Sonr (di MasMas)

Lui rimaneva immobile, lo sguardo sull'omone: “Quindi dici che mi posso fidare. Quindi tolgo il piede.”

Quello fece un altro passo avanti, un ghigno: “Te l’ho detto, cretino, è solo sconnessa.”

“Sai, non so se è saggio fidarsi del primo che passa. Non ci siamo nemmeno presentati.”

Quello lo guardò, poi fece una risata: “Ah ah ah! Facciamo che puoi chiamarmi Sonr, cretino.”

Lui sorrise: “Piacere, Kin. Adesso che ci conosciamo…”

Passi leggeri lo sorpresero, Nal gli sfilò accanto: “Cosa sono questi saltatori naturali? Perché l’hai chiamato papà?”

Sonr sorrise stringendo gli occhi: “Ecco anche te. Dobbiamo presentarci?”

Lei si avvicinò, la fronte aggrottata: “Nal. Adesso rispondi.”

Sonr la raggiunse, la sovrastava di mezza testa, ma doveva pesare il doppio: “Stavo dicendo…” si interruppe. Socchiuse gli occhi e annusò: “Ma,” Spalancò lo sguardo soddisfatto: “sei tu la saltatrice!”

Nal si irrigidì, Sonr allungò la mano verso il suo braccio ma venne bloccato al polso dalla presa di Kin, che si infilò tra i due: “Ehi ehi ehi, cosa vuoi dalla mia ragazza?”

Sonr quasi ringhiò: “Ah!” Con uno strattone liberò il polso: “Non ti intromettere, cretino!”

Lui spinse indietro Nal: “Ti ho detto che lei è con me. Se mi toccano la tipa posso essere pericoloso, ti avverto.”

Sonr arricciò il labbro: “Tu, pericoloso?”

Lui alzò l’arma: “Vedi? Sono armato. Tu invece no. Ti informo che sono cintura nera di coltellaccio vichingo.” e cominciò a sferzarla intorno: “Ua! Ouou! Oha!”

Sonr rise ancora: “Ah ah ah! Quella una minaccia? Togliti, cretino, lei viene con me. Va istruita, deve capire.”

Il suo sguardo divenne tagliente: “Ti avevo avvertito. Attacco del coltellaccio arrugginito!”

Si allungò in un affondo di punta. Sonr schivò all’indietro poi tentò di afferrarlo al polso. Lui ritrasse l’arma ma scattò l’altra mano, in un battito di ciglia gli afferrò l’avambraccio, saltò coi piedi tra quelli dell’avversario, piazzò la spalla contro il pettorale e ruotò spingendo avanti per proiettarlo sopra di sé. Ma Sonr irrigidì i muscoli che divennero cavi d’acciaio e lui finì immobile, appeso al braccione. Alzò la testa, occhi sbarrati, guardò Nal e sillabò senza fiatare: a-iu-to!

Sonr ringhiò ancora: “Vai,” poi alzò il braccio, sollevandolo di peso, e lo lanciò a sinistra: “via!” Lui volò due metri e rotolò per terra.

Sonr raggiunse Nal: “Vieni, dobbiamo andare.”

Lei indietreggiò: “Io non vengo da nessuna parte. Stai lontano!”

“Non capisci. Vieni, senza…”

“Ehi,” gridò Kin sollevato su un ginocchio: “ti ho detto di lasciarla stare, cervello d’orso!” e lanciò il coltellaccio verso la gola dell’omone.

Sonr riuscì ad alzare l'avambraccio e intercettarlo, il coltello tagliò la manica ma non incise più che la pelle, e rimbalzò via. Rise rabbioso: “Ah ah ah!” Portò il taglio alla bocca e leccò la goccia di sangue che ne usciva.

Lui spalancò gli occhi e si alzò: “Va bene, va bene, te lo concedo, sei duretto. Anzi dimmi, non hai una qualche armatura sotto quei vestiti, vero? Cioè, sei antitaglio e anticappottamento così di tuo, nature?”

Sonr digrignò i denti: “Sei cretino ma ci stai arrivando. Adesso fai il bravo e lasciaci in pace, o continua da cretino e muori.”

