Sasso, carta, proiettile (di Schiumanera)

Le vedove nere lo assalirono, arrampicandosi con frenesia lungo le gambe, infilandosi sotto la camicia strappata; pungevano la carne con le zampe acuminate. Lee si gettò a terra, rotolando mentre i detriti gli piovevano addosso, schiacciandone la maggior parte, gemendo di dolore per i morsi di quelle ancora in vita. Le creature a terra agitavano le zampette negli ultimi spasimi mentre il veleno che avevano avuto il tempo di inoculare gli bruciava la pelle.

Lee si rimise in piedi, zoppicando, reggendosi il polso destro che doveva essersi slogato durante la frana. Strusciando contro le pareti della gola si strappò di dosso gli ultimi animali.

"Hare, bastardo, dove sei finito?" gridò.

La sua voce si dipanò in un'eco torpida lungo le gallerie fonde e oscure che costituivano la gola. Licheni luminescenti diffondevano tutt'intorno chiazze di luce verdastra. Non udì risposta.

Schiacciò sotto lo stivale un ultimo, piccolo ragno e si nascose in un'ansa nella roccia. Con la mano sana spremette le ferite provocate dai morsi, le poche che fosse in grado di raggiungere, e si tastò il fianco: aveva ancora la sua pistola. Almeno quello.

Come aveva fatto ad essere così ingenuo? A non sospettare quando lo Straniero lo aveva lasciato andare, senza precipitarsi subito al saloon? Eppure qualcuno dei fottutissimi, pii bylonesi doveva pure averlo avvertito, strisciando a terra come le larve che erano.

La taglia sulla sua testa non era mai stata così pesante.

Strinse i denti quando allungò la gamba. Sudore freddo gli infradiciava la schiena e il torace. Maledetto bastardo, pensò. Se era fortunato, il cacciatore di taglie doveva essere morto nel crollo. Pure sperava che fosse sopravvissuto: nutriva il desiderio cocente di farlo parlare, di mostrargli le raffinate tecniche che il Grassone gli aveva insegnato tra una bastonata e l'altra.

“La tua donna mi aspetta”, era così che aveva detto quello scarafaggio? Gettò la testa indietro e rise. La risata corse lungo le gallerie, rimbalzando tra stalattiti morte da secoli, saltellando tra i resti di corpi meccanici dilaniati dall'odio e dall'ignoranza.

 

Si risvegliò di soprassalto e scagliò lontano la creatura che gli si era mollemente arrampicata sulla faccia. Si pulì la guancia e strizzò gli occhi, cercando di orientarsi seguendo i minuti bagliori dei licheni. Le torce erano nella sacca di Hare, anche se dubitava che a quel traditore fosse necessaria una torcia per vedere al buio. Facendo leva contro la parete si alzò. Era scosso da violenti tremori. Si umettò le labbra secche e mosse la mano destra, ancora dolorante. Estrasse la pistola dalla fondina con la sinistra. Ringraziò e maledisse il Grassone per avergli insegnato a usare entrambe le mani alla bisogna. Fottuta larva di grasso, pensò, avanzando a tentoni nella galleria dalla quale era sopraggiunto, possano le fiamme dell'inferno consumarti in eterno. Ora la sua priorità era tornare alla bocca della gola: magari non tutto l'accesso era crollato. Magari avrebbe trovato il cadavere di Hare, o la sua sacca.

Dall'ottusità della terra i suoni risalivano e rimbombavano nel cervello, confondendolo. Gli occhi lacrimavano per l'umidità, la luce dei licheni, il veleno delle malmignatte. La pressione lo schiacciava. Si fermò per tossire e fitte acute gli lacerarono i polmoni.

Non aveva più certezza di camminare nella direzione giusta. Le palpebre erano aperte ma aveva la sensazione di muoversi alla cieca, in un delirio oscuro fatto di sogno e soffi d'aria gelida che gli agghiacciavano le ossa.

Maledizione, concentrati bastardo, si disse accasciandosi contro una parete. Qualcosa sotto la sua spalla si mosse, sgusciando in fretta lontano.

Se Hare era sopravvissuto a quest'ora stava cavalcando verso Bylon, per intascare la sua taglia. Sorrise al pensiero che lo Straniero non avrebbe pagato. Nessun corpo. Nessun guadagno. Ma forse gli accordi tra di loro erano diversi: seppellirlo vivo nella gola, bastava questo. Purché il nome di Lee LeRoy fosse cancellato dalla lista dei ricercati e dalla faccia della terra.

Continuò a camminare, a sprofondare nelle viscere di Bal. Lì dove non aveva avuto il coraggio di scendere dieci anni prima. Codardo, codardo.

