La confessione (di SaJana)

Era la prima volta che Padre Colin affrontava questo genere di incarico; ma il vescovo si era raccomandato tanto. Lo aveva convocato nel suo ufficio, perennemente in penombra, e camminando su e giù fra i mobili d’ebano aveva detto:      
“Mio caro Colin, vedi, nel tuo cammino pastorale hai conosciuto solo la parte più agevole della nostra missione; ma per comprendere appieno il significato della misericordia, non puoi fermarti su quella che è la porta del peccato: la devi aprire, e confonderti con il peccatore, per assaporare il pieno senso della nostra vocazione, che è l’amore per gli ultimi”       
Era andato avanti così per circa un’ora, cercando un linguaggio sempre più forbito e raffinato, intercalando con espressioni latine ridondanti; di quando in quando si fermava, carezzandosi un ciuffo di capelli che, nonostante l’età, disegnavano un'ala di corvo sulla fronte; e gli occhi acquosi salivano verso il soffitto, in cerca di un’immaginaria ispirazione divina.                                                     

Colin annuiva di quando in quando, in silenzio; covava in sé la convinzione che il vescovo McCarran amasse più il teatro che la Chiesa; ma contraddirlo o interromperlo era inutile. Tutto sommato, nonostante le numerose chiacchiere cattive sul suo conto, Colin lo reputava un brav’uomo.
Alla fine del discorso, Colin aveva accettato la confessione di una condannata a morte.      
“Un’anima empia, ma è tuo compito cercate in essa lo spirito della redenzione e offrire la via della salvezza ultima” aveva concluso il vescovo, e Colin pensò si aspettasse un applauso. Invece aveva semplicemente fatto un cenno d'assenso con il capo; e si era congedato.       
In effetti l’incarico non gli piaceva affatto. Era abituato a donne e uomini dell’alta società, da cui lui stesso proveniva, a cui offrire la possibilità di detrarre dalle imposte la loro beneficenza. Padre Colin sperava di diventare a sua volta vescovo, e perché no, cardinale; i condannati a morte ed i poveri erano un fastidio per cappellani e parroci privi di ambizione.     
Ma non aveva senso contraddire McCarran, che non considerava il "No" fra le risposte possibili ad una sua richiesta; e perciò ora si trovava ad attraversare il lugubre corridoio del braccio della morte. Le celle erano diverse ma pressoché tutte vuote. Colin penso che di notte, privato della luce di neon quel posto doveva calarsi in un buio angosciante, ed un silenzio tombale: un rito di sepoltura per vivi. iniziò a provare una certa ansia. Bridget, il donnone afromaericano di guardia che lo stava scortando, lo guardava con un misto di fastidio e noia.

"Padre, con tutto il rispetto, veda di fare presto. Non abbiamo tutta la giornata" disse brusca, aprendo la cella; gli cenno di entrare e lo lasciò solo.

  Un neon difettoso proiettava ombre storte e particolarmente scure nella stanza che era piccola, arredata con un letto, una mensola spoglia, una tazza W.C., e un lavandino difettoso che gocciolava in modo irritante. La ragazza davanti a lui era magrissima, devastata forse da abusi di droghe od alcol. Poteva avere vent'anni o settanta, sul collo spiccava l’inchiostro di tatuaggi incomprensibili e malfatti. Lo fissava con occhi spenti,  come buchi privi di luce, e giocherellava con una sigaretta che fumava svogliatamente; e lui iniziò a sentire il disagio crescere.

“Cara sorella Divine…” iniziò lui e lei lo interruppe:       
“Debbie. Divine era il mio nome da prostituta. Mi chiamo Debbie. Battezzata Deborah Marie” sorrise amara, mostrando i denti macchiati dalle carie “Sarebbe stato carino chiedere del mio nome, prima di venire qui"    
Lui contenne l'imbarazzo. Lei proseguì, dopo aver dato un'altra boccata e soffiato un fumo puzzolente e fastidioso.  
"Oh sì. Un tempo mi chiamavo Debbie…. Avevo un nome. Ero una persona. Tanto tempo. Tanti anni fa”
Parlava con se stessa, non con lui; scuoteva le ciocche disordinate, più scure delle ombre dietro di lei.

