Evilly Ever After: e vissero sempre malvagi e cruenti (SemeNero)

Quando suona il campanello la risposta di Carlo è una bestemmia. Che questa arrivi, per quanto sommessa, all'ospite che attende sullo zerbino poco gli importa. È in bagno, sta sul cesso, chiunque sia aspetti o se ne vada al diavolo.

«Torna più tardi!»

La giornata è già iniziata male, quando un’ora prima è sceso dalla stronza del piano di sotto, indietro con l'affitto di due mesi, a ricordarle di pagare. L’ha ignorato quando ha bussato alla porta, ma lei c'è, l'ha sentita muoversi e rovistare.

«Aggiustami il campanello e io ti pago!» gli aveva detto l’ultima volta.

«Tu paga e io ti aggiusto il cazzo di campanello! E le spese sono a carico tuo!» L’aveva forse preso per un elettricista?

E adesso non lo lasciano nemmeno cagare in pace.

Decide che se possono ignorare lui allora lui può ignorare il resto del mondo. Avrà il suo bel da fare per il resto della mattinata: tanto per cominciare, deve andare dalla Signorini. La vecchia arpia è in ospedale da un mese, ormai è sicuro che non si rivede più. Prenderà da parte il figlio e gli proporrà di smaltire tutta la robaccia di sua madre, dietro un piccolo compenso, s’intende. Di solito i polli accettano e lui forse un vecchio baule o un tavolo riesce a rivenderli, qualche cretino che cerca affari nell’antiquariato lo trova sempre. Magari può esserci qualche gioiello nascosto che nessuno scoprirà di dover reclamare. Il vecchio “lavoro” gli torna utile in questi casi. Va e viene dagli appartamenti senza bisogno di chiavi, senza lasciare traccia e così conosce bene tanto i locali quanto gli inquilini. Come l'infermierina del piano di sotto, quella stronza, col suo vizietto. Sa che può pagarlo mettendo mano al suo piccolo tesoro, ma non può andarle a dire di vendere l'oro che tiene nascosto: quelli di certo non sono i preziosi di famiglia. Tanto peggio per lei. Le darà qualche altro giorno per saldare, poi andrà a prelevare personalmente gli interessi, e che provi pure a reclamare se ne ha il coraggio.

Il campanello suona di nuovo.

«Chi cazzo è?» ruggisce Carlo.

«Vengo a portarle la luce del Signore» dichiara la voce debole di un ragazzetto.

Carlo impreca tra i denti, stende il giornale e ricomincia a leggere: politica, politica, l'incendio di un cinema, immigrazione, gossip, ondata di furti. Una punta di nostalgia lo stuzzica nel profondo. Ah, i bei tempi andati! Quando anche lui era un topo d'appartamento, uno di quelli bravi. Mai stati presi, lui e i suoi. E ricomincerebbe domani, anzi, non avrebbe mai smesso se non fosse stato per…

Lancia un’occhiata di disgusto alla protesi appoggiata sul termosifone. Di riflesso si gratta il moncherino poco sotto al ginocchio e allunga il collo, a guardare fuori dalla finestra, la strada sotto di lui in un’immagine velata dalle tendine sporche. Riconosce un auto, parcheggiata dall’altro lato della via.

“È ancora qui. Almeno venisse su ad ammazzarla, una volta per tutte, così la finiscono con questa rottura di palle e io posso affittare l’appartamento a qualcuno che paga” pensa Carlo.

Le gambe cominciano a formicolare. È il caso che si alzi e si prepari per visitare l’appartamento della Signorini.

Il campanello suona per la terza volta. «Il fuoco dello Spirito Santo scende su tutti noi! La fine è vicina!»

E tuona la seconda bestemmia.