Lui ansimava, si guardò intorno, poi affilò lo sguardo: “No no no, cretino sono e cretino rimango. Fatti sotto, vediamo se sei anche antibloccaggio o riesco a frenarti.” Si caricò sulle gambe, mani avanti pronte ad affrontare l’impatto.

Sonr ringhiò: “Ah sì!” corse due passi e si lanciò spalla avanti.

Lui all’ultimo schizzò di lato, la massa di carne lo sfiorò appena e procedette fin contro il muro accanto all’ingresso. Quando Sonr si girò, le sfere a terra saltarono a mezz’aria e il metallo satinato brillò di luce bianca abbagliante.

Tutti socchiusero gli occhi, accecati.

Le sfere levitanti cominciarono a emettere un fischio acuto. Lui sorrise beffardo: “Beccato!” Poi ricaddero a terra, di nuovo appena luminescenti e il sorriso divenne una bocca spalancata. Guardò Sonr, Sonr guardò le sfere, lui le indicò: “Non sono le tue vero? Quelle sfere lì, che avrebbero dovuto fare qualcosa di più che un fischietto, tipo fulminarti, disintegrarti, prenderti a schiaffi o pernacchie, almeno.”

“No, cretino!” Avanzò un passo.

Lui portò i palmi avanti: “Ehi ehi ehi, buono! Facciamo che mi arrendo, eh? Chiedevo solo, sembrano un perimetro di sicurezza di un qualche tipo. Non l'hai messo tu vero?”

Sonr si fermò: “No, erano già qua.”

“Bene dai, sono cretino ma su questo ci avevo preso.” Parve sollevato.

Sonr sospirò: “Allora ti arrendi, cretino? Ci lasci andare o devo passare sul tuo cadavere? Mi spiacerebbe, dopotutto ci lega una parentela.”

“Ancora questa storia?” Nal si avvicinò: “Riguarda anche me? Vorrei saperne di più.”

Sonr la guardò: “A tempo debito. Adesso andiamocene.”

“Senti, sarai forte e invulnerabile ma io non ho nessuna intenzione di venire da nessuna parte o diventare saltatore o che altro. Chiaro?”

“Adesso non capisci. Avrai il potere. Quello che Cronos tiene per sé. Potrai saltare nello spaziotempo senza bisogno di lui, senza vincoli. Vieni e capirai.” Allungò una mano.

Nal la guardò, esitò: “Perché lo chiami così? Tu chi sei? Che strana questione è questa? Io…” esitò ancora poi si girò di lato: “Io mi fido di Atlante, non verrò da nessuna parte.”

Sonr gonfiò i pettorali sotto il barbone: “Hai carattere ma sei testarda. Bada, potrei portarti via con la forza.”

Nal piantò gli occhi di ghiaccio dentro i suoi: “Eppure non lo hai ancora fatto. Forse ciò che cerchi non è una schiava reticente.”

Sonr arricciò il labbro: “Piccola ingrata…”

Kin scivolò nello spazio tra i due: “Ehi ehi ehi, propongo una tregua, volete?”

Gli occhi gli finirono addosso, lui proseguì: “Facciamo un patto.” Poggiò l’indice sul pettorale di Sonr: “Tu ci aiuti a capire cos’è successo qui,” e spinse facendolo indietreggiare: “in cambio la nostra fatina di ghiaccio ti sta ad ascoltare.” L’omone lo guardava con un mezzo ringhio. “Avrai la tua occasione. Cosa ne dite?”

Sorrise a entrambi. Prima l’una poi l’altro fecero di sì. Lui batté le mani: “Bene! Che bello, la famiglia si allarga. Abbiamo un nipotino!” Diede una pacca sulla spalla di Sonr: “Quindi dicevi di essere arrivato qui che già non c’era nessuno in vista.”

“Già. Siete qui per questo?”

“Bingo big bro.”

“In effetti è probabile che la città verrà sanificata.”

Lui aggrottò la fronte: “Che vuol dire sanificata?”

