nera di bestia in cui essere digeriti a lungo. Sente il suo cuore che ha aumentato i battiti nel vedere quell’oggetto che non dovrebbe trovarsi lì.

Non sa cosa fare, potrebbe dimenticarsene e tornare sotto le lenzuola, immergersi nel nulla e sparire. Ma la busta rimarrebbe sempre lì, a spingere come la pipì nella vescica.

Cammina e azzera la distanza tra lei e la porta. Rimane dritta, senza chinarsi e la sua testa gira per osservare quel rettangolo bianco che sembra una luce nel buio di casa sua. Le ginocchia si piegano e le mani afferrano la busta chiusa.

Curiosa, strappa il lembo superiore e guarda dentro. Un semplice foglio con qualcosa scritto sopra. Accende la luce passando due dita sull’interruttore. Il flash accecante la scombussola per una frazione di secondo, troppo abituata a quel nero per poter mantenere gli occhi completamente aperti. Si adegua in fretta, mettendo una mano a coprirsi e guarda quel foglio.

Ciao Giulia.

C’è scritto così. Semplice e terrificante allo stesso tempo. Una scrittura che non ha mai visto e che non associa a nessuno dei suoi conoscenti. Asettica, brutale e invadente.

Non si aspetta un saluto, non lo vuole e, soprattutto, non da qualcuno che non sa chi sia.

Il vicino, forse? Poco prima le era sembrato di sentire dei passi nel pianerottolo.

Il cuore aumenta il ritmo e può quasi sentirlo. Per un attimo si chiede se anche esternamente si possa sentire. Deglutisce e si avvicina alla porta, alzandosi di poco sulle punte dei piedi per raggiungere con l’occhio destro lo spioncino. La luce soffusa del pianerottolo illumina una porzione di scala e nulla più di ques…

Un occhio le si para davanti in una versione gigante e distorta.

Arretra e finisce col sedere per terra, senza nemmeno accorgersi di aver gridato.

Ora il suo cuore è a fianco a lei, nell’ingresso dell’appartamento.

Si dice che è tutto frutto dell’immaginazione, che lì no, non c’era nessun occhio che la stava fissando dalla parte opposta dello spioncino. Anche perché di rumori fuori dalla porta non se ne sentono. Ma difficilmente li sentirebbe, con quel martellare incessante che le sta facendo esplodere il petto.

Si sta immaginando tutto.

Magari è un sogno, un incubo. Stava dormendo, sì. Era tra le lenzuola e sicuramente quel bisogno impellente di pipì si sarà trasformato in una macchia scura sul materasso.

Giulia svegliati, si dice.

Cosa che non avviene. Respira. È coraggiosa, lo è sempre stata. Così tanto che non ha paura di aprire la porta e, magari, scoprire il colpevole per importunarlo, colpirlo con una manata e farlo scappare. Ha dei vicini, no? Sentirebbero il rumore. Accorrerebbero in suo aiuto.

Forse.

Ma è ormai troppo tardi, perché la sua mano destra sta spingendo verso il basso la maniglia della porta e l’unica cosa che la separa dall’ignoto si sta aprendo, esponendola a tutto.

Niente. Non c’è nessuno lì ad attenderla. A spaventarla. A…

Eppure qualcosa c’è. Sulla pedana a forma di gatto che invita la gente a entrare è adagiato qualcosa.

Socchiude gli occhi. Guarda ancora per un attimo verso la scala, poi si china per osservare meglio.

Sulle setole marroni della pedana è appoggiato un dito.

Non riuscirebbe a riconoscerlo per la conformazione dell’unghia o per le dimensioni, quello no. Ma l’anello che si trova a una delle sue estremità, quella macchiata di rosso e di pezzetti frastagliati di pelle, quello sì. Lo riconoscerebbe tra centinaia.

In casa le lancette sono congiunte in basso e l’urlo che arriva dal pianerottolo fa da sveglia a tutti gli abitanti della palazzina.