 

L’aspetta davanti casa dalla sera prima, ormai conosce i suoi turni meglio di lei, ma portarsi da bere per ammazzare il tempo non è stata una buona idea. Quando Andrea si sveglia dal suo pisolino fa appena in tempo a vederla scivolare dentro il portone, gli occhi fissi su di lui, seduto dentro l’auto. Poco male. Voleva bloccarla lì per strada, insultarla un po’, ma lei doveva comunque rientrare, restare chiusa in casa tutta la notte con la consapevolezza che lui è là fuori. Se ne va a fare colazione ma ritorna poche ore dopo. Parcheggia, sbatte la portiera e poco dopo nota la tenda del terzo piano muoversi appena e aprirsi di uno spiraglio. Sa che lei lo ha visto. Adesso non gli resta che aspettare che un condomino qualsiasi, o magari il postino, entrino nel palazzo. Lui va avanti e indietro fumando un pacchetto intero prima che si materializzi la sua occasione. L’ha adocchiato da lontano, e aspettato con pazienza che arrivasse. Probabilmente userà il suo stesso metodo per entrare e questo gli fornisce un alibi perfetto. Noteranno il ragazzetto e ignoreranno lui.

Mentre Andrea se ne sta in disparte, il giovanotto in completo arriva, col suo malloppo di libretti in mano, e suona al citofono. «Sono io» lo sente dire, e la serratura scatta. Riderebbe, chiedendosi chi è il coglione di turno ad avergli aperto, ma non c’è tempo. Andrea prende il berretto che ha fregato dal furgone di un corriere – Hermes Sendings, che nome del cazzo! –,  esce dall'auto e prima che il portone si richiuda alle spalle del ragazzo lo blocca col piede. Lancia un'occhiata furtiva all'interno per controllare che nessuno guardi e poi si nasconde sotto la tromba delle scale, lasciando al ragazzo un piano o due di vantaggio, perché non lo noti.

Mentre aspetta ripassa il piano. Prende il coltello a serramanico, lo nasconde dietro la schiena. Bussa a una porta immaginaria, sorride, mima un pugno alla gola, per zittirla. Fa scattare la lama e affonda nell'aria davanti a sé, all'altezza dell'addome. Immagina il coltello piantarsi nella pancia di lei una, due, dieci volte, una per ogni ramo di corna che gli ha messo, una per ogni dottorino, infermiere o inserviente si sia scopata mentre stava con lui. Nega, la puttana, nega ogni volta, ma non cambia nulla. Lui glielo legge negli occhi.

Rimette l'arma in tasca e sale le scale tenendo d'occhio il tizio sopra di lui, che dopo i primi rifiuti si è avvicinato all'appartamento del proprietario. Deve andare adesso, prima che il vecchio stronzo esca e lo veda. Infila il berretto, un travestimento sufficiente a ingannare l'esame dello spioncino. Bussa alla porta, leggero. Aspetta qualche secondo, tende l’orecchio ma non sente niente. No, non sta dormendo: che abbia capito che è lui? Riprova a bussare. La porta si apre, Andrea sposta le mani dietro la schiena, sorride. E il sorriso gli si blocca, per poi sparire dalla sua faccia e lasciare il posto a un’espressione confusa.

“E questa chi cazzo è?”

 

Regina ama il caos. Lo ama da quando le si è rivelato in tutta la sua potenza salvifica, maestro di trame e messaggero del fato. Una scelta d'istinto strangolare il suo ultimo bersaglio con un cavo elettrico durante la proiezione del film. Un gesto impulsivo dare fuoco all'intero cinema per nascondere il crimine appena commesso. Allo stesso modo, un caso che abbia scelto quell'appartamento per nascondersi. Il caos la guida e la protegge, come quando l'ha salvata da sé stessa, dalla prigionia e lei lo ama per questo. È anche possibile che sia per colpa dell'elettroshock che hanno usato su di lei mentre la torturavano, come si dice in giro, ma lei non lo crede. È stata una killer organizzata a fallire la missione, a essere catturata. Ma poi ha capito. Il caos aveva fatto inceppare l'arma che le avrebbe dato il colpo di grazia, il caos aveva fatto inciampare il suo aguzzino sul secchio dell'acqua, che si era rovesciato. Era bastato un tocco del piede e il cavo elettrico lo aveva fulminato. Si era liberata con pazienza e pagando molto sangue: un battesimo.

Ma il suo ultimo datore di lavoro non amava quella nuova “inclinazione”, i suoi nuovi metodi e le conseguenze che ne derivavano. Le aveva dato dell'incompetente, a lui piacevano i lavori puliti. E Regina si era “licenziata”.