Aveva ucciso, stuprato, torturato. Aveva commesso ogni sorta di crimine, nei confronti di chiunque. Ma sapeva che solo quell'unica azione lo avrebbe perseguitato per il resto della sua breve, brevissima vita.

Scendeva. I suoni si facevano più cupi, suoni di cose che battevano sul terreno. Suppliche e grida, oggetti di metallo che rotolavano sotto i suoi piedi. Risate. Spari. I suoni gli vorticavano attorno. Fantasmi, memorie. La gola lo aveva inghiottito e aveva trovato il suo corpo, la sua putrida anima, sufficientemente gustosi. Lì sarebbe morto, divorato dalla colpa e dal rimorso.

Cadde e ruzzolò in avanti; con l'ultimo sprazzo di una coscienza maciullata, strinse a sé la pistola.

Finì in una grotta ampia, sulle pareti della quale fiorivano i licheni. Oltre un baratro di parecchi metri uno specchio d'acqua ghiaccia dalla quale si innalzavano  stalagmiti rosse di ferro.

Una mano lo afferrò prima che vi precipitasse dentro.

Lee si aggrappò alla roccia e, strusciando il ventre a terra, si arrampicò verso la parete. Sbatté piano la nuca contro la pietra, cercando di ritrovare un barlume di lucidità. Aprì un occhio gonfio e lacrimante. Strinse i denti per frenare i tremiti.

"Hare?"

L'uomo si voltò sul fianco. La gamba sinistra era ridotta a un moncone.

"Pensavo fossi morto" sussurrò.

Lee abbozzò un sorriso. "Lo credevo anch'io", con fatica armò il cane della pistola e gliela puntò in faccia. "Ma possiamo sempre rimediare."

Hare deglutì e cercò di sottrarsi dalla canna della colt che gli ballava davanti. Poi, rassegnato, chinò il capo. "È la prima volta che mi faccio fregare così."

Lee scosse la  testa e abbassò l'arma. "Come studioso eri credibile."

"Perché lo sono stato" replicò l'altro.

Per qualche minuto nessuno dei due parlò. L'acqua gocciolava nel laghetto carsico, tra il licheni guizzavano le creature della roccia. Enormi ragni albini agitavano le antenne alla ricerca di prede.

"Lo Straniero lo sa che sei un doll?" domandò Lee, cercando il suo sguardo.

Si fissarono. "Chi te l'ha detto?"

"Il dottore. So essere molto persuasivo se voglio" disse mostrando i canini limati.

Hare si pulì il sangue che gocciolava copioso dal naso e cercò di mettersi a sedere. "Già. L'ho sentito. Comunque non è rilevante."

Lee si grattò la gola. "Per lo Straniero lo è. Quando l'avesse saputo si sarebbe divertito a smontarti pezzo a pezzo".

"Esercizio inutile ora, tentare di spaventarmi, non credi?"

La colt stretta nel pugno, Lee gli si avvicinò fino a toccargli la fronte con la sua. "Perché?" sibilò.

"Questo corpo... " cominciò l'altro, ma subito si interruppe. Una costola doveva essersi spezzata, scheggiando l'involucro di vetro che avvolgeva il cuore. Il sangue sprizzava nello stomaco e gli stillava nell'orecchio.

"Ti stai rompendo" osservò Lee allontanandosi.

Hare annuì. "Sono vecchio. Uno dei primi"

"Hmm. Impianti di vetro e rame: sei un glaco, non è così?"

"Con le tessere che mi hanno offerto avrei potuto comprare un corpo nuovo, uno degli apparati moderni. Diventare un doll a tutti gli effetti. Non tutte le città sono come Bylon"

"Non ti sarebbe piaciuto" commentò Lee, sputando per terra.

Hare si puntellò sui gomiti. "Cosa ne sai, tu?"

"Ne conoscevo una."

"Ah, già. La tua doll albina."

Il pugno arrivò improvviso, Hare ebbe la percezione cristallina dei denti artificiali che si spezzavano. Sputò tre molari.

"Ybris non è la mia doll."

"E allora perché ti sei dato tanto da fare per lei? Sei qui perché speravi di sottrarmi il commutatore temporale, una volta che l'avessimo preso. Non è così? Per farla tornare indietro. Beh, fatica sprecata" tossì e sputò altri pezzi di osso assieme a scuri grumi di sangue. "La tua albina non è mai andata via: è con lo Straniero."

"Ybris è morta.  E lo Straniero disprezza i doll."

"No. Non lei. È troppo preziosa."

