Mouse God (di AlePilloni)

Il Grande Yahweh conclude il terzo atto dello spettacolo, e resta impalato sul palco, in vana attesa del prestigio. Anche oggi c’è il pienone, già. A sopportare le sue insulse illusioni ci sono quattro gatti, ma non nel modo di dire, nel vero senso della parola quattro, e nel verissimo senso della parola gatto. Fanno parte della squadra S&D – seek and destroy - e sono entrati al Vanadium perché hanno sentito quell’odore che gli è stato impiantato nel cervello insieme al chip: il loro unico obiettivo, la loro unica ragione di vita, stanarli e distruggerli.

Ai proprietari del Vanadium la puzza di piscio di gatto non  garba, e garba meno aver tirato su meno di un tozzo di pane per questo pietoso spettacolo di magia. Yahweh pretende pure di essere pagato. Loro non sono dello stesso avviso, però. L’avviso lo danno a lui, contando fino a tre. E poi sul viso gliele danno, le botte e gli schiaffi, e una magia la fanno, loro. Lo fanno volare fuori dal locale, atterra dopo tre metri, scheggiando i denti sul duro asfalto del vicolo. C’è sempre un vicolo maleodorante e malfamato, dietro ai locali dove si esibisce. Anche oggi non si mangia, ma almeno si beve. Ha ancora mezza bottiglia nella borsa, insieme al cappello e al piccione, a quei pochi trucchi che ancora gli riescono. E dire che un tempo faceva miracoli. Poi è successo, poi è iniziata la guerra, la carneficina, e non è stato più il suo momento. Non lo è mai stato, forse.

Si riflette nel fondo vuoto della bottiglia, dopo averla scolata, e sente il sapore del vomito gorgogliare da dentro, sente la puzza di merda perché si è cagato addosso. Non è più un dio, non è più un uomo. Non è più immortale, dunque può morire. Lo spera davvero, mentre frantuma la bottiglia e il collo con le schegge che si fanno rosse, e le dita, e il respiro e la bava che si mischia al sangue. Forse può morire, finalmente, forse potrà raggiungere l’oblio eterno. Ma qualcuno non vuole che muoia, qualcuno lo salva.

Uff, ma sei sicuro che sia lui, Mickey?-

Sì, Biker, ne sono assolutamente sicuro. L’ho tenuto d’occhio insieme a Geronimo per mesi. Non possiamo permettere che muoia. -

E’ pesante, però! – protesta Biker.

Per questo ho portato te ad aiutarmi. Sei il più forte tra noi! – la adula Mickey, in maniera convincente.

Biker sbuffa a metà tra l’imbarazzo e la convinzione di essere stato raggirato, poi con uno sforzo trascina il corpo di Yahweh dentro la tana, sotto le fogne, il loro regno, il regno dei topi. Mickey fa appena in tempo a sigillare il tombino che una zampa di gatto ci si posa sopra. Con un ruggito comunica agli altri della squadra di ricerca che ha perso la traccia, non riesce più a sentire l’odore.

Il sistema di sicurezza di Mr Brain mi sorprende ogni volta – commenta con soddisfazione Mickey – Se riuscisse davvero a completare quell’unguento sarebbe il massimo.

Già – borbotta con fatica Biker, tirando quel corpo con tutte le forze – La prossima volta, uff, ci porti Ratman, uff, a fare i lavori pesanti.

Arrivati al covo, nel cuore più sordido e irrespirabile delle fogne sotto Placenta, la città della Rinascita, adagiano delicatamente il corpo di Yahweh. Le prime cure che Mickey gli ha prestato sono state sufficienti ad arrestare l’emorragia, ma adesso è necessario che Mr Brain gli dia un’occhiata. Sembra impossibile che possa morire, ma a quanto pare è davvero così. Questo di certo non è d’aiuto al cianciare di Mickey sul fatto che sia Dio, perché adesso sono davvero in pochi a credergli nel gruppo. La verità è che ormai pochi lo sono davvero. Pochissimi. Sono rimasti in venti. Lui è la loro unica speranza.

