Cuore di Vapore (di SalvatoreDiGenua)

<< Era serenità quella che provava Neil Nobody, un uomo come tanti, dai capelli neri sempre scompigliati, da quando era entrato nella camera della moglie. Dopo il parto si era riunito alla sua amata Angela e a suo figlio; entrambi stavano bene grazie alle cure della levatrice che, dopo aver dato le ultime disposizioni per il nuovo nato, li aveva lasciati soli.

Vederli assieme, stanchi ma in buona salute, aveva placato le paure di Neil. Il piccolo dormiva, Angela lo fissava sorridente “Sai.” disse sottovoce la donna “Mi piacerebbe chiamarlo Raphael.” L’uomo si sedette accanto a lei, fissò il bimbo e poi, timidamente, posò una mano sul suo viso. Aveva la pelle morbida, era un piacere toccarla “Raphael Nobody” Ci rifletté per qualche istante, e alla fine annuì “Si, mi piace.” disse con un bacio sulla guancia della compagna. >>

 

- Ha il tempo di una carica. Un mese esatto a partire da ora. -

 

Non dimenticava mai quelle parole Neil Nobody, fino a qualche giorno fa una persona comune. Adesso, dopo il patto con il mercante maledetto, il suo cuore impuro era rinchiuso dentro un grosso cane in ottone ed oro ricoperto di pelliccia.

Come promesso, non impiegò troppo ad abituarsi alla sua nuova forma; la stanchezza era solo un ricordo, possedeva una forza e una resistenza ben superiore a qualsiasi altra creatura e per questo credeva di essere invincibile, per la prima volta nella vita.

Per raggiungere la sua destinazione aveva seguito i segni del passato, come quello di vecchie abitazioni o tane di animali nascoste nella vegetazione, alberi o rocce. Neil assecondò quel suo nuovo aspetto sfruttandone le caratteristiche: seppur cieco, come avrebbe fatto un segugio annusava ed ascoltava e quanto sentiva sembrava prender forma all’interno di quel guscio. Il fruscio delle foglie o lo scorrere delle acque di un ruscello sembravano sostituirsi agli sbuffi di vapore e agli ingranaggi che giravano e muovevano quel corpo, dandogli la possibilità di individuare dopo un po' di tempo la pista giusta.

Anche se erano passati anni e l’incuria e l’abbandono si percepivano forti in quel luogo, nulla di tutto ciò riuscì a nascondere quello che per lui era l’odore della sua casa.

Aveva impiegato due giorni per raggiungere quel posto, gliene restavano ventotto.

 

<< C’era aria di festa nel luna park di Neil: appena dentro si veniva investiti dall’odore del popcorn, dello zucchero filato e della liquirizia. Pagliacci di ferro giravano, offrendo palloncini e facendo scherzi innocenti ai ragazzini; altre macchine a forma di animali, invece, intrattenevano i bimbi più piccoli.

C’erano giostre di metallo di ogni tipo: cavalli che giravano in tondo a ritmo di una vivace melodia, draghi formati da vagoni che sferragliavano sui binari compiendo giravolte e acrobazie lasciando senza fiato chiunque salisse, mentre fantasmi e mostri sbucavano improvvisamente negli angoli più bui di un vecchio castello, cogliendo di sorpresa chi si aggirava in quel posto. Tutto questo era stato reso possibile dalla potenza del vapore, dalla resistenza degli ingranaggi e dall’inventiva del signor Nobody che, dopo tanti sacrifici, era riuscito a coronare un suo sogno.

Lui e sua moglie potevano godersi il frutto del loro lavoro, avevano solo qualche problema con alcuni gruppi di protesta: dicevano che non era un vero luna park se ad occuparsene erano le macchine.

