Nella vecchia fattoria (EntulaPili)

La luna illuminava la via, i suoi piedi nudi si ferivano ad ogni passo e la voglia di finire tutto e in fretta, il bisogno di tornare alla normalità, la stavano divorando. L’acqua gelida era insopportabile, ma si fece coraggio infilando piano piano un piede dietro l’altro. C’erano mille modi per togliere la vita a quel corpicino, ma quello era ciò che le dettava il suo istinto: se le altre madri amorevoli tenevano al caldo e all’asciutto i propri cuccioli, lei avrebbe fatto l’esatto contrario. Perché lei non era né una madre né amorevole.
Si trattava sicuramente del suo omicidio più semplice: questa volta la sua preda non si sarebbe ribellata, non c’era stato alcun bisogno di progettare un piano e non le costava nemmeno tanta fatica, eppure la rabbia che le procurava quella vittima apparentemente innocente, superava di gran lunga quella provata nei confronti di tutte le altre, poiché era in assoluto la più colpevole. Aveva pazientato per nove mesi fatti di nausee e vomiti, e non avrebbe sopportato l’idea di privarsi del sonno e di qualunque momento di pace, per permettere a quello sgorbio di nutrirsi dal suo seno e di dipendere totalmente da lei. Come osava rubarle la vita? E mentre con rabbia spingeva il fagottino sotto l’acqua, imprecava e inveiva contro colui che le aveva causato tanti fastidi. Giurò a se stessa che gliela avrebbe fatta pagare.

La sveglia alla fattoria era un colpo di fucile sparato dallo zio Tobia a un ospite a caso della sua cascina. Quel giorno, però, si svegliò demotivato, la gamba gli faceva male e decise che l’indomani avrebbe fatto due vittime per recuperare. Non sempre li ammazzava, a volte gli bastava crear loro qualche fastidio, tipo far saltare un braccio.
Nessuno dormiva profondamente. Nessuno dormiva mai. Il loro riposo era costituito dal dormiveglia e una mano era perennemente armata.
Idia si alzò presto e corse dietro al fienile. Iniziò a spiare lo zozzone che stava già lì, chissà da quanto. Sapeva che quel coso dalle sembianze poco umane aveva qualcosa in mente e che, inconsapevolmente, le avrebbe fatto un enorme favore: far fuori quell’altro essere immondo. Lo osservò attraverso i buchi delle travi e vide che aveva una specie di quaderno in mano. “Che cazzo sta facendo?”, pensò, “quando avrebbe imparato a scrivere quel coglione analfabeta?”. Il Ratto, è così che lo chiamavano, sia perché puzzava come se fosse appena uscito da una fogna, sia perché nemmeno lui ricordava quale fosse il suo nome. Il suo aspetto faceva pensare che avesse all’incirca trent’anni portati male, anagraficamente non si sapeva nemmeno quale fosse il suo reale anno di nascita. Arrivò alla fattoria che era un pischello con i denti già marci, una fiatella capace di uccidere i cherubini e la forfora che ricordava il bianco natale. Il suo unico scopo era sopravvivere e per farlo doveva tenere testa ai suoi numerosi nemici, soprattutto a quello che lui e gli altri definivano “Il Gatto”, proprio perché è l’antagonista storico del ratto. Riprese il taccuino e continuò a stilare il suo piano.

‹‹A tavola!››, gridò quella grassona di Adele.
Non se lo fecero ripetere due volte, affamati com’erano. Tutti e sei attorno a quel tavolo, con le mani ancora lerce, pronti a divorare la sboba che stava sui loro piatti. Un solo boccone e quell’ingordo di Marione era a terra con una spuma rivoltante e biancastra che usciva dalla sua bocca. 
‹‹Oh! Cacchio è? Che hai messo nei nostri piatti?››
‹‹Che ne so? Siete voi a pretendere che sia io a cucinare. Poi che avrà mai? Toccalo!››
‹‹È morto!››
‹‹Beh! Che ce ne frega? Tanto rompeva solo i coglioni!››
‹‹Mi frega che ora non c’è un cazzo da mangiare!››.