Padre Colin spazzolò nervosamente un inesistente capello dalla sua tonaca.
“Le posso fare una domanda, Padre? Che cosa è la carità?” chiese all’improvviso la donna.
“La carità, figliola, è forse la più nobile delle virtù teologali…”   
Lei rise; una risata secca e dura. 
“Non mi reciti la parte Padre, Mi dica che cosa è la carità, con parole sue, se riesce.”

Lui cercò di abbreviare il discorso.         
“Debbie confessami i tuoi peccati, starai meglio dopo esserti riconciliata con Dio…”         
“La carità, Padre. Parlavamo della carità"

Lui esitò.

"La carità è la virtù dell'amore Padre, Su era facile, questa. La virtù per la quale amiamo Dio più di ogni altra cosa,e il prossimo più di noi stessi. Ero brava, al catechismo"

Gettò un po' di cenere in terra.

" E la fede, Padre? La speranza?"

Lui continuava a tacere. Debbie lo inquietava e non ne conosceva il motivo; era una donna fisicamente disfatta e fragile, eppure aveva la voce ferma e profonda, ed era mentalmente molto lucida. In qualche modo se ne sentiva sovrastato.          
"Padre? Allora? Devi fare tutto io?"       

"Figliola, perché mi parli di questo, ora?"

"E con chi dovrei parlare di questo, se non con un prete? È il mio ultimo giorno da viva. Mi pare che sia un argomento più che adatto all'occasione, non crede?"

Lui scacciò un insistente capello dalla tonaca, imbarazzato.

"Sa erano belle parole, quando la suora ce le raccontava. E io ci credevo. Ci credevo. Finché non ci portava da lui"

Colin divenne teso.

"Lui?" domandò

"Padre McCarran"

"Intendi sua Eccellenza il vescovo?"

“Mccarran? Mccarran è vescovo?” sembrava sorpresa. Lui lo era di più a sentirglielo nominare; di colpo desiderò non essere mai andato lì. Lo stillicidio del lavandino divenne ossessivo; il tremolio della luce del neon si fece intermittente.           
“Allora era padre Mccarran. Io ero un’orfana nell’istituto.” disse lei, come trasognata, poi le uscì dalla bocca secca e sottile una risata strana, artificiale. "Ha fatto carriera. È per questo che ti ha mandato qui? Lo rassicuri. Posso raccontare quello che voglio a chiunque, ma nessuno da retta  alla parole di una tossica assassina"

"Raccontare cosa?"

"Ci credevo." proseguì lei. Non sembrava ascoltarlo. Gli sputava in faccia il fumo come se ignorasse la sua presenza. "Ci credevo. La suora mi diceva che erano cose bellissime, e io ci credevo così tanto…. Ma poi la suora ci portava da Mccarran. E noi uscivamo con il sangue che scorreva tra le gambe. E lei non diceva una parola”       
Colin iniziò a sudare.    
“Pregate, pregate, il buon Gesù vi ama. Lo diceva sempre. Ma lui ci saltava addosso e faceva male, oh se faceva male. Spingeva come un dannato e non capiva, non gliene importava che facesse tanto male. Piangevamo. Chiedevamo pietà. Ma non c’era una volta che non ci si infilasse tra la cosce. E la suora stava zitta. Pregate, e state buone. Ci sanguinava il culo, sputavamo sperma, e lei diceva pregate” 
Le scese una lacrima.    
“La fede, la speranza e la carità.” ripeté.“Sa, padre le bambine devono essere amate. Lei è stato amato da bambino? Doveva essere un bravo bambino. Io no. Io pregavo, chiedevo pietà. Ma nessuno ha avuto pietà. Secondo lei, perché a me Gesù non voleva bene?”           
Colin deglutì     .
“Quando è nata la mia bambina, io le avrei voluto insegnare tante belle cose. Quando l’ho vista tanto bella ho capito. Ho capito che non c'era salvezza. Nessuna Fede. Nessuna Speranza, Nessuna Carità."      

"Che .. cosa hai fatto?"

