#5 Legno e Pietra (di Kriash)

Ambert Leonius sosteneva l'ipotesi peggiore, la risoluzione violenta, la presa della città, poi della regione e oltre, fino a che ci sarebbe stato da prendere. Giliusse Eramond, il capo della gilda, rimproverava il mago. Ambert Leonius s'alzò. “Fate come volete, votate quello che vi pare. Metti il veto sopra qualsiasi opzione non ti piaccia, Maestro. Il Legno abbandona la Gilda.”

Leienne spinse i palmi sul tavolo. Alta e bella, sorrise. “Non proseguirò un minuto soltanto, neanche io, su questo percorso suicida. Papi, preti, pii, cardinali, devoti... ridono e festeggiano per ogni mago che grida tra le fiamme, che si agita sulla forca. La Pietra abbandona la Gilda.”.

 

ANNO 4 dB

 

“LA MAGIA NON ESISTE!”

Ma lui non fiata né si muove dalla postura schiva che aveva assunto da inizio conversazione.

“Se siamo stati invitati qui solo per sentirci dare degli stolti da… da… da uno come lei, no. No, davvero, non lo accetto.”

“Stai calmo, Ambert, stai calmo.”

“Non sto calmo, Leienne. Non hai capito che per questo… questo… quest’uomo da quattro soldi, siamo solo dei buffoni?”

Le dita si muovono per districarsi dalla posizione d’attesa. Palmi aperti e posati con tranquillità sul legno del tavolo.

Attorno a loro si era fatto silenzio. Silenzio e attenzione da quando Ambert si era alzato in piedi e aveva fatto cadere all’indietro la sedia.

Perfino il locandiere aveva smesso di pulire i boccali e aveva preso a lisciarsi i baffoni unti, nell’attesa di capire se ci sarebbe stata rissa anche quel giorno o se si fosse trattato solo di fumo.

Lui parla, guardando la coppia che aveva fatto arrivare lì, alla Locanda della lingua mozzata, da un paese lontano.

“Signor Leonius non c’è bisogno di dare spettacolo. Si rimetta a sedere, la prego.”

“…”

“Fai come dice, Ambert. Ci stanno guardando tutti e non mi pare il caso di attirare l’attenzione. Saremo lontani da casa ma nemmeno qui siamo completamente al sicuro.”

“Esatto, ha ragione la signorina. E, suvvia, io non ho mai detto che voi siate degli stolti. Anzi, inizio a pensare che reputiate me uno stolto. Dico bene?”

Il suo occhio viaggia da uno all’altra. Sorride e, con un veloce movimento della mano, si sbottona la camicia all’altezza del collo, massaggiandoselo e rivelando la pelle bruciata che sparisce sotto il vestiario.

Tutti gli avventori hanno ormai perso interesse per quei tre individui e le loro questioni.

Meglio così, la segretezza è per loro fondamentale.

 

Ambert Leonius non ne voleva sapere della pace.

Lui non era così e non lo sarebbe mai stato.

Ambert Leonius sosteneva l'ipotesi peggiore, la risoluzione violenta, la presa della città, poi della regione e oltre… fino a che ci sarebbe stato da prendere.

Tutti lo guardavano in maniera strana nella Gilda. Non c’era volta in cui una sua risata, una sua polemica, una sua idea non venisse considerato un atto di guerra.

Giliusse Eramond, il capo della Gilda, rimproverava il mago. Ma a nulla valevano i rimproveri quando il fuoco scorreva nelle vene.

Venne il giorno maledetto, venne il giorno in cui la Guerra fu ormai alle porte ma non si potevano mantenere i toni proposti da Leonius.

Ambert Leonius s'alzò e fece volare letteralmente la sedia contro il muro.

Fate come volete, disse rabbioso, votate quello che vi pare. Metti il veto sopra qualsiasi opzione non ti piaccia, Maestro. Il Legno abbandona la Gilda.

