ORDO VERBORUM - Episodio 0 “Scripta manent” (di AlePilloni)

L’ammiravano dal promontorio. Si perdeva verso l’orizzonte, con le sue case, le sue strade polverose, le sue voci disordinate. Elias trattenne una lacrima di rabbia. Strinse le redini da uscirgli sangue sui palmi, come stimmate eretiche. Poggiò il proprio livore sulla schiena del bambino.

«L’ho trovata…»

Dailan gli porse il quaderno. Come in uno specchio di carne, Elias si guardò fremere sotto la catena e cercare di aprirsi.

«Credi che reggerà?»

«No, piccolo. Il lucchetto sta per cedere. Lui sente la voce della mia vendetta.», gli accarezzò i capelli.

«Andiamo a salvarla. Andiamo a distruggere Galvistone.».

Un colpo leggero con lo sperone, il cavallo scattò.

 

 

Un anno prima

 

 

«Vattene ho detto!»

«Solo due spiccioli, amico. Mi manca poco per un gioco con la bocca.»

«Allontanati immediatamente. Puzzi. Hai l’alito fetente. Nessuna donna ti toccherebbe…»

«Solo due monetine, ce l’ho bello duro.»

«…Nemmeno per soldi.»

Gli mosse il bicchiere davanti alla fetida bocca, come lo riempisse da un pitale.

«Dovevi ascoltarmi!», gli disse con  sentenza, alzandosi dallo sgabello.

Quell’altro restò lì, a guardarlo allontanarsi dal bancone e uscire tra le ante molli. Provò a prender fiato. Non ci riusciva. Riprovò. Non ci riuscì ancora. Ritentò. Non ci riuscì più. Inspirò senza aria come gridasse senza voce. Si accasciò a terra con le mani al collo. Parlava ma non aveva parole. Vedeva ma non aveva luce. Viveva ma non aveva più vita. I polmoni si bloccarono. Il sangue si interruppe. Si irrigidì. Morì.

Pit slegò il cavallo e salì in groppa, lasciandosi il saloon alle spalle.

 

***

 

Ci sono le voci. I canti. I bambini su quel pony. Ridono. Felici. Le donne sul calesse scoperto, a orlare calzoni per gli uomini. Un altro è coperto. C’è un uomo armato di fucile. I cavalli sono forti. Arrivano da est. La strada per Darkette. Da oltre una collinetta brulla. Forse li vedono. Forse li sorprendono. Forse non doveva andare a finire così. Non doveva sparare.

 

Elias si svegliò trafelato di sudore e angoscia. Si strinse la mano con la mano per bloccarne il fremito. Ogni notte, da quel giorno.

Borgias lo  scosse leggermente.

«Ancora quell’incubo?»

Lui morse il palmo con le unghie. Espirò l’orrore di quel sonno.

«Già…»

«Se hai finito di rimuginare sul passato, abbiamo da fare. Se non te la senti.», tagliò corto tirandolo con malagrazia per un braccio.

«Sono pronto, sono pronto!», si scosse. Dalla tasca dei pantaloni gli cadde qualcosa.

Borgias si chinò a raccogliere quelle parole e gliele porse: «Pistola, riflesso, polvere, ricordo… Umh, interessanti.»

Elias le infilò dentro e chiuse infilando il bottone nell’asola.

«Dovresti farti una bisaccia, non riesci più a contenerle.», sputò catarro tabaccoso, «Ancora devi farmi capire come hai fatto a perdere gli occhiali.»

Elias sbuffò di grattata sullo scroto: «Erano in troppi! Guarda…», gli mostrò il quaderno aperto sull’ultima pagina, «Sta finendo.»

«Be’, dovrai trovare un altro modo, allora!», sentenziò, salendo in groppa al suo destriero.

«Hai detto Silverage, no?»

«Sono in quattro, occhio! Ti succedesse qualcosa, tua cugina non me la perdonerebbe mai.», rispose Elias con una speronata.