 “Uno in meno”, pensò il Gatto godendo come pochi. Certo, avrebbe preferito farlo secco lui, avrebbe sicuramente esultato di più, ma già vedere che quel flaccido corpo stava lì, steso a terra privo di vita, era un motivo più che sufficiente per rallegrarsi. Ora doveva pensare a mettere qualcosa sotto i denti, poi avrebbe tenuto d’occhio quel cretino del Ratto che non si separava mai da quello stupido taccuino. 
‹‹Secondo te che ci scrive su quel coso?››
‹‹Probabilmente fa solo finta, non sa nemmeno scrivere il suo nome.››
‹‹Scoprilo!››
‹‹Fallo tu! Ho altro cui pensare!››
‹‹Scoprilo!›› le disse guardandola con quello sguardo ammaliante che solo i felini possiedono. Idia non riuscì a resistere al suo fascino, nonostante l’odio che provava nei suoi confronti.
‹‹Certo!››.

 Appena il Ratto fu fuori per lavoro, andò a frugare all’interno della sua stanza. Fogli ovunque: sparsi sul pavimento, appesi al muro, dentro i cassetti, sulle mensole, sopra il letto. Nessuno riportava niente di sensato, solo scarabocchi apparentemente incomprensibili. Apparentemente, ma lei sapeva.
‹‹Ho scoperto cosa scrive il Ratto.››
‹‹Allora? Dimmi››
‹‹Niente, come già avevo intuito!›› gli passò un paio di fogli per mostrarglieli.
‹‹Cosa sarebbero questi segnacci? Che significato dovrebbero avere?››
‹‹Assolutamente nulla, come tutto quello che fa. Rifletti, quale azione da lui compiuta ha mai avuto una logica?››
‹‹In effetti… danziamo?››
‹‹Ok!››
Poteva farci ben poco: lui la intrigava. Sapeva di non potersi fidare e lo detestava più degli altri, ma quando il Gatto le proponeva sesso, lei accettava senza esitare. Perché sì, per loro due, danzare significava uccidere per poi copulare.

Correva disperatamente senza nemmeno sapere dove andare a nascondersi. Il suo passo claudicante lo rendeva lento e sapeva che molto presto lo avrebbero preso. “Quegli stronzi! È mia questa cazzo di fattoria. Mia!”, ansimava e correva, la milza gli faceva male, dove cazzo aveva messo quel maledetto fucile? Eppure ne aveva seminato un po’ ovunque. “Gamba di merda, fanculo alla poliomielite!”. Nemmeno il tempo di trovare una delle sue tante armi, che fu scaraventato a terra, il Gatto gli aveva fatto un agguato.
‹‹Lasciami andare, ti darò una parte della fattoria.››
‹‹Non sono interessato alla tua fattoria di merda!››
‹‹Allora dimmi cosa vuoi››
‹‹Semplice, non voglio morire e voglio scopare!››
‹‹Ti risparmierò, lo giuro! Anzi, farò fuori chi vorrai tu!››
‹‹Nah! Ci penserò da me, poi dovrei scopare con te? Naaahh! Non sei il mio tipo››.

Lui e Idia, in genere, uccidevano insieme, tutto per rendere migliori i loro amplessi. Che c’è di più eccitante di un omicidio? Leccavano via il sangue dai loro corpi come fosse un premio, il più ambito, ancor meglio della caramella che ti dà la mamma perché sei stato buono. Ma che ne potevano sapere loro della bontà della caramella data dalla mamma? Loro non erano mai stati buoni, nemmeno da bambini, ecco perché dovevano premiarsi da soli.
Idia prese la motosega e iniziò a tagliare dove il Gatto aveva lasciato il segno con le sue unghie. Zampilli di sangue festosi che attizzavano i loro ormoni, era questa l’essenza della loro vita.
Il sapore ferroso del sangue misto al sudore del Gatto le fece tornare in mente la loro prima volta. Lei era vergine in tutti i sensi, sia come donna sia come assassina. La sua prima vittima fu il suo fratellino e fu semplice, pochi gesti e il suo cuore smise di battere. Il Gatto fece ben poco durante quell’occasione, si limitò a catturare la preda e a illuderla, di tanto in tanto, di darle il modo di scappare per poi riafferrarla con forza; fu Idia a sferrare le coltellate e il sangue che schizzava sui loro volti fu come un rito che li univa in un folle matrimonio. Quell’unione stava per finire, si concesse la sua ultima volta di puro piacere prima di liberarsi completamente di lui.

