Senza nome (di EntulaPili) - Incipit 4

Aveva un nome, ma non lo ricordava. Se lo era scordato una notte, addormentato sfinito abbracciato a un salvagente, con la speranza di non risvegliarsi. Fu il calore del sole sull'esile corpo e sulla testa ricoperta da minuscoli riccioli neri a dargli la certezza di appartenere ancora al mondo che aveva sempre conosciuto. Lo pervase una sorta di sollievo. Come un lampo giunse a coscienza, seguito a breve distanza da un tuono di amara felicità. Poi la tempesta: aveva dimenticato il suo nome.

Disteso sulla sabbia rovente, cercò di mettere a fuoco l'immagine che gli si presentava davanti: due piedi sospesi ricoperti di mosche che di tanto in tanto riprendevano il volo per poi posarsi nuovamente su quel corpo appeso. A cosa fosse agganciato lo ignorava, forse al nulla, ma era troppo confuso per capire la natura di ciò che lo circondava.
Due uomini lo afferrarono bruscamente per le braccia e lo trascinarono per tutta la spiaggia.
«Signore, vuole che lo conduca al patibolo?» domandò uno dei due uomini a un vecchio che stava seduto dietro una scrivania.
«Per ora no. Voglio prima capire chi è, perché è qui e come ci è arrivato»
Il naufrago si guardò attorno. La stanza era buia e umida, alle pareti vi erano appese teste di cervo, di cinghiale e di uomini. Rimase intontito a fissare queste ultime.
«Allora, vuoi rispondermi?» domandò brusco il vecchio.
«Quelle sono vere? Sono davvero teste di uomini?»
«Sì e se non mi dirai presto chi sei e come sei giunto qui, farai la loro stessa fine»
«Chi sono?»
«CHI SEI?»
«Non ricordo. Sono stato trascinato sin qui dalla tempesta. Non so perché mi trovassi in mare. Potrei avere dell'acqua?»
«Credi di potermi prendere in giro? Sarai nostro prigioniero sino a quando non ci dirai tutto e ti assicuro che invidierai la serenità di quelle teste appese al muro».

Il naufrago venne sbattuto in una cella dove vi erano numerosi prigionieri. Uomini e donne ammassati, magri, a malapena vestiti, lo guardarono chi con tristezza, chi con disperazione, chi con la bava alla bocca come se davanti a loro ci fosse un pollo arrosto. Una donna leccava la parete con la speranza di dissetarsi con le piccole gocce di umidità. Un uomo si mordeva un dito. Alcuni non respiravano e dal loro aspetto si poteva dedurre che non lo facessero già da tempo. Una ragazza dalla pelle scura e dallo sguardo spento tentò di abbozzare un sorriso.
«Mi chiamo Akilah. Qual è il tuo nome?»
«Non lo ricordo. Sto cercando disperatamente di ricordarlo ma non ci riesco»
«Non sforzarti. Il tuo nome tornerà, te lo dirà la tempesta»
«Se non dirò chi sono a quegli uomini, mi faranno fare la fine di quelli appesi al muro o al nulla»
«Conoscono i nomi di tutti noi e le nostre storie, eppure siamo qua dentro assieme a te. A loro non interessa il tuo nome, ma i resti del tuo corpo».
Il loro dialogo venne interrotto da delle guardie che diedero il rancio ai prigionieri vivi e portarono fuori i morti ammassandoli dinnanzi alle carceri. I corpi, uno alla volta, vennero impiccati.
«A cosa dovrebbe servire impiccare chi è già morto?» domandò il naufrago sgomento.
«A nutrire le loro bestie. È per questo che continuano a sfamarci, per non farci morire tutti assieme, in modo da avere cadaveri per un lungo periodo. Alle bestie piacciono magri e puzzolenti.» rispose Akilah.
«Ma quali bestie? Io non vedo niente, vedo solo cadaveri che si lacerano e che sono appesi al nulla!»
«E non le vedrai mai. Mangia il tuo rancio o il prossimo ad essere appeso sarai tu».
Quella notte riuscì a dormire nonostante gli abiti ancora bagnati e pieni di sabbia, la puzza di morte, i dolori e la fame. Nei suoi sogni gridava il nome di una donna.
Un liquido tiepido e salato lo destò.
«Buongiorno!» disse una guarda mentre gli pisciava in faccia, «il capo chiede di te, è curioso di sapere se hai ricordato il tuo nome. Magari sono riuscito a rinfrescarti la memoria con il mio dolce zampillo!» e tutte le guardie scoppiarono a ridere, poi lo afferrarono e lo condussero all'ufficio.
«Ebbene, la nostra povera smemorata ricorda qualcosa o dobbiamo darle un aiutino affinché lo faccia al più presto?» domandò con sarcasmo il vecchio.
«Sono un uomo»
«Ahahahahahah! Questo lo vediamo, mio bel ricciolino! Noto che oltre essere svampito sei pure scemo! Allora? Quando avresti intenzione di dirci chi sei o cosa sei venuto a fare qui, eh? Chi ti ha mandato?»
«Non lo so, lo giuro! Non mi ha mandato nessuno, è stata la tempesta. Dico la verità, lo giuro!»
«La tempesta, eh?»
«Sì! Ero aggrappato a un salvagente e...»
«E dove avresti preso questo salvagente?»
«Io non lo so» disse con tristezza «forse ero su una nave. Non so cosa sia accaduto, ricordo solo due grossi occhi e il sapore delle lacrime»
«E quello del mio piscio!» intervenne la guardia suscitando ilarità collettiva.
«Basta! Lasciatelo parlare! Quale nave? Non ricordi il suo nome o quello del comandante?»
«No, però ricordo un cane...»
«Un cane? Non me ne frega nulla dei cani!» gridò il vecchio sbattendo i pugni sulla scrivania. «Riportatelo in cella!».