“Lasciamo stare, a voi non interessa.”

“Invece credo che a Nal potrebbe…” intanto lui si era avvicinato allo scranno accanto al tavolo. Si chinò: “Questo cos’è?” Raccolse un pizzico di polvere da un mucchietto a terra. Lo portò alle narici: “Non sa di cenere.”

Nal si avvicinò: “Ha un odore strano.”

Sonr la guardò: “Lo senti? Cosa senti? Annusa.”

Nal annusò meglio: “Sa di qualcosa, sa di antico.”

Sonr spalancò gli occhi, raggiante: “Senti l’odore di un'anomalia nello spaziotempo. Sei potente, mia cara. E qui c’è proprio da sanificare.”

Nal lo guardò: “Cosa intendi?”

“Questa polvere era un uomo. Il suo tempo è stato fatto passare tanto in fretta che questo è ciò che ne è rimasto. Tu senti il tempo da cui veniva e noti la differenza con il tempo in cui sei.”

Kin la guardò: “Sembra fico. E sembra anche qui sia successo qualcosa di grosso. Controlliamo se ce ne sono altri.”

In giro per la stanza trovarono vari mucchietti analoghi. Con uno Nal spalancò gli occhi: “Questo è diverso. Sa di nuovo, molto nuovo.”

Sonr affilò lo sguardo: “Per cui questo veniva da un tempo futuro.”

Nal annusò l’omone: “Somiglia al tuo.”

Kin divenne serio: “Potrebbero essere di un viaggiatore temporale,magari il padrone di queste sfere. Il bricconcello! Se si portava queste cose in questo tempo, doveva essere senza tanti scrupoli temporali. Che sia caduto vittima del suo stesso giocattolo?” Agitò un pugno verso le sfere: “Perché, perché non avete funzionato con lui?” Poi verso Sonr: “Senza offesa fratellone, eh?”

Quello lo guardò: “Senti, cretino, la questione non è bella. Forse fate bene a indagare a fondo. Potrebbe non essere già finito, potrebbe esserci qualcosa di brutto in corso. Finirà che farò dello straordinario.”

Lui lo guardò: “Straordinario di cosa?” e gli mostrò tutti i denti.

Quello si girò e si allontanò qualche passo.

Lui mormorò: “Hasta la victoria, siempre.” Raccolse le sfere e le mise nella sua sacca.

Uscirono dalla casa grande. Trovarono altri mucchietti di polvere. Nal verificava e mormorava: “Un genocidio.”

Entrò in una casa e Sonr la seguì. Kin era rimasto fuori, si avvicinò alla porta e si fermò accanto alla soglia. Li sentì mormorare a bassa voce. Sbirciò, occhi spalancati. I due erano accanto, Sonr le teneva una mano appoggiata alla schiena. D’un tratto si accorsero di qualcosa e lo videro.

Lui sorrise e alzò la mano: “Ciao. Come state? Un po’ che non ci si vede, eh?” I volti lo fissavano. “Sì bè se volete i vostri momenti di intimità lo capisco. Da buoni amici, immagino.” Fece ciao ciao con la mano e si ritrasse.

Un minuto dopo era affacciato al lucernaio sul muro opposto. Di nuovo si accorsero di lui. Con i due che lo fissavano fece spuntare la mano, di nuovo ciao ciao e sparì.

Cercarono in altre case, andando verso l’altra costruzione più grossa.

Arrivarono ad uno spiazzo. Lui alzò un dito: “Aspettate!” Entrò in una casa e ne uscì con un cosciotto abbrustolito e una forma di pane. Sorrise e porse il cosciotto a Nal e il pane a Sonr: “Fame?” L’omone prese la carne e la ragazza un pezzo di mollica.

L’omone strappava grossi pezzi e masticava a bocca aperta: “Hum… non c’era… hem, qualcosa da bere?” e si infilò nella casa.

Lui scivolò veloce dietro Nal e le sussurrò all’orecchio: “Cara, di nuovo soli.”

Lei lo guardò secca: “Cosa vuoi?”

“Ehi, come sei fredda. Con lui ti sciogli tutta, invece.”

