La neve non fa rumore II (di Rugio)

Ahh, ahhh...
We come from the land of the ice and snow,

From the midnight sun where the hot springs flow.

 

Hammer of the gods, will drive our ships to new land.

To fight the hordes, and sing and cry.

Valhalla I am coming.

 

Always sweep with, with threshing oar.

Our only goal will be the western shore.

 

 

Il silenzio artico era rotto solo dalla musica dei Led Zeppelin. Veniva fuori dalle cuffie di un walkman poggiato sulla neve.

 

 

Ah, ah...

We come from the land of the ice and snow,

From the midnight sun where the hot springs flow.

How soft your fields so green. Can whisper tales of gore.

Of how we calmed the tides of war. We are your over Lords.

 

 

William aprì gli occhi.

Aveva la faccia riversa a terra. Il suo corpo