Chissà se tagliare i freni dell'auto di Presta si poteva considerare una lettera di dimissioni. Difficile avere una risposta, soprattutto quando il tuo interlocutore ha la bocca piena di schegge di vetro e il muso fracassato dal paraurti di un furgone.

Alla fine era fuggita e si era nascosta lì, nell'appartamento dell'infermiera.

Niente di pianificato, ovviamente, un regalo del caos, ma il caos è un amante sadico e la mette alla prova. Imprevisto numero uno: c'è qualcuno in casa. Un problema da nulla in realtà, sorprendere l’inquilina è facile, metterla fuori gioco anche di più. Ma al caos non piace essere sottovalutato e così la punisce. Imprevisto numero due: bussano alla porta. È il proprietario dell'appartamento, lo capisce dal fatto che chiede con insistenza i soldi dell'affitto, «Due mesi di ritardo!» dice. Quando se ne va lei comincia a frugare  nella borsa di… “Sara Pattaro”, secondo il documento d'identità. Infermiera. Ma capire qualcosa in più su questa tipa in poco tempo è difficile. L'appartamento è disordinato – come poteva essere altrimenti? – pieno di cianfrusaglie senza connessione tra loro: braccialetti, foulard, vestiti, alcuni di questi con il dispositivo antitaccheggio ancora attaccato. Soprammobili, portachiavi, pupazzi, cartoline. Il soggetto le è abbastanza chiaro. Ma ha bisogno di trovare dei documenti, qualche ricevuta, un indizio per capire quanti soldi deve all'affittuario, così da fargli scivolare una busta con il pagamento sotto la porta, senza farsi vedere e toglierselo di torno per qualche giorno. Certo, potrebbe sempre ammazzarlo, ma smaltire cadaveri è un'attività che tende a dare nell'occhio e lei ha bisogno di stare nascosta.

Passano le ore e la cosa più interessante che ha trovato è un piccolo tesoretto di collane, braccialetti e anelli, inclusa qualche fede. Dalle date incise si tratta di gente piuttosto anziana. Grazie, Dio Caos, per questa piccola assicurazione in caso di fuga.

Un auto si è fermata, giù in strada. Scosta appena la tenda della finestra, butta un'occhiata sulla strada. Chi è il tizio che guarda in su, nella sua direzione? Uno di Presta? No, impossibile che l'abbiano già trovata.

Bussano di nuovo alla porta. Strano che il proprietario sia già tornato, a meno che stanotte non l’abbia sentita muoversi. C’è poco di che stupirsi coi muri di cartapesta di questo buco. Si avvicina alla porta senza fare rumore e osserva dallo spioncino. Un ragazzo ben vestito, curato, spilla con la croce ben in vista. Imprevisto numero tre. Di nuovo, qualcosa di cui si può liberare facilmente, basta ignorarlo e così lo lascia bussare finché non desiste.

Il proprietario, dicevamo. “Lo ammazzo. Nascondo il cadavere… dove? In casa sua. E anche quello dell'infermiera. E se qualcuno lo cerca? E se c'è una moglie o una donna delle pulizie?”

Per la terza volta da quando lei è entrata bussano alla porta. Avesse cercato rifugio in un bordello sarebbe passata meno gente. Controlla di nuovo dallo spioncino e ciò che vede è il logo di un corriere impresso sulla tela di un cappellino.

“Sei un bugiardo, proprio come me” pensa. Riconosce lo stile sciatto del principiante. “Sei il tizio che ho visto poco fa, ci scommetto. Sei l’imprevisto numero quattro.”

Chiude gli occhi. Inspira. Lascia l’adrenalina libera di scorrere, si abbandona all’estasi del rischio. È un segno del caos: questa porta va aperta. È lo scotto che deve pagare per aver indugiato. Regina, tu stavi pianificando e non te ne sei nemmeno accorta. Il caos chiede un pegno, abbandonati a lui.

Regina apre la porta.

Gli legge in faccia la sorpresa, la delusione, l’incertezza. Il nervosismo.

«Sì?»