“Smettila. Mi racconta delle cose.”

“Cose cosa? Dillo al tuo Kin. Siamo ancora una coppia, fuoco e ghiaccio, ricordi?”

Lei distolse lo sguardo: “Lascia stare. Cose.”

“Perché non me le vuoi dire?”

“Vaneggiamenti. Solo follie.”

“Dai piccola. Siamo noi i buoni qui. È lui l’orso cattivo, non vedi che barba?” Le mise la mano sul braccio.

Lei lo strattonò via: “Smettila.”

“Ehi, ricordati di Atlante. Ha detto ciao a me, non a quella specie di mammut peloso.”

“Sappi che ne ha anche per te.” Lo fissò scura: “Cos’è il Che? E per Atlante. Insomma, perché nessuno mi ha mai detto cosa sono? Ah!” poi si allontanò.

Lui la seguì con lo sguardo: “Bella domanda Crystinne.”

Procedettero. Cominciarono a trovare segni nel fango, impronte di corse. Lui si alzò dopo averne esaminati alcuni: “Ecco la festa.” Guardò la costruzione grossa in fondo alla città: “Tutti correvano alla disco.” poi sorrise: “Pronti con La bamba?” Mano dietro la nuca, agitò il bacino.

Gli altri lo superarono. Sonr sibilò: “Andiamo, cretino.”

Li seguì: “Sarebbe Thomasson Gustavsson Eriksdotter.” Quello gli lanciò un’occhiata torva. “Von Neumann. Che c’è, non ci credi? De La Fuente.” Gli corse accanto: “Y Azevedo. È il mio vero nome. Qual è il tuo?” Nessuna risposta. “Ormai siamo amiconi!” Niente. “Uffa, a lei di sicuro l'hai detto.”

Le case terminavano di fronte a un terrapieno alto almeno un metro su cui sorgeva una palizzata con un’unica apertura, collegata al livello del terreno da un ponte di legno. Dentro la roccaforte alcuni tetti, uno più alto a cono.

I tre si guardarono, lui fece il gesto de La bamba e indicò l’accesso. Si avvicinarono cauti. Sbirciò dentro. Solo lo svolazzare di un corvo perturbò il silenzio. Lo spiazzo di molti metri attorno all’ingresso era di terra umida. Attorno, alcune case più una grossa costruzione tonda a punta dai muri di pietra.

Con le mani disegnò nell’aria ciò che aveva visto. Gli altri aggrottarono la fronte. Lui alzò gli occhi al cielo poi gli indicò di seguirlo.

Entrò guardandosi intorno. Scivolò davanti all’ingresso della prima casa, aperto: dentro nulla. Si addossò contro il muro, dove toccava quasi la palizzata. Gli altri lo raggiunsero, sussurrò: “Noiosa come festa. Non si vede nessuno, voi sentite della musica?”

Sonr aggiunse: “Nulla. E tu Nal? Chiudi gli occhi, ascolta.” Lei ubbidì. “Prova a captare riverberi, frequenze perturbate nello spaziotempo. Forse onde cupe, o intermittenti.”

La ragazza fece un respiro, poi: “Sì, c’è un pulsare, di fondo. Viene…” Aprì gli occhi: “Dalla costruzione tonda.”

Sonr spalancò gli occhi: “Brava. Il vostro bersaglio è là dentro, non credo avrà lasciato molto di vivo in giro.”

Lui gli fece un sorrisone e l’occhiolino: “Ehi DJ, dicci cosa c’è in scaletta. Tu lo sai chi c’è in pista, vero?”

Sonr lo guardò dubbioso, poi: “Senti cretino, se lo sapessi non me ne starei qui nascosto come un topo in trappola.”

“Neanche un aiutino? Un sospettino piccolo?”

Lo sguardo divenne pensieroso: “Forse qualcosa che manipola il tempo. Una cronobelva dai recessi dello spaziotempo. Magari il proprietario delle sfere l’ha portato qui, lo controllava con quelle, ma qualcosa è andato storto. Adesso è libera di deformare il continuum temporale. Siamo tutti a rischio finché l’area non verrà sanificata.”