Quando scoppiò l’epidemia, gli uomini erano distratti. Quando si accorsero di quanto fosse grave, erano già la metà nel mondo. A breve fu quasi possibile che si conoscessero per nome, uno per uno. Quando scoprirono che la causa erano quelle bestie e quegli insetti che avevano sempre cercato di tenere lontani dalle proprie case, diedero inizio alla mattanza. Prima gli uccelli, piccioni e gabbiani, poi gli insetti, mosche, zanzare, api, scarafaggi, formiche, ragni, e poi serpenti, scorpioni, meduse. E poi tutti. Tutti gli esseri viventi, comprese le piante, capaci di ferirli, di tormentarli, di spaventarli, di minacciarli. Salvarono solo gli animali da allevamento, i cani ed i gatti. Dei cani fecero guardiani possenti, numi tutelari delle loro fragili esistenze. Dai gatti crearono armi di distruzione di massa perché, tra tutti, i topi si dimostrarono i più ostici da abbattere. Ci sono voluti quindici anni, c’è voluta la quarantena all’interno del dome, la creazione di Placenta, la città nella quale far rinascere la specie umana. Ora la guerra è quasi giunta alla fine. Ne sono rimasti talmente pochi da contarli con le mani. E’ venuto il momento di sferrare l’ultimo attacco. Le squadre S&D li hanno individuati. Sono dentro le fogne. Il loro focolaio è stato ristretto ad un piccolo quadrante. Margine d’errore: 0,7%.

I topi sono radunati attorno al corpo esanime di Yahweh, collegato ai tubi del marchingegno di Mr Brain, intento più ad impedire al suo aiutante Pinky di fare guai, piuttosto che controllare le funzioni vitali del suo paziente. Di quello sono state incaricate le donne. Minnie controlla con attenzione i livelli di pressione e saturazione, Bianca tiene conto della temperatura, Angelina si prende cura delle piaghe da decubito, cercando di tenere ferme le proprie caviglie, mentre cercano invano di eseguire una perfetta quinta posizione. Intanto Ratatouille si sta preoccupando di preparare l’ultimo pasto. Anatole, Geronimo e Giogio sono stati invitati nell’attico della Damage Inc, per una trattativa di pace. Ma hanno impedito l’accesso ai pezzi grossi, così Biker e Ratman sono là fuori, appesi a testa in giù da un gargoyle o con un fucile puntato contro le vetrate antiproiettile. Fortuna loro che Speedy è stato ammesso al colloquio, ma lui non sta seduto, non ci riesce proprio a stare fermo.

Ho paura – si cruccia Mickey – Non dovevo lasciarli andare da soli. Anatole crede davvero di risolverla con la diplomazia. Ma non esiste diplomazia tra un incudine e una piuma.

Il tentativo andava fatto. La battaglia è sempre l’ultima soluzione, figliolo. Non dobbiamo smettere di confidare nella pace – gli dice il Maestro Splinter, cercando di incoraggiarlo, mentre accenna un sorriso al piccolo Jerry che un po’ trema.

Un groviglio incomprensibile di suoni gutturali li sveglia da quei ragionamenti, e il cigolare pietoso della grata fa sobbalzare Vladek e Fievel, incaricati di fargli la guardia. Fievel corre a chiedere un pezzo di carne a Ratatouille – Presto, dammi almeno una coscia! Meglio un busto tutto intero! Qualcosa che possa squartare, altrimenti sarà impossibile tenerlo calmo! – I cardini presto o tardi cederanno. Ma non avranno tempo di averne paura. Perché Speedy arriva alla velocità della luce, con in groppa il povero Gigio, pallido come cenere fredda, che balbetta i loro nomi. Tutti gli si fanno attorno – Anatole, Geronimo – si strugge. Tutti si voltano verso Speedy che saltella in un istante in quarantatre punti diversi e che fa un cenno col capo. E magari tutti sperano di aver frainteso, ma poi arrivano Biker e Ratman, e Ratman ha il costume strappato e segni di denti sul corpo, e Biker ha un braccio, ma dovrebbe averne due. Ma un’esplosione gli fa ingoiare i “cosa è successo”, e l’allarme suona. Mr Brain imbavaglia Pinky prima che dica una stupidaggine e grida come mai ha fatto – Sono entrati. I gatti sono qui. Sigillate l’entrata e liberate il pazzo!

Tutti si voltano verso Mickey, in attesa di un suo cenno. Lui deglutisce e muove gli occhi a destra e sinistra. Ma non c’è molto su cui riflettere. E’ da agire. Però, fino ad ora ogni sua scelta si è rivelata un errore. Non avrebbe dovuto accettare la proposta di Anatole. Sono morti per colpa sua. Moriranno tutti se non fa qualcosa. Incrocia lo sguardo del Maestro – Sii coraggioso – gli dice – Al resto ci penserò io. Lui inspira profondamente, come dovesse viaggiare per un anno luce, e con voce sofferta comanda – Sigillate la porta stagna. Ci penso io a liberarlo – Sa che lo manderà al macello, ma così riusciranno a guadagnare tempo. Non ne hanno molto ancora.

