Puffy (di MasMas)

Lanciò l’ultimo sguardo alla bestia, la guardò sollevare la testa, vide due spilli lucenti apparire e puntarla. Poi venne travolta dal corpo di Kin, lanciato come una molla verso di lei e il portale.

Rovinò contro Sonr che appena aveva attraversato, rimbalzò di lato e finì su un pavimento liscio.

Dietro di loro un ruggito stridente accompagnava l’immagine della città di Birka rimpicciolirsi in un ondeggiare concentrico.

Nal alzò la testa, vide i piedi di Sonr, eretto. Cercò Kin, trovò solo la sua sacca. Spalancò gli occhi alla realtà vacillante. Il guardiano, pancia a terra, veniva trascinato indietro, tirato per una caviglia da un’appendice dell’ombra incombente. La guardò, fece Ciao-ciao con la manina e lo sillabò con la bocca.

Nal gridò: “No!” mentre Kin veniva fagocitato dalla massa nera, poi tutto sparì implodendo in un punto.

“No!” gridò ancora, poi rivolta a Sonr: “Riapri!” Allungò una mano al suo bicipite: “Avanti!”

Quello le lanciò un'occhiata rabbiosa e strattonò il braccio facendole mollare la presa: “Bah! Per salvare il cretino? Ormai è andato, e noi possiamo solo fare la stessa fine.”

Lei strinse il pugno, lo poggiò a terra, testa china e capelli dorati sparpagliati sul pavimento. Il respiro divenne concitato.

Sonr la guardò dall’alto in basso: “Se devi essere una saltatrice, dovrai diventare più dura di così.” Si chinò sulla sacca di Kin e allungò la mano ma Nal scattò a prenderla per prima: “Sono una cronita e ho un’umanità, mentre voi siete solo bestie.”

Sonr arricciò il labbro: “Umana tu? Sei una aiu come me, lo sai, ma se preferisci bestia non mi offendo. Adesso dammi quella roba.”

Nal gli lanciò un’occhiata dura, poi guardò dentro la sacca. C’erano quelle sfere e altre cose raccolte alla città. Vide un cucchiaino di terracotta con una cordicella infilata in un buco nel manico. Lo tirò fuori prima che il manone di Sonr gli strappasse la sacca ruggendo: “Potrebbe esserci qualcosa di pericoloso, lascia.”

Lei gli agitò davanti il cucchiaino: “Questo di certo.”

Quello sollevò un labbro: “Tenere quello ti renderà più umana? Bah. Tornerò tra poco.” Raccolse tutto quello che era rimasto a terra, andò alla porta di metallo e uscì.

Lei alzò la testa a seguirlo, gli occhi spilli di ghiaccio, umidi, il volto contratto. Batté il pugno per terra, poi si tirò a sedere. Si mise al collo il cucchiaino.

Lo stanzone era una decina di metri di lato, coi muri spogli e diverse lampade a tubo sul soffitto. Nessuna finestra, quell’unica porta.

Strinse ancora le labbra in un filo e sibilò: “Nemmeno l’Occhio saprà dove sono finita.” Poi si alzò, massaggiò il collo e la nuca, guardò il muro e sfiorò il cucchiaino sotto la maglia, le sembrò vibrasse: “Stupido Tom.”

Andò alla porta, la maniglia girava. Sbirciò fuori. Un corridoio bianco, asettico. A sinistra finiva contro una porta tagliafuoco con una finestrella di vetro, a destra procedeva fino ad altre due come la sua.

Nessuno. Guardò un momento di qua e di là poi tornò dentro. Andò a un angolo, sospirò, poi si sedette con la schiena dritta e le gambe incrociate. Poggiò le mani sulle ginocchia, chiuse gli occhi e cominciò a prendere respiri profondi, a ritmo, inspirazione, espirazione.

La porta si riaprì dopo un po’ e la trovò così, volto impassibile e mente sgombra.

La voce che entrò la conosceva: “Bene, vedo che ti sei calmata.” Si avvicinò: “Per cominciare questa tua nuova vita, abbandoniamo quei nomi cretini che ci aveva dato il tuo cretinissimo compagno. Qui tutti mi chiamano Gaid, il mio nome vero si è perso nel tempo e nello spazio. Come dobbiamo chiamarti?”

