Il bivio III (di Pey)

La voglia di vomitare mi fece svegliare improvvisamente, allungai un braccio per aprire la cerniera della tenda, niente. Cercai di aprire gli occhi per facilitare le cose, ma come provai a muovermi caddi a terra sbattendo la testa con gran forza. Lo spavento trattenne il vomito ancora all’interno dello stomaco. Cercai di rialzarmi  poggiando una mano su quello che era stato il mio letto fino a poco prima, ovvero un grosso tronco diviso perfettamente a metà per la sua lunghezza. D’istinto portai l’altra mano in testa poggiandola nella parte dolorante, sentii uno strano umido, tiepido al tatto. Mi guardai la mano. Subito sentii il vomito salirmi in gola  e non riuscii più a trattenerlo. Iniziò a  fuoriuscirmi anche dal naso andando ad imbrattare il pavimento di un colore verde fluorescente. Guardai nuovamente le mani (tutte e due questa volta) e ancora giù a vomitare. Il dolore della forte botta sulla testa, assieme alle pulsazioni del mio battito cardiaco, si trasferirono immediatamente sul mignolo ormai quasi assente della mano sinistra. Poco oltre quel tronco, vidi i miei abiti a terra. Mi avvicinai e raccolsi la maglietta, con l’aiuto della bocca e con la mano sana, ne strappai una manica e la usai per fasciarmi. L’unica fonte di luce arrivava da una piccola finestrella posta accanto alla porta. Mentre mi fasciavo notai un altro tronco, che sembrava la metà perfetta dell’altro. Sopra, un corpo d’uomo. Anch’esso completamente nudo, girato su un fianco e con la schiena rivolta verso la mia direzione. Finita la fasciatura mi infilai di corsa i vestiti e avvicinandomi all’uomo, notai altri abiti sul pavimento. Erano gli abiti di Jimmy. Diedi un ulteriore occhiata per vedere se anche Timo e Saw fossero li. Ma a parte me e Jimmy, non c’era nessun altro. Maledizione, che sta succedendo? Mi avvicinai a lui e iniziai a strattonarlo.

 

“Jimmy! Jimmy! Sei vivo? Svegliati maledizione!”

Si svegliò di soprassalto e girandosi, anche lui cadde a terra. Cercai di trattenermi dal ridere. Raccolsi i suoi vestiti  e glieli gettai addosso

“Tieni vestiti!”

“Otto, sei tu? Ma che diavolo succede? Perché cazzo sono nudo?”

“Non lo so Jimmy, vestiti. Dobbiamo cercare di andarcene da qui il prima possibile, avremmo modo di capire; spero!”

“Ma dove siamo? Andarcene da dove?”

“Smettila di fare domande e muoviti!”

Intanto rovistando qua e la per la stanza, in un angolo trovai una piccola cassa. Mi chinai per aprirla sperando di trovarvi qualcosa di utile, ma al suo interno c’erano solamente cianfrusaglie: un cucchiaino, un pezzo di gomma da cancellare, il tappo di una penna a sfera, un sacchetto con tre viti ed infine il biglietto da visita di un veterinario. Non potevano servirmi a niente, ma decisi comunque di prendere il cucchiaino. Lo riposi nella tasca interna della giacca e continuai a dare un occhiata.

“Ehi Otto, io sono pronto. Ma dove sono Timo e Saw?”

“Non lo so! Mi sono svegliato convinto di essere ancora all’accampamento, ma sono caduto a terra dal quel tronco proprio come te. Rialzandomi, mi sono accorto che mi mancava il mignolo della mano sinistra.”

“Otto, ti sembrerò stupido ma devo raccontarti del sogno, o meglio incubo che stavo facendo. Era la prima notte nella foresta, sai quando eravamo ubbriachi marci. Sei stato attirato da una voce che ci ha condotti nella trappola, di un popolo di nome Pollìma. Ci avevano catturati e condannati ad essere il pasto del loro banchetto atteso da tanto tempo. Timo e Saw erano stati condotti al patibolo per primi.”