“Non ascoltarli.” diceva tranquilla Angela a suo marito “Il parco piace ai clienti, nessuno se ne lamenta. Tutti entrano carichi di aspettative ed escono soddisfatti, non conta altro.” lo rincuorava, ma senza successo. Lo vedeva, perennemente distante da lei e Raphael, perché Neil Nobody aveva assicurato alla sua famiglia sicurezza economica, ma non bastava. >>

 

-  Il prezzo che mi prendo è il suo corpo, la sua parola, la sua vista -

 

In quello che un tempo era il suo luna park, Neil sentì solo odore di muffa e ruggine. Ma grazie alle sue nuove capacità da Steambithunter fu in grado di percepire anche l’odore del sangue delle sue vittime. Era un odore leggero, ma che bastava a ricordargli cos’era avvenuto.

Anche se privo della vista proseguì sicuro; le possenti zampe affondarono nell’erba alta, il suo fiuto lo condusse fino al cancello chiuso da una catena. Il signor Nobody cercò con il muso il lucchetto e quando lo trovò fece per aprire la bocca, ma ci ripensò quasi subito. Prese la carica, andò a schiantarsi contro la cancellata fino a quando le catene, sotto il peso del suo corpo, si spezzarono permettendogli di entrare. Annusò il suolo interrompendosi quasi subito, appena avvertì il rumore dei passi di coloro che ancora abitavano quel luogo. Sollevò di scatto la testa, capì da dove provenivano e rapido Neil Nobody mosse le quattro zampe verso un luogo sicuro.

Gli restavano ancora ventotto giorni.

 

<< Le proteste di chi non voleva quel parco proseguirono, ma cambiarono i metodi: se prima le persone si lamentavano con dei cortei, dopo alcuni anni presero a sabotare le macchine ed anche le giostre. “Dannazione, dannazione.” Neil Nobody era in preda al panico e continuava ad andare avanti e indietro dentro il suo ufficio, tirando ogni tanto qualche boccata dalla pipa che si era costruito e che emanava vapori profumati. Ad ogni sbuffo si sentiva odore di fragola, o di bosco, o di mare o altro ancora. Raphael aveva cinque anni e sorrideva divertito nel vedere il padre che sembrava una specie di treno profumato; lo seguiva credendo fosse un gioco mentre Angela ponderava sulla situazione “Forse, dovremmo chiedere aiuto alla polizia, cosa ne dici?” chiese in apprensione la donna. Ma Neil scosse il capo “Non basta. Urge qualcosa di più efficace.” e mentre parlava, aveva già in mente quali modifiche fare ai suoi robot. >>

 

- Attento ai morsi, non li elargisca con troppa generosità -

 

Il cuore di Neil batteva all’impazzata a causa di quella fuga, aveva già dimenticato le sensazioni di invulnerabilità e adesso era solo invaso dal terrore. Uno di loro lo stava inseguendo, ma quello che un tempo era un uomo, grazie alle sue quattro zampe, era più rapido e riuscì anche a distanziarlo, almeno sino a quando non andò a sbattere contro uno dei macchinari che un tempo producevano pop corn. Nell’impatto, la testa sfondò la cabina di ferro piena di chicchi di mais marci e di vermi; e quando Neil puntò le zampe per liberarsi, fu colto dal panico nel rendersi conto che era bloccato.

Iniziò ad agitarsi e non solo a causa del tanfo, ma perché quella creatura era lì vicino, sentì il cigolio sinistro di giunture e ingranaggi che non venivano oliati da tempo e che sembravano un urlo di dolore. Neil mugolava e cercava ancora di liberarsi, fino a quando quell’essere non lo prese per le zampe posteriori e strattonò così forte da aiutarlo, anche se involontariamente. Quello che un tempo era il proprietario di quel luogo non poté vedere in viso la creatura, ma se avesse potuto sarebbe rimasto esterrefatto dall’orrore: del pagliaccio che offriva divertimento e gioia ai ragazzi, adesso era rimasto un ammasso di ferro; la polvere, la ruggine e il tempo nascondevano in parte le sue reali fattezze, rendendolo un abominio.