«Ehm, ciao, io… Cercavo Sara.»

«È in bagno. Devi consegnare un pacco?»

Il tizio si toglie il cappello con un gesto automatico e rapido.

«No, sono… un amico.»

«Il fuoco dello Spirito Santo scende su tutti noi! La fine è vicina!» dice il ragazzo dal pianerottolo superiore. Quella che si sente dopo, Regina ne è abbastanza sicura, non è l’invocazione a un dio pagano.

Quindi eccolo il vero momento della prova: in pochi secondi il proprietario uscirà da quella porta e la vedrà, e lei non potrà nascondersi. Uscirà perché lei ha lasciato che il ragazzo se ne andasse e salisse a suonare al piano superiore. Ha pensato di schivare l’imprevisto che il caos le aveva lanciato contro e quello è ritornato a colpirla alle spalle. In più, il tizio davanti a lei sta cercando Sara, l’infermiera, che al momento giace cadavere nel pavimento del bagno.

“Smettila di sfidare il caos.”

Regina sorride. «Vuoi entrare? Puoi aspettarla, intanto ti faccio un caffè.»

 

Ancora gli sembra di sentire nelle narici il profumo acre che si era sparso nell’aria. Il gusto amaro che gli accarezzava il palato. Gli occhi umidi, che molti hanno confuso per irritazione causata dal fumo, a cui hanno dato come spiegazione il forte calore spinto dal vento e che invece erano lo sfogo della sua profonda commozione.

Magnifiche lingue di fuoco danzavano sul tetto del cinema in fiamme, sinuose come messaggere del peccato e rivelatrici, in vero, della luce di verità. Era stato chiamato. Gli era stata mostrata la via.

Un uomo lo sta osservando. Finge di non farlo ma sente le sue occhiate pungergli la nuca ogni volta che entra in un portone. Deve avere tanto di quel catrame nei polmoni da asfaltare tutta la via che sta percorrendo, visto quanto ha fumato. Non ama quel genere di fuoco. È peccaminoso, figlio del vizio.

Lascia che l’uomo lo usi. Entra nel condominio col solito trucchetto.

«Sono io.»

Sale un piano alla volta, suona un campanello alla volta. Lo giudicano, un rompipalle perlopiù, lo deridono nel loro intimo. Poi arriva a lei. Prova a suonare ma il campanello non funziona. Bussa con garbo e attende. Basta un piccolo movimento, un’ombra sfila sotto la porta. La luce torna a indicargli la verità. Lei è li e lo ignora. E lui si lascia ignorare.

Prosegue al piano superiore, l’uomo all’entrata lo segue con cautela.

Arriva di fronte all’ultima porta. La sua insistenza scatena l’ira del peccatore. Quello lo affronta, lo umilia. E lui lo lascia fare.

La via è segnata.

Tre i miracoli che servono per ottenere la santità.

Tre i peccatori che determinano la dannazione.

Il fuoco arriverà.

Commenti

Ritratto di Gana Mala

La storia mi ha coinvolta, i personaggi mi piacciono, ci sono stati passaggi anche divertenti, ma non sono sicura di avere colto bene il finale. Domani rileggerò.

Ritratto di Seme Nero

Il finale è debolissimo, scritto di fretta. Non è come lo volevo ma ho comunque cercato di lasciare degli indizi, se leggi bene tra le righe ;)

Ritratto di Gana Mala

Ho riletto e mi piace proprio. Mi piace tanto l'intreccio e come hai caratterizzato i personaggi. Ora ho capito anche la fine.
Carlo è il top, forse mi piace in particolar modo perché mi ricorda me stessa XD

Ritratto di Alessandro Pilloni

Bel ritmo sino a metà, poi forse si incasina troppo. Ho perso qualcosa ma alla fine i pezzi si incastrano bene.

