Il Piacere (di Kriash)

Quindi è così che si muore?

“Luisa, corri, presto!”

Così. Eppure cosa potrebbe fare davvero una caduta da cavallo?

“LUISAAAA!!!”

“Cosa accade, di grazia?”

“Chiama tutti… la servitù… il medico… chiama… chiamali! DAI!”

Le braccia di mio padre sono sempre state così forti? Mi stringono. Mi alzano da terra. Si sporcano di rosso.

“Gabriele guardami. GUARDAMI!”

Lo guardo e poi, cosa dovrei fare? Ho così poche forze e tutto quel rosso che scorre attorno a me sta arrivando anche agli occhi. Me li copre, diventa tendaggio, così sottile, così regale. Lo guardo, e poi?

“GABRIELE!” Luisa, per l’amor di Dio… QUALCUNO VENGA AD AIUTARMI!”

Qualcuno mi aiuti.

Quindi è così che si muore?

 

È strano, perché non avrei mai immaginato una cosa del genere. E dire che sull’argomento ne ho lette tante.

Sono giovane. Mi reputo colto, anche a dispetto dei miei pochi anni ma, sì, sull’argomento morte non ho mai potuto avere dei responsi così tanto… vivi.

Che battuta.

La morte, probabilmente, porta anche uno come me a cader vittima dell’ilarità e della burla.

Non so come sia accaduto. È stato tutto così veloce che ho potuto solo capire di essere caduto da cavallo, quello “Zeus”, così altezzoso e imperiale che mi era stato sconsigliato anche dal buon Fabio, il custode.

Eppure sono salito, ho provato a domarlo e l’impennata si è conclusa con la mia schiena al suolo, uno strano rumore e i suoi zoccoli sul mio ventre.

Poi il rosso.

Mio padre urlante.

Nebbia.

Rosso ancora… e, ora, qui, nella stanza che era ed è ancora ma probabilmente per poco, la mia camera.

Il velo bianco, quasi trasparente, lascia intravedere il mio corpo da ragazzino sedicenne.

Mia madre piange così copiosamente che non pare nemmeno lei, lei che è sempre stata così composta.

E mio padre che cammina avanti e indietro.

Lui no, lui così lo è sempre stato.

Io guardo. Non posso fare altro se non guardare e ascoltare.

È una strana sensazione, eppure tutto questo mi provoca uno strano piacere.

“Non doveva succedere. Non doveva. Perché. Perché?”

“Ah… ah… Francesco… ah… come faremo ora senza il nostro Gabriele? Come faremo?”

Potessi mettere una mano sulla spalla di mia madre, lo farei. Ma arriva per prima quella di mio padre.

“Luisa, come faremo, sì. Non era questo il destino di nostro figlio. Lui doveva diventare un grande. Doveva essere un poeta, un letterato. Doveva diventare famoso. Doveva…”

“Eppure, eppure è morto…”

“È morto.”

Sono morto, sì.

Sei morto, Gabriele, mi pare evidente.

E tu? Tu chi sei che compari con le mie stesse sembianze al mio capezzale?

Io, beh, sono te, Gabriele. Sono un amico, se vuoi. Ho le tue sembianze per farti sentire meno solo. Per farti capire che questo è un nuovo viaggio e una nuova avventura. E a te piacciono le avventure, non è vero?

Non lo so se questa cosa mi piace davvero. Non l’ho ancora capito. Ma…

Niente ma, dovrai solo pazientare.

 

E la pazienza non può servire davvero se quello che vedi ha la potenza di rompere tutte le tue sicurezze.

Come vedere mio padre impazzire non tanto per la mia morte, quanto per non avere più il suo giocattolo da esibire.

Ha persino impedito alla servitù e a mia madre di far sapere che il loro povero figlio è morto.

Mi hanno seppellito in una tomba anonima nel giardino della casa. Una tomba che è diventata un piccolo giardino con tanto di sedute in pietra e vasi ornati di fiori scadenti che, in vita, non avrei mai scelto.

“Francesco, ora basta!”

Mia madre, l’unica con un poco di buonsenso, forse.

“Dobbiamo dire di Gabriele. Perché tenerlo nascosto? Perché…”

“Perché, Luisa? Perché il suo libro ci porterà alla rovina. Lo sai quanto ho investito su quel libro, quelle poesie… lo sai!”

“Io so solamente che il nostro povero figlio merita rispetto.”

“Già. E noi non lo meritiamo? E se…”

Quando le idee bucano il capo di mio padre, si vede.

È come un fulmine che colpisce e lascia traccia.

Ma non sempre le tracce possono essere buone.

“Potrebbe… potrebbe essere un’ottima pubblicità. Gabriele D’Annunzio, il poeta morto in giovane età, che ha lasciato la sua raccolta di poesie Primo vere, prima di abbandonarci.”

“No… no… non ti lascerò fare questo. Non a nostro figlio.”

Non vorrei mai vedere questo. E non so perché sono ancora qui a vederlo.

La mano di mio padre afferrare il polso di mia madre e scrutarla con occhi che illuminano la stanza di rosso e fuoco e viva pazzia priva di ragione.

Quegli occhi che ora mi guardano. Guardano qualcosa che non potrebbero vedere. E sorridono.

 

Gabriele, oh Gabriele. La mente di tuo padre è un labirinto di perdizione. E io mi ci trovo così bene ma…

Ma non dovresti farlo. Lui, tu… voi state facendo qualcosa che non può essere fermato. Lui vuole la gloria, brama il denaro. Tu vuoi soltanto un giocattolo, qualcosa con cui trastullarti.

Io voglio il bene per la tua famiglia. Ho acceso la scintilla nella testa di tuo padre ma posso fare di più, vedrai.