Entrarono nel paesino da una stradina secondaria. Erano strade fangose e case di legno.

«Il saloon. Lo sceriffo. La locanda. La posta. La drogheria. Dove vuoi cercare per prima?»

Elias sollevò leggermente il cappello, «Dei buzzurri come loro possono essere soltanto in un posto.»

Entrarono nel saloon premurandosi di farsi annunciare dallo sfarfallare della porta a vento, e battendo gli stivali a ogni passo. Il legno del pavimento vibrò fin sotto i piedi dei quattro seduti a un tavolino in fondo alla sala. Uno di quelli indossava un paio di occhiali, scivolati sul naso a darsi un tono da letterato, scatenando la complice ilarità dei compagni di bevuta.

Alla vista dei due i sorrisi tacquero e si fece silenzio dentro il locale. Il barista si irrigidì. I quattro torsero il collo verso l’entrata e le mani sulle fondine.

«Hai qualcosa che mi appartiene.», Elias aveva già estratto mezza pistola.

«Non so di cosa parli, amico. Io sono qui a sbevazzare con questi gentiluomini. Vuoi attaccar briga?»

«Fagli saltare il naso e facciamola finita!», disse di ghiaccio Borgias.

I quattro si alzarono attorno al tavolo. Le dita strette sul calcio. Gli altri nel locale si appiattirono contro i muri. Uno urtò un bicchiere che cadde a frantumarsi. Le pistole si sollevarono. Borgias batté gli stivali otto volte. I proiettili sibilarono. I due si gettarono a terra, a schivarli veloci. I quattro provarono a muovere i piedi, ma restarono immobili. Un collo, un braccio, un fegato, un occhio. Sangue, urla, dolore e morte. E chi morì lo fece in piedi, perché gli stivali non potevano sollevarsi. Non più.

Elias si rialzò, spolverandosi la spalla. Si avvicinò a quello con gli occhiali, che cercava di inginocchiarsi al dolore ma non poteva. Si stringeva il collo spruzzante rosso con entrambe le mani.

«Questi sono miei.», ghignò sfilandoglieli dal viso e indossandoli.

«Hai toccato le lenti con le dita. Bifolco.», si voltò.

«…Vendetta…», biascicò quello affogando nella sua linfa morente.

Elias estrasse il quaderno e glielo aprì davanti alla bocca. Sull’ultima riga bianca dell’ultima pagina la parola pronunciata si marchiò sulla carta. Lo richiuse immediato. Pulì gli occhiali con un fazzoletto di stoffa. Uscito dal saloon li inforcò e guardò Borgias che non nascose una smorfia di fastidio quando si pugnalò il polso con la penna.

«Sei ben strano. Abbiamo appena fatto una strage e non hai battuto ciglio, ma basta che vedi un ago o qualcosa di simile...», gli rise in faccia, mentre il serbatoio si colmava vermiglio.

Aprì il quaderno e tolte le parole che gli cadevano dalla tasca le buttò sul foglio.

«Mi pare te ne resti una soltanto.»

Elias soppesò il suo commento sollevando un sopracciglio. Polvere, scrisse.

«Avrei scommesso su vendetta.»

«Voglio più che vendetta, Borg. Voglio molto di più!».

Chiuse il quaderno, lo ripose. Le parole che gettò a terra scomparvero nel fango della strada.

 

***

 

Aron le teneva la mano stretta schiacciata sul pene. «Non fare la preziosa. Non costringermi a prenderti con la forza.»

Seran digrignò i denti e strinse forte penetrandolo con le unghie. Si divincolò piantandole il lo stivale sulla spalla.

«Puttana!», la schiaffeggiò sollevandosi le braghe.

«Tu sei mia, lurida cagna! Non dimenticarlo!»

Lei si ripulì schifata col lenzuolo e lo indossò a vestirsi il seno e il corpetto fatto a brandelli.