Commenti

Ritratto di Pilgrimax

Bene, molto bene. Qua sento odore di incipit per qualcosa di più lungo. Mi è piaciuto molto come hai governato le attese, che arricchisci con la cultura nei dettagli, che non è da tutti! Non stanchi, non annoi e l'attesa che crei non la disattendi mai. Bellissima prova.

Ritratto di AngelaCStevenson

Complimenti per lo stile che rende la lettura piacevole e scorrevole. Ottima la focalizzazione delle lancette che aprono e chiudono il testo.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Per me stavolta è un ni. Tutto buono come sempre e si intende che è solo l'inizio di qualcosa ma gli avrei dato una bella sforbiciata. Niente di eclatante ma giusto una sfoltita: c'è un po' troppo pipì! Per il resto null'altro da eccepire. Il mestiere c'è tutto!

Ritratto di DBones

A me è piaciuto; niente di trascendentale, ma piacevole. L'introduzione a una storia ben più corposa.

Ritratto di Kriash

Grazie a tutti per i vostri commenti e consigli!
Rispondo in maniera generale: ho scelto questo interessante incipit proprio perché era il più neutro possibile, quello che più si avvicinava alla "pagina bianca" con la possibilità d'infinite varianti. E per la prima volta ho seguito il flusso,lasciandomi guidare dalle parole piuttosto che da un'idea precisa (cosa folle per me che sono ossessionato dall'idea, ancor più che dalla scrittura in sé).
Ho limato il limabile e penso che meno di così non si potesse fare o, almeno, avrebbe trasformato il tutto in qualcosa d'incapibile (e già, più di un vero e proprio racconto, si respira tanto la sensazione d'idea).
Grazie ancora! :)
Il bello di questi giochi è proprio questo: sperimentare e osare.

Ritratto di Stellaoscura

Mi è piaciuto molto, ho apprezzato soprattutto il ritmo e la tensione crescente.

Non trovo molti punti deboli, se non nell'ultima frase. Forse si poteva chiudere senza, lasciando il lettore al punto di massima tensione. Parere da lettrice, quindi sicuramente viziato da quello che è il mio gusto.

Davvero bella prova, complimenti!

Ritratto di Pistinega

Anche io l'avrei chiuso con "centinaia", non mi sarebbe dispiaciuto un finale sospeso in tutto e per tutto, però nulla da dire, bello! 

Ritratto di Elisaa

Bel racconto, mi è piaciuto molto come hai sviluppato il mio incipit. E a me il finale invece piace così, con il ritorno delle lancette. E' come un cerchio che si chiude. 

Ritratto di masmas

Scritto bene e con proprietà, con piccoli colpi d'autore qua e là che impreziosiscono.

Solo, forse ha un po' due ritmi tra la prima e seconda parte, come se all'inizio ci fosse l'intenzione di far andare il racconto in una direzione che poi cambia. ma è una sensazione mia, molto probabilmente.

Ritratto di Gana Mala

Io l'ho adorato ed esigo il seguito.

Ritratto di Gana Mala

Aggiungo che le ripetizioni non mi hanno infastidito, anzi, hanno aiutato a costruire l'atmosfera.
Per me è diesci!

Ritratto di Seme Nero

Affascinante, con pochi elementi si può creare un'atmosfera inquietante, tesa, basta usare le parole giuste. Scritto benissimo, molto d'effetto il finale, non mi ha proprio entusiasmato ma solo perché è scarno, forse con un paragrafo o due in più sarebbe meglio. Ma ottima prova come sempre.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Una bella prova, il modo è azzeccato, apre molte possibili porte, ma mannaggia a te, quante battute regalate alla pipì! Sono d'accordo con Ser P.
C'è il mestiere, o meglio, prende una forma bellissima il mestiere. Davvero!
Ma cazzo, quella pipì! quanto spreco di battute utili!
Bravo Kriash!

 

Ritratto di Borderline

Bello, a un certo punto mi ha ricordato pure Il cuore rivelatore di Poe. Si capisce, senza che tu lo dica, tutta la situazione precedente. Barbara, il pretendente ignoto, la vita oltre l'appartamento e la depressione. Potrebbe senza dubbio essere il primo capitolo di un libro più lungo :)