Alfio (di Olly) - Incipit 11

La sveglia suona alla solita ora. Alfio non dorme più già da un po’, ma occorre aspettare il suono familiare e rassicurante del vecchio orologio giallo, suo fin dai tempi dell’orfanotrofio, per potersi alzare.

 

Il braccio sinistro si allunga a placare la sveglia.

Il braccio destro solleva le coperte.

Le gambe si spostano a fianco del letto.

I piedi toccano il pavimento in schieramento parallelo.

Il corpo magro si allunga in verticale mentre la mano destra raggiunge la cordicella.

La tenda si apre e Alfio controlla la città.

Come un supereroe.

 

In strada la signora Si sta già dando ordini, la sua voce acuta scandisce parole orientali concitate che ad Alfio fanno sempre un po’ ridere. Il marito segue le sue indicazioni e sistema la frutta e la verdura fuori dal negozio, in bell’ordine.

Di fronte, Antonio sta aprendo la saracinesca del suo Barber Shop. Racconta sempre di essere arrivato a New York 40 anni fa, ma non tradisce le sue origini, conservando un forte accento italiano.

A fianco, il Flower Pot ha la saracinesca ancora chiusa. Tra poco arriverà la signora Fillmore ed Alfio la raggiungerà, per iniziare una nuova giornata di lavoro tra i suoi amati, amatissimi fiori.

Quello è il suo mondo. La sua routine. Il suo tutto.

Davanti al lavandino Alfio si prepara. Osserva il suo viso magro, gli occhi contornati da occhiaie profonde e bluastre, le labbra sottili, i capelli corti e ordinati che Antonio gli ha sistemato ieri pomeriggio. Si chiede perché si senta cosi stanco. È sicuro di avere dormito profondamente e di aver sognato.

Ma del sogno non ricorda nulla.

 

Apre il cassetto sotto il lavandino.

Dal flaconcino arancione prende due pastiglie.

Le manda giù con un sorso d’acqua.

Si lava i denti.

Si sciacqua il viso.

Fa tre respiri profondi.

Pensa al profumo dei gelsomini.

Piccole stelle cadute dal cielo.

 

“Buongiorno signora Fillmore”.

“Oh buongiorno caro, come stai? Mentre ti metti il grembiule lascia che ti prepari un tè caldo.”

La voce tremolante della signora Fillmore è per lui una vera benedizione. Come il suo tè, servito in tazze di sottilissima porcellana. È il momento della giornata in cui Alfio si sente più amato e coccolato. Le piccole mani rugose della signora Fillmore eseguono sempre gli stessi identici gesti. È questo che Alfio ama di lei. Non rinuncia alle sue abitudini. Non si fa ingannare dalla fretta o dalle seduzioni delle novità e delle stravaganze. I gesti che la fanno stare bene diventano un rituale da regalare a chi le sta a cuore.

Con lei, per la prima volta, Alfio ha provato la sensazione di stare a cuore a qualcuno. La signora Fillmore lo ha raccolto, lo ha accolto. Quando, sporco e tremante, entrò nel suo giardino avvolto da una coperta, aveva 10 anni. Il profumo intenso dei gelsomini, che crescevano rigogliosi sul muro accanto al pozzo, lo avevano fatto piangere. Quei piccoli fiorellini, che si arrampicavano verso l’alto cercando di raggiungere il cielo, erano il suo primo vero ricordo. Era nato a 10 anni in un letto di gelsomini.

 

Toglie delicatamente, una ad una, le spine dagli steli delle rose.

Taglia il nastro e lo avvolge intorno.

I giri sono tre.

Sistema a regola d’arte i rametti di gelsomino.

Srotola un po’ di carta crespa e la piega sapientemente.

Un nastro rosa di seta.

La composizione è perfetta.

La sposa sarà bellissima.

E profumata.

 

Il commissario Mike Giuliano era alla decima sigaretta ed erano soltanto le 11 e 30 del mattino.

Era appena uscito, esausto e sconfortato, dall’ultimo briefing con la squadra. Aveva gli agenti migliori di tutta NYC. In tutta la sua carriera pensava davvero di non aver mai visto una squadra cosi preparata e collaborativa, eppure non riuscivano a venirne a capo.

Gli omicidi erano già tre. Si trattava di un seriale. Il killer degli chef.

Il primo cadavere era stato rinvenuto nella cabina frigorifera del prestigioso ristorante “La bella Italia”. Lo chef Vittori era stato congelato dopo che un taglio netto gli aveva reciso la giugulare. A distanza di alcuni giorni sorte simile era toccata allo chef Douchet. Lo aveva trovato l’aiuto cuoco riverso sul pavimento della cucina del ristorante “Amelie” con un coltello nel cuore.