Dei corpi impiccati ormai non rimaneva più nulla, ma altri cadaveri erano pronti per quella fine. Il naufrago cercò tra i prigionieri ancora vivi lo sguardo di Akilah.
«Dov'è Akilah?» domandò disperato agli astanti senza ottenere risposta, «dov'è?» urlò ancora. Si divincolò tra quelle persone che a stento si reggevano in piedi, la cercò sotto le coperte lerce, si girò e rigirò ma non la trovò. Sconfortato si addormentò in un angolo rannicchiato come un bambino che era stato picchiato.

Il vento si alzò e pareva parlasse. Nessuno però riusciva a capire cosa dicesse.

«Allora? Oggi come ci siamo svegliati?»
Il naufrago alzò lo sguardo e vide che si trovava nell'ufficio e che il vecchio gli stava parlando.
«Forse... forse qualcosa ricordo»
«Oh! Bene, bene, bene, molto bene! Prego, raccontaci tutto!»
«Ero su una nave dove la gente spariva. Io cercavo qualcuno... »
«Chi?»
«Non lo so»
«Vedi di dirci qualcosa di più, tipo qual è il tuo maledetto nome!»
«Non lo so, ricordo quattro nomi di uomo ma non so qual è il mio»
«Sarebbero?»
«Carl, Mark, Rick e John»
«Tu quale saresti e chi sarebbero questi altri? E,soprattutto, dove sono?»
«Non ho idea di chi siano né quale tra questi sia il mio nome»
«Forse è il caso che tu ci dica qualcosa di più o ti terremo vivo ancora molto a lungo»
«Credo... credo di essere il comandante»
«Allora, se sei il comandante mi saprai dire che fine ha fatto la tua nave e il resto dell'equipaggio!»
«No, purtroppo non lo ricordo»
Il vecchio si avvicinò al suo viso e mentre lo guardava negli occhi disse «dovrai ricordare molto presto tutto quanto e, soprattutto, dirmi come diamine avete fatto a provocare una tempesta!»
«Provocare una tempesta?!»
«Senti, non so per quanto tempo riuscirò a credere alla tua amnesia, ma evita di dirmi che quella tempesta non è stata provocata da voi perché la mia pazienza ha un limite e nessuno mi impedisce di tagliarti una mano per costringerti a parlare!» sbraitò il vecchio facendo cenno di portarlo via.

«Sei qui! Dov'eri finita?»
«Non vieni interrogato solo tu!»
«Avevi detto che sapevano tutto di noi e che erano interessati solo ai nostri corpi»
«Qualcuno sospetta che le nostre storie siano collegate. È da quando sei arrivato tu che hanno ricominciato a interrogarmi»
«Perché mai?»
«Perché solo una nave può provocare tempeste in questa parte del mondo»
«Quale sarebbe questa nave?»
«Non ricordo il suo nome, ma so che cercava qualcuno e che tu non puoi essere il suo comandante perché quella nave non lo farebbe mai naufragare»
«Ne parli come se avesse vita propria»
«Se può provocare tempeste, può avere anche vita»
«Dove ci troviamo, cos'è questo posto? Perché non ricordiamo nulla? Cosa sono queste bestie e perché ci tengono tanto a nutrirle anziché scappare dove questi esseri nemmeno esistono?»
«Ora ti ci metti anche tu con gli interrogatori? Non lo so, non lo so, non lo so e non lo so. E Akilah non è nemmeno il mio vero nome. Proprio come te non ricordo nulla. Aspetto che sia la tempesta a dirmelo. L'ultima volta ha gridato dei nomi, ma nessuno mi apparteneva.»
«Qua... quali nomi?»
«John, Mark, Rick e Carl. Forse uno di questi appartiene a te. E tu, mentre dormi, pronunci sempre il nome di una donna. “Anne”»
«Anne? Non riesco a rimembrare chi sia, ma i nomi di quei quattro uomini li ricordo anche io!»

Il mare si stava gonfiando e i fulmini illuminavano a giorno.
 