E se ne andò.

 

“Ritorniamo a noi, al motivo per cui vi ho convocato qui. Sapevo della vostra esistenza, non si può certo nascondere la scia che vi portate dietro. Non siete molto bravi nel nascondere le vostre tracce, sempre che fosse quello il vostro scopo: nascondervi.”

“Sì, lo facciamo da un po’. Ambert e io siamo fuggiti dalla nostra terra per… beh, per un problema avvenuto con la nostra Gilda.”

“Leienne!”

“Tranquilli, so già tutto. Ho le mie fonti. Quello che però avete ignorato è che avete cercato rifugio in una terra ancora più devastata della vostra.”

“Mi creda, nessun posto potrebbe essere peggio.”

“No, non posso crederle signorina. Non posso, perché ancora non avete avuto niente a che fare con la Regina.”

Voci basse.

Nascoste.

La Regina non può sentirli, non deve.

“Ed è proprio per questo che vi ho invitati qui. Riguarda la magia, e voi lo sapete bene.”

“Ho detto che la magia…”

“Non esiste. Non esiste, sì, l’ha detto prima, chiaramente. Ma non prendiamoci per stupidi a vicenda, signor Leonius o non porteremo la conversazione in nessun posto.”

Il posto è l’ideale per confondersi e affogare nella moltitudine di persone per cui era famosa quella Locanda. Si dice che fosse il posto ideale per parlare in privato.

Si dice che dentro quelle sale fossero state pianificate azioni maestose, tratte marittime dai tesori leggendari, fughe da prigioni imperiali e saccheggi.

Tutte cose normali per quel posto.

Anche, e soprattutto, adesso che l’avvento della Regina Oscura del sangue e del legno ha iniziato a prosciugare i mari.

“La magia esiste e so che voi ne siete degli studiosi, forse i migliori studiosi delle Terre Occidentali. E ora vi vado a spiegare il perché ho così bisogno di voi.”

 

Leienne spinse i palmi sul tavolo.

Seguì con lo sguardo suo fratello uscire dalla stanza. Lei sola gli era stata vicina in tutti quegli anni difficili.

La sua visione del mondo era quanto di più lontana possibile da quella del Legno ma gli voleva bene. E sapeva che la guerra era tragicamente necessaria… ma un suicidio. Voleva farlo capire anche al fratello ma non avrebbe più potuto farlo, standogli distante.

Alta e bella, sorrise alla Gilda e prese coraggio nel buttare fuori quanto doveva.

Non proseguirò un minuto soltanto neanche io, su questo percorso suicida, disse. Papi, preti, pii, cardinali, devoti... ridono e festeggiano per ogni mago che grida tra le fiamme, che si agita sulla forca. La Pietra abbandona la Gilda.

 

“Mi servite! Un motivo semplice e banale, ma non posso nascondervelo. Quello che stiamo per fare cambierà queste terre. Ma per farlo abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile. Potessi o dovessi chiedervelo in ginocchio lo farei ma, come potete vedere da voi, ho qualche problema con le gambe, al momento, soprattutto a quella che ho perso.”

Le nocche battono sull’appendice in legno che scende da sotto al ginocchio. Una gamba del pantalone, stracciata e ripiegata alla meglio a coprire poco o niente.

Occhio e gamba, un tributo che ha dovuto pagare e che l’ha fatto crescere molto di più di tutte le avventure che aveva vissuto fino a quel momento.

“Noi siamo venuti in queste terre per toglierci la guerra di torno, non possiamo avventurarci in un’altra.”

“Mi creda signorina, già essere in questi luoghi è una guerra. E se non ve ne siete ancora accorti è perché siete qui da poco tempo. O davvero le cose nel vostro paese erano tremendamente difficili.”

“Non ne ha idea.”

La furia del Legno non ha abbandonato la sua voce. Risposte secche e sputate.

Non sarebbe stato facile convincere quei due, ma lui lo sa.

