La società dei valvassini (Quatipua)

  • “Ogni secondo di ogni minuto di ogni ora di ogni giorno di ognuno degli anni che gli rimangono da vivere.
    Ogni, proprio.”
  • Mi hai capito? Fai almeno un cenno con quella testa vuota che ti ritrovi attaccata al collo… Fammi capire che hai sentito, orribile scarto umano che il destino mi ha assegnato come figlio… Hai capito sì o no?
  • “Ogni attimo di vita, ogni respiro, ogni momento su questa terra.
    Ogni, proprio.”
  • George, basta, non vedi che è inutile urlargli contro in questo modo?
    Sii più efficace, colpiscilo dove gli fa più male e non perdere tempo con queste scene madri insopportabili e ridicole… mi fai vergognare di essere tua moglie!
  • “Ogni cosa, anche.
    Ogni, proprio.”

 

Interno notte, illuminato a giorno.
Rumore di ferraglia, motori che brontolano.
Rumore di catena di montaggio, martelli pneumatici.
Rumore di incudine e di martello, acciaieria.

La Società dei Valvassini, fondata nel lontano 2023 da George Schmidtz I, si era sempre distinta per la riproduzione artigianale di antichi manufatti industriali.
Affascinanti riproduzioni d’epoca, fedeli agli originali, avrebbero ancora potuto funzionare se assemblati in una catena di montaggio.
Materiale ingegneristico per veri appassionati del genere.
Oramai l’industria delle torture aveva perso la sua funzione sociale, roba démodé che non aveva più alcun peso repressivo e la Società dei Valvassini era stata fondata con puro spirito nostalgico “Si stava meglio quando si stava peggio”, tuonava malinconico nonno George mentre guardava i suoi operai attraverso i vetri del suo vecchio ufficio ricavato dall’ex-macello comunale.
Con le braccia piegate e i pugni ben spinti sulle reni, nonno George aveva il piglio dell’uomo tutto d’un pezzo, di un tempo ormai passato. Un tempo in cui si usavano le mani, gli strumenti. Un tempo il cui il dolore, il male, lo potevi assaporare con tutti e cinque i sensi.

Un tempo in cui l’uomo era ancora al centro, non aveva bisogno di software e tecnologia per uccidere gli inutili o i ribelli. Un tempo in cui c’era ancora chi cercava di scegliere il Bene.

Ho sempre amato trascorrere le giornate in compagnia di nonno, mi ha reso ciò che sono, mi ha salvato da tutto questo falso progresso digitale.

Troppo comodo, schiacci un bottone e muore una milionata di persone.
Troppo asettico, programmi un post e distruggi completamente il futuro di una nazione: i titoli crollano, le banche falliscono, le popolazioni muoiono uccidendosi per un giga libero.

Ma il piacere del male dov’è?
La passione di infliggere infinito dolore?
Tutto decomposto e ricostruito in alternativi ambienti digitali, programmi di morte e distruzione efficienti, ma senza anima.
Può chiamarsi immorale qualcosa che nasce senza spirito?
Ha così ancora un senso, il Male con la M maiuscola?

 

Da nonno ho ereditato il gusto per il sangue che scorre, la dolcezza della circuizione, del ricatto, la pura gioia che solo il crollo di un intero ospedale pediatrico può darti quando l’hai causata tu, quando sei tu ad aver innescato e lanciato l’ordigno… BOOOOM!
Ma cosa ne sanno del profumo di tragedia, questi soldati digitali?
Ci vuole il sacro fuoco della passione, sennò che senso avrebbe nascere uomini?
 

  • Devi fare un piccolo taglio alla base della nuca e poi un’incisione sulla fronte, proprio lì dove inizia il cuoio capelluto, segui la linea dei capelli e incidi, fino ad arrivare al taglio posteriore.
    L’arte dello scalpo, sembra roba da campo scuola, ma ha sempre una sua bellezza il saper fare antico.
  • Hai ragione, nonno. Mamma e papà non lo capiscono.
  • Non parlare così dei tuoi genitori, Hector, sennò te lo faccio assaggiare su quella linguaccia il sapore acre del mio coltello da scalpo!