«Hai avuto questo corpo già troppe volte. Toccami ancora e te lo strappo quel putrido ammennicolo.»

Lui aprì il tascapane e tirò fuori lo specchio. Lei tremò coprendosi il viso.

«No, fermo! Che vuoi fare! Ti prego, no!.»

«Lo stai conservando per lui, questo bel faccino?», disse crudele scoprendole il viso con forza e costringendola a riflettersi.

«Ora attendilo pure, se vuoi. E fatti amare anche così!».

Uscì dalla stanza e la lasciò lì a piangere lacrime che non poteva piangere. A toccarsi l’ovale senza forma, mentre Aron le sputava nella faccia prigioniera dentro lo specchio.

 

***

 

Un cavallo mangia la polvere smascellando in apnea. Ha gli occhi all’indietro. Forse vede il suo paradiso di zoccoli e praterie. L’uomo col fucile è a terra. Un braccio rotto. La gamba pure. E’ sua moglie. Tyler è nudo. Su di lei. E’ nuda anche lei. Il calesse è rovesciato. Cos’è quello? Non lo toccare. La vecchia. Non doveva andare così. Non doveva sparare.

 

«Il bambino! Il bambino!», gridò sfoderando la pistola e puntandola al vuoto.

«Mhm, no… Basta! Fai qualcosa per questi incubi! Sono settimane che non dormo!», si rigirò su quel giaciglio di fortuna Borgias.

La notte era ancora scura. Stelle splendenti, luna piena. Il fuoco spento. Un sacco a pelo come letto. Elias ansimava. Si toccò la guancia. Una lacrima.

«Seran…», sospirò.

Un fruscìo. Mosse solo gli occhi. Lo scrocchiare di un fuscello. Tirò una pietruzza in testa a Borgias. Lui si rizzò facendo un gesto col mento. Caricarono proiettili. I rumori moltiplicarono. Vennero fuori dalla notte. Elias ne contò quindici.

«Aprilo!», gridò Borgias mentre dita affondavano grilletti.

Elias indossò gli occhiali e lesse da quell’ultima riga, senza nemmeno pensare: «Polvere!».

Una tempesta di sabbia si sollevò improvvisa, avvolgendoli come un cilindro infinito. I colpi partirono e fischiarono alla cieca. Gli assalitori gridavano i propri nomi, ma la tromba d’aria copriva le loro voci e i loro occhi.

«Scappiamo!», gridò Elias, attraversando un varco tra l’arena in turbine.

«Pensavo li avresti trasformati in polvere!», ridacchiò Borgias.

«Il quaderno fa quello che vuole!», gli disse Elias montando a cavallo.

 

***

 

«Fuggiti!», accoltellò di rabbia il tavolo. Una. Due. Tre volte. Poi Tyler si alzò. Ringhiò verso Aron.

«Una tempesta di sabbia!». Quindi sparò. Facendo esplodere la testa di quell’uomo. Gli altri quattordici indietreggiarono. Aron sollevò gli occhi al cielo.

«Cerca di calmarti, fratello.», gli posò la mano sul polso. Delicatamente gli fece abbassare la pistola.

«Potete andare…», sussurrò agli altri.

«Portatelo via!». Così fecero, sollevando il cadavere.

«Il Verborum! Quel maledetto quaderno.», si lasciò cadere sulla poltrona.

Aron lo guardò: «Stai perdendo lucidità. Siamo sempre in vantaggio.»

Tyler strinse gli occhi: «E’ a meno di due giorni da qui.».

Gli posò una mano sulla spalla e sorrise compiaciuto.

«Tranquillo!», estrasse una bussola dal tascapane. Col dito flesse l’ago.

«Manderemo Pit. Ma per stare sereni…Continueremo a farlo girare a vuoto fino a che non schiatterà.», gli mandò uno sguardo complice, «Ti va bene l’Est?».