‹‹Qualcuno ha dato da mangiare ai maiali?››
‹‹Sì, ci ho pensato io.››
‹‹E che gli hai dato?››
‹‹Quel che c’era: quel pezzente di Marione e quel bastardo di zio Tobia!››, rispose ridendo di gusto.
‹‹Zio Tobia!? Chi cazzo ha fatto fuori lo zio Tobia!?››, domandò infuriata Adele.
‹‹Io e Idia, sai com’è, avevamo bisogno di scopare e ci serviva un giochetto erotico coi fiocchi››, disse strizzando l’occhiolino.
‹‹Brutti sacchi di merda! Quel bastardo aveva un debito con me!››
‹‹Dai, Adele, tu avevi già stecchito Marione. Non essere ingorda!››
‹‹Io non ho stecchito proprio nessuno! Non ancora, almeno!››.

Adele non trovava pace su quel materasso imbottito di foglie di mais, pensava e ripensava a tutte le occasioni in cui avrebbe potuto massacrare zio Tobia, ma pazientemente aveva atteso che si liberasse dei suoi debiti, per quanto tenerlo in vita anche un solo giorno in più metteva a rischio la sua. Pensò a quando quel bastardo le aveva lussato una spalla, prendendola di sorpresa, e a tutto quello che avrebbe voluto fargli per vendicarsi. Infuriata come una belva, concentrò tutti i suoi pensieri su Idia. Annusò l’aria e si accorse che nei dintorni c’era il Ratto, si tappò il naso e lo chiamò.
‹‹Tu hai qualcosa in mente, ti conosco sai?››
‹‹Gnu››
‹‹Ma che vuol dire ‘sto cazzo di “GNU”? Ma è possibile che tu non sappia dire un cacchio?››
‹‹Gnu››
‹‹Ok, ok, fammi solo capire se sei stato tu a uccidere Marione››
‹‹Gnu››
‹‹Uff! Che persona stupida che sei! Ho comunque una richiesta da farti: potresti uccidere Idia per me?›› ‹‹Gnu››
‹‹Porca merda! Cazzo vuol dire Gnu!? Fallo e basta!››
Il Ratto mise le mani sul viso di Adele e cercò di scandire bene le parole: ‹‹Nes-su-no  pu-ò  dar-mi  or-di-ni››. Adele si accorse di essere in pericolo, cercò di liberarsi dalla sua presa ma in un attimo il suo collo fu spezzato. 
Rimase per un po’ seduto ad ammirare l’espressione straziata della sua ultima vittima. Non era nei suoi programmi e faceva saltare tutti i suoi piani, ma non gli dispiaceva più di tanto. Avrebbe trovato un altro modo per il suo acerrimo nemico e sarebbe accaduto presto.

Rientrarono dalla loro felice e rocambolesca camporella, che si concessero dopo aver massacrato un passante, quasi privi di energie e, soprattutto, affamati. Il Gatto si diresse in cucina con l'intento di afferrare la prima cosa commestibile che gli saltava sotto gli occhi. La vista di Adele adagiata sul pavimento, lo fece saltare di gioia e già aveva l'acquolina in bocca all'idea del fantastico barbecue che ne sarebbe venuto fuori, ma il foglio di un taccuino catturò la sua attenzione. Afferrò il pezzo di carta e cercò di decifrarlo, per quanto si sforzasse, non c'era nulla da fare. Guardò nuovamente a terra e vide che ce n'erano altri. Li raccolse tutti sino a raggiungere la pozza d'acqua dove si trovavano il resto delle pagine.
‹‹GNU!››
Il Gatto alzò gli occhi e vide il Ratto sopra di lui.
‹‹Bene! Ora ti afferro e ammazzo anche te!››
‹‹GNU! Gridò il Ratto facendo cadere dei cavi elettrici.››