Le braccia della creatura sollevarono lo steambithunter, lo fecero roteare sopra la testa e poi lo scagliarono contro un vecchio bidone della spazzatura. Non procurarono danni al guscio d’ottone e oro, solo il pelo risultò strappato nel punto dell’impatto mostrando il telaio di metallo, ma Neil era ancora in preda al terrore e all’idea di dover combattere contro la sua creatura scappò nuovamente. Attraversò gran parte del viale centrale del parco, ma senza prestare attenzione a dove andasse se non affidandosi alla memoria. Il pagliaccio fu distanziato, ma non ebbe il tempo di sfuggire dalle braccia di un altro di quei guardiani che lo prese al volo e lo strinse con forza. Neil avvertì il suo corpo piegarsi sotto la forza dell’altra macchina, sentì il cigolio provenire dalle stradine adiacenti e a quel punto intervenne l’istinto di sopravvivenza. Spalancò le fauci, ingranaggi, pistoni e l’intera strumentazione interna di quel corpo accelerò di colpo nel momento in cui chiuse la robusta bocca attorno al collo del pagliaccio, staccandogli con facilità la testa che cadde pesantemente al suolo.

Il fu uomo avvertì la presa venire meno ed ebbe modo di uscire dalla morsa di quel corpo che si schiantò al suolo. Neil non esitò, ma prima annusò l’aria per capire dove muoversi. Rendendosi conto di essere circondato, si affrettò a raggiungere una delle attrazioni lì vicino, alla ricerca di un momentaneo nascondiglio.

Dopo il morso, gli restavano quattordici giorni.

 

<< Le modifiche che apportò alle macchine e alle giostre servirono allo scopo, ma il luna park non fu più lo stesso. I sabotatori venivano fermati in tempo e accompagnati fuori, ma se qualcuno osava avvicinarsi troppo ad Angela o Raphael, anche questi venivano portati all’esterno del parco, causando malumori. “Hai davvero esagerato.” urlò esasperata la donna “Non solo disturbi i clienti, ma Raphael non ha nemmeno la possibilità di avere degli amici, te ne rendi conto?” nel vederla così nervosa Neil rimase ammutolito, guardando in direzione della finestra. Fuori dell’abitazione c’era loro figlio, ormai decenne, che sbuffava, palesemente annoiato.

“L’ho fatto per voi, per proteggervi.” affermò l’uomo, ma Angela scosse il capo “Non è questo il modo giusto.” disse stavolta con calma, ma proprio in quel momento sentì delle voci provenire dall’esterno e quando si affacciarono videro dei dimostranti con armi e torce. I robot intervennero, riuscirono a fermare gran parte della folla, ma alcuni lanciarono le torce contro l’abitazione dei Nobody, altri provarono a liberarsi delle macchine sparando loro contro. La casa prese fuoco, ma i pagliacci che giunsero dopo intervennero tempestivamente, ma poco poterono fare contro il proiettile vagante che colse Angela.

Quando uscirono dall’ospedale Neil si mise nuovamente al lavoro, sotto gli occhi di un mortificato Raphael “Papà. La mamma si riprenderà?” chiese ancora in preda ai singhiozzi. l’uomo gli sorrise, rassicurandolo “Si riprenderà presto, credimi. E le faremo trovare una bella sorpresa al suo ritorno.” per giorni non abbandonò il suo laboratorio, non mangiò e non dormì lasciando il figlio nelle mani dei nonni. Sistemò una macchina alla volta, ogni singola giostra e alla fine riaprì il parco. Entrò dentro tenendo per mano Raphael che si guardò attorno curioso ed anche perplesso “Non mi sembra che sia cambiato molto.” Neil però non rispose, sentì solo la voce di coloro che stavano per fare irruzione nel parco, inconsapevoli di cosa li avrebbe attesi. Lanciò loro un’occhiata, guardò le armi e le torce che stringevano quelle persone, le cattive intenzioni che trasparivano dai loro sguardi avidi ancora del sangue dei Nobody. Vide l’odio insensato verso le macchine, ma loro non sapevano cosa erano in grado di fare, adesso.