 

Sono cresciuto con l’idea, fin da bambino, che la Società dei Valvassini sarebbe fallita dopo la morte di nonno. Nessuno dei suoi figli sarebbe mai stato in grado di portare avanti un’attività industriale artistica e artigianale come questa. Generazioni cresciute e pasciute con la cattiveria asettica dei computer, delle applicazioni digitali, nessuno dei miei zii potrebbe mai comprendere come amministrare una società di questo tipo, unica nel suo genere.
E devo dire che negli ultimi mesi  questo mio pensiero si è fatto meno consistente perché in fondo nonno George IV non ha nessuna intenzione di morire. “Volere è potere” si diceva durante il rinascimento liberista, quanti secoli fa?

 

  • Genti mala non ne muoiono, nipote mio…

 

Era solito ripetermi.

Noi due si trascorreva lunghi pomeriggi insieme nel vecchio ex-macello o in giro per le incursioni armate in vecchio stile, alla ricerca delle zecche rosse da eliminare.
Nonno spesso chiacchierava con me traducendo vagamente da quella lingua arcaica che si parlava malamente nei tempi che furono, l’epoca de Su Connotu, li chiamava nonno.

Poi c’è un altro fatto che sta minando la mia idea che vi ho rappresentato poc’anzi, quella sulla gestione fallimentare della società di famiglia… E questa devo cercare di spiegarvela bene… La numerosa figliolanza Schmidtz stava sparendo.
Dei 123 figli diretti e indiretti di George Benitus Schmidtz IV, infatti, ne rimanevano sempre meno.

Alcuni morti per motivi futili, sciocchi. Ditemi voi se si può morire fulminati dal proprio smartofono durante una telefonata erotica con vostra zia? O ancora, schiacciati dalla collezione privata di materiale zooerastico d’epoca archiviato in vecchi dischiduri riposti in vetuste librerie di legno.

Per non parlare di quelli che si sono uccisi a vicenda, giocando a Labirinti&Dragoni, un antico gioco da tavolo molto amato da nonno che lui ha sempre imposto si giocasse direttamente nelle tenute paludose attorno alla sede della società. È un gioco che richiede conoscenza storica e competenze belliche, abilità nelle arti magiche ormai dimenticate e padronanza nell’uso delle armi primitive quali mazzafrusto e armi da botta, arco e frecce infuocate e tutti gli utensili da lancio, spade di varia dimensione e foggia adatte alla battaglia corpo a corpo.

Altri invece sono nati proprio inabili, “Handicapponi guasti” li chiama nonno e dà la colpa a quell’egua della loro madre. Non ho mai capito cosa intendesse con il termine egua. In effetti ho provato a cercarne una traduzione, ma oltre alla definizione di femmina di cavallo da tiro, non ho trovato altro e mi risulta perciò incomprensibile il significato recondito che il nonno dà alla parola egua.

Commenti

Ritratto di Alessandro Pilloni

Idea molto affascinante quella della ditta, e anche il tentativo di utilizzare un linguaggio retrofuturista (?). Ho apprezzato meno i sardismi, ma è una cosa mia. Lo spunto merita di essere sviluppato meglio, qui non mi sembra riuscitissimo.

Ritratto di Gana Mala

Concordo con ogni parola di Ale Polloni, con l'unica differenza che a me i sardismi non disturbano, ma essendo qualcosa che non tutti possono afferrare, rischia di far perdere senso al racconto.
Comunque anche a me l'idea è piaciuta.

Ritratto di quatipua

non è un racconto, non ho avuto il tempo per scriverlo
i racconti, se arrivo a scriverli, li faccio partire da una sorta di bozza a mano libera:
procedo in brainstorming per far uscire quello che vedo nella mia testa

quando ero più giovane mi vergognavo di mostrare ad altri quello che "scrivevo" se prima non gli davo un minimo di forma narrativa

questa volta ho voluto condividere il nocciolo, magari mi verrà voglia di seminarlo... chissà, potrebbe spuntare un albero :)