“Ora basta!”

“Ma che ti prende?”

“Niente, scusa Jimmy, sono solo un po’ nervoso. Anche io stavo facendo lo stesso sogno, da quando mi sono risvegliato non riesco a pensare ad altro e purtroppo fin ora, tutto mi fa credere che non sia stato solo un sogno e tu me stai dando conferma.”

“Quindi Timo e Saw?... Ma se noi siamo fuggiti, come mai siamo ancora qui?”

“Ti ripeto che non lo so Jimmy! Non sono più in grado di capire cosa sia realtà o cosa no!  Ricordi se nel sogno c’era un Folletto? Melmoth se non sbaglio! Ad un certo punto è intervenuto liberandoci dalla magia  che i Pollìma hanno usato contro di noi per immobilizzarci, permettendoci di fuggire con lui. Ma qualcosa dev’essere andato storto. Credo che i Pollìma, si siano accorti del tentativo di fuga e siano intervenuti addormentandoci, o qualcosa del genere.”

“Si è andata esattamente cosi! Ma cosa stai cercando?.”

“Sempre nel sogno, ricordo di aver perso il dito raccogliendo una pistola incastrata in un enorme cespuglio di bianco spino. Il dito manca, ma non riesco a trovare la pistola.”

“Lasciamo stare la pistola Otto, non credo ci sarebbe molto utile contro i poteri malefici di questi popoli. Ti sei chiesto perché questo Folletto, Melmoth,  avrebbe dovuto aiutarci a fuggire? E se anche lui come i Pollìma, appartenesse ad un popolo di assassini cannibali? Ci sono troppe domande a cui non possiamo dare una risposta.”

“Hai ragione, non c’è niente di utile! Troviamo il modo di andarcene da qui. Lascia che dia un occhiata fuori dalla finestrella, ho un idea. Dannazione c’è uno di loro a guardia fuori. Non vedo serrature nella porta, credo sia aperta. Jimmy, ascolta il mio piano.”

Cosi entrammo in azione. Mi avvicinai alla porta aprendola di scatto, Jimmy sfruttando la sua velocità gettò la giacca addosso al Pollìma, avvolgendolo completamente. Contemporaneamente lo trascinò all’interno, io chiusi subito la porta ed iniziai a sferrare dei colpi potentissimi contro la giacca. Del Pollìma non restò molto da vedere, se non un piccolo corpetto privo di vita, spiaccicato e con le ali rotte.

“Avevi ragione Otto! Probabilmente non tutti sono in grado di usare la magia, ma la cosa che più importa e che possono morire proprio come noi.”

“Per fortuna Jimmy oppure non saremo qui a parlarne. Dobbiamo stare molto attenti e sfruttare l’effetto sorpresa sperando di non cadere nuovamente sotto la loro magia. Ci credono ancora  loro prigionieri e questo gioca a nostro vantaggio. Ora andiamocene da qui, prima che si accorgano che abbiamo ucciso uno di loro seguimi; credo di ricordare il tragitto fatto nel sogno con quel Folletto. Prendi tu quella piccola spada del Pollìma, io me la cavo meglio di te a mani nude.”

Aveva la grandezza di uno spelucchino da cucina quella spada. Ma un soldato abile e veloce come Jimmy, poteva essere molto pericoloso; anche con una piccola arma come quella. Finalmente uscimmo da quella maledetta casupola, la via di fuga sembrava libera ma il pensiero per un attimo tornò a Timo e Saw, non volli ammettere la loro morte con Jimmy, ma dentro di me quella ormai; era diventata una certezza. Scuotendo la testa cercai di liberami da quel pensiero che mi opprimeva e gridava vendetta. Non  potevo permettermi di occupare la mente da niente, dovevo stare lucido il più possibile per cercare di restare vivo. Facemmo poco più di un centinaio di passi, quando iniziai a udire qualcosa in lontananza.

“Fermati Jimmy ascolta, senti anche tu questi suoni?”