"L'ho salvata.  Aveva solo tre mesi. Le ho dato tutta la droga che avevo in casa. Non si è svegliata. Non ha pianto. Era tanto bella….”                       
Abbassò la voce, gli prese una mano. Lui era inorridito, ma non riuscì a sottrarsi.  
“Lei mi può perdonare padre?”  
“Hai ucciso la tua bambina….”  
“No...” lei lo guardava perplessa  “Non per quello. Quello non è un peccato. Io l’ho salvata. Questo mondo non è fatto per le bambine come lei. Questo mondo è fatto di demoni, di orchi e di lupi. Lupi che diventano vescovi.”          
Colin sottrasse la mano a quel tocco

"Mi devi perdonare per non aver parlato prima, mi devi perdonare per non avere urlato abbastanza,Per essere stata così stupida da credere che ci fosse qualcuno di buono che potesse salvarci"

           
“Ego te absolvo” balbettò e lei gli fece il verso, cantilenando "peccatis tuis in nomine eccetera eccetera eccetera.. Anche io la perdono padre, la perdono perché anche lei starà zitto. La perdono perché uscirà di qui e non potrà neppure dire una preghiera per mia figlia, perché non mi ha neppure chiesto come si chiamasse. La perdono perché lei non riuscirà mai a salvare nessuna bambina. Vada in pace, Padre"

Colin si alzò. Voleva vomitare e non riuscì. Andò via senza dire una sola parola.

L’esecuzione fu rapida. I fanatici anti pena di morte avevano già smesso la loro cagnara, quando Bridget finì il turno. Era notte, non c’era la luna, e se non fosse stato per l’illuminazione del parcheggio non si sarebbe accorta del fagottino vicino alla sua macchina.
Lo raccolse.      
Che cazzo.... Quello strano prete giovane aveva buttato via la tonaca?       
La guardò. Poi accese una sigaretta, buttò l’abito talare sul sedile posteriore e salì in macchina.
Non era stata poi una cattiva giornata. Non aveva avuto troppe rotture di coglioni, la tizia era morta in fretta, e lei aveva finito in orario. E con un'aggiustatina, la tonaca sarebbe stato un perfetto costume per Halloween.

 

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Commenti

Ritratto di Pilgrimax

L’aspetto cromatico del racconto è netto, forte, come il racconto stesso. Il gesto di lei dettato da un equilibrio disintegrato dalle violenze subite da ragazzina è estremo, forse pure troppo. Il racconto scuote, sebbene all’inizio io abbia pensato alla “solita” storia di corruzione, omertà, e peccato nella chiesa. Però il finale, secondo me, fa guadagnare punti al racconto: il cinismo di Bridget e l’allegoria della tonaca come costume di Halloween (togliendogli con nonchalance ogni forma di sacralità) rende meglio il concetto che la storia vuole far emergere meglio di tutto quello che precede. Rimane però il gesto di lei, non del tutto convincente (almeno per me). Come detto, mi sembra troppo estremo anche per una come la protagonista. Non prediligo le situazioni estreme, a meno che non siano coerentemente motivate. Quello che ha subito la protagonista è a dir poco ignobile e disturbante, ma per far reggere in piedi la vicenda di una madre che uccide una figlia, secondo me, non basta... e forse, a meno che la madre non sia una pazza irrecuperabile (e non mi sembra il caso della protagonista, stando al racconto), non può nemmeno stare in piedi. Scusami, magari è una cosa solo mia, ma il racconto mi lascia questo senso di estremismo non pienamente giustificato.

Ritratto di Gana Mala

Concordo con quasi tutto ciò che è già stato espresso da Pilgrimax che è dotato di un ottimo spirito critico, soprattutto perquanto riguarda il cinismo della parte finale che fa guadagnare punti al racconto. Non concordo però su quanto detto riguardo il gesto estremo della nostra protagonista. Forse siamo abituati a pensare che l'omicidio sia per forza un'azione da psicopatici, ancor di più se la vittima è proprio colui che è nato dal crimininale, ma, ahinoi, la cronaca ci insegna che persone apparentemente equilibrate possono compiere anche i gesti più estremi. La stessa Anna Maria Franzoni lascia ancora molti di noi con quel dubbio terribile che a volte ci fa domandare "e se non fosse stata lei?". Per questi motivi, trovo più che plausibile il gesto di Deborah.