Neil fissò il figlio ed era sempre più convinto che quella fosse la scelta giusta “Credimi Raphael, è cambiato tutto. E stai pur certo, che adesso non avrai più nulla da temere.” >>

 

-  Può riportare  a casa tutte le anime del paradiso se gestisce bene il suo tempo -

 

Neil dovette nascondersi per tutto il giorno, ma quando sopraggiunse la notte non volle attendere oltre. Cercò di capire su quale giostra si trovasse, quando finì con le zampe su dei binari, comprese dove fosse. Li seguì, certo che i guardiani non giungessero in quel punto, ma avvertì il rumore degli interruttori dei riflettori che venivano accesi e poco dopo sentì un forte boato. Avvertì lo stridio delle ruote che, ferme da tempo, iniziarono a girare liberandosi di parte della ruggine. Ruotarono molto lentamente e poi sempre più rapide, lo sferragliare dei vagoni fu accompagnato da un ruggito. Le montagne russe si erano riattivate ed il drago che girava sulle rotaie era pronto a distruggere l’intruso. Si avvicinava rapidamente, i pagliacci erano lì nei pressi, per lo steambithunter non rimase altra scelta che correre sui binari. Il drago non accennava a rallentare ed era sempre più vicino, Neil incerto sulle condizioni della giostra, invece, procedeva con cautela e scavava nella memoria, ricordandosi di punti di quelle rotaie vicine, azzardandosi in un punto ad un salto laterale che gli permise di schivare la macchina e guadagnare un po' di tempo.

Quello che un tempo fu il proprietario del parco riuscì in qualche modo a giungere in prossimità della fine dei binari e non troppo distante dalla sua meta, ma il drago comparve di colpo, Neil se lo ritrovò davanti ed allora tornò indietro, corse, ma la struttura sotto le zampe cedette e lui e i vagoni caddero per istanti che sembravano non terminare mai, fino a schiantarsi in un laghetto posto vicino ai binari.

Il guscio a forma di cane, una volta che raggiunse il fondo, anche se a fatica a causa delle zampe che sprofondavano nel fango, riuscì ad uscire, ma intanto i pagliacci e i robot a forma d’animale si stavano avvicinando.

Celere riprese a correre, mordendo ancora un pagliaccio che gli stava ostacolando il cammino, facendo scattare ancora una volta il meccanismo di carica e riducendo nuovamente il tempo a disposizione.

Gli restavano sette giorni.

 

<< A Raphael il labirinto di specchi non era mai piaciuto, e dopo i cambiamenti fatti dal padre ancora meno. Intravide alcune lampade di dimensioni fuori del normale e in più, negli angoli più bui di quel posto, intravide creature abominevoli che non sembravano riflettersi negli specchi come loro due “A cosa servono?” chiese cauto il figlio a Neil, che gli sorrise cordiale “A proteggerti ovviamente.” sussurrò, arrivando nel frattempo alla fine del labirinto. l’uomo conosceva il percorso a memoria e nessun altro sarebbe stato in grado di arrivarci, una volta attivata la giostra “Questo posto è sicuro, tuo padre ha pensato a tutto. Qui non ci mancherà nulla, sei felice?” ma Neil dovette constatare che il bambino non era tanto convinto “Quando la mamma guarirà, la porterò qui.” mormorò sperando che servisse a rincuorarlo, ma aggrottò la fronte quando percepì il baccano all’esterno.

Il proprietario del parco fece cenno a Raphael di attenderlo lì, mentre lui tornava all’ingresso per capire cosa stesse accadendo. Vide le sue macchine comportarsi come richiesto: corpi spezzati dai colpi inferti dai pagliacci, arti tranciati dai morsi degli animali meccanici e sangue colare al suolo. Era inorridito, ma al contempo era convinto che quella fosse l’unica soluzione.

Neil fece per avviarsi ed entrare nuovamente all’interno dell’attrazione, prese il telecomando per sincerarsi che funzionasse, ma gli umani stavano combattendo: chi dava fuoco a qualche robot, altri li ammaccavano con mazze e pietre, ed altri usavano le loro pistole. Uno dei manifestanti riuscì ad avvicinarsi a Nobody prima di essere fermato da un robot, colpendolo con una bastonata. Il proprietario del parco si protesse col braccio che reggeva il telecomando, che fu distrutto dall’impatto del colpo e che attivò per caso la giostra.