Idia stava lì, proprio davanti a lui, a esultare per ogni minimo spasmo del Gatto. Nella sua testa aveva immaginato una dipartita differente, ma si accorse che la folgorazione la affascinava. Si sentiva emozionata come una bambina che assiste a uno spettacolo di burattini e soddisfatta come chi raggiunge il traguardo tanto atteso.                                                        
Lo sguardo che Idia rivolse al Ratto esprimeva tutta la sua gratitudine, ma si rese subito conto che lei sarebbe stata la sua prossima vittima se non fosse scappata. Scavalcò la finestra per raggiungere in fretta la stalla. il Ratto saltò giù e iniziò a seguirla, il buio non consentiva di vedere nemmeno dove poggiavano i propri passi, l’unico riferimento che designava il percorso era il respiro affannato di lei. Oltrepassò la porta già spalancata, si fermò per ascoltare ma attorno a lui vi era solo il silenzio. Avanzò pochi passi incerti, cercò una fonte di luce e tastò tutto quello cui andava incontro e, a un tratto, qualcosa oltrepassò il suo torace. Il Ratto era caduto in una delle trappole di Marione. Nei pochi momenti prima di morire, si rese conto di essere stato messo fuori da qualcuno che era già stato eliminato da un pezzo. Il sapore della misera sconfitta fu più amaro della morte stessa.
Idia andò a farsi un bagno e a compiacersi della sua solitudine.

Commenti

Ritratto di Sa_Jana

Pericolosa, questa fattoria! A me è piaciuto, confesso che non ho capito chi sia la madre che ha ucciso il bambino, però. 
Secondo me ci hai creduto poco e si legge, che non hai amato il racconto. A me, sinceramente non dispiace.

Ritratto di Gana Mala

Esatto, non l'ho amato e più tardi spiegherò il perché.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Già dal titolo mi sono immaginato lo scenario tipico di certi horror americani. Anche io non ho capito chi era la madre. Era voluto? Un po'confuso come costrutto.

Ritratto di Pilgrimax

A me è piaciuto. Sì, forse, come detto anche dagli altri, meritava un po’ di lavoro in più giusto per rafforzare la struttura e limare meglio alcuni passi. A me sembra una prima stesura. Però tiene il lettore, non lo abbandona, e la pensata della fattoria di malvagi mi è piaciuta. Poi la scrittura è buona, scorre liscia. Io un’ipotesi sulla madre me la sono fatta: fosse mai che Idia e Gatto, durante uno dei tanti rapporti, si sono fatti prendere troppo la mano e commesso un errore?

Ritratto di Gana Mala

Proprio loro :)

Ritratto di Gana Mala

Darò una risposta collettiva: sì, è una prima stesura che non ha goduto nemmeno di una lettura completa perché non mi soddisfaceva.
Durante questo gioco, che per me è il terzo, la difficoltà più grande che ho riscontrato è stata quella di creare una trama. Questa volta i capitani ci hanno indicato le peculiarità dei personaggi e ci hanno imposto dei limiti abbastanza rigidi, ma non ci hanno dato neanche un indizio per tessere la trama. Nei giochi precedenti avevamo in uno un finale con una tela e fu lei a dettarmi la trama, nell'atro un colore a nostra scelta che, giuro, ha fatto tutto da solo. Questa volta avevamo una manica di stronzi e tutto il resto spettava a noi. Io, da "aspirante raccontisa" (mi sono appena inventata questa parola perché "scribacchino" è eccessivo per il mio livello), mi sono sentita come una bambina che per la prima volta deve andare in bicicletta senza le rotelle, infatti sono caduta e mi sono sbucciata le ginocchia. È stato moooolto difficile, ma,d'altronde, il gioco deve esserlo.
Ho inviato il racconto per tre motivi:
-per la prima volta non ho avuto l'enorme problema che non riuscivo a superare nei giochi precedenti: quello di superare il numero di battute minime (e per questo mi do una pacca sulla spalla);
-il fatto che lo trovassi particolarmente difficile mi invogliava a partecipare;
-sono tra coloro che hanno scassato i coglioni affinché scivolasse la data di scadenza.
Ecco, tutto spiegone per dirvi: sì è confuso perché non sono riuscita a fare di meglio :D