 

***

 

La terrà tremò improvvisa. I cavalli impennarono di paura. Elias si strinse al collo cercando di chetarlo. Borgias rischiò il disarcionamento. Parve non aver fine.

Quando l’orizzonte si allineò, si guardarono con rabbioso sconforto.

«E’durato più del solito.», disse Borgias, «Dalle vibrazioni direi che sono andati a Est.», indicò, carezzando il muso del cavallo.

Elias tolse il cappello e si grattò a farsi male sul cranio. A lasciarsi segni. Poi contò con le dita.

«Si è allontanata di almeno tre giorni…», si morse il labbro, «Andiamo. Dobbiamo assolutamente parlare con quella donna!».

 

***

 

New Heaven gli apparve come un miraggio nel deserto. Pace e silenzio. Dolci recinti di legno. Animali e un torrente dall’acqua fluente. Campi di grano e verde rigoglioso.

Bambini giocavano a rincorrersi, mentre i genitori erano impegnati nel loro quotidiano lavoro. Tutto era come lo ricordava. Come quando li avevano lasciati.

Scesero da cavallo e proseguirono a piedi, attraverso i viottoli terrosi, fino a una casetta di legno tinteggiata d’azzurro.  

La donna li vide arrivare mentre lavorava la pasta di pane. Si asciugò la fronte col polso e poi le mani col grembiule.

«La terra ha tremato. L’hanno spostata ancora.».

Elias chinò il capo. Lei socchiuse leggermente gli occhi.

«Perché sei qui…», trattenne a stento la propria rabbia.

Elias sollevò leggermente lo sguardo.

«Che non ti avrei perdonato. Mai. Questo ti dissi.», si strinse la pancia con le mani. Una lacrima le bagnò le labbra.

«Ho bisogno del tuo aiuto.».Prese il quaderno dalla tasca e glielo mostrò. Lei lo prese e lo sfogliò.

«Sapevi anche questo!», glielo restituì senza grazia.

Elias allungò una mano verso di lei che si ritrasse. Lui la chiuse a pungo e l’abbassò.

«E’ per Seran…», gli si ruppe la voce, «L’hanno presa.».

Lei lo nascose con difficoltà. Sussultò. Guardò Borgias che arrossì leggermente.

«E’ il cugino di Seran.», spiegò Elias.

«Gli hai dato gli stivali…».

Elias distolse lo sguardo «Quella donna conosceva i segreti del forziere…».

Velvet gli fece cenno di accomodarsi nella piccola casetta. C’era un ragazzetto che intagliava una figura umana con uno scalpellino. «Dailan, lasciaci soli.». Il bambino fece un cenno d’assenso e uscì, salutando con cortesia. Elias e Borgias furono invitati a sedersi. Velvet aprì cassetti e ne tirò fuori piccoli sacchetti contenenti erbe e polveri, che mischiò a spizzichi in una ciotola di terracotta. Lavorò con un pestello e poi ci versò sopra dell’acqua.

«Mia nonna sapeva.», la porse a Elias.

«Sapeva che non avrebbe mai dovuto essere aperto. Che ciò che conteneva non è di questo mondo, ma te ne sarai reso ben conto. Bevi, dunque. Se vuoi piombare in un orrore ancora più grande. Se hai talmente sete di vendetta, bevi. E assaporalo il gusto della vendetta, allora.».

Elias prese tra le mani la tazzina e guardò Borgias perché gli trasmettesse coraggio. Bevve a piccoli sorsi. La stanza gli si distorse attorno. Cercò di parlare ma non emetteva suono. Cercò di aggrapparsi a Borgias ma non aveva consistenza. Scomparve.

«Ha iniziato il suo viaggio. Se il Mercante sarà clemente, tornerà. Altrimenti proseguirai solo.». Borgias sudò di terrore.

 

***

 

 Dalla cima di un monte che sovrastava la valle di New Heaven, due strani figuri appollaiati su un trespolo galleggiante a un metro da terra osservarono la scena.