“Ancora. Facciamo invece che questo coso lo becchiamo noi.”

“Certo, e cosa speri di fargli, cretino?”

“Abbiamo le sfere.” I due sguardi lo fissarono. “Poi ci sono io! Sono tosto sapete? Voi lasciate fare, e un po’ di entusiasmo.”

Sonr allungò la mano e gli fece strada: “Allora prego, cretino.”

Girarono dietro la casa, oltre un’altra e furono in vista della costruzione in pietra. Nal si tastò una tempia: “Adesso lo sento forte. È lì dentro.”

Il terreno era segnato da impronte e segni ben evidenti. Cercò in giro. Nel fango notò un’ascia, la raccolse: il legno puzzava di marcio, la lama era sbriciolata dalla ruggine. Sonr la toccò: “Sembrano avere mille anni, segno di contatto con un'anomalia temporale. Devono aver tentato di colpirlo.”

“Allora è ferito!” Il suo entusiasmo si smorzò sullo sguardo buio di Sonr.

Tornò a cercare. Appena davanti all’ingresso qualcosa luccicava. Si acquattò, poi scattò tanto veloce da non essere visibile. Era una pistola di acciaio freddo, ammaccata: “Guardate. Sembra un cronodistorsore.”

Nal la toccò: “Devono averlo calpestato.”

“Oppure hanno visto il possessore usarlo per controllare il mostro. Qui si sono rifugiati per tentare una difesa, e hanno portato anche questo. Ma non sapevano come usarlo.” Fece il gesto di darlo in testa a Sonr. “Noi invece sì. Qualunque cosa sia, l’abbiamo in pugno.”

Sonr lo guardò di taglio: “Sei pazzo oltre che cretino.”

Nal gli si avvicinò: “In effetti mi sembra una visione un po’ ottimistica.”

Lui alzò il dito: “Ah, avevamo detto entusiasmo. Ne ho già visti di questi, li usano quelli della Cupola. Vengono dal futuro, disgregano l’essenza temporale delle anomalie, o giù di lì. Per lui sarà letale.”

La puntò verso Sonr: “Vuoi provare?”

Quello abbassò la testa: “No grazie.”

“Allora andiamo. Voi statemi dietro, ci penso io, voi siete troppo vulnerabili.”

Nal guardò Sonr, interrogativa. Lui scivolò sui lati delle case fino alla porta della casa grande. Si accostò allo stipite. Dentro, si sentiva qualcosa sfregare sul pavimento. Doveva essere dietro l’angolo. Percepiva un rantolare, e un odore animale.

Prese un respiro, fece l’occhiolino a Nal e puntò la canna dentro.

Nel buio, nel freddo e nel disordine un grosso tavolone era stato rovesciato. Dietro spuntava un’ombra china, ingobbita, una schiena, appendici. Si preparò a chiamarla per farla uscire e fulminarla. Poggiò il dito sul grilletto, che si smontò e cling clang, cadde a terra.

Dicono i pacifisti, che d'armi non c'è il bisogno per cambiare il mondo. Ma non hanno mai allevato nulla di più grande di un cocker. Nulla di più feroce di un cocker. "Hu, beata sfortuna!". Si girò e fece spallucce ai colleghi. "Cretino.", ma ingobbito per illudersi invisibile sillabò un muto "A-i-u-t-o."
Sonr, si spalmò una mano in faccia. "immagino non abbiate mai infra..." si ricordò di Kin e lo indicò con sconforto, "Lui, ovviamente. Ma credo sia giunto il momento anche per te di violare le regole." Lei gli dedicò molte rughe. "Sì,sì so come saltare via da qui. È che volevo vedere quanto fosse cretino!", verso Kin immobile appena prima della sagoma nera che si alzava oltre il tavolo. "Sarete ovviamente fuori legge, disertori, per il vostro caro occhio, a saltar di qua e di là sulla timeline senza permessi, ma quanto meno vivi e al sicuro potremmo chiarire quanto profondo sia il mare di merda che sta per travolgerci tutti, dal passato, al futuro." Puntò un dito indirezione della sagoma enorme e mostruosa. Ha legato con il nostro odore e la nostra crono frequenz, ci seguirà ma ci vorrà un bel po' e non saremo più soli."