Ritratto di quatipua

per me non sono "sardismi", li tratto come parole in un'altra lingua o inflessioni che potrebbero caratterizzare un idioletto, identificare il personaggio, il contesto, ecc. ecc.
esattamente come in certi racconti horror trovi parole tedesche oppure quando certi personaggi hanno l'accento francese, fa parte della storia, ma non è un francesismo o un germanismo.
in questo contesto "retrofuturista" (grazie, mi piace molto l'etichetta), il suono e l'inflessione del sardo, secondo me, ci stanno benissimo...
mi sono immaginata un nonno fascistone, nostalgico e con sangue sulcitano nelle vene...

va di certo sviluppato, questo che ho condiviso con voi è assimilabile al negativo in fotografia: devi svilupparlo per vedere la foto

ecco perché ringrazio che lo abbiate letto, è la prima volta che condivido qualcosa alla prima fase germinale e significa tanto che qualcuno oltre me ci veda qualcosa

Ritratto di Sa_Jana

A me piacciono struttura e utilizzo del dialetto: però, nell'insieme, ho la sensazione che manchino delle parti, come se avessi riassunto in poche battute un romanzo od un racconto più esteso e complesso.

Ritratto di quatipua

mi colpisce che ti sia piaciuta la struttura, perché non ho avuto modo di pensare ad una struttura, questo è una sorta di riassunto visivo del "film mentale" che mi sono vista su La società dei valvassini.
pensavo di non inviare neanche una riga, invece poi mi sono detta, ma no dai... magari anche se non ho sviluppato, qualcuno riesce a vederci qualcosa anche solo dal negativo.

la prima "cosa" che scrivo da anni me l'ha tirata fuori La Piccola Volante :)

Ritratto di Sa_Jana

Io una certa architettura l'ho vista. Sembra uno di quei romanzi nei quali il protagonista, diviso fra passato e presente, si interroga su stesso e sul proprio futuro. Mi piacerebbe rileggerti, in forma più "estesa".

Ritratto di quatipua

il film che ho visto sulla società dei valvassini nasce proprio dal racconto-confessione del protagonista

sono davvero colpita che già in questa forma si intuisca... bello!

Ritratto di LaPiccolaVolante

L'idea del male, dell'arte del male trasformata in artigianato d'epoca è davvero bella. Manca la storia. Sembra la riflessione "spieghino" a introduzione di una trama, fatta bene, acchiapperebbe subito, ma non permette alcuna ipotesi narrativa. Mi sarebbe piaciuto ipotizzare un contesto con uno scopo. Il soggetto però è davvero un bel nocciolo!

Ritratto di quatipua

non ce l'ho
lo scopo non l'ho visto
non c'è

lo scopo è il male puro
l'arte del male, grazie per averlo colto subito :)

dai, magari mi viene voglia di.

Ritratto di Pilgrimax

Il capitano i gli altri partecipanti hanno praticamente già detto tutto. Anche a me è piaciuta l'idea ma come hai ammesso tu stessa/o non è ancora un racconto. Però l'idea di base è originale. Credo proprio che possano uscirci belle cose ;-)

Ritratto di masmas

Come ambientazione e spunti è forte, manca una vera e propria storia (che poi anche nel mio non è che succeda chissà che :) )

Ritratto di grilloz

In effetti avevo avuto l'impressione che si trattasse più di una bozza che di un racconto compiuto, quindi non aggiungo altro a ciò che han già detto gli altri. Bella l'idea, sarebbe bello vederne lo sviluppo.

Ritratto di Borderline

Ottima la riflessione sul male "digitale" che traspare, e che il protagonista che, come il suo DNA comanda, non sia troppo convinto del passaggio dal male vero a quello asettico dei sistemi informatici. Come altri hanno già detto, è una sceneggiatura che si sviluppa e finisce in media res, quasi un episodio di un libro più ampio, che magari potrebbe anzora trovar luce :)

Ritratto di Seme Nero

Non aggiungo altri commenti per non ripetere, avrei qualche osservazione minore da fare ma l'elaborato è ancora una bozza, quindi credo che avresti successivamente limato i difetti che ho notato.

Mi limito a incoraggiarti nello sviluppo perché è molto interessante.