E non ha scelta.

Alza la mano per richiamare l’attenzione della cameriera, fa l’ordine e riprende a guardare Legno e Pietra dall’unico occhio ancora buono.

“Non accettiamo, comunque.”

“Ambert…”

“No, Leienne, basta, sono stanco. È stata solo una perdita di tempo. E ancora non mi spiego come uno come lui ci abbia trovato.”

“Oh non guardi me, signor Leonius, non guardi me. Io non conto niente, sono solo l’ultima ruota del carro o, se preferite, un semplice mozzo al seguito di una ciurma ben più importante. Ed è, appunto, questa ciurma che mi sta dietro a essere importante. Potrebbe essere l’ultima speranza per questa terra e, forse, per questo mondo. Ma non possiamo considerarci… abbastanza. Abbiamo già chi si occupa di cose, come dire, particolari come le vostre. Ma è diverso, la vostra magia è diversa ed è quella che potrebbe cambiare davvero il corso degli eventi.”

Hanno scelto l’uomo giusto per contrattare, lo sapevano.

Mandare lui è stata la cosa migliore.

Soprattutto adesso che era così tanto vicino all’Impero e alle Sei Famiglie.

“No.”

Forse un tempo era stato più bravo, però.

“D’accordo. Signor Leonius e signorina, è stato un piacere fare la vostra conoscenza e mi dispiace profondamente non potervi annoverare nelle fila di questa battaglia per la riconquista della libertà. Anche perché…”

Le pause.

Le maledette pause a effetto.

“…sarà un peccato non potervi dare l’informazione per cui vi siete spinti fino a queste terre, così distanti dalla vostra.”

 

Erano finiti senza la Gilda.

Questo pensavano i loro vecchi compagni. Ma non loro.

Fecero bene a uscirne prima dell’inizio della Guerra che distrusse la loro terra. E forse fu anche colpa di quell’abbandono, loro che erano tra i migliori.

Avevi ragione, disse la Pietra al fratello.

Prima o poi doveva succedere qualcosa ma dovevano essere i maghi ad avere l’iniziativa.

Così non fu e tutte le paure di Leienne si fecero reali.

La Fede ebbe il sopravvento, uomini pii che vedevano nella magia la fonte di ogni male, quando invece il male erano loro stessi. Avevano completamente stravolto gli insegnamenti del loro Dio e tacciavano chi osava ricordar loro che anche Fiaba era un mago, secondo le Leggende.

La Guerra travolse Legno e Pietra e legno e pietra furono le uniche cose a rimanere della loro terra.

Dobbiamo partire, disse Legno.

Dobbiamo trovarlo, disse Pietra.

E la loro avventura ebbe inizio.

 

“Aspetta, cosa?!”

“Come sapete che…”

“Oh, perdonatemi… me ne volevo andare. Per fortuna non sono più così tanto veloce. Vedo che ho catturato la vostra attenzione. Devo trattenermi, quindi? Non so, ditemi voi.”

Imbroglione e scavezzacollo. Se c’era una cosa che aveva imparato in quegli anni in mare era stato proprio questo: imbrogliare.

“Ci sta chiaramente imbrogliando, Leienne. E noi stupidi a caderci come…”

“Ostum.”

La presa in giro sul volto di Legno si modifica in un attimo.

Stupore e incredulità.

Le stesse cose che appaiono su quello di Pietra.

“Se voi questo nome lo chiamate imbroglio. Ostum è la persona che state cercando, dico bene? E, un attimo solo, ora che ci penso, lo state cercando perché è lui la causa della vostra uscita dalla Gilda dei Maghi, vero? O meglio, il fatto di aver saputo che proprio Ostum è… vostro padre.”

Non ci sono più parole per i due.

Bastano poche frasi. E lui le ha appena dette tutte in pochi attimi.