Quando la gabbia si apre, Scratchy scheggia fuori dalla prigione di contenimento e si accanisce sui gatti con vorace ferocia: azzanna, graffia, squarta. Ne fa fuori tre in un attimo, e il quarto perde un occhio e una zampa anteriore, ma oggi sono venuti decisi a chiudere ogni discorso. Oggi sono Legione. Non gli basterà esser folle.

Da dietro la porta stagna, gli altri possono solo sentire strazianti miagolii e urla disumane. Le donne si stringono tra loro per darsi coraggio, Ratman rattoppa il costume, Biker ripara il suo braccio meccanico, Splinter medita mentre esegue alla perfezione i kata fondamentali. Vladek sospira contando le cifre incise sul suo braccio. Jerry e Bernie consolano un inconsolabile Gigio. Mickey sussurra all’orecchio del dio – Svegliati! Abbiamo bisogno di te. Solo tu ci puoi salvare. Svegliati!

E lui apre gli occhi e con lo sguardo annebbiato li vede. – Voi – biascica debole.

Si  è svegliato, presto! Venite tutti! – Li chiama a raccolta. Yahweh si solleva dolorante e li osserva – Dove mi trovo – gli chiede. – Sei nelle fogne di Placenta. I gatti stanno per entrare. Non ho il tempo di spiegarti tutto. Ci serve il tuo aiuto. Devi fare un miracolo!

Miracolo? – ghigna lui disperato – Non so più fare miracoli. Ho perso il mio potere. Un dio cattivo e noioso, preso andando a dottrina – dice a se stesso – Illuso com’ero che durasse in eterno. Ma un dio esiste se qualcuno crede in lui. Non c’è più nessuno che crede in me. Non c’è più un dio!

Noi crediamo in te! – grida Minnie, frantumando quel breve silenzio – Noi esistiamo perché tu ci hai fatti così! Non mi interessa sapere se siamo un tuo sogno o una tua allucinazione da delirium tremens, tu sei l’unico che può mettere fine a questa trag…

La porta stagna cede, l’orda malvagia dei gatti invade la sala. La testa di Scratchy rotola verso le zampe pietose dei topi. Splinter richiama gli antichi e con precise rotazioni del corpo, e leve e trazioni, spezza ossa, lacera organi interni, uccide nemici. Ratman dà gloria a tutti i suoi arnesi, Biker combatte come un alieno conquistatore, Speedy crea vortici roteando su se stesso, Mr Brain direziona il suo raggio letale. E’ una guerra mondiale. Una campagna di sterminio. Mickey protegge le donne, mentre implora il suo aiuto. Yahweh lo guarda piangente – Cosa volete da me? Cosa chiedete ad un dio senza fede?

Sal…vez…za… - sputa col sangue Mickey, mentre il gatto gli squarcia il ventre, e gli occhi gli si fanno bianchi e poi tutto nero, come le orecchie di Minnie, che gli salta al collo, in preda all’orrore, con pianto d’accusa. Yahweh allora lascia cadere i piedi per terra, si alza con tutta la fatica dell’universo. Pietoso si scrolla Minnie di dosso e raccoglie il corpo senza vita del topo. Lo solleva all’altezza del petto e, chinato il capo, ci soffia sopra. E il dio che non poteva fare più miracoli ne fa uno, e Mickey prima era morto e ora non lo è più. Grazie – accenna, ma Yahweh si accascia sulle ginocchia. Posso fare solo questo, non ho altra forza, mi dispiace – gli confida. E’ quanto di più potessi fare, pensa Minnie.

Intanto, intorno a loro la battaglia è finita. I topi hanno vinto. L’assalto è stato respinto, ma il prezzo è stato alto: Scratchy e Biker giacciono a terra, in pezzi confusi tra le interiora di gatto. Al Dio ritrovato per ora non è possibile chiedere altri miracoli, si può solo piangere i propri morti e stringersi le mani in patto: li vendicheremo – gridano rabbiosi.