Ritratto di Pilgrimax

Bella l’architettura organizzata sui diversi PdV dei diversi personaggi, permette al lettore di rimanere con l’interesse alto e di scoprire un pezzo alla volta e di divertirsi a rimettere insieme i pezzi. Ho gradito molto anche lo stile. Anche io ho seguito bene e apprezzato molto la scrittura fino al ragazzo invasato, poi su di lui mi sono perso. Così ho riletto una seconda volta: la Signorini è in ospedale (anzi diciamo fu), Regina trova dei gioielli non di Sara, Sara era infermiera, il ragazzo invasato è commosso (la fu Signorini)... insomma alla seconda lettura ho capito che il ragazzo è il figlio della Signorini e che vuole farla pagare a Sara (“Poi arriva a lei”), ma sembra che lui la farà infine pagare al tutto il palazzo (appiccando un incendio?). Insomma sento di quasi esserci ma ancora non completamente. Bel rompicapo ;-)

Ritratto di Sa_Jana

Ora io mi sono parecchio incasinata con trama, lo confesso; e lo devo rileggere. Però mi piace che la cattiveria dei personaggi non sia così esplicita ma intuibile dai ricordi e dai pensieri. 
Il finale in qualche modo inconcluso a me piace perché dato il ritmo della storia una conclusione secca ed evidente non avrebbe avuto senso. 

Ritratto di Seme Nero

COMPENDIO ALLA QUARTA PARTE

(Non ci posso credere che lo sto facendo T_T)

Nell'ultima parte il ragazzo ha assistito per caso all'incendio di un cinema, quello appiccato da Regina, e lo stesso di cui si parla nel giornale che sta leggendo Carlo.
Il ragazzo ha una "rivelazione" e grazie alla sua attività di informatore (è un testimone di Geova) sceglie il posto giusto e lo trova nel condominio in cui si svolgono le vicende finora raccontate.

Non è colpa vostra, è un finale che soffre la fretta, avrebbe dovuto essere sì snello ma meno criptico.

Ritratto di Sa_Jana

Grazie del chiarimento. Io mi ero davvero persa! Ma non ci fare caso, sono un po' lenta. :D

 

Ritratto di grilloz

Scrivere un racconto concatenato non è facile, alla fine ci sei abbastanza riuscito, peccato che non proprio tutti gli incastri siano chiari da subito. I personaggi funzionano bene, macchiettisti al punto giusto, ognuno con la sua "cattiveria", la scrittura è scorrevole e accattivante e anche stilisticamente adeguata al tema. Nel complesso mi è piaciuto.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Una struttura narrativa complicata: l'orchestra. peccato per il finale, perché fino a un certo punto l'hai tenuta in piedi abbastanza bene. Lo stile è, confermo, adeguato alla storia. Solo, potrebbe aiutare in questi casi sbilanciarlo da una parte all'altra a seconda del cambio di scena e personaggio, in maniera da creare un impatto nuovo nel lettore, ad ogni capoverso. Così l'idea di una variazione del punto di vista si avrebbe già dalla prima riga. Non è facile, non è un biasimo, anzi un bel cappello levato per il tentativo quasi riuscito! Bravo SemeNero.

 

Ritratto di Borderline

La parte che regge meglio è la prima metà, nella seconda un po' si incasina, infatti mi sono trovata a pensare che la parte con l'incendio del cinema e il ragazzo commosso fosse un refuso, e che invece avesse bruciato il condominio con tutti all'interno, per purificarli (ho letto dopo il commento esplicativo). Non è facile usare il presente storico con un narratore esterno, infatti ogni tanto c'è confusione con l'imperfetto che viene evitato a favore di un presente che non è calzante. La storia però è bella, e anche il cammeo della Ermes (mi raccomando)! Sicuramente con più tempo avresti trovato modo di incastrare meglio il finale, ma come ripresa è davvero ben fatta :)

Ritratto di masmas

A me è piaciuto.

In effetti la trama è complessa e con un racconto limitato non si può avere tutto. Io l'ho presa così senza farmi troppe domande e l'ho trovato adeguato per un raconto limitato.

 

Ritratto di quatipua

e ti ringrazio per i commenti esplicativi
alla prima lettura, mi sono persa... la prima metà è davvero interessante, poi nello sviluppo dell'intreccio mi sono persa qualche concatenazione

contestualizzando il racconto all'occasione dal quale è scaturito, non posso che farti i complimenti: in poco tempo e spazio hai creato una trama complessa e una struttura accattivante