Lo chef Barbie era stato costretto a gettarsi dalla terrazza del suo ristorante panoramico “Twentieth floor”. I tagli da coltello rinvenuti sul collo della vittima erano il risultato di una proposta piuttosto convincente ad avvicinarsi alla balaustra, da dove il killer lo aveva costretto al volo mortale.

In tutti e tre i casi un coltello da cucina, nessuna impronta, nessun testimone.

In tutti e tre i casi chef rinomati, innovatori, stravaganti.

Il killer aveva agito a notte fonda, sorprendendo le vittime da sole, ancora nei propri ristoranti per ragioni diverse e assolutamente casuali.

L’ispettore Giuliano si alzò, buttò il mozzicone nel posacenere e uscì dal suo ufficio dirigendosi con passo deciso verso la stanza in fondo al corridoio. Laura Woods, la sua vice, stava esaminando il menù dei ristoranti teatri degli omicidi, quando Mike la raggiunse.

“Novità?”

“Nessuna Mike, a parte che mi sta venendo fame leggendo questa roba”

Mike buttò l’occhio su un menù. Pepita di amaranto profumata con composta di limoni e viole, Bruschettina all’italiana con tripudio di allium, Fettucce al ragù di granchio con fiori di malvarosa, Tagliata di manzo con erbette e calendula, Crostatina di mirtilli con ibisco profumato, Decotto di fichi mediterranei con fiori di cerfoglio…

“Eh va bè Laura, più che fame qui a me vien mal di testa! Ma parlassero come mangiano questi chef moderni! Dai che ti invito a mangiare una bella bistecca punto e basta!”

La risata cristallina di Laura gli fece dimenticare per un attimo i loro guai lavorativi. Si era innamorato di lei dal primo giorno che l’aveva vista arrivare. I lunghi capelli neri raccolti nei più improbabili tentativi di non averli a noia, con matite e stecchi per mescolare il caffè come ferma crocchia. Il sorriso bellissimo e sincero. Gli occhi scuri e profondi. Il passo deciso e determinato.

Presero la giacca e uscirono per una bistecca punto e basta.

 

Alfio aveva consegnato il bouquet e le altre composizioni per la cerimonia. Mary Hellen di li a poco si sarebbe sposata coronando il suo sogno. Alfio era contento per lei nonostante ne fosse un po’ innamorato. Del resto lo era anche di Susan, di Charlotte, di Jude e di tante altre clienti che amavano i fiori e profumavano come fiori. La sua ragazza avrebbe dovuto profumare di gelsomino. Un giorno l’avrebbe trovata.

Tornò in negozio, aiutò la signora Fillmore a chiudere il negozio, comprò un sandwich e qualche mela dalla signora Si e salì nel suo appartamento. Era stanco, sarebbe andato a dormire presto.

 

L’ispettore Giuliano dormiva accanto a Laura, la faccia affondata nei suoi capelli, avrebbe voluto che il mattino non arrivasse mai. Invece non erano nemmeno le 6 quando il telefono squarciò con violenza il silenzio.

“Che c’è?” rispose con un filo di voce, istintivamente pronto ad una pessima notizia.

“Come? No, cazzo, cazzo!”

“Cosa succede Mike?” chiese Laura guardandolo preoccupata.

“Ne hanno trovato un altro. Un altro! Cazzo!”

Si vestirono in fretta e uscirono di casa senza dire una parola. Arrivarono davanti al “Remì” e trovarono Omar della scientifica fuori che fumava una sigaretta.

“Hey Mike. Laura. Bella gatta da pelare. Coltello da cucina. Taglio netto alla gola. Nessuna impronta finora. Lo chef Lapin stava lavorando a un nuovo menù. La moglie ci ha detto che sarebbe venuto un famoso critico di cucina nei prossimi giorni e voleva stupirlo con ricette creative ed originali. Stava guarnendo una mousse di cioccolato, variegata con composta al te verde del Perù, con fiori di gelsomino”

“Ossignore” esclamò l’ispettore Giuliano mettendosi le mani nei capelli- “ma hai analizzato il cadavere o il piatto?”

 

Alfio apre gli occhi e aspetta il suono della sveglia.

Si alza e controlla la strada dalla finestra.

Davanti allo specchio prende le sue pastiglie.

Fa tre respiri profondi.