Quando Basil fa capolino da un condotto con la mappa del grattacielo che ospita la sede della Damage Inc e con il codice segreto per l’apertura dell’ultima porta, Mickey raduna tutti ed espone il piano.

E’ tutto molto semplice: penetreremo nel bunker e uccideremo il Presidente. Questo metterà fine alla guerra. Tu, Dio, sarai fondamentale. Solo tu puoi ucciderlo. – Dio deglutisce consapevole.

Le donne e il piccolo Jerry trovano riparo in un vecchio casolare abbandonato. Altri gatti torneranno, le fogne non sono più sicure.

La spedizione parte alla volta della Damage Inc. Non hanno la presunzione di sopravvivere, non tutti almeno. Sanno che, se anche uno solo di loro arriverà in cima, sarà comunque una vittoria.

Il palazzo è sorvegliato da una muta di cani per ogni piano, e per ogni corridoio di ogni piano, e ce ne sono centoventisette. Senza contare gli uomini di guardia, armati sino ai denti, armati anche nei denti. Basil ha preparato la mappa nei minimi dettagli. Conosce ogni condotto d’aria, ogni tubo di scarico, ogni presa elettrica, disegna un cammino che li porta sino all’ultimo piano senza che incrocino denti aguzzi e nasi sopraffini e canne di fucile. Ma da qui in poi non ci sono più passaggi segreti. Ora devono attraversare il corridoio, aprire la porta ed entrare nell’ultima stanza. Il corridoio, già. Gli uomini della sicurezza puntano i mitra e le pistole e sparano, mentre i cani, liberati con incitamenti allo sterminio, si accaniscono sui topi. Speedy guizza come vento sull’acqua e ferma tutti i proiettili a mezz’aria. Ratman abbatte una decina di uomini e ammira il Maestro Spilnter che ne elimina il doppio. Bernie e Fievel in due non fanno mezzo combattente, ma ora paiono guerrieri d’alto rango. Pinky si ripara dietro lo scudo magnetico di Mr Brain che nel mentre col suo raggio ipnotizzante riduce i cani a cuccioli mansueti. Vladek è sopravvissuto a tante atrocità ed ha portato con se il ricordo di qualcosa di irrespirabile: il suo gas è letale per uomini e cani, tira la spoletta e chiude gli occhi in attesa del tuono. Ratatouille combatte armato di padelle e forchettoni. Mickey digita il codice segreto e la porta si apre. Sono giunti all’ultima sfida.

La Damage Inc, multinazionale farmaceutica, brevettò e produsse il veleno che permise agli uomini di sterminare il novanta percento delle specie sgradite. Ora di fronte a loro c’è il Presidente, colui la cui colpa è troppo grave per essere perdonata.

Entrano in cinque nella stanza: Mickey, Speedy, Ratman, Bernie e Fievel. Degli altri restano il botto di Vladek, la stupida espressione di Pinky ed il pianto di Mr Brain nel vederlo morire tra le proprie braccia, incurante della propria, di fine. Ratatouille cade senza nemmeno riuscire ad assestare un colpo ferente. Gigio uno almeno l’ha dato, ma è morto lo stesso. La guerra è anche questa. Ma di cani ed uomini non ve n’è più nemmeno uno che respiri. Questi sono i topi! – ha gridato Splinter, prima di morire, in piedi, in posizione fiera, nella gloria dei guerrieri.

Eccovi qua, dunque – dice il Presidente, soppesandoli – Non avrei scommesso un pezzo di formaggio sulla vostra impresa, considerato che tutti gli altri miei uomini e cuccioli stanno salendo per farci compagnia.

Dubito che verranno – gigioneggia Basil, entrando nella stanza mentre mastica un cavo elettrico. Mentre fumo e allarmi invadono il palazzo e uomini e cani muoiono tra atroci sofferenze, con le carni arrostite, mentre muoiono i miei uomini e i mie cani, io schiumo rabbia. Perché lo vedo, entra nella stanza come l’ospite d’onore. Digrigno i denti, a farmi sanguinare la bocca. Io sanguino.

Tipico di te, restare a guardare mentre gli altri soffrono, combattono, muoiono. Non sei cambiato, Yahweh. – gli dico, per provare a fargli male. Ma lui ha già sofferto.

Sono qui per porre fine a tutto questo, a tutto ciò a cui tu hai dato inizio, Belial. – risponde serafico. Quanto lo odio. Quanto ti odio. Dio.