Lei terminò una serie di respiri poi aprì gli occhi: “Io invece il mio nome lo ricordo bene: Cryss. Perché ‘dobbiamo’ al plurale?”

Si era cambiato con altri abiti anonimi, maglia blu e pantaloni grigi. Il cerchio sempre a tenere indietro la chioma attorcigliata.

“Siamo a casa mia e qui vivono o sono i benvenuti tutti i saltatori naturali. In questo momento siamo cinque. Con te fa sei.”

“Preferisco cinque più uno, grazie.”

Le si avvicinò: “Continui a fare la difficile, eh?” Di nuovo un ringhio sotto la barba, un braccio a pescarla su dal pavimento: “Vieni con me.”

“Ehi.” Lei si dimenò ma la morsa alla spalla non ammise replica.

Gaid la trascinò fuori, poi oltre la porta tagliafuoco in un altro corridoio con altre porte. Lo percorsero fino davanti un portone di metallo nero con il meccanismo di chiusura visibile: una ruota che spingeva cilindri d’acciaio dentro muri e pavimento.

La strattonò: “Ahi, fai a male!” Entrarono nella stanza accanto, simile a quella che avevano lasciato ma più piccola. Aveva le finestre, un tavolo di metallo con sei sedie pieghevoli e poco altro. Seduto c’era un tizio con una divisa e un bicchiere in mano. In piedi, accanto a una finestra, c’era una donna anziana dai capelli lunghi e grigi.

Gaid gridò: “Fuori, fuori!” Agitando la mano.

I due scattarono all’ordine, lanciando occhiate alla nuova venuta. Gli occhi della donna erano viola, Cryss sentì come un fruscio in testa, un bisbiglio che non riuscì ad afferrare. Poi venne strattonata contro il vetro.

“Guarda! Questo è il mio mondo. Qui è dove si è perso il mio nome.”

Fuori, oltre il cortile cinto da un muro, si alzavano resti di una città. Palazzi crollati, un cielo striato di grigio. Una nube rossastra passava veloce, mentre mutava di forma. Divenne una cuspide, si appesantì e piegò verso il basso. Cadde e divenne un ciuffo di nebbia che ammantò la base degli edifici. In uno con profondi squarci nei muri apparvero due punti luminosi. Scrutarono, poi qualcosa planò giù dal palazzo. Per un momento si intravide una figura umanoide dotata di appendici alate, che poi scomparve alla vista sotto il livello del muro di cinta. Sulla destra balenarono alcuni raggi, poi cominciò ad alzarsi del fumo, forse bagliori di fuoco.

“Come la chiamano da voi? Origine? Azzeccato: l’origine della tecnologia dei viaggi temporali, bruciata dai propri eccessi, spacciata. Per tanti di noi, questo posto è dove siamo nati, è casa.”

La stretta si allentò. Cryss poggiò la mano al vetro, a guardare: “L’Origine.”

“Voi lo classificate come irrecuperabile, noi no. Con le tue capacità potresti aiutarci a salvarlo, questo tempo. Il mio tempo.”

Fuori il fumo divenne nero, poi luccicante man mano che saliva. Raggiunti i piani più alti sembrò solidificarsi in carapaci d’ottone brillante che volarono verso l’altro e arrivati a una certa quota sparivano con un flash luminoso.

Gaid andò al tavolo. Accanto al bicchiere abbandonato dal militare toccò un oggetto cilindrico e stretto. Ne uscì l’immagine olografica di uno schermo ambrato, su cui apparvero scritte, forse in alfabeto Hindi. Lui dava comandi sfiorandole. Aggrottò le sopracciglia cispose: “Adesso devo occuparmi della bestiola che abbiamo trovato nel nostro viaggetto.”

Cryss rimase a guardare fuori.

Gaid consultava testi, cartine, schemi. Lo sguardo era concentrato: “Non riesco nemmeno a rintracciarla, l’anomalia sembra essere svanita. Non mi piace.”

Cryss osservava il paesaggio pensierosa. Sospirò poi: “Mi hai detto tante cose su di me e Tzero, ma non se è vero che sei suo figlio.”

