Con tutto il cuore (di DBones)

Se la vita avesse un colore, molto probabilmente sarebbe il grigio. Grigio come il cielo fumoso sopra i tetti. Grigio come i volti coperti di fuliggine degli spazzacamini. Grigio, il colore della tristezza, del vuoto.

Non si potrebbe trovarne miglior esempio che in CenterEarth, la città al centro del mondo. Le strette viuzze sono soffocate da una marea di scapestrati. Borseggiatori, ubriaconi, puttane. Nullità destinate a sprofondare nella melma; oggi un centimetro più di ieri. Ragazzetti con il moccio al naso che corrono a piedi scalzi nel fango. Forse a cena troveranno la solita brodaglia riscaldata, ma non sarà un male: vorrà dire che avranno una casa a cui fare ritorno e a CenterEarth, credetemi, non è poco. In un angolo, seminascosti da un mucchio di spazzatura: una prostituta e il suo cliente. Lei è impegnata in una fellatio; le mancano tutti gli incisivi, ma sono sottigliezze a cui pochi fanno caso. Per il momento dovrà accontentarsi di ingoiare il seme. Due soldi e tanti saluti. Con due miseri soldi un tozzo di pane se lo potrà comprare. Com’è che si dice? Prima il dovere, poi il piacere.

È in questa sudicia realtà che si muove un vecchio, simile a tanti altri vecchi che nei secoli hanno calpestato la superficie del mondo. Credo che la maggior parte di voi non lo noterebbe neppure. Il vento pungente sibila minaccioso, infilandosi sotto le sue logore vesti, ma lui non sembra farci caso. Quelli che lo incrociano gli lanciano un’occhiata, in bilico sulla linea sottile che divide il disprezzo dalla compassione.

«Alexander?!» Una voce rauca, simile al gracchiare scomposto di cento cornacchie. «Per mille putride balene! Sei veramente tu?»

Il vecchio osserva la proprietaria della sgradevole voce. Solleva le spalle incurvate. «Potrei esserlo.» Si zittisce per qualche secondo: riflette. «In fondo, un nome è solo un nome.»

«Ma che baggianate vai cianciando?» La donna lo afferra con una mano; dita sottili come artigli. «Pensavamo che i vermi ti avessero già mangiato da un pezzo. Lassù qualcuno ti vuole bene.»

Lo stecco consumato, che è il braccio afferrato dagli artigli, si libera con un movimento feroce. Il collo della donna, prigioniero di una morsa. Le mani del vecchio stringono. E stringono. E stringono.

«Che ti prende?» bofonchia la femmina. Alexander molla la presa.

«Volevi spedirmi dal Creatore?! Porca di una diamine!»

La donna ha occhi simili a biglie; minacciano di uscirle dalle orbite, mentre tossisce e adorna la strada con sputi e catarro.

«Mani meccaniche?!» esclama, risucchiando un filo di bava che le sta scendendo sul mento. «Che diamine è successo alle tue vecchie mani rugose?»

Non ottiene risposta. A pochi metri di distanza, un controllore dell’ordine sembra averli adocchiati. Nulla di strano. La gente di CenterEarth è abituata alle stranezze e un vecchio con le mani di metallo non è altro che una stranezza da aggiungere alle altre.

«Vieni con me, presto! I ragazzi faranno i salti di gioia nel vederti.»

Il duo si insinua per straducole che diventano via via più strette. Un labirinto di cunicoli, di buchi maleodoranti. Piscio e feci liquide scivolano per vecchi canali arrugginiti, mentre i bambini giocano a palla. Siamo a CenterEarth, il mondo è grigio e tutto è una bella merda.

Un vecchio portone. La donna chiude la mano destra a pugno. Due colpi in rapida sequenza, una breve pausa, quindi altri quattro colpi. I cardini cigolano, come vecchi fantasmi che trascinano catene inesistenti. La porta si apre.

Uno stanzone fiocamente illuminato, si spalanca allo sguardo di Alexander. Piccoli ragnetti laboriosi, impegnati in faccende oscure, zampettano frenetici sulle loro immense ragnatele. Hanno ben altro da fare che fermarsi ad osservare gli altri occupanti della stanza. Due uomini barbuti e una ragazzetta. I maschi scattano come molle. I sacchi su cui erano spaparanzati, ondeggiano per un istante.