Amici miei, perdonatemi. Non ho più miracoli da fare, mi resta solo un ultimo atto da compiere, poi spetterà a voi – I topi lo guardano con fede, è questa che lo mantiene ancora in vita. Ancora per quel poco che serve.

A tua immagine e somiglianza li creasti, e guarda il risultato della tua superbia! Tuo è il cielo, tua è la terra! No! La terra è mia, la terra è di chi ha i piedi sporchi di fango, di chi ci cammina sopra, di chi striscia come un lurido serpente. Tu me l’hai donata ed io la sto salvando.

E come pensi di salvarla? – mi chiede. Quanto lo odio. Dio, quanto è ipocrita!

Distruggendo tutto, per poi dargli nuova vita! – e scatto verso di lui, talmente veloce che Speedy si commuove. Gli afferro il collo, il collo del Padre, e lo sento scricchiolare sotto le mie dita. Siamo entrambi carne, adesso. Ma io lo sono da più tempo. E’ stata la sua maledizione a rendermi più forte. Un dio senza miracoli non è un dio. Ma un angelo senza le ali invece è un demonio. Lo sollevo con i piedi penzolanti per terra. I topini mi fanno il solletico cercando di bloccarmi. Io continuo a camminare avanti a me, verso la grande vetrata del mio attico. Continuo a camminare. Nonostante i topi cerchino di ferm… No, aspetta! Questi qui, questi mi stanno spingendo! Mickey cosa fai? La finestra? No, aspetta, Speedy, quello è spago, mi leghi i piedi, Yahweh, perché ti aggrappi così forte ai miei polsi, cosa ti sta succedendo alla schiena, smettetela di spingermi, ali, hai le ali, ma cosa, sono di pietra, attento, se metti il piedi fuori cadiamo, aspetta, asp…

Li vedo, con la coda dell’occhio, mentre precipitiamo verso il nostro destino, figlio e padre, uomo e dio. Li vedo riprendere le loro sembianze di topi, topolini, topini, ratti. Pensateci voi, adesso. Salvàtelo! Già vi immagino. Riesco a sentirle le vostre zampine ricoprire il mondo. Riesco a sentirvi cantare. Perdonami padre se ho molto peccato. Perdonami figlio. Quando tocchiamo terra il nero ci avvolge. Poi il nulla.

Ci sono topi tutti in giro, topi tutti intorno, topi mattina e sera, topi mattina e giorno. Sudici topi lucidi, giocano a nascondino, fanno tana nel tronco degli alberi, dentro al nostro giardino.  Ci sono topi sui tuoi capelli, dei lunghi topi chiari, topi sui tuoi capelli. Ed io ti ho veduto salire sopra un altare e dire una messa da topi e per i topi pregare, e cucire ho veduto vestiti da sposa, per nozze di piombo, e topi gridare e ballare sulla cima del mondo. Ci sono topi tutti intorno, topi in Via Frattina, traversavano la strada tranquillamente alle undici di mattina. Sterminate distese di topi, refrattarie ad ogni sterminio, sorridevano dalle finestre tutte d'oro e d'alluminio. Erano i topi del magro cuore, seduti ad aspettare, il nostro magro cuore. Così ti ho veduto dividere e moltiplicare, con trecento milioni di topi da calcolare, e trascorrere ho visto fanciulle, con le guance di pesca, e pescatori pescare, usare occhi per esca.*

 

 

[*300.000.000 di topi – Francesco De Gregori.] 

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Io trovo il soggetto interessantissimo.
La "steadycam" movimentatissima costringe a un'attenzione più faticosa, ma non biasimo mai queste tecniche, che si impegni anche il lettore!
Avrei preferito nomi originali, caratteristiche assolutamente utilizzabili, ma il richiamo non mi ha permesso di immaginarmi dei topini ex novo. :)
Con un viaggio più profondo dentro i background del mondo e dei personaggi, questo giochino potrebbe risultare davvero affascinante.
 