Gaid non distolse lo sguardo ma lo indurì: “Del cretino?”

“Si chiamava Tom.”

“Sì certo, molto divertente il giochino dei nomi. A te faceva ridere, immagino.”

“No, ma non per questo lo odiavo. Se era tuo padre come puoi averlo lasciato morire così? Non…”

Gaid scattò in piedi: “Bah! Basta pensare a lui, pensa al tuo futuro. Pensa a unirti a noi per salvare chi in questa merda ci è finito suo malgrado, invece di stare con quelli che in questa merda ci sguazzano!”

“Prima dimmi che ti dispiace. Dimostrami che avete un cuore, che non dovrò lasciare morire altre persone in questo modo.”

Gaid gridò: “Ah!” prese il terminale dal tavolo, che si spense, lo puntò verso Cryss: “Stupida! Non hai capito ciò che ti ho spiegato su quell’isola? Non…” abbassò il braccio con stizza: “Ah! Cretino sì, ma il suo scopo l'ha ottenuto!” si girò e uscì sbattendo la porta.

Cryss sospirò e sfiorò il cucchiaino, ogni volta le pareva vibrasse al suo tocco. Tornò a guardare fuori. Non passava nessuno, solo nubi che sparivano e apparivano da chissà quale tempo e spazio. Lontano, il riverbero rossastro sul fumo rendeva certa la presenza del fuoco. Nessuno correva a spegnerlo.

La porta la sorprese spalancandosi di colpo. Entrarono Gaid, la donna dagli occhi viola, il militare di prima e un tizio magro in tuta grigia con il cappuccio sulla testa. Aveva un paio di occhiali avvolgenti a specchio e una mascherina sanitaria su naso e bocca.

Gaid le si avvicinò: “Adesso facciamo a modo mio, dato che non vuoi capire. Ma prima, Nuff, viene da lei?”

“Sì lo sento.” la voce acuta del tizio incappucciato accompagnò il dito ossuto puntarla: “Ce l’ha lei.” abbassò un momento la mascherina, annusò: “Si sente riverberare.”

Gaid scattò ad afferrarle il braccio: “Hai quel ciondolo?”

Cryss strattonò per liberarsi: “Ahi! Cosa vuoi? Lasciami stare.”

“Dove l’hai messo? Daccelo, potrebbe essere una traccia per…”

Lei tirò più forte: “Prima lasciami!”

Gaid mollò la presa e fece due passi indietro: “Bah! Dopo sarai più collaborativa. Chillida, a te.”

Cryss guardò la donna increspare le rughe della fronte e piantare gli occhi viola nei suoi. Avevano qualcosa di affascinante, imperdibile. Poi sentì di nuovo bisbigliare in testa.

“Ma cosa… chi sei?” I fruscii divennero parole. “Cosa stai facendo?”

La donna, concentrata, allungò una mano nel gesto di stringere mentre muoveva le labbra.

Cryss si trovò a bisbigliare e ripetere: “Chiudere gli occhi, va bene.” eseguì il comando.

“Non pensare, come vuoi, penserai tu per me. Dimenticare, sì. Buona idea. Dare retta a voi, certo. Abbandonare la mia vecchia vita, abbracciare la nuova.”

Il suo volto si distese, sorrise: “Dimenticare, meglio. Tzero, i Croniti, le missioni. Paura, fatica, dolore. Atlante. Atlante? Il mio Cronos?”

La fronte si aggrottò: “Cronos, non Cronos. Lui ci vuole bene, lo fa per tutti noi.”

La donna strinse i denti, contrasse le dita della mano nel gesto di serrare la presa.

Nal cominciò a muovere la testa, come a guardarsi intorno: “Non voglio, no. Non Cronos. Cosa vuoi da me? Vai via. Perché non posso vederci? Voglio vedere! Via, vai via!”

Puntò gli occhi ciechi in avanti, annaspò con le braccia intorno poi fece un passo e allungò scomposta un calcio diritto. Il piede colpì la donna un po’ di lato ma con impeto. Chillida perse l'equilibrio e inciampò indietro in una sedia, incespicò e dovette aggrapparsi allo schienale per non cadere.