«Gez e Coz», li addita il vecchio. «Non è passato nemmeno un anno da quando me ne sono andato e cosa avete fatto nel frattempo?»

I gemelli Gez e Coz hanno un’espressione ebete. Nelle loro folte barbe, i pidocchi brulicano indisturbati.

«Ve lo dico io, cosa avete fatto. Avete trasformato questo posto in un porcile!»

Gli occhi di Alexander paiono fiammeggiare e le labbra raggrinzite disegnano uno sfregio sul suo volto. La donna che lo ha portato in quel luogo, gli si avvicina e, usando un tono di voce tra il sottomesso e il riconciliante, gli sussurra: «Ci siamo arrangiati come potevamo. La tua mancanza si è fatta sentire, Alexander.»

«La mancanza dei miei soldi», ribatte quest’ultimo. Le mille rughe sul suo volto sembrano farsi più nitide e profonde.

La donna annuisce. Il naso aquilino, ricorda un personaggio delle fiabe. Non la principessa.

Uno sghignazzare sommesso, giunge dalla bocca di Coz. Il fratello gli dà una gomitata nelle costole. Nessuno dei due riesce a credere ai propri occhi quando, con uno scatto fulmineo, Alexander si porta a due passi da loro. Che fine ha fatto il vecchiaccio malato di cuore?

«Vi faccio così ridere?! Ridiamo tutti assieme, allora!»

Ogni minima traccia di ilarità, scompare dal volto di Coz. «Perdona noi. Cose brutte, senza te.»

«Brutte sì!» conferma la donna con la sua voce gracchiante. «Cose molto brutte, senza i soldi guadagnati grazie al tuo... ehm...lavoro.»

«Cos’è questa puzza insopportabile? Squartavate puttane in mia assenza?» Alexander sospira, passando in rassegna i presenti nella stanza. «E quella ragazzina?!»

La giovane è raggomitolata in un angolo, dove la luce della lampada ad olio di balena fatica ad arrivare.

«Ehi!» la apostrofa la donna. «Muovi quel culo secco e vieni qui.»

La ragazzetta non se lo fa ripetere una seconda volta. Le seconde volte hanno il sapore degli schiaffoni e delle pedate.

Alexander la osserva: è poco più di una bambina. Il corpo nudo, mette in risalto la magrezza e, nella zona pubica, qualche timido pelo.

«Parecchi uccelli sono passati per i suoi buchi», lo informa la donna. «Qualche soldo riesce ancora a tirarlo su. Dicono che le giovinette guariscano un sacco di malattie.» Solleva le spalle a mostrare il suo interesse. «Vuoi provare, Alexander?»

Il vecchio scuote il capo e volta lo sguardo. La donna allontana la ragazzetta con un gesto spazientito.

«Allora, Alexander. Che hai combinato in quest’ultimo periodo? Il tuo cuore ha smesso di darti rogne?»

«Forza, Ragnatela! Dicci un po’ che hai combinato.»

Un giovane simile ad uno sgorbio, brutto come i corvi che vegliano sui campi di battaglia, attira tutti gli sguardi su di sé. Era rimasto nascosto tra le ombre; seduto a gambe incrociate sui sacchi che erano stati il giaciglio dei gemelli Gez e Coz.

«E questo da dove diamine è uscito?» sbotta la donna, spalancando gli occhi allo stupore.

«Dal buco marcio di quella vecchia megera di mia madre! Penso di essere uscito proprio da lì. Sono passati un po’ di anni, comunque.»

Sul volto di Alexander aleggia un sorriso. Quando si decide a parlare, però, non ne è rimasta che l’ombra. «Jerky! Il tuo padrone deve fidarsi ben poco di me, se ti ha mandato a controllarmi.»

Il ragazzetto sogghigna divertito. Nei suoi occhi, la luce che appartiene ai rapaci. «Padrone?! Che brutta parola. Nulla di personale, Tela. Solo affari.»