Ritratto di Alessandro Pilloni

Intanto, grazie! Appena ho letto il regolamento mi è venuta subito in mente la storia con quei protagonisti, per questo sono stato così veloce a scriverla, si è scritta da sola. Mi faceva sorridere l'idea di sfruttare questi topi "famosi" rileggendoli, prendendo spunto dal gioco precedente e dalla rilettura della favola di Hansel e Gretel di non ricordo chi. Per lo stile concitato, avrete capito che è il mio stile. Non so ancora se è un pregio o un difetto, ma mi viene da scrivere solo storie ritmate, altrimenti mi annoio. Per l'approfondimento, come al solito non so gestire le storie brevi. L'ho dovuta comprimere perché mentre scrivevo mi sono esplose in testa altre idee e diciamo che ne è venuto necessariamente fuori un riassunto.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Io adoro il tuo stile isterico, frenetico. A tratti andrebbe tirato per le briglie, per non mandare in totale crash il lettore, ma a me piace.
Sul soggetto a me è piaciuto molto. Per gusto personale ricadrei volentieri su un epicbattle, ma forse è il desiderio di illustrare un topo guerriero e un gatto assassino. ahaha
 

Ritratto di Pilgrimax

Racconto brillante e coinvolgente, con tanta azione ma non solo. C’è tutto un mondo, a cominciare da Placenta e i suoi abitanti animali, che potrebbe suggerire varie estensioni della storia. Bella la scelta del nome del topo protagonista: il nome del dio ebraico. C’è l’ambientazione e tanti personaggi, e questo è un punto di forza del racconto in termini di possibili sviluppi futuri. La narrazione tira dritta e va liscia (attenzione però ai dialoghi e al cambio brusco di PdV, segue commento) e dipinge scene nella mente del lettore. Bel gioco, sebbene tecnicamente presenti delle lacune.

Seguono alcuni spunti su cui il racconto potrebbe essere lavorato un po’ di più per migliorarlo.

Tutto il paragrafo da “Quando scoppiò l’epidemia” a “Margine d’errore: 0,7%.” sa di spiegone, di infodump. Fornire le stesse informazioni a spizzichi e bocconi nel racconto, magari sfruttando dialoghi, ecc. sarebbe stato meglio. Lo so, è difficile, molto difficile. Anche io, su due piedi, non saprei come farlo nel tuo racconto. Però avrebbe reso il tutto più coinvolgente. Per esempio, il pezzo che segue che presenta tutti i topolini è fantastico! :-)

Attento all’uso dei segni di dialogo. Lo so, sono dettagli da scolaretto di narrativa. Ma fatto sta che, se usati bene, i segni di dialogo permettono di seguire meglio le battute che si scambiano i personaggi. In caso contrario, bisogna impegnarsi per non perdersi.

Attento anche alle d eufoniche.

Attentissimo ai cambi di PdV. Il lettore si perde, deve fermarsi a riflettere, esce dalla storia che gli stava piacendo un sacco, viene scaraventato di nuovo nella realtà che lo circonda, quando attacchi all’improvviso con la narrazione in prima persona al presente, focalizzazione interna. Lascia perdere che dopo si capisce. Ma in quel momento il lettore non può fare a meno di chiedersi: “e adesso, chi diavolo è ‘sto personaggio/narratore che spunta dal nulla?” Forse, sarebbe stato meglio mantenere la narrazione in terza persona e continuare col narratore omodiegetico ma polifocalizzato come stavi facendo.

Qualcuno ti dirà bella la citazione finale. Personalmente, ma so che è un mio tarlo, non amo quando nei racconti si fanno citazioni, è comunque roba scritta da altri; a meno che non sia chiaro che si fa la citazione perché il racconto vuole essere un chiaro tributo alla persona citata. E, forse nel tuo caso, è così.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Intanto, grazie! La tua risposta me la devo studiare perché è molto dettagliata e mi hai dato tanti spunti. Grazie! Rispondo a caso e ti dico che ero convinto di essere riuscito a mantenere costante e chiara la prima persona, anche se avevo in testa il "colpo di scena" e forse mi sono intortato? Ammetto che l'ho scritta di getto e alla prima lettura mi ha convinto tanto da non editarla per mantenere intatta quella sensazione. Per le "d" ammetto che mi piace la musicalità che danno al ritmo di lettura. Devo rileggere bene gli altri punti per andare a rivedermeli, perché lo spiegone in effetti mi dispiace averlo inserito se ha dato tale impressione, anche se mi sarebbero servite molte altre battute per diluirlo ma forse potevo gestirlo meglio. Grazie davvero ancora.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Oh sì, a tavolino dovremmo trovarci per argomentare sul gusto o l'utilizzo generale della "citazione". sarebbero ore divertenti. A me non disturba il tributo a qualcosa che ci è piaciuto tanto, per nulla. Quando onesto e schietto.

concordo sul resto, ma quei difetti sono per noi una fetta golosa, sarebbe un bel gioco provare a espandere e limare e disegnare sti eroici topolini! :)

Ritratto di Pilgrimax

Si sente che ti ha convinto tanto, e questo è arrivato pure al lettore :-)

 

Sulla questione gestione del PdV cerco di spiegarmi meglio.