Ritratto di Gana Mala

Darò una risposta collettiva: sì, è una prima stesura che non ha goduto nemmeno di una lettura completa perché non mi soddisfaceva.
Durante questo gioco, che per me è il terzo, la difficoltà più grande che ho riscontrato è stata quella di creare una trama. Questa volta i capitani ci hanno indicato le peculiarità dei personaggi e ci hanno imposto dei limiti abbastanza rigidi, ma non ci hanno dato neanche un indizio per tessere la trama. Nei giochi precedenti avevamo in uno un finale con una tela e fu lei a dettarmi la trama, nell'atro un colore a nostra scelta che, giuro, ha fatto tutto da solo. Questa volta avevamo una manica di stronzi e tutto il resto spettava a noi. Io, da "aspirante raccontisa" (mi sono appena inventata questa parola perché "scribacchino" è eccessivo per il mio livello), mi sono sentita come una bambina che per la prima volta deve andare in bicicletta senza le rotelle, infatti sono caduta e mi sono sbucciata le ginocchia. È stato moooolto difficile, ma,d'altronde, il gioco deve esserlo.
Ho inviato il racconto per tre motivi:
-per la prima volta non ho avuto l'enorme problema che non riuscivo a superare nei giochi precedenti: quello di superare il numero di battute minime (e per questo mi do una pacca sulla spalla);
-il fatto che lo trovassi particolarmente difficile mi invogliava a partecipare;
-sono tra coloro che hanno scassato i coglioni affinché scivolasse la data di scadenza.
Ecco, tutto spiegone per dirvi: sì è confuso perché non sono riuscita a fare di meglio :D

Ritratto di LaPiccolaVolante

Una versione freack di dieci piccoli indiani.
Soggetto interessantissimo dal punto di vista dell'orchestralità della struttura. Esige un minuzioso lavoro di caratterizzazione, limatura, smussatura dei personaggi. questo è un cofanetto pronto a esplodere di pagine.

La trama, in strutture come questa, è una bestia difficile da portare dove è meglio che vada, ma non posso dire che nello spazio breve tu l'abbia gestita male, anzi. Dal punto di vista dei modi narrativi, in risposta ai nostri tempi e spazi brevi, qui va bene. Ma se dovessimo lavorare per esplodere il soggetto e conferirli un percorso più contorto e inaspettato, quindi dar lui una trama vera, io ti consiglierei di buttar ogni spiegone. Non mi soffermeri a dire perché un personaggio fa quella o quell'altra cosa. racconterei cosa fanno, come fanno, ma non il perché. Il perché viene fuori man mano che si delinea il personaggio: uccido, fotto, sorrido = Uccidere mi eccita fisicamente, fotto per soddisfare la mia eccitazione, sorrido perché fottere e uccidere soddisfa ciò che sono.

Il potenziale caratteriale di questo soggetto è immenso. L'espansione di una struttura simile è delirante. Ma ti assicuro che giocare quel delirio vale tutta la fatica e le imprecazioni dopo l'ultimo punto!

A me è piaciuto.

 

Ritratto di Gana Mala

Mi fa piacere che tu ci abbia visto un cofanetto pronto ad esplodere e ho già segnato i tuoi consigli. C'è però una cosa che non capisco: in tutti e tre i giochi una buona parte dei lettori non ha capito ciò che ho scritto, evidentemente continuo a ripetere errori che da sola non vedo.

Ritratto di LaPiccolaVolante

E ancora, sulla trama:

Prova a non preoccuparti della pianificazione della trama. Scegli il punto di inizio, segna un punto lontano di arrivo. Da quel momento in poi, non lavorare direttamente sulla trama, dedicati ai personaggi e muovili, falli interagire, muovendoti verso il punto (può essere il primo di tanti come la fine) che hai stabilito. Saranno loro a ricamarla, a tratti (se li caratterizzi bene) a costringerti a raccontare la storia come vogliono loro. Non sceglierai tutto, in parte che trama e che storia sarà lo racconteranno i personaggi al posto tuo.
 

Ritratto di masmas

Io mi sono sentito un po' spaesato dalla mancanza di ambiente: c'è una fattoria, e quasi più nient'altro, tutto avviene in luoghi non ben precisati, senza descrizioni.