Cryss aprì gli occhi: “Maledetti!”

Il militare aiutò la donna ad alzarsi, mentre Gaid agguantava il braccio di Cryss: “Sei proprio cocciuta. Sta ferma.” e la teneva in posizione.

Gli occhi viola tornarono a puntare quelli color ghiaccio, che tentarono di distogliersi. Ma Gaid le afferrò la testa e la costrinse a tenerla alta: “Smettila, è inutile.”

Cryss spalancò gli occhi nello spasmo: “Ah!” una volta incrociati quelli di Chillida non poté più chiuderli: “No, Cronos!” Con la mano corse al cucchiaino, era caldo e vibrava: “Riverbero.” strinse più forte e si concentrò, percepì energie, suoni e colori nuovi, che poi riconobbe: “Mostro!” provò a chiamare con mente e bocca: “Vieni, siamo qui, senti? Vieni da noi.”

Il militare e Nuff si guardarono preoccupati.

Dal cucchiaino cominciò a uscire luce, un alone argenteo che si allargava. Chillida si irrigidì, fece un passo indietro. L’alone crebbe.

Gaid lasciò la presa e si allontanò: “Che fai!” Guardò Nuff che si tappò il naso e fece di no con la testa. Guardò il militare: “Generale S1, allerti i suoi.”

Quello corse alla porta: “Subito!”

L’ovale di mercurio liquido divenne grande più di un uomo. Cryss indietreggiò verso la parete opposta rispetto agli altri. Al di là del lucido si materializzò un vuoto siderale, e una figura nerastra dalla forma incerta, lontana, che fluttuò in quel cosmo fino ad arrivare all’apertura. Affacciò una testa sferica irta di denti d’ossidiana lucente e due occhi piccoli e luminosi. Guardò nella stanza, oltre la soglia. Era un essere dal corpo curvo formato da fasci muscolari annodati, con quattro arti lunghi e nervosi e appendici tentacolari sulla schiena. Allungò la testa, vomitò oltre il portale una nube biancastra che prese a condensarsi e sparì nel buio.

La nebbia traslucida prese forma umana e divenne un fantasma, un sudario bianco dal volto sorridente che parlò: “Finalmente libero.”

Cryss spalancò gli occhi: “Tom!”

Gaid sbraitò: “Il cretino?”

Nuff indietreggiò, strizzò la testa nelle spalle e strinse gli occhi. Chillida fece un passo indietro, guardinga.

Tom sorrise a Cryss: “Finalmente, grazie mia cara, salvi il mio corpo quanto il mio cuore. Se di corpo ancora vogliamo parlare.” si guardò addosso. “Bene vedo che c’è gente interessante qui. Magari non troppo simpatica.” e lanciò un’occhiata a Gaid.

Quello caricò i muscoli: “Cretino, allora era proprio un tuo piano. Ma hai sbagliato a tornare, ne ho ancora per te.”

“Ancora con questi modi? Non hai capito che sbraitando e tirando capocciate non otterrai niente? Calmiamoci e vediamo di collaborare, vuoi?”

“Bah, sei patetico.”

“Sai, dovresti far qualcosa per questo brutto carattere. Uno specialista bravo.”

Gaid fece un passo verso il fantasma: “Lei è mia ormai, questa volta, cretino, ti toglierò di mezzo davvero.”

Tom indietreggiò etereo fino accanto a Cryss, ponendo il nero del portale come ostacolo per Gaid. Indurì lo sguardo: “Proprio non ci vuoi pensare. Allora ci resta solo una carta da giocare, anche se non vorrei farlo. Vediamo se riesco a chiamare il mio nuovo amichetto. Vieni Puffy, vieni a giocare con l'orsetto peloso.” Concentrò lo sguardo sul portale, strinse i pugni e prese un respiro.

Gaid lo puntò con sguardo teso. Poi rilassò il volto in un ghigno: “Non sei proprio buono a niente, cretino.” e fece un passo ad avvicinarsi.

Tom rimase a fiato corto ancora un secondo poi espirò forte, rilasciò la tensione in braccia e spalle, testa e occhi ciondolarono in avanti: “No.”