Neil fu costretto a chiudere gli occhi a causa del dolore provato all’arto, ma anche dell’intensa luce proveniente dal labirinto di specchi. Le lampade erano state accese, i guardiani attivati e senza telecomando, tutto era perduto.

“Raphael.”>>

 

- Può dar battaglia sotto tutte le luci del paradiso, ora. -

 

I robot gli strapparono parte della pelliccia, ammaccarono la corazza, ma non fermarono lo Steambithunter. Neil sentiva l’odore di Raphael anche se era debole, sapeva dove dirigersi e riuscì a farsi largo tra le macchine. Come gli era stato promesso dal mercante, nessuna luce l’avrebbe fermato. Ma l’unica parte umana, il suo cuore, batteva con grande intensità. Aveva già provato ad entrare senza alcuna possibilità e quella, ormai, era la sua ultima occasione.

Si fermò davanti al labirinto degli specchi, la luce non poteva spaventarlo, l’unica cosa che temeva ormai era il tempo.

Giunse l’alba, a Neil restavano sei giorni.

Commenti

Ritratto di Alessandro Pilloni

Mi è piaciuto il racconto su tre livelli, poi alla fine il passato al corsivo si innesta alla perfezione e tutto ha un senso. Non mi sono piaciuti i vari "quello che un giorno era un uomo" etc.

Ritratto di Pilgrimax

Buona la scelta di alternare flashback e presente e i “comandamenti” di Jeremia tra loro. Hai mostrato senza cadere in spiegoni la situazione pre-Jeremia e post, e i vincoli imposti dal mercante. Il racconto è avvincente, azione e ritmo intenso. Jeremia ti ha inflitto una sfida difficile: non vedere e non parlare. Cadere nel flusso di coscienza infinito e un po’ palloso era dietro l’angolo, ma sei stato molto astuto, strutturando il racconto come hai fatto, a non cadere nella trappola. Bravo!

Ritratto di DBones

Bel racconto! L'alternarsi di situazioni, i tempi che variano come la vita di Neil Nobody. Ho veramente apprezzato il tuo stile narrativo.

Ritratto di Jolanda

Mi è piaciuta molto la struttura che hai dato al racconto coi due tipi di flashback che si alternano all'azione. Anche a me non sono piaciuti molto i vari 'quello che una volta era un uomo', ma certo, gusti personali. Avevo letto lo scambio con Jeremia e le condizioni da lui dettate mi erano parse davvero difficili, quindi doppi complimenti per come te la sei cavata scrivendo un racconto originale, interessante e che mi ha tenuta incollata alla lettura fino alla fine (poi mi piacerebbe anche sapere come va a finire!)

Ritratto di LaPiccolaVolante

Buonissima scelta strategica, quella di dividere il racconto su tre binari. Elimina l'esigenza di perdersi in spiegoni, caratterizza meglio i personaggi.
Il richiamo ai comandamenti di Jeremia tiene il lettore legato a più universi, strategia che non permetterà al lettore di svincolarsi dalla storia facilmente e in breve tempo.
la scrittura scivola. Senza troppi accenti, ed è giusto in questo caso. Caratterizzare troppo il "modo" in questo caso destabilizzerebbe la scelta strutturale della narrazione, secondo me!
Un buon gioco. Sì mi è piaciuto!
 

Ritratto di SkollHati

Per quanto riguarda "quello che un tempo era un uomo" e altre varianti, era per evitare ripetizioni, ma ci devo lavorare sopra come avete notato.
Lo spunto dato da Jeremia mi è piaciuto veramente tanto, sono felice che abbiate apprezzato l'idea ed anche il mio modo di scrivere: modesto ma diretto.
Grazie dell'iniziativa, ho il finale in testa per questa storia e spero di riuscire a buttarlo giù quanto prima. Spero di partecipare ad altri giochi.