«Akilah! Sta per iniziare una tempesta!»
«Cerchiamo di ascoltarla, forse oggi ci dirà i nostri nomi»
«Se fosse qua per riprenderci? Forse gli apparteniamo»
Non fece in tempo ad aggiungere altro che venne preso dalle guardie. Si girò verso una di loro perché per la prima volta sentì il bisogno di ribellarsi. Il suo sguardo incrociò quello di uno strabico.
«John?!» domandò sorpreso il naufrago. Conosceva quel volto, lo aveva già visto, era già stato con lui e sapeva che quello era il suo nome. Dove fossero stati assieme lo ignorava.
La guardia, con un pugno in faccia, lo stese a terra.

Sentì qualcosa di grande e umido avvolgere il suo corpo.
«Avevi detto che il suo viaggio era finito!»
«Taccia, comandante! Non pretenderà coerenza da una CanNave che naviga sulle proprie lacrime!»

Commenti

Ritratto di Creattività

Mi piace molto... Le storie di personaggi sconosciuti anche a loro stessi mi piacciono molto ... Segue un suo flusso e si fa capire. Lo seguo è bello senza sbalzi e tutto ben congegnato.. aspetto a dare i punti ma mi è piaciuto.

Ritratto di Gana Mala

Grazie Creattività, era il tuo incipit?
L'ho scelto perché si sposava bene con il mio racconto del gioco precedente. Ciò mi ha permesso di creare qualcosa che potesse essere sia un racconto a sé che un seguito del precedente.
È stato un esercizio nell'esercizio, per vedere se riuscivo a proseguire ciò che avevo già creato.
Non so se i risultati siano buoni, ma l'esercizio mi ha messo alla prova e a me è servito :)

Ritratto di Pilgrimax

Ma che bella sorpresa, un sequel! :-) Mi è piaciuto parecchio. Stavolta, hai sfoderato una scrittura disinvolta. Il racconto si lascia leggere con piacere. A questo punto sono curioso di sapere dove li riporterà la CanNave. Brava, bella prova.

Ritratto di DBones

La cara e vecchia CanNave (Devo ammettere di non essere mai entrato in sintonia con essa, ma tu riesci a narrarla molto bene) ! Ho trovato questa tua prova decisamente migliore della precedente. Pensavo di avere uno stile di scrittura "folle", ma il tuo è proprio FOLLE, in senso buono ovviamente.

Ritratto di AngelaCStevenson

Testo originale e interessante. Aspettiamo la tempesta per sapere il suo nome e nel frattempo lasciamoci trasportare da questa CanNave che mi fa pensare a Capitan Uncino, a prove da superare, a segreti da scoprire, a luoghi da esplorare. Il racconto più piratesco di tutti :)

Ritratto di Creattività

* *

Ritratto di Alessandro Pilloni

Stavolta mi è piaciuta più la storia che il modo in cui l'hai scritta: quei "vi erano" non li ho molto graditi. Unico vero peccato è che è finita troppo presto! Quanti giochi dovremo aspettare per leggerne la fine? :)

Ritratto di Gana Mala

È affondata.
L'ho scritto tante volte, mannaggia a me che non vedo gli errori quando mi rileggo ed effettivamente l'ho buttato giù un po' velocemente perché come al solito mi brucio tutto in pensieri e stronzate.

Ritratto di Kriash

Buona storia, sicuramente legante per qualcosa di più grande. Mette curiosità e si respira bene la situazione d'incertezza e smarrimento che attanaglia i protagonisti. Ora ti tocca sviluppare una bella ciurma per questa CanNave... si sa mai che ci fosse una guerra da combattere contro una Regina malvagia :D

Ritratto di Gana Mala

La strega cattiva è già stata incontrata dalla tua di ciurma :D

Ritratto di Olly_78

La cosa che più mi piace del racconto è che riesco a percepirne gli odori: il mare, l'umidità, l’arrivo della tempesta. L’acqua che risparmia la vita o la toglie. La tempesta che ruba il nome o che lo riporta, come un’eco, se la sai ascoltare. Un seguito davvero originale e inaspettato per il mio incipit e del resto questo è il bello del gioco! Voglio saperne di più di questa CanNave!

Ritratto di Gana Mala

Era il tuo incipit, pensavo fosse di Creattività.
L'ho utilizzato come seguito a un precedente gioco perché c'era attinenza e avevo la possibilità di fare un esperimento in più :)

Ritratto di Stellaoscura

L’unico difetto che ho trovato è che sia finito troppo presto, il che mi ha un po’ frustrata, mi ha fatto un po’ male.

Ho molto apprezzato l’aspetto direi mistico e magico della tempesta: sembra di sentirla, viene voglia di aspettarla questa tempesta.

Brava!

Ritratto di Pistinega

Mi hai lasciato la curiosità di sapere di più su questa CanNave! Molto interessante :)

Ritratto di masmas

A me questo racconto has tranito un po', vista l'incertezza su tutto che vi regna.

Scritto è scritto bene, anche se i personaggi mancano un po' di caratterizzazione, diversificazione l'uno dall'altro. Però questo "effetto Lost" non mi ha preso tanto...

Ritratto di LaPiccolaVolante

E ora ti sleghiamo i cani finché non racconterai un poco alla volta tutto, fino alla fine!

Ritratto di Gana Mala

Ah