 

Il successo di quell’idea ha permesso di vendere tutte le copie di quel mio dannato libro.

Dannato.

D’Annunzio è morto. Viva la sua opera.

La morte dell’artista è l’unico mezzo per dargli valore, perché nella morte si è tutti Santi e tutti migliori di quello che si era in vita.

E, quindi, perché io sono ancora qui?

Perché la scena ultima deve ancora avvenire, caro Gabriele.

Dannato.

Oh, sì. Non sai quanto.

 

“Luisa, guarda… guarda.”

Le immagini che sventola mio padre davanti agli occhi di mia madre sono il vanto della famiglia. Fotografie le chiamano.

“Guarda qui…”

“Cosa, cosa?”

“Questo. Vittorio, il nipote dello zio. Ha la stessa età del nostro Gabriele. E guarda, guarda quanto gli somiglia.”

“Ma… il nostro Gabriele. È uguale. È lui.”

“Già, gli assomiglia così tanto. E se…”

Vittorio? Non ho mai avuto un cugino di nome Vittorio. E perché loro, invece, sono convinti che esista?

A tutto c’è soluzione, vedi? Anche alla tua morte.

 

Sono passati anni da quella caduta.

Anni.

E io sono ancora qui. Non posso staccarmi da questo posto ma, soprattutto, non posso staccarmi da lui.

Da Gabriele. O Vittorio. O Diavolo.

Perché lui vuole che guardi quello che sarebbe stata la mia vita se non fossi mai morto davvero. Quella che sarebbe stata la mia vita se l’idea di una mia finta morte avesse trasformato un poeta in una celebrità.

Vuole che guardi…

Perché la sua perdizione tocchi l’apice del Piacere.

Commenti

Ritratto di Pilgrimax

Bella prova! Mi è piaciuto molto. La narrazione fila liscia, buono il ritmo e la resa d’insieme. Per me è un esempio di come mostrare un evento biografico senza spiegare, ma facendolo vivere al lettore. Elemento fantastico azzeccato e ben inserito. Hai scelto una parentesi del giovane D’Annunzio che fece scalpore, scelta azzeccatissima. Bello lo stile e la tecnica e come hai strutturato l’avvicendarsi delle interazioni. Sebbene non ci siano reggenti nei dialoghi e didascalie, è tutto molto comprensibile per il lettore in modo naturale. Di nuovo bella prova. Bravo (o Brava)!

Ritratto di LaPiccolaVolante

Eh eh, sarà mica autore di saghe LPV per nulla ;) (Kriash è Alen Grana, autore del piratesco I Signori delle Balene)

Ritratto di Pilgrimax

O mi scusassero per l’ignoranza e la figuraccia :D l’autore e la saga erano molto noti per me, ma non l’associazione con lo pseudonimo ;-) che poi, co ‘sti pseudonimi, uno smemorato come me rischia pure di replicare la figuraccia :D Be’ a questo punto mi inchino e vado a lavare i ponti per punizione

Ritratto di LaPiccolaVolante

Ma no, che punizione? Era per far capire che scrivere tanto serve anche a scrivere bene :)

Ritratto di Pilgrimax

Ahahah verissimo. che poi, essendo inconsapevole, il mio giudizio è ancora più sincero :D

Ritratto di Edera82

Ecco, da grande voglio essere così! Stupendo, scorrevole, dialoghi ben fatti, tutto sottinteso eppure capile! bravissimo, mi inchino!

Ritratto di Alessandro Pilloni

Mi accodo ai complimenti per la forma, però la storia in sé non mi ha preso troppo. Sembra promettere ma non mantiene. Però è un mio sentire personale.

Ritratto di masmas

Grande idea, tra l'altro resa in poche righe ma completa di tutto. Molto bello.

Ritratto di Gana Mala

Incolla da matti, fila benissimo. Proprio una bella lettura e una bella idea :)

Ritratto di Kriash

Grazie a tutti per i commenti, le critiche e i suggerimenti. Il fatto che abbia fatto le Balene non vuol dire per forza di cose che la mia scrittura vada sempre bene, anzi... Molto spesso in questi giochi della Volante prendo delle "cazziate" orbe. Ma è giusto così ed è soprattutto voluto perchè questo è e deve essere un campo di prova, un luogo dove sperimentare, fare test, vedere se uno stile potrebbe funzionare o se invece anche no. Quindi osate tutti, buttatevi! :P

Ritratto di LaPiccolaVolante

Tu sia maledetto!
Sai che non avrei iniziato dalla caduta da cavallo? Forse quell'ingresso imbroglia. Il finale, l'idea è giusta, ma l'ingresso all'incidente promette altro, fa credere che ci sia altro e smorza l'entusiasmo alla fine nonostante la scelta si quella giusta. Direi che è un difetto di strategia non un errore di scelta. Pedine giuste da usare meglio.

Avrei usato la leggenda del poeta tornato in vita, avrei gestito la "maledizione" fuori campo, e svelato alla fine osservatori esterni e imbroglio.

Rimane sempre un Grana in salita, ad ogni nuova storia. :)

Ritratto di Seme Nero

Porca troia.
Bello.

Ritratto di Borderline

L'inizio mi ha ricordato l'incipit di SDB, sarà che ormai i morenti me li raffiguro tutti come Will al cappio? Il racconto scorre bene, c'è della suspance e un buon equilibrio fra ciò che accade all'esterno e ciò che accade nella testa di D'Annunzio. Il suo mistero. Così che le burle della sua morte (mica ci fu solo quella della caduta da cavallo, nella sua vita) siano in realtà il gioco di qualcun altro, e non il suo. Ottima prova :)

Ritratto di grilloz

Un ritorno col botto, Alen!