"Stai mentendo. Mia sorella è stata infilata in uno dei cordoni come tutti quanti non appena lo Straniero è arrivato; subito dopo aver appeso le budella del Grassone attorno a Bylon”, la voce gli tremava. “Li hanno riuniti e li hanno fatti marciare per giorni attorno a Bal, sotto il sole del deserto, senza acqua, senza tregua, a passo svelto. Hanno aspettato che si rompessero, uno dopo l'altro, per gettarli nella gola. Li hanno dati in pasto ai diatryma. Li hanno riempiti di alcol e li hanno costretti a ingoiare dei fiammiferi accesi. Li ho visti. E non ho potuto fare niente per..."

"Shiloh l'ha vista" tossì Hare. Dunque era quella la morte? L'aveva fuggita per tre secoli, e ora che stava per batterla ancora, la sua ultima carta veniva lacerata così, come pergamena.

"Smettila di dire stronzate!" LeRoy gli si avventò addosso, colpendolo con rabbia. Dell'impassibile sicario allevato dagli Eucioni non c'era più traccia. Alcuni colpi partirono dalla pistola rimbalzando sulle rocce. Si fermò solo quando sentì sotto le nocche un ammasso grumoso di carne. Il sangue aveva allargato una pozza tra di loro. Rantolando, Hare tentò di reggersi sui gomiti, ma si accasciò a terra.

"Chiediglielo... lo Straniero... non l'ha uccisa. L'ha tenuta... per te..." disse, voltandosi sulla schiena.

"Ybris..." Lee fissò il centro del lago che sembrava ribollire. Per tutti quegli anni c'erano stati solo il ricordo e il rimpianto. E quel bastardo... Controllò la pistola facendo cadere i bossoli dei colpi esplosi: non gliene restava che uno solo nel tamburo. Se fosse uscito vivo di lì, sapeva già dentro quale cranio piazzarlo.

"E il commutatore temporale?" domandò. L'uomo emise un gemito: "Una menzogna."

"Ma esiste."

Hare sputò. "È una leggenda. Una palla messa in giro dallo Straniero" rispose, ma Lee non gli stava già più badando. Ora non era più un'impressione: il lago ribolliva davvero. Sprizzi d'acqua gelata lo raggiunsero. Rinculò verso l'interno della galleria mentre un'enorme creatura grigia e piena di arti emergeva dalle acque. La cosa aveva un centinaio di occhi che si levavano come fragili papaveri attorno a un ammasso cerebrale composto da dozzine di cervelli, i cui midolli spinali erano stati intrecciati gli uni agli altri. Braccia lunghissime, nate dalla congiunzione di una serie indefinita di braccia meccaniche si dipanavano dalla creatura, tendendo verso Hare dita lunghe e poliarticolate.

Hare emise un grido acuto, lunghissimo e lacerante, mentre la creatura lo toccava.

 

C OSA

SEI

TU

?

 

La voce si spandeva, vibrava tra le rocce. Non erano lingue né labbra a formulare le parole, era un pensiero così strutturato da valicare i confini della percezione, da farsi suono nonostante la creatura non avesse corde vocali, nulla che formasse la parola.

Hare biascicò una risposta. Un insieme sgangherato di vocali. La creatura si avvicinò, protrudendo verso di lui i globi oculari, allacciando attorno alla sua bocca due scintillanti, bianchissime dita. Si serrarono attorno al suo cranio, dividendo in due le labbra. E strinsero, mentre Hare batteva gli arti sul terreno in maniera scomposta. Gli occhi schizzarono fuori dalle orbite mentre la creatura aumentava la pressione della stretta, finché la parte superiore del cranio non cadde a terra, in un tripudio di sangue, e la creatura, come smossa da una felicità infantile, gorgogliava una risata.

Lee fissò il cadavere del traditore rovesciato a terra. Dalle arterie altro sangue spillava, macchiando la parete opposta. Le dita della cosa saggiavano il cranio della sua vittima, lisciando i capelli sporchi, percorrendo le cieche fissità delle orbite.

Lee si spostò di un passo e col piede colpì un sassolino. La creatura interruppe la sua esplorazione, interdetta. Gli occhi, centinaia di globi vitrei sui quali si riflettevano le luci dei licheni, si orientarono verso la galleria dove Lee si era nascosto.

 

ALTRO

?

 

Prima che Lee potesse muoversi, la creatura aveva allungato il braccio nella gallerie. Le dita lo abbrancarono stringendosi attorno al polso destro. La pressione  insopportabile lo costrinse a gridare mentre sentiva le ossa del polso gemere ed esplodere sotto la carne. Lee cadde in ginocchio. Uno strano, improvviso torpore invase il braccio mentre i nervi collassavano e venivano recisi da una forza che nessun uomo sarebbe mai stato in grado di replicare. E alla fine la mano venne strappata via, rotolando inerte all'imbocco della galleria.