«Ma che cacchio sta succedendo?» La voce della donna è tremante. Quel ragazzino, quel Jerky. Ne conosce di gente strana, ma in lui c’è qualcosa che va oltre l’essere semplicemente strani.

«Cose liete, madame! Cose liete. Un lavoretto per il nostro caro amico Tela.»

«Tela?! E chi diamine sarebbe?»

Ridacchia, l’astuto Jerky. «Perdonatemi, madame.» Si esibisce in un inchino. «Guardi le rughe che solcano il volto di Alexander. Non le ricordano le maglie di una ragnatela?»

Forse lo sgorbio ha ragione, ma con la ragione non si compra il pane. Ci vogliono i soldi. Monete sonanti, per la miseria!

«Un lavoro?!» la donna s’infila un dito da strega nell’orecchio sinistro. «Con questo maledetto cerume ci sento poco.»

«Ci sente benissimo, madame.» L’esagerata galanteria di Jerky, fa a pugni con il suo orrido aspetto. «Un bel lavoro.»

Nella bocca della donna si intravvedono quattro denti marci, come sopravvissuti di guerra. I lavori di Alexander avevano portato un bel po’ di soldi in passato. Forse non avrebbero più avuto bisogno di quella stupida ragazzetta che, diciamolo chiaramente, negli ultimi mesi aveva dimostrato la stessa utilità di un culo senza buco.

«Bene, bene. Dovrete dar fondo ai vostri risparmi, signor Jerky.»

«Ha ragione, madame. È la regola del dare per ricevere.»

La voce di Alexander si insinua nel discorso. «E io ho  già ricevuto. Il giusto compenso.»

«Compenso che dividerai con noi.»

Il ghigno di Jerky, si apre fino a trasformarsi in una risata roboante. «Dividerlo?! La vedo dura, madame. Molto dura.» .

«Bah! Chi vi capisce a voi maschi.» La donna fa seguire all’ultima parola, un rumoroso sputo sul pavimento. «Sentiamo dunque; chi sarebbe il povero cristo che devi accoppare?»

«Dio.»

La bocca della donna si spalanca nell’imitazione delle caricature stampate sui giornalacci che gli urlatori tentano di rifilarti in tutti i modi. «Mi prendi per i fondelli?»

Il luciferino Jerky è a un passo da lei. Il suo fiato pestilenziale supera qualsiasi puzza la donna abbia mai sentito in vita sua. Carogne abbandonate sotto il sole. «No, madame! Alexander dice il vero. È proprio Dio che deve ammazzare.»

«E chi diavolo lo ha mai visto, questo Dio!» La donna è furibonda. Ogni singola lettera che esce dalle sue labbra è veleno. «A CenterEarth non c’è mai passato di certo.»

Gli occhi simili a biglie, incontrano quelli del vecchio. «Dio non lo puoi certo accoppare, ma questo pazzo d’un Jerky o come diamine si chiama, sì! Che stai aspettando?! Lo fai fuori o no? Sei o non sei un sicario?»

Un gelo improvviso. Il metallo che incontra la carne. Incontra il sangue.

«Lo sono.» La voce di Alexander è pacata, nel pronunciare quelle parole. «Però tu non sei un mio cliente.» Il corpo esanime della donna giace ai suoi piedi. Scarto. Succulento pranzo per vermi.

«Che disastro, Tela!» sghignazza l’omino, saltellando per la stanza come un piccolo diavolo. «Che disastro. Madame non aveva tutti i torti. Povera madame! Chi lo ha mai visto questo Dio!»

Il suo nome è Alexander. Il suo nome è Ragnatela. In fondo un nome è solo un nome. «Lo troverò. Non so ancora come, ma lo troverò.»

Improvvisamente si ferma, l’astuto Jerky; i suoi vispi occhietti, chiusi a fessura. «Lo troverai, mio caro Tela. O forse sarà Lui a trovare te. Hai solo bisogno di un punto dal quale partire. Tra i mercanti, gira una strana voce.»

«Una voce?! Che voce?»

«Beh, sai. Ogni informazione ha il suo prezzo...»

Sì, maledetto! Dare per ricevere, ogni cosa ha il suo prezzo.