«Il Verborum è colmo. Una disgrazia in meno»

«Ma quello è capace di darglielo.».

«E’ impossibile che ne possieda una copia.»

«Il Mercante possiede ogni cosa. Prepariamoci ai prossimi eventi. Loro non sanno con quali forze stanno giocando.».

«Avvisiamo il Rilegatore. Queste sono sue competenze.».

Così dissero. Poi scomparvero.

 

***

 

Lo videro uscire dal pozzo. I bambini per primi. Spuntò una mano, poi l’altra. Gridarono come i morti stessero tornando da sotto la terra. Tutti accorsero. Borgias lo aiutò a reggersi in piedi. Velvet guardò il quaderno che teneva legato al fianco.

«Lo hai trovato, dunque.»

Elias sveniva dalla stanchezza, «Due anni. Ho perso troppo tempo, non mi posso fermare  adesso.». Scostò l’amichevole presa. Borgias lo trattenne più forte.

«Di cosa parli? Sono passati nemmeno due secondi!»

Elias lo guardò come fosse la menzogna di un dio, poi gli occhi gli si fecero bianchi e si lasciò cadere.

Si svegliò al lappargli di un cane sul viso. La scacciò debole. Il bambino lasciò l’armeggio dei suoi intagli e corse a chiamarli. Borgias giunse per primo. Velvet entrò nella casupola con il quaderno nero in mano.

«Tu sei un folle se pensi che questo possa esserti utile. Non dovrebbe nemmeno esistere.», lo stringeva nell’impossibile tentativo di torcerlo.

Elias la guardò negli occhi: «Distruggilo, allora, se puoi.»

Lei storse le labbra in un ringhio e glielo lanciò sul petto. Lui accusò il colpo e tossì di dolore lieve.

Borgias lo prese: «E’ questo che cercavi? Un Verborum dalle pagine bianche? Ne ha solo tre!», constatò sfogliandolo e analizzandolo, «Non mi sembra nemmeno carta.»

«E’ pelle, Borg. E sangue. E vita. E’ la mia condanna, amico.», si sollevò reggendosi sulla sua spalla, «Non avrei mai dovuto accettarlo!», gli fiatò sul naso.

Poi gli spari. Saltò fuori dal letto. Poi dalla casa. Poi le pistole in mano.

Due uomini erano a terra. Pit stava in piedi tra loro. Una sacca a tracolla. L’orologio nella tasca. La catenella tra le dita della mano sinistra.

«Sai, io lo capisco perché continuano a spostarla. Non è che abbiano paura di te. Però quel quaderno, diciamo che è seccante che possa annullare tutti gli altri ninnoli.», sollevò lo sportellino dell’orologio e poggiò il pollice sulla lancetta, «Ma un uccellino mi ha detto che hai finito lo spazio per scrivere. Come farai, dunque, a impedirmi di ammazzarti?».

Prese la mira e sparò. Borgias sbatté gli stivali e saltò. Afferrò Elias e il proiettile passò oltre, conficcandosi sullo stipite della porta.

«Dobbiamo allontanarci da qui! E’ pieno di bambini e quello non ci penserà due volte.»

Un uomo gli venne addosso di corsa, brandendo una zappa. Per colpirlo e ucciderlo. Pit mosse impercettibilmente il pollice, la lancetta si spostò. L’uomo iniziò a muoversi al contrario. Ripercorse all’indietro i propri passi. Pit lo affiancò e gli agitò un bicchiere davanti alla bocca.

Elias urlò di rabbia correndo verso i due. Borgias non riuscì a trattenerlo.

L’uomo cadde a terra, stringendosi la gola tra spasmi d’apnea.

Elias agitava i pugni e i calci. Pit ruotava dolcemente la lancetta. I colpi si flettevano nel tempo. A ritroso. Li evitò tutti, mentre lo colpiva. Al volto, ai fianchi, al petto con un calcio che lo sbalzò per metri. A terra, esausto, sputando vomito verdastro.