Ritratto di Sa_Jana

In effetti nella stesura avevo le stesse preplessità di Pilgrim, ma non sapevo come rendere la dualità di Debbie ( la sofferenza e insieme la crudeltà)
Però in realtà non volevo dipingerla come una pazza omicida quanto come una disperata che non vede salvezza né per se stessa nè per gli altri; però proprio non ci sono riuscita!
Sono contentissima invece che abbiate apprezzato Bridget che era il personaggio che più mi intrigava; assolutamente cinica, indifferente

 

Ritratto di Pilgrimax

Ciao Sa_jana. Tieni presente che la mia è solo una considerazione di carattere personale, giusto per chiacchierare e confrontarci tra noi, che non offusca la validità tecnica del racconto che c’è senza dubbio. Poi quel finale è la ciliegina sulla torta ;-) Brava!

Ritratto di Sa_Jana

Guarda invece ho apprezzato tantissimo, perchè condivido le tue osservazioni; è proprio che tecnicamente non ho saputo come disegnare la dualità di Debbie. 
Per questo sono invece soddisfatta del finale; perchè Bridget era quella che doveva dare un senso all'insieme ed era, anche se appare insensato dirlo, il mio personaggio preferito. :)

Ritratto di Sa_Jana

In effetti nella stesura avevo le stesse preplessità di Pilgrim, ma non sapevo come rendere la dualità di Debbie ( la sofferenza e insieme la crudeltà)
Però in realtà non volevo dipingerla come una pazza omicida quanto come una disperata che non vede salvezza né per se stessa nè per gli altri; però proprio non ci sono riuscita!
Sono contentissima invece che abbiate apprezzato Bridget che era il personaggio che più mi intrigava; assolutamente cinica, indifferente

 

Ritratto di LaPiccolaVolante

Io punto il mirino sulla resa ben riuscita dei personaggi.
Lo scambio e i gesti, i modi di interagire l'uno con l'altro, mantenendo un'inquadratura abbastanza larga da non perdere mai di vista l'ambiente. Il contesto ambientale era importante, indispensabile per la resa dei personaggi.
Una tecnica ben gestita da questo punto di vista.

Attenzione all'ossessivo "Colin".
Non ti è indispensabile ripeterlo ogni volta, dal momento che hai dato l'unidirezionalità del punto di vista e la priorità a lui, nella prima parte del racconto, non ti serve ripeterlo. Non serve che specifichi che è colin a fare, dire, pensare. diventa un poco fastidioso, il lettore lo sa che quella scena è occupata da Colin. Basta quello.

:)
 

Ritratto di Antio

Bello crudo, eh! Mi è piaciuto parecchio proprio per contenuti e caratterizzazione dei personaggi. Non trovo esagerato il gesto della madre, secondo me perfettamente plausibile. Una storia nera, cromaticamente ben gestita (anche se avrei preferito più inistenza sul colore nella parte centrale del racconto). Attenzione alla punteggiatura, ai refusi e alle ripetizioni, una lettura in più ti avrebbe permesso di sistemare questi particolari!

Ritratto di Sa_Jana

Lo so, devo ricordarmi di rileggermi quando ho con me gli occhiali!

Nella prima stesura c'erano un sacco di p al posto delle o... :D

Ritratto di masmas

(Si fa per dire) mi sento abbastanza disturbato. Racconto davvero forte. Concordo che è scritto bene, ed evita l'effetto stanza bianca che si rischia quando c'è un dialogo serrato. Anzi tanti paticolari arrichiscono il racconto.
Per me la storia regge, anche lei meriterebbe più spazio per delinearne meglio un carattere molto complesso. Anche il fatto che il vescovo lo mandi, volendo, ad autoaccusarsi meriterebbe più respiro, così come la confessione così repentina. In generale starebbe meglio con più spazio e tempi più allungati.
Ma è proprio bello.