 

In apertura del racconto abbiamo:

 

“Il Grande Yahweh conclude il terzo atto dello spettacolo, e resta impalato sul palco, in vana attesa del prestigio. Anche oggi c’è il pienone, già. A sopportare le sue insulse illusioni ci sono quattro gatti, ma non nel modo di dire, nel vero senso della parola quattro, e nel verissimo senso della parola gatto. Fanno parte della squadra S&D – seek and destroy - e sono entrati al Vanadium perché hanno sentito quell’odore che gli è stato impiantato nel cervello insieme al chip: il loro unico obiettivo, la loro unica ragione di vita, stanarli e distruggerli.”

 

Qui la narrazione è in terza e il PdV è sui quattro gatti altrimenti non si potrebbe sapere che sono entrati perché “hanno sentito quell’odore che gli è stato impiantato nel cervello”. Potrebbe pure essere un narratore onnisciente, o comunque omodiegetico (è parte della storia, sta in un personaggio) e polifocalizzato (salta da un personaggio a un altro, con focalizzazione interna ed esterna) infatti poi cambi ancora PdV e vai sui proprietari del Vanadium, sempre in terza persona (e per carità, questo va bene):

 

“Ai proprietari del Vanadium la puzza di piscio di gatto non  garba, e garba meno aver tirato su meno di un tozzo di pane per questo pietoso spettacolo di magia. Yahweh pretende pure di essere pagato. Loro non sono dello stesso avviso, però. L’avviso lo danno a lui, contando fino a tre. E poi sul viso gliele danno, le botte e gli schiaffi, e una magia la fanno, loro. Lo fanno volare fuori dal locale, atterra dopo tre metri, scheggiando i denti sul duro asfalto del vicolo. C’è sempre un vicolo maleodorante e malfamato, dietro ai locali dove si esibisce.”

 

Per poi cambiare di nuovo senza interruzione di continuità sul PdV di Yahweh, sempre in terza:

 

“Anche oggi non si mangia, ma almeno si beve. Ha ancora mezza bottiglia nella borsa, insieme al cappello e al piccione, a quei pochi trucchi che ancora gli riescono. E dire che un tempo faceva miracoli. Poi è successo, poi è iniziata la guerra, la carneficina, e non è stato più il suo momento. Non lo è mai stato, forse.”

 

E così via per gran parte del racconto fino, solo verso la fine, a:

 

“Mentre fumo e allarmi invadono il palazzo e uomini e cani muoiono tra atroci sofferenze, con le carni arrostite, mentre muoiono i miei uomini e i mie cani, io schiumo rabbia. Perché lo vedo, entra nella stanza come l’ospite d’onore. Digrigno i denti, a farmi sanguinare la bocca. Io sanguino.”

 

E qua, di colpo, non solo troviamo l’ennesimo cambio di PdV, diciamo “non accompagnato”, ma cambi pure la narrazione passando dalla terza alla prima con focalizzazione interna: “Quanto lo odio. Quanto ti odio. Dio.” 

 

Non è che i cambi di PdV siano vietati, anzi, in storie molto dinamiche e con tanti personaggi, spesso, sono inevitabili ma vanno gestiti con attenzione altrimenti il lettore può sentirsi come in sella a un cavallo imbizzarrito o, addirittura, fare confusione e, ciao, viene disarcionato e scaraventato fuori dalla storia; nel tuo caso, con un po’ di dispiacere perché la storia gli stava piacendo parecchio ;-)

 

Spero di essere stato più chiaro.

 

A ogni modo, bella storia e bel dinamismo. Complimenti.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Sei stato chiarissimo e prezioso. In effetti ero convinto di essere riuscito a condurla con disinvoltura sino al momento del "ah, vedi che lui a raccontare la storia!". Ci devo lavorare su questo, che poi è il "mestiere" che sono conscio mi manca per fare quel salto di qualità a cui aspiro. Farò tesoro di queste indicazioni.

Ritratto di Borderline

Non mi ero mai accorta che fumetti e cartoons fossero tanto pieni di topi. Complimenti per la scelta dei nomi dei protagonisti, davvero azzeccata :).