Sorn si rivolse di nuovo a Kin. "Saltiamo. Hai due secondi appena." , Kin agitò le mani mentre un cerchio si apriva liquido dietro la compagna di missione. "ma io sono più lontano!", "Cretino!". Nal sospirò, "Fuorilegge! ma porcamiseria!" eppur era semre meglio che polvere.
 

 

Commenti

Ritratto di Schiumanera

La storia è davvero interessante, i personaggi sono ben caratterizzati e i dialoghi acuti. Due cose mi hanno un po' disorientata: il ritmo a tratti singhiozzante, che mi ha reso un po' sobbalzante la lettura, e il "lui" usato forse troppo con riferimento a Kin (col quale continuo ad aver problemi d'empatia, ma è un problema mio), che mi hanno più volte costretta a ritornare sul paragrafo per capite chi fosse a fare cosa. Ma bella storia, davvero :)

Ritratto di LaPiccolaVolante

Esatto. A tratti l'indicatore è mancato. Si perde l'orientamento durante la gestione dell'inquadratura sui due personaggi maschili. Ma la via scelta devo ammettere è molto difficile: Trattenere la narrazione su un percorso ibrido (Raccontato e Dialogato) e non farlo rallentare, mantenerlo alla stessa velocità lungo una discesa sconnessa. Secondo me è un bel tentativo, comunque, e quello che più mi diverte é vivere la tua maturazione da narratore.

La storia è una caccia come tanti Guardie&Ladri, offre mille spunti e mille ambientazioni e quindi soluzioni imprevedibili. Quello che però mi ha più innamorato è l'utilizzo direi quasi perfetto di quell'ostinato magnifico che disegna alla perfezione il personaggio: Quella conclusione puntuale in cui Kin sillaba in silenzio una richiesta di aiuto. Meravigliosa.

Di queste pieghe perfette si vestono i personaggi. Gesti equilibrati, modi ostinati che identificano alla perfezione un Personaggio.
 

Ritratto di masmas

Sì co' 'sti lui mi sto a incafrocia'.

E anche il carattere del nostro caro lui...

Beh dai è solo il protagonista. :D

Ritratto di Antio

La storia continua ad essere molto interessante e mi è piaciuta la piega che ha preso. Kin continua a non andarmi a genio, forse lo trovo troppo macchiettistico (troppo infantile nel modo in cui si pone), le sue caratteristiche troppo accentuate e sottolineate. Capisco che i personaggi vadano resi riconoscibili con delle caratterizzazioni specifiche, ma i due maschietti a tratti esagerano (il "cretino" usato da Sonr per apostrofare Kin a mio avviso viene ripetuto troppo spesso), mentre Nal è nel complesso più naturale ed equilibrata, pur perfettamente riconoscibile e coerente.
Mi associo a quanto è stato già detto circa l'uso del "lui", che andava bene fino a quando i personaggi erano due e l'altro non era ancora attivamente entrato in gioco.

Vediamo come va avanti. La storia offre così tanti spunti che potrebbe continuare per innumerevoli capitoli, quindi sono molto curioso di vedere quale sarà l'idea che userai per concluderla!

Ritratto di Borderline

Azione e fantascienza: fico. Sono anch'io d'accordo con Federica sul "lui" troppo ripetuto, ma sarebbe stato uguale anche riferito a un altro personaggio, è davvero troppo presente nel racconto e confonde un bel po' la lettura. Il procedere è abbastanza chiaro all'inizio, si fa confusionario nella parte centrale (quando arrivano alla sala con la cenere umana) per poi procedere abbastanza lineare sulla fine. Sulle scene concitate serve un poco di ordine in più a livello di nomi e pronomi, meglio non abusare dei secondi. A me l'ostinato del "cretino" è  piaciuto, sa di fumetto. Ora c'è da capire come se la caveranno da fuorilegge e ricercati :)