Borgias ululò bestiale e sbatté i tacchi al suolo. Pit ghignò come un giullare al funerale di un re e con un balzo oltraggiò uno di quei corpi salendoci sopra. Mosse l’indice a destra e sinistra per due volte. Poi bevve dal bicchiere vuoto e si mosse come battito di ciglia. Gli fu alle spalle senza che se ne rendesse conto. Lo pugnalò alla schiena. Tre volte. Poi gli fu sopra e gli espose il collo sollevandogli il mento.  

«Addio!»

Fu allora che Elias lo fece. Si perforò la coscia con la penna. E si riempì di sangue. Aprì il quaderno e vergò il suo nome sul retro della copertina. E il quaderno gridò. La pelle nera che lo ricopriva assunse forma e immagine che conosceva. Come un riflesso di cuoio. Quindi la prima pagina vibrò, facendosi luce scura che si proiettò verso Pit, che ne fu avvolto e, tra disperazione e terrore, corroso fino a farsi sangue anch’esso e inchiostro rosso a disegnarsi volto su quella pagina.

Elias scagliò il quaderno con orrore. Piangente in ginocchio, strisciò sino all’amico ferito. Respirava a fatica. Gli sorrise.

«Tranquillo, me la cavo anche stavolta.», coricò la testa sulla dura terra, a guardare il quaderno, «Ma tu… Cosa hai fatto?»

Elias lo fissò con occhi carichi di paura.

Velvet lo raccolse e glielo porse aperto sulla seconda pagina, sul retro del primo foglio.

«Questo è il prezzo assurdo che hai deciso di pagare per la tua vendetta.».

Su quella pagina ci vide impresso il volto di sua madre, deformato di sofferenza.

Lontano, altrove, suo padre abbracciava il vuoto alla ricerca della moglie che gli era appena svanita tra le braccia.

 

***Continua***

Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

prova

Ritratto di Pilgrimax

Questo è un racconto volutamente difficile dove, a mio modestissimo parere, si è preteso un po' troppo dal lettore. Peccato perchè io ci ho intuito un'ambientazione strepitosa e l'idea alla base (il quaderno, il verborum) è molto ma molto buona. Secondo me, rivederlo in modo da rendere meno complesso l'intreccio e da non presentare necessariamente tutti i personaggi in queste poche battute può migliorarne parecchio la comprensione e, quindi, il coinvolgimento e l'empatia del lettore. Escluse le comparse (i 4 ceffi del saloon e i 15 assalitori), metti in campo la bellezza di 12 personaggi:

1) Elias (protagonista),
2) Dailan (il bimbo),
3) Pit (uccide il tizio del saloon, servitore di Tyler ed Aron),
4) Borgias (spalla di Elias),
5) Aron (antagonista insieme a Tyler),
6) Seran (è la donna che Elias vuole salvare)
7) Tyler (antagonista insieme ad Aron; ha organizzato l'assalto dei 15)
8) Velvet (la donna di New Heaven, vive con Dailan, la madre?)
9) Il Mercante (Jeremia)
10) Il Rilegatore
11-12) I due tipi che sovrastano il monte in cima alla valle di New Heaven (non possono essere Tyler e Aron visto che ci si riferisce a loro come "due strani figuri")

che in max 16.000 battute significa necessariamente farli rimanere impalpabili (per quanto uno possa essere bravo).

Le trame non lineari, non banali, vanno benissimo. Del resto uno dei principi di base per tenere alta l'attenzione e la partecipazione del lettore è prorio il RUE (Resist the Urge to Explain) che porta a dover progettare un bel intreccio. E' un gioco da equilibrista, sul filo del rasoio: banale e lineare significa annoiare il lettore e quindi perderselo, ma d'altro canto troppo intrecciata e complessa potrebbe significare farlo sentire uno supido che non capisce e quindi, alla fine, te lo perdi comunque.