Cryss lo guardò, disperata: “Non viene?” gli poggiò una mano sulla spalla. Si tese, come sentisse un rumore. Lo sguardo le si affilò, mosse le labbra in parole silenziose. Tom alzò la testa, gli occhi concentrati, come ad ascoltare a sua volta. Strinse i denti e sibilò un secco: “Puffy!”

Cryss guardò il portale e lo sguardo tornò speranzoso: nel nulla si stagliò la forma della bestia, che balzò fuori sul pavimento di fronte al passo di Gaid.

Quello si bloccò: “Ah!”

Dietro Chillida gridò: “Aiuto!”

Nuff si appiattì alla parete.

La bestia si contorse agitando i tentacoli, ruggì un acuto accompagnato da armoniche più basse.

Tom alzò lo sguardo, sollevato, poi guardò Cryss: “Ce l'abbiamo fatta, grazie vita mia! Se la sono voluta, tra un po’ qui ci sarà da divertirsi, ma è una festa che preferirei perdermi. Che dici, proviamo a saltare?” guardò il portale e allungò la mano a Cryss.

Lei affondò la sua in quella sostanza cedevole di cui era fatto Tom: “Sei sicuro?”

Le sorrise: “No, mai.” Poi guardò Gaid, che indietreggiava fronteggiando il mostro.

Quello sbraitò: “Generale, è lì fuori?”

Tom gli puntò un dito: “È il tuo turno di fare A-iu-to!”

La porta si spalancò con un botto. Apparve una corazza mimetica grigia, un casco intero con un visore, un’arma nera brillante di led. Saltò dentro e si accucciò di lato: “Uno, pronto.” Ne entrò un altro, si piazzò di fianco: “Due.”

Gaid indietreggiò per far posto al terzo, puntò Tom: “Anche se scappate vi ritroverò.”

“Non temere, torneremo noi, presto.” Poi lui e Nal balzarono nel nulla.

Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Più chiaro, e scorrevole. Mi piace l'intreccio e ancora più i personaggi. da limare, rallentare, magari, ma l'idea di una guerra tra saltatori, mi piace un sacco. I modi tuoi si stanno man mano equilibrando, e sono curioso di vedere fin dove puoi arrivare prima stabilizzare definitivamente il tuo stile.

Sull'arredo dei personaggi e le svolte (quasi) inaspettate non posso che rimanere a guardare e scoprire che tirerai fuori la prossima volta. il soggetto è divertente, furibile, a tratti un poco confuso (seconda tappa), ma è stato molto divertente leggere!

Ritratto di Robypey

Mi è piaciuto moltissimo, la storia è intrigante, divertente. Giusto nella seconda parte c'è stata una parte che ho dovuto riprendere. Ma la cosa più importante e che mi sono divertito nel leggerlo alcuni personaggi sono molto fighi!! Complimenti,spero di poter leggere altro dei saltatori.

Ritratto di Antio

Nelle altre due tappe il personaggio di Tom non mi andava molto a genio. Ma in qualche modo mi ci hai fatto affezionare, perchè sono stato felice di vederlo ritornare a rifare le sue battutacce con i suoi modi un po' arroganti.
Ho trovato la lettura più scorrevole rispetto alle altre tappe, ma in alcuni passaggi mi sono perso comunque, dovendo rileggere qualche riga più sopra per capire il soggetto di certe frasi o azioni.
Nel complesso, molto carino. Una storia intrigante con un sacco di ingredienti. Potrebbe essere l'episodio pilota di una serie tv originale, che guarderei!

Ritratto di Borderline

Il soggetto è davvero buono ma a parte i rapporti personali fra i personaggi, che sono curati, il poco spazio a disposizione non ti ha permesso di dare al testo complessivo una trama più totalizzante, un motivo per cui "viaggiare". Salvare il mondo, dice Gaid, il cattivo. E Tom e Nal, che dovrebbero essere i buoni, perché saltano e non salvano allora? Ripeto, credo sia un problema di battute con la fantascienza, a meno di non far cose molto semplici, è difficile rendere un'idea concreta di trama in poco "tempo" :). Puffy, uhm, l'avrei fatto più sbavoso se no che ci sta a fare con quel nome :P?