“Dannazione quei dannati campanellini, devono essersi accorti della nostra fuga!”

“No non credo, non suonano a festa come quando facemmo scattare la trappola. Ascolta bene senti altro?”

“Non mi sembra Otto!”

 

 Le nostre mimetiche e l’esperienza ci permettevano di mimetizzarci perfettamente tra gli alberi di quel bosco, ma decorarci con cespugli e arbusti di quel luogo era sicuramente la cosa migliore da fare. Ci avvicinavamo sempre di più al punto dove i due Pollìma, cercarono di bloccare la nostra fuga iniziando il loro scontro con il Folletto Melmoth ed i suoni si facevano sempre più chiari. In poco tempo raggiungemmo quel punto e quello che udivo in lontananza, si fece molto chiaro. Guardai Jimmy e lui guardò me, lo anticipai facendoli cenno di non fiatare, voleva sicuramente avvisarmi che anche lui ormai sentiva e vedeva quei suoni. Erano suoni di spade, urla e grida di battaglia, ovattati da quei dannati campanellini che lasciati appesi ai rami degli alberi, (forse per dedicarsi alla battaglia) suonavano mossi dal vento mentre proprio a poche centinaia di passi da noi si stava svolgendo, uno scontro tra i più sanguinosi che i miei occhi avevano visto fino ad allora. Spade, lance, frecce infuocate e magia. Cadaveri di Folletti e Pollima ovunque, si ammazzavano come bestie inferocite ed il motivo di tutto questo eravamo noi. La conferma che io non volli dare a Jimmy, si presentò proprio davanti a noi come un fulmine a ciel sereno. Al centro della battaglia poggiati su delle grandi rocce piatte, si potevano scorgere le teste, con ancora alcuni resti dei corpi di Timo e Saw. Tutto attorno a loro Pollima e Folletti che si ammazzavano per aggiudicarsi un morso di quei resti. Guardai nuovamente Jimmy, non lo avevo mai visto così. Lo afferrai per un braccio e guardandolo dritto negli occhi  gli dissi di non fare pazzie. Alla prima mossa falsa saremmo diventati il loro prossimo pasto, spostando l’attenzione dei due popoli proprio su di noi, mettendo fine per sempre alla nostra fuga. Non osavo nemmeno pensare come avrebbero reagito, se qualcuno si fosse accorto della nostra evacuazione.

“Dobbiamo fare qualcosa per Timo e Saw”

“Non fiatare Jimmy, se ci scoprono siamo spacciati, Timo e Saw sono morti, pace all’anima loro. Non possiamo fare più nulla ormai, dobbiamo andarcene fin che siamo in tempo.”

“Mah!”

“Niente mah, ti sei bevuto il cervello? Non possiamo niente contro di loro, calma la rabbia e ragiona. Vieni, andiamo da questa parte!”

Dopo esserci allontanati per centinaia di passi percorsi in silenzio, ad un certo punto Jimmy ruppe il silenzio.

“Scusami Otto, ho rischiato di farci finire entrambi in pasto a quei dannati esseri, ma vedere i nostri amici li mi ha sconvolto e l’unica cosa che avevo in testa era la vendetta.”

“Non preoccuparti, adesso pensiamo a trovare il modo per uscire da questa foresta, oppure ci troveranno presto o tardi.”

“Perché non seguiamo più la strada del sogno? Ma che dico sogno!”

“Ecco esatto! Ormai siamo certi che non era un sogno ma la realtà, o comunque qualcosa che noi non possiamo spiegare, almeno per ora. Ma quello che è certo, è che quelli non sono Folletti, avevi ragione tu. Ma anch’essi esseri cannibali proprio come i Pollìma, che alle sembianze sembrano Fate. Quindi sono convinto che Melmoth  non ci stesse aiutando a fuggire, ma cercava semplicemente di fregare la preda da una trappola altrui, e credo che i Pollima non l’abbiano presa tanto bene, ecco perché quella battaglia. Ed è anche per questo che noi quando siamo scappati mentre lui combatteva con i due Pollima, appunto, lui non è intervenuto e certamente si era accorto che noi stavamo approfittando dell’occasione per dileguarci nel bosco. Come se sapesse che ci avrebbe ritrovato.”