Il racconto è coinvolgente e interessante, azione e dialoghi sono ben dosati. Come già ti ha detto Pilgrimax, la punteggiatura può essere migliorata modificando qualche virgola per non spezzare le frasi, oppure per ottenere un maggior effetto suspance. Anche il PdV modificato a metà racconto, con l'ingresso di Lucifero, dalla terza alla prima persona causa nel lettore una confusione, certo non irrisolvibile: se fosse un racconto lungo potrebbe essere l'incipit di un nuovo capitolo, ma rimarrebbe comunque l'incongruenza di come un Io narrante in prima persona possa raccontare scene (come quelle iniziali) al presente a cui non ha assistito.

Tutto sommato, lo trovo un testo in linea con il regolamento e che potrebbe essere approfondito :)

Ritratto di Alessandro Pilloni

Intanto, grazie! Sto prendendo appunti per correggermi nell'immediato futuro. Per quanto ai topi nel multiverso ti dico che sono anche di più! Ho messo solo quelli che conoscevo almeno di nome e di cui conoscevo anche superficialmente le caratteristiche. Per quanto al narratore non vorrei sembrasse che non ci abbia riflettuto, anzi. L'ho pensato come un "colpo di scena" e, considerato che è il Diavolo, il fatto che sia onniscente è giustificato. Però, avendo creato questa confusione è chiaro che non sono riuscito a gestirla a dovere. Mi ci devo applicare maggiormente. Grazie davvero perché sono commenti molto preziosi!

Ritratto di Seme Nero

Anche a me la storia è piaciuta molto, bella l'idea del dio senza poteri e in piena depressione. Ho apprezzato molto la scelta dei nomi, mi piacciono le citazioni ed è sempre un buon modo per creare empatia col lettore, tra l'altro una scelta azzeccata dove uno dei personaggi ipotizza che sia tutto un delirio, perché a quel punto non sei nemmeno sicuro che quello sia davvero Dio.

Il cambio di pov te lo sconsiglio, in questo frangente causa confusione e nel finale crea un errore logico: come può il narratore essere morto? È un espediente già usato ma ci dev'essere una spiegazione: in un eventuale seguito deve per forza essere vivo.

Il testo andrebbe curato, tra d eufoniche, diverse ripetizioni di parole in poche righe, tutto quanto già detto nei commenti precedenti. Personalmente sono un fan delle caporali nei dialoghi, se decidi di non usare punteggiatura assicurati di far capire chi sta parlando senza dubbi. E concordo anch'io sullo "spiegone": suona tanto infodump, spezza il ritmo.

Nel complesso buona prova :)

Ritratto di Alessandro Pilloni

Grazie davvero. Mi sto appuntando tutto. In effetti non l'ho editato. L'ho scritto così di getto e riletto forse troppo presto. Carico ancora di adrenalina l'ho amato così e non l'ho voluto analizzare troppo, volevo mantenerlo così immediato. Mi avete dato tanti spunti che mi sto appuntando per farne tesoro.

Ritratto di Gana Mala

Io mi sono persa in diversi momenti, non tanto per le lacune tecniche che ti hanno già fatto notare, ma proprio per i nomi dei topolini perché ognuno di loro richiamava un'altra storia. A un certo punto mi è partita in testa la sigla di "Angelina ballerina" e ho dovuto reniziare la lettura. Ma queste sono cose soggettive, infatti vedo che altri lettori hanno apprezzato la tua scelta.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Se ti ha fatto quell' effetto però vuol dire che, in un certo senso hai apprezzato anche tu. La scelta l'ho fatta principalmente perché mi sono immaginato subito la storia con quei protagonisti (ho visto Spidey Gonzales vestito da Flash e lì è partito tutto) ma anche perché mi permetteva, visto il limite di battute, di ovviare alla presentazione dei personaggi e sfruttare quell'inevitabile richiamo anche solo col nome.

Ritratto di Sa_Jana

Ecco, io ho apprezzato moltissimo il Dio sofferente e mortale, tanto per intenderci, il Cristo Evangelico, fatto uomo, dolorante, umiliato e sconfitto. 

Quanto ai nomi dei topi, deve essere che ho visto troppi cartoni: perché per ogni scena mi immaginavo i protagonisti e sinceramente li trovavo un po' caricaturali. MI hanno deconcentrata. 

La storia è molto complessa,ma IMHO non si deve avere tutto comodo e facile, quando si legge.