“Io, o meglio, noi sappiamo dove si trova Ostum e, in una certa maniera, farebbe comodo anche a noi metterci in contatto con lui e portarlo, sì… portarlo dalla nostra parte. Che dite?”

Nulla, non riescono a dire nulla, tanta è la sorpresa.

Lui si alza. Impacciato e lento, data la situazione in cui si trova da un po’.

Sa di averli ormai catturati. I dettagli non sono così importanti, ormai può contare su di loro, il Legno e la Pietra, i due maghi che porteranno nelle sue schiere anche il famoso Ostum.

“Aspett… scusatemi… non dovevo essere così insolente, non volevo.”

“Non dovete farvi perdonare nulla, signor Leonius, davvero. Come si dice da queste parti: è tutta acqua passata. Vi lascio su questo pezzo di stoffa il luogo in cui ci rivedremo. Potete dire che vi manda Jack, sì, dite semplicemente così…  vi manda Jack.”

Commenti

Ritratto di Polveredighiaccio

Wooooo quando ho letto "Fiaba" ho fatto un capitombolo, ci sta proprio bene.

Discussione tra personaggi, ambiente unico appena accennato: la Locanda, che dà l'idea di un'ambientazione fantasy vecchio stile e l'immancabile riferimento marinaro, tesori ecc. I presenti parlano del passato, del presente e del futuro mostrando chi sono e a cosa sono legati. L'annosa sfida tra chi difende la magia e chi la contesta.

Un prologo, più che un racconto, come ci piace leggere e scrivere col gioco dei 15. :) 

Ritratto di Kriash

Diciamo prologo non prologo :D In realtà ho sfruttato l'occasione e mi sono impossessato di questi due personaggi per tutta la Saga delle balene. Così come Ostum del racconto 15incerca dell'anno scorso. È tutto legato: loro, Ostum, Jack (che non è un personaggio nuovo ma apparso in tutti e tre i volumi dei pirati). E anche Fiaba, già... c'è pure lui... immancabile :D

Ritratto di LaPiccolaVolante

So dove stai andando a parare. E i più attenti e affezionati, son sicuro che ti ringrazieranno per le "forse" anticipazioni.
Sto in scia e evidenzio ulteriormente quanto detto: spesso si sprecano battute, tempo, spazio, si rischia pesantemente di diventare noiosi accanendosi su inventati obblighi descrittivi.
Qui la locanda si disegna da sola, Kriash non ha bisogno di contare tavoli, descrivere posizioni, luci, finestre... gli basta accennare il mare, una gamba di legno e tutto si colora intorno ai personaggi mentre il cantastorie si dedica al dialogo e a gettare i primi elementi utili per una buona trama.

 

Ritratto di Kriash

Grazie!

Non spreco battute, tempo e spazio perchè sno pigro e voglio far fare qualcosa anche al lettore, mica posso fare tutto io, eh! :D

Anticipazione e prologo al quarto volume... "del racconto non si butta via niente"!

Ritratto di masmas

Prendendo il racconto come un oggetto a sé stante, la storia è uno stralcio che riesce a vivere di vita propria, ormai sei bravo a proporci questi sprazzi in cui invogli a sapere il prima e il dopo. La narrazione con molto parlato tiene ben incollati data l'intensità delle informazioni messe in campo. Insomma bello.

Ritratto di Borderline

Ti perdonerò lo spoiler al quarto libro di I Signori delle Balene solo perché comunque ti serve pensarci in continuazione per far procedere i fili della storia in maniera coerente e avventurosa :). L'episodio è interessante, l'inizio mi ha ricordato la situazione "Maghi" dell'universo di Jonathan Strange & Mr Norrell (che ho preso fuori catalogo dopo aver visto il serial e prima o poi leggerò). A metà racconto è un po' confuso nel dialogo chi stia parlando fra Pietra e Legno. Invece per i fini del libro ti chiedo: non è che poi ci son troppi fratelli e sorelle? Pensaci un po' :)