“Hai Ragione Otto! Quindi qual è la prossima mossa?”

“Non ne ho idea, continuiamo a camminare guardandoci bene le spalle. Dovrà pur finire prima o poi questo bosco!”

“Certamente! Sai, ti ammiro per come sei riuscito a prendere in mano la situazione, è sempre stato Timo quello che ci teneva calmi e Saw invece quello che doveva ragionare sulle decisioni da prendere. Non meritavano una fine di questo tipo, giuro che se ne usciamo vivi troverò un modo se esiste, per vendicarmi di questi maledetti assassini mangia umani. Timo Saw questa è una promessa!”

“Se per ora sta andando così è anche grazie a te Jimmy. Ora andiamo stiamo perdendo tempo prezioso.”

“Continuammo a camminare per più di un’ora senza fiatare, per fortuna non incontrammo difficoltà ne ostacoli, ma improvvisamente una folata di vento fortissimo porto nuovamente con se quella voce, che come un eco rimbalzava nelle nostre menti:”

 

“Io sono Bloodtheeth Re dei Pollìma, non potete fuggire al vostro destino, vi ritroveremo! Hahahahaha”

Poi tutto tornò in silenzio.

“Non ci salveremmo mai Otto!”

“Andiamo non fermarti, dobbiamo allontanarci il più velocemente possibile. Vedo una parete rocciosa in lontananza, guarda verso est! Raggiungiamola potrebbe essere la nostra salvezza, corri Jimmy dobbiamo fare presto!”

“Guarda Otto, li, vicino a quel cespuglio di biancospino!”

“La pistola, come può essere di nuovo qui? Sembra lo stesso cespuglio com’è possibile?”

“Non e possibile che sia lo stesso cespuglio, siamo molto distanti. Non pensiamoci adesso, prendiamola! Ora sappiamo che possono morire potrebbe tornarci utile, non si sa mai:”

“Aspetta Jimmy lascia che prenda un bastone, ho già perso un dito non sono disposto a perdere nessun altra parte del mio corpo. Eccola presa, mannaggia è scarica! Andiamo ora, stiamo perdendo troppo tempo.”

In poco tempo arrivammo sotto la parete, davanti a noi una catena di montagne rocciose si estendeva per alcuni chilometri verso nord-est.  Cercammo una via  per iniziare a scalarla, Jimmy arrivò alla prima cima in un decina di minuti, si affacciò dall’alto per vedere a quanta distanza mi trovassi da lui, non ci misi tanto a raggiungerlo, ma appena arrivai in cima vidi  Jimmy con una strana espressione in faccia. Ancora una volta qualcosa di incomprensibile si mostrò ai nostri occhi.

“Vieni Otto guarda, non credo che quella pistola l’abbiamo trovata per caso e allo stesso tempo, non credo sia una buona cosa.”

Ci trovammo davanti a una grossa pietra, sembrava un'enorme sfera divisa per la metà, al centro di essa un ingranaggio con due incastri: uno con la forma di una pistola, l’altro invece era fatto per un cucchiaino. A terra una targa con scritto “ Vivere o Morire".

Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Bene.
Direi che su grandi linee il percorso generale della trama offre un buon materiale.
Anche la chiusura, un  bel cliffhanger e che nessuno si sleghi definitivamente.

C'è la questione tecnica, assai difettosa!
La punteggiatura tende a sparire dove dovrebbe esserci.
Alcune declinazioni verbali un poco imprecise.
Un non va apostrofato quando è maschile, ma al femminile sì.