 

OSSA

!

VENE

!

NERVI

!

 

Lee vide le dita della creatura lavorare solerti sulla sua mano recisa. Toccarono l'indice, poi ne ferirono la pelle e la carne che schiusero, come un bocciolo di fiore, mettendo a nudo l'osso della prima falange. Si concentrarono sul pollice, lavorando allo stesso modo. Squartavano per scoprire, curiose, assetate di sapere.

Stringendosi il braccio mutilato contro il ventre, Lee puntò la pistola verso la creatura e chiuse l'occhio per prendere la mira.

Oltre la sporgenza del mirino, meccaniche e tessuti connettivi gelatinosi si concentravano sul pezzo di Leroy, entusiasti, dimentichi per quell'impulso infantile che doveva pur esser appartenuto a un corpo. Il limite delle meccaniche sillogifile. Affrontare un analisi alla volta, una comprensione alla volta. Rilassò il cane, allentò la pressione sul grilletto. Un colpo solo. Uno solo. Non certo per uno stupido sillogifilo. Sangue inzuppava ancora la camicia, moncherino contro il petto. Si sporse. All'ombra della creatura, il corpo di hare giaceva intatto. Certo senza la testa e con la cassa di vetro frantumata. ma con entrambe le mani funzionanti e un solo effetto collaterale. Se non avesse trovato un ricambio in fretta, l'intero hare si sarebbe innestato sui suoi legamenti,per replicarsi su ogni tessuto. Scosse via dalla mente quell'opportunità. Meglio fermare l'emorragia, Meglio monco che schiavo. Meglio monco che schiavo. meglio monco che schiav... d'istinto si guardò il palmo della mano, l'unica rimasta, quella che Hare gli strinse per salvarlo dal dirupo. Lì sul palmo, sette piccoli graffi, sette piccole schegge di metallo affondavano sotto la cute. Sette piccoli cumoli di metallo autoreplicante, avevano cominciato a saldare le prime connessioni  con i suoi tessuti. Lo straniero. Non cacciatore di taglie, maledetto Straniero. Soldato. Gli era andato dietro per tradirlo due volte. Il tempo era tutto il poco che aveva. Un solo colpo, e poco tempo per conservar la volontà di usarlo, il possesso delle proprie fibre. Doveva raggiungere lo straniero prima che Hare si svilupasse e portasse al suo boss una coscienza senza più un corpo proprio.

Commenti

Ritratto di masmas

Che roba tosta che sta venendo fuori!

La prima parte l'ho trovata un po' "complessa", nel senso che succedono tante cose tutte insieme, magari un po' troppe per l'economia della trama. Ma dipende poi da come uno la prende. La narrazione comunque è come sempre molto bella.

Poi l'ultima parte è un tripudio cyber fantasy punk meccano pulp davvero di alto livello.
Il finale con la storia di chiusura sono spettacolari.

Ritratto di Schiumanera

C'è tanta/troppa carne sulla brace all'inizio, sono d'accordo. Vediamo come rispondere al bastone messo in mezzo dal Master. Grazie Mas :D

Ritratto di Antio

Molto bello e piacevole da leggere, trama personaggi e ambientazioni interessanti. Delle volte mi sono perso nelle aggiunte di informazioni (è la prima volta che parlano di doll, sarebbe stato bello leggerne un riferimento nella prima tappa), che mi hanno fatto perdere un po' l'orientamento. Subito dopo la lettura torna a scorrere tranquilla.
Aspetto il finale che si preannuncia esplosivo :)

 

Ritratto di Borderline

Proprio mentre leggevo ho pensato: "che peccato abbia abbandonato l'intuizione cyber-punk di Hare". Per fortuna ci ha pensato il Master a riportare la storia in quella direzione :). Molta azione, forse un po' lento e macchinoso all'inizio (è lo stile lovecraftiano, vero, ma non sempre è calzante) ma poi si riprende alla grande. Vediamo dove finirà Lee e se riuscirà a fregare lo Straniero.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Fosse un soggetto da esplodere su uno spazio ben più ampio, sinceramente, non calcherei troppo sull'acceleratore. E questo aggiunge valore. Queste solo due puntate costringono a immaginare un bel po' di numeri arretrati. e va bene.

Per non rischiare una totale redenzione di Hare (che mi avrebbe indispettito non poco) e giustificare il suo intervento in favore di LeRoy non si poteva che ritrascinarti sul cyberg quasi puro. E sinceramente avevo paura che quell'aspetto man mano andasse a occupare una posizione appena scenografica. Mi son preso il sicuro! :)