Poi ci sono questi personaggi, tutti cattivissimi, per me un po' anonimi e uguali.

Tanti piccoli episodi un po' mancanti di un filo comune.

Per quanto le scenette abbiano un loro (morboso) fascino.

Ritratto di Gana Mala

Sulla mancanza di descrizione dell'ambiente ti do pienamente ragione. Ho notato io stessa questo difetto.
Il fatto che tu abbia visto tutto come tanti piccoli episodi, mi fa capire che il filo conduttore è molto debole. Non è la prima volta che tu e altri non capiscono ciò che scrivo, e ovviamente non è un problema vostro ma mio. Però non ho ancora identificato l'errore, dunque non riesco a correggermi.
È curioso vedere che, al contrario vostro, sia Pilgrimax che il capitano riescono invece a capire. Magari soffriamo tutti e tre dello stesso disturbo :D no, scherzi a parte, questo è il problema che mi ha scervellata anche noi giochi precedenti, ma ancora non ho ottenuto risposte.

Ritratto di grilloz

La trama in realtà ci sarebbe anche, certo sarebbero da chiarire meglio certi snodi narrativi che guidano il lettore da un evento all'altro. Quello che secondo me manca, come ha già scritto MasMas, è la caratterizzazione dei personaggi, che, essendo tutti sadici, finiscono con l'assomigliarsi un po' troppo.

L'idea di fondo però è buona e anche la scrittura è apprezzabile.

Ritratto di Gana Mala

Ecco, tu forse hai dato la risposta al problema che esponevo a Masmas e al capitano: sarebbero da chiarire certi snodi narrativi. Come? Boh, magari prima o poi ci riesco.
Comunque grazie :)

Ritratto di Borderline

Molto cattiva, questa fattoria. I personaggi solo similmente crudeli e assetati di morte, rancorosi e risentiti contro i loro coinquilini che sono tutti, senza sconti, carnefici e vittime. Secondo me la difficoltà maggiore in lettura è che quando si passa da un soggetto all'altro, i verbi non riescono da soli a reggere il punto di vista e talvolta sarebbe necessario ripetere il soggetto, anche solo con qualche piccolo dettaglio che faccia capire chi compie l'azione. Secondo me è questo il punto principale che crea un po' di confusione nei tuoi racconti, è capitato anche nel precedente gioco del monocromo :). Con qualche limatura in più comunque risulterebbe cattivo e scorrevole come le unghie di un gatto (fra l'altro, molto accattivante anche il fatto che non si capisca se i protagonisti siano proprio uomini o leggermente zoomorfi, per esempio gnu secondo me era il verso del ratto XD)

Ritratto di Gana Mala

È vero, devo trovare un modo per far capire chi è il soggetto senza ripetere all'infinito il nome.

Ritratto di quatipua

ma è normale che io mi sia immaginata pure la colonna sonora?
una versione "drone doom" de La vecchia Fattoria, da brividi!

non mi piaccioni gli spieghini nei racconti, li ho eliminati in lettura e mi sono goduta il delirio dei personaggi

c'è tanto da sviluppare qui, mia cara
ti direi "al lavoro!", ma in pratica lo hanno già fatto i capitani dei quali condivido in toto i commenti :)

Ritratto di Gana Mala

Grazie Quatipua!

Ritratto di Seme Nero

A me pure è piaciuto, sì ok, ha bisogno di lavoro ma non l'ho colta la mancanza d'amore. Dovete solo parlare un po', magari uscire a cena e le cose si sistemano XD

Sarebbe interessante però approfondire ciò che è venuto prima, cosa ha messo insieme questa famiglia (se è davvero una famiglia) visto che sembrano non vedere l'ora di scannarsi, e se c'è stato un evento scatenante nella follia omicida, o meglio, nel desiderio di uccidersi l'un l'altro. C'è questo tacito accordo per cui tutti sanno che dovranno morire, pare più un gioco. Parecchio intrigante :)

Ritratto di Gana Mala

No, vabbè, ho riso come una cretina XD
Eh, non c'è un movente, temevo che creandolo avrei alla fine giustificato qualcuno.