Rimane il fatto che il soggetto, secondo me, ha un gran bel potenziale e si può constatare con piacere che non hai paura di sperimentare e provare sempre cose difficili, e che ci vai pure molto vicino al risultato che ti sei prefissato. Quindi, in defnitiva, prendi il mio parere come un'opinione puramente soggettiva e mi auguro che il Capitano che ci capisce molto di più sappia analizzare la tua prova da un punto di vista più oggettivo.

Di nuovo, complimenti per il soggetto e l'idea e per il coraggio di osare ;-)

Ritratto di Alessandro Pilloni

Intanto grazie. I tuoi commenti sono sempre competenti e attenti. Fai capire che leggi con piacere e questo è davvero importante. Hai centrato diversi punti. Premetto però che non lo faccio apposta a scrivere "difficile", è proprio il mio stile e quando ho provato a forzarmi i risultati sono stati pessimi. Purtroppo durante la trattativa con Jeremia mi sono dovuto esporre parecchio e ho fatto nomi e descritto cose che necessariamente dovevano apparire nel racconto. Il grande problema è che già prima della trattativa avevo creato un mondo enorme che Jeremia ha "complicato" e reso più affollato. Le storie finisce che mi esplodono in testa, non ce la faccio a contenerle in un episodio, non sono portato per le storie brevi e non so gestire pochi personaggi, ho bisogno di tanta gente! Infatti ho intitolato "Episodio 0" proprio perché lo volevo intendere come un pilot di presentazione per una storia moooolto più grande. Quindi hai visto giusto!

Ritratto di SkollHati

Ho trovato in questo racconto qualcosa di molto vicino all'ultimo cavaliere di Stephen King. C'è un selvaggio west e un misto di fantasy/sci-fi/horror legato da una storia che ha del potenziale.
Ha solo la pecca di essere un racconto per pochi. In molti punti c'è un linguaggio ricercato e ci sono delle precisazioni, anche nei gesti più semplici, che appesantiscono il testo. Il problema può essere sicuramente la limitazione dei caratteri, ma cercherei di limare in alcuni punti ed arricchire in altri, così da avere un bilanciamento e ottenere una storia più fluida.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Grazie del commento! Mi segnaleresti i punti che dici? Ammetto di non avere avuto tanto tempo per l'editing ma pensavo di aver tolto il superfluo! Sì, l'ambientazione è quella. Appena ho immaginato il personaggio di Jeremia ho pensato che un pistolero sarebbe andato bene come cliente.

Ritratto di SkollHati

Ho riletto un paio di volte e sinceramente, mi sono reso conto che non c'è niente da modificare perché di troppo. Ti chiedo scusa per la superficialità con cui ho letto, nel rivederlo ho anche capito qualche passaggio che mi era poco chiaro.
Anzi, adesso mi piace anche di più, ma resto del parere che, scritto in questo modo, resta una storia per pochi. Non è sempre un male la cosa.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Ma figurati non ti devi scusare di nulla. Anzi, che tu l'abbia voluto rileggere è motivo di orgoglio per me. In effetti aspiro a diventare scrittore per tanti senza essere di tanti. È complicato, lo ammetto

Ritratto di LaPiccolaVolante

Pilgrimax ha dato una buona rotta.
La difficoltà della lettura è linfa vitale per Ser Pilloni. Eppure, oggi, riscometterei su questa linfa. Dopo la prova del nove di "Mouse God" posso mettere sul tavolo di fianco alla analisi di Pilgrimax un'altra chiave che, ci tengo a ripeterlo, non si oppone alle conclusioni precedenti:

Questo è un gioco infeltrito. La "carogna" Pilloni usa i giochi per montare trame e storie e soggetti incredibili. Quello che non capiamo è straordinariamente lì, lui lo sa e lo ha pure idealmente già aggiunto e scritto, ma lo ha omesso . Per questo è una carrrrogna! ahahhaha
Non gli serve. Fissa punti cardine della trama, come punti su una mappa, ma non li unisce e rimangono lì come gettati a casaccio e in parte incomprensibili.
E abbiamo scoperto che il gioco dentro la sua testolina è infinitamente più complesso e scorrevole! Carrogna! ahahah
Sfrutta lo spazio limitato dal numero di battute per "criptare" una rotta che lui sa leggere ma che impegna poderosamente chi non conosce la parte omessa! devo ammetterlo, se la mia chiave di lettura è giusta, la strategia di sfruttamento dei giochi lpv è geniale! anche dal nostro punto di vista di gatti curiosissimi!

che ne pensi Lord Pilg?

 

Ritratto di Pilgrimax

Sono pienamente d'accordo con te, Capitano. E' proprio per questo che nei miei commenti ho tenuto a precisare che, nonostante la difficoltà di comprensione del racconto preso come artefatto narrativo in sé, si intuisce un'ambientazione fichissima e un'idea altrettanto buona; e che speravo per Alessandro nella vista più "oculata" e "lungimirante" del Capitano ;-) 

Ritratto di LaPiccolaVolante

E che Ser Pilloni è un'adorabile CAAARRROGNAAAA!

Ritratto di Alessandro Pilloni

Lo ammetto! Però sono "inconsapevole" della mia garrogneria! Ih Ih Ih. Il fatto è che vivo (e dunque scrivo) nella assurda speranza che la gente mi capisca senza che parli o mi spieghi... E' una vitaccia! Ih Ih. Quindi è vero, in quelle 16mila battute ce ne sono 160mila non dette. Alcune davvero non le voglio proprio dire! Ih Ih Ih! Comunque, grazie! Io faccio tesoro di ogni più piccola vostra nota. 

Ritratto di LaPiccolaVolante

A noi va bene così! Ma è una chiacchierata che abbiamo già fatto! :)

Ritratto di DBones

Devo ammettere di aver fatto fatica a seguire il filo del racconto. Nonostante ciò, la tua maestria non passa inosservata. I dialoghi (che, a mio modestissimo parere, gestisci alla perfezione) hanno qualcosa di arcano che li rende affascinanti. Io amo le storie "complicate", quindi rileggerò la tua con più attenzione.

Prendi questo commento con le pinze! Sono un nuovo membro di questa nave pirata, un semplice mozzo.   

Ritratto di Alessandro Pilloni

Wow! Grazie! Sono onorato per i complimenti e ti ringrazio anche per la nota negativa. Ci sto lavorando, lo giuro! Ci arriverò a combinare il mio stile con una migliore leggibilità. La verità l'ha detta il Capitano: scrivo sapendo e sovente non mi preoccupo di far capire e dire tutto ciò che so.

Ritratto di Gana Mala

È un troiaio micidiale questo racconto, ma io amo i troiai e, tra tutti quelli che hai scritto, questo è quello che preferisco. Questa volta non mi disturba nemmeno "la tua" punteggiatura.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Grazie! Molto emozionato da questo tuo commento! È che io quando li rileggo mi sembra tutto così semplice e chiaro ih ih ih

Ritratto di Jolanda

Confesso che non è stato facilissimo, per me, tenere il filo del racconto, in certi punti mi sono perduta e sono dovuta tornare indietro a rileggere. Molte trovate mi sono piaciute, forse la scrittura si può alleggerire un po', comunque un bel racconto, mi è piaciuto.
 

Ritratto di Alessandro Pilloni

Mi sto impegnando per trovare un equilibrio, ma con queste poche battute a disposizione devo comprimere tutto e siccome ho "troppe" idee e voglio raccontare il più possibile con meno parole possibile ne viene fuori questo ritmo che a quanto pare riesco a sostenere solo io e pochi soggetti empatici per questo tipo di scrittura. Grazie però per i complimenti e per aver comunque concluso la lettura.