Sulla gestione dei personaggi ci siamo un poco di più, ma il testo si inceppa tra suoni ripetuti e una sequela di predicati verbali  troppo fitta:  pensa di dover affrontare la trattazione al presente indicativo. Con le raffiche di gesti e azioni, periodi brevissimi dedicati a ogni singolo gesto, ti ritroveresti con un libretto di istruzioni:
"Prendi la penna, svita il tappo, fai leva sul filtro e ruota in senso antiorario la cartuccia, sfila lo spessore di sicurezza, stappa e versa l'inchiostro nel serbatoio, tieni il serbatoio in verticale..."

gesti meccanici e troppi privi di una reale influenza sullo svolgersi dei fatti.

Il carattere e le reazioni:sforzatevi di mantenere su una linea coerente, fisiologica ed emotiva, i vostri personaggi. Un ruzzolone, per esempio, sarebbe esilarante fuori da un contesto di allerta, emergenza, pericolosità. Inciampare e cadere durante una fuga non può essere spunto di ilarità quando dietro di voi i cani latrano sempre più vicini. E molti di questi tremolii e incoerenze emotive sfumano un poco i contorni dei tuoi personaggi. un poco lunatici, passano da un atteggiamento sicuro e esperto, a piccole esplosioni di comicità fino a picchi di panico e disorientamento. attenzione.

Leggi quanto più puoi. ogni volta che hai un minuto, leggi una riga, un capoverso, leggi di continuo, sempre! Basta poco. :)

Ritratto di masmas

Trama interessante e finale che tiene alta l'attenzione.

Io più di tutto ho sentito strani alcuni atteggiamenti e reazioni, in primis lui che si rende conto gli manchi un dito e non sembra aver troppo dolore, a parte la reazione di stomaco. Per quanto devo ammettere di non aver mai perso un mignolo quindi vado per mia idea personale. :) 

Poi nei modi di parlare, ho sentito poco panico, e altre reazioni tipo quando vedono la battaglia e c'e quello che cerca vendetta. Anche se certo le reazioni individuali possono essere variabili.

Ritratto di Antio

Come finale non c'è male, mi aspettavo una fine brusca e invece ho trovato un finale aperto, come in attesa di una possibile quarta tappa! 
Per quanto riguarda l'incedere del racconto, in genere lo apprezzo maggiormente se c'è più equilibrio tra dialoghi e parti descrittive/raccontate. Qui il dialogo ha preso la quasi totalità dello spazio. Preferisco leggere quel poco di descrizioni in più che mi fanno immergere nella scena, mentre trovo più elaborato doverle estrapolare dai dialoghi. Ma dipende sempre da come sono scritti!
Mi associo a quanto già detto sulla punteggiatura, è importante mettere le virgole al posto giusto (e qui ci sono anche un paio di punti e virgola che bloccano alcuni dialoghi!), altrimenti ne risente la fluidità di lettura.
Parlando invece del racconto nell'interezza delle tre tappe, secondo me hai risentito un po' dei bivi dettati dal Master, la strada è diventata tortuosa ma alla fine te la sei cavata bene! Sono curioso di leggere i tuoi prossimi racconti e vedere i progressi!

Ritratto di Borderline

Il finale è molto buono. Secondo me la parte iniziale, a parte il passaggio del dito mancante, è un po' "in più", nel senso che hai allungato tantissimo ciò che già diceva il testo finale del master nella seconda tappa, battute che avresti potuto utilizzare per far muovere nella casina e nel bosco i personaggi :). Sulla grammatica, ci sono molti articoli indeterminativi femminili senza apostrofo (è un'occhiata, un'idea, etc...). La parte iniziale con le virgole ci siamo, nella seconda parte inizi a metterle fra soggetto e verbo, o fra verbo e e il complemento oggetto e non va bene, bisogna inserirle alla fine del predicato verbale (Credo che i Pollìma, si siano accorti del tentativo di fuga...). Dei punti e virgola ti hanno già detto, meglio usarli il meno possibile sono una punteggiatura maledetta e difficile da usare :). A me non è dispiaciuta l'abbondanza di dialogo, serve a caratterizzare i personaggi quindi sfruttala più che puoi in questo senso nei prossimi racconti :)