Si chiede perché si senta così maledettamente stanco.

 

Prima di uscire si accorge di alcuni rametti di gelsomino sul tavolino in cucina.

La sera prima si è dimenticato di sistemarli.

 

Prende il vaso di vetro verde.

Lo riempie con un poco di acqua.

Sistema con amore i rametti.

Accarezza i delicati petali bianchi.

Ne respira avido il profumo.

Quel profumo è il suo potere segreto, la sua forza.

 

Come un supereroe.

Commenti

Ritratto di Pilgrimax

Ma che bel racconto! Personaggi caratterizzati bene nel corso dell’azione. Dosi sapientemente descrizione con azione e dialoghi in un flusso omogeneo, rendendo briosa la lettura. Bello anche il colpo di scena alla fine e il carattere conflittuale di Alfio. E certo che è stanco! :-) Per me, ottima prova, sicuramente come racconto in sé. Poi, dai, Alfio è un personaggio originale che potrebbe dare vita anche a qualcos’altro. Ma questa è materia dei Capitani.

Ritratto di Olly_78

Grazie! 

Vero, è stato un onore incontrare Alfio e raccontare la sua storia

 

 

Ritratto di Alessandro Pilloni

Praticamente gli ha fatto brutto che 'sti chef si prendono troppe confidenze con i fiori! Avrebbe forse necessitato di più spazio. Niente da eccepire. Tutto ben fatto. Giusto il commissario che diventa ispettore da un momento all'altro (scherzo, eh :P )

Ritratto di Olly_78

 

L'ho declassato!!!

e nel giro di non troppe battute, spazi compresi, povero Mike!

;P

 

 

 

Ritratto di DBones

Veramente bello, si legge che è un piacere. Oltretutto, tra me e te, questi chef ultrastellati hanno un po'stancato...Ahahah.

Ritratto di Olly_78

Alfio?! ..sei tu?  ;)

 

Ritratto di DBones

Ahahah! 

Ritratto di Kriash

Ehi, questo è un "buttarsi" in grande stile!
Che bel racconto: hai dosato sapientemente l'azione con la spiegazione; hai usato dialoghi originali e veritieri; hai cambiato la soggettiva spostandoti da un gruppo di personaggi a un altro.
Per me è davvero un'ottima prova. E Alfio è un personaggio che andrebbe ripreso, giusto per capire come agirà trovandosi da entrambe le parti dello schieramento "buoni e cattivi". Brava Olly ;)

Ritratto di Pistinega

Alfio lo vedrei bene come il protagonista di un romanzo, facci un pensierino! :)

Ritratto di Stellaoscura

Adoravo Alfio già dal soggetto e il tuo sviluppo me lo ha fatto amare ancora di più.

Ben costruito, ben scritto, ottimo ritmo.

Unico neo questa frase: "I tagli da coltello rinvenuti sul collo della vittima erano il risultato di una proposta piuttosto convincente ad avvicinarsi alla balaustra, da dove il killer lo aveva costretto al volo mortale." Se fosse dell'ispettore, avrei voluto sentire più l'ombra di un sospetto anziché la certezza, ma magari sono io a essermi persa un passaggio!

Brava, ottimo racconto!

Ritratto di masmas

Proprio carino questo inizio, svolto bene, si legge con grande interesse.

Io l'unico difetto che ci trovo è che 'sti poliziotti saranno pure la squadra più abile di NY ma sono un po' gnonchi a non vedere il filo conduttore dei fiori... ma insomma è un bel racconto.

Ritratto di Gana Mala

Molto, molto carino. Scorrevole e intrigante, si fa leggere molto volentieri.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Un "Mr Hyde" piacevole da leggere.
Dal primo accenno di stanchezza mattutina ("nonostante la dormita") il gioco è bello che risolto, peccato.
I personaggi sono ben caratterizzati (attenzione ai ruoli e ai nomi, sempre.), il contesto gestito molto bene. Peccato per la facile (e forse voluta, non so) soluzione.
Sì sui poliziotti la caratterizzazione svirgola un poco, forse perché non sono un cardine molto importante per il narratore, ma sembrano davvero un pelino tontoloni: se quella è la squadra migliore non oso pensare a quella peggiore.

Ho letto comunque con piacere.

 

Ritratto di Borderline

Ho adorato i piccoli pezzi scritti in versi, secondo me davvero ben riusciti. Danno ritmo al racconto, caratterizzano meglio Alfio, la sua routine e le sue piccole manie :). Davvero un ottimo esordio! A rileggerti :)