Veloce come il vento, si muove l’uomo dalle metalliche mani. Penetrano le dita nel petto di Coz, come lucenti coltelli. Un nuovo corpo finisce a terra; marcirà tra la polvere, accanto a quello di madame strega.

«È sufficiente?!»

«La vita di quest’uomo non è che valga molto. Se aggiungiamo anche madame però...Mi piaci, Ragnatela. Sì, diciamo che posso accontentarmi. Veniamo al dunque. Un uomo, da qualche parte nel SouthEarth. Un tipo chiamato La Serpe. Gira voce che abbia sfidato Dio! Roba da non credere. O forse da non credente. Bah! Probabile che siano solo stronzate.»

Una sonora risata si diffonde nella stanza. Ride la bocca di Alexander. Non gli occhi. «SouthEarth. L’unico modo per raggiungere quei territori è prendere un treno alla stazione. Sono secoli che non si sentono fischi di locomotive in quel posto!»

Jerky stringe un biglietto argenteo tra le dita. Lo sventola. «Sola andata. Il treno attende, Tela. Non credo aspetterà molto; sono secoli che non fa un giro su quelle rotaie.»

Il vecchio sicario solleva le mani: metalliche armi. II povero Gez, chino sul corpo esanime del fratello, attende. «Eravamo una bella squadra. Io e Coz felici.»

«Suvvia,Tela», sussurra Jerky. «Abbassa quelle mani.» Con fare sibillino, gli porge il biglietto. «Basta morti! Non serve. Tieni. È un regalo.»

Un balzo, come una furia. Scatta Gez dal volto piangente. Scatta la piccola daga che stringe nella mano destra. Imperterrita trafigge la carne. Penetra.  Eppure, quando la lama viene estratta dal corpo di Alexander, è come se nulla sia successo. «Gez voleva bene a Coz. Voleva bene, perché noi fratelli.»  Le mani metalliche lo abbracciano, accompagnandolo nel silenzio della morte. Scivolate nell’oblio, fratelli.

«Che disastro, Tela! Che folle, meraviglioso disastro!»  Jerky, il diabolico folletto, danza su note che solo lui può sentire: una tetra sinfonia. Osserva la bambina, acquattata in un angolo oscuro. A lei sono rivolte le sue parole: «Qual è il tuo nome?»

Nessuna risposta.

«Non importa, ti chiamerò Ehi, come faceva madame. In fondo un nome è solo un nome.»

«Roxy!» C’è fierezza nel tono di voce. Nonostante tutto, c’è fierezza.

«Bene, piccola Roxy. Avvicinati.» Jerky allunga una mano, il palmo rivolto verso l’alto. «Il mondo è un covo di gentaglia senza cuore. Ma qui non hai nulla da temere. Vieni e osserva; ammira il giusto compenso!» La veste di Alexander è spalancata. All’altezza del petto c’è un vano aperto, come una conca, e nella conca un cuore. Senza carne. Senza sangue. Un lucido, perfetto, cuore di ottone.

Commenti

Ritratto di Pilgrimax

Mi è piaciuto molto, sia i personaggi e sia l’ambientazione, e la narrazione condita da un turpiloquio intonato con la situazione. Tutto armonicamente orchestrato, si legge in un fiato. Tela ha una missione difficile, ma a fianco del diavoletto ce la può fare :-) chissà mai che non riesca davvero a partire per questa avventura ;-) Bravo anche tu!

Ritratto di DBones

Ti ringrazio! Tu che hai letto qualche mio raccontino, sai che non lascio quasi niente al caso. L'ambientazione, i nomi dei personaggi, tutto ha un senso. Mi piaceva l'idea di una città che si trovasse "al centro del mondo", solo geograficamente parlando. Dio non può ignorarla. Eppure è il degrado a regnare. Alexander (Tela) dovrà trovare il misterioso La Serpe -altro nome per niente casuale- e fare i conti con un cuore che non gli appartiene.

 

 

Ritratto di Alessandro Pilloni

Dunque c'è un dopo? Avresti potuto anche introdurlo, sul finale. È piaciuto anche a me. Ambientazione suducia con rimandi facili che permettono di immaginarla bene, personaggi freakettosi al punto giusto, anche se naturalmente abbozzati per esigenze di spazio. L'unica cosa che non mi ha convinto troppo è la voce narrante. Chi è? Perché parla così sboccato e colloquiale? Comunque bravo!

Ritratto di DBones

Ti ringrazio. La voce narrante è esterna alle vicende, il cosiddetto narratore onnisciente. Mi piace però che essa rappresenti ciò che descrivo mantenendo lo stesso stile dei dialoghi. CenterEarth è un covo di gentaglia e anche la voce narrante si adegua all' ambiente.

Ritratto di Jolanda

Il tuo racconto mi ha lasciato dentro un retrogusto proprio infernale. A cominciare dall'ambientazione che hai saputo riempire dei dettagli più 'cattivi' del periodo vittoriano (almeno, a me ha ricordato molto certe cupissime descrizioni della vita nei sobborghi più poveri della Londra vittoriana), i personaggi mi fanno l'effetto di un'iperbole del 'brutto, sporco e cattivo'. Del resto, se l'antagonista è Dio (che dovrebbe essere l'antonomasia della massima espressione del 'bello, puro e buono') ci sta benissimo.

Leggevo nei commenti sopra che i nomi sono importanti, io però sono riuscita a cogliere solo un possibile collegamento 'biblico' in quello di La Serpe, gli altri purtroppo non li colloco (per mia ignoranza) e mi piacerebbe capirne i richiami. Ho cercato su internet ma non ho trovato aiuti in questo senso, magari se ti andasse di darmi un'indicazione mi farebbe piacere :)

Ritratto di DBones

Ti ringrazio. Ho faticato non poco per trovare il nome al protagonista: Alexander. Uccidere Dio, chi potrebbe riuscire in tale impresa? L'unico personaggio che mi è venuto in mente è Alessandro Magno! Lui ci riuscirebbe, mi sono detto. Ho fatto mio il suo nome. Anche la piccola Roxy si collega al mito di Alessandro. Ti dice niente Roxane? Il collegamento a La Serpe è talmente lampante che non ha bisogno di chiarimenti. Ma è il nome della città il punto focale: CenterEarth, qualcosa che sta al centro. Qualcosa che Dio vede, ma ( visto il degrado ) rifiuta di occuparsi. Ciao e grazie per il commento.

Ritratto di Jolanda

Probabilmente mi ha portato fuori strada il fatto di rimanere sul filone di riferimenti biblici. Più che ad Alexander, pensavo a 'Tela' e 'Ragno' e non mi veniva in mente niente :)

Ritratto di DBones

Capisco! La perfezione della ragnatela ha il suo perché, anche come sinonimo di qualcosa che tiene imprigionati. Sono molte le cose che tengono imprigionato il protagonista: l'età, il cuore di ottone, una missione apparentemente impossibile... I riferimenti biblici, nel limite di questo racconto, si fermano a La Serpe. Trattare un argomento come l'uccisione di Dio, pur in un ambito fantastico, non è facile; il rischio di offendere qualcuno è sempre dietro l'angolo. Avrei potuto cavarmela proponendo un dio alternativo, ma non è quello che voglio fare! Nel proseguo che ho in mente, Alexander incontrerà veramente Dio (chissà se riuscirà ad ucciderlo!) e forse potrà liberarsi dalla ragnatela che lo tiene prigioniero. Grazie Jolanda.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Oh, mi è piaciuto!
Era il soggetto che aspettavo di più e devo ammettere che hai ridisegnato tela e jerky davvero bene!
Non mi dispiacerebbe leggere il proseguo! mi auguro di rivederti in arena al prossimo giro! Sìsì.

Ritratto di DBones

Io mi sono divertito a scriverlo. Chissà cosa avrà in mente Jerky? E il misterioso La Serpe? Di una cosa sono certo: alla fine, Alexander si troverà a tu per tu con Dio! Quando arriverà quel momento, non sarà solo il cuore che dovrà mettere in gioco.

Ovviamente non mi perderò il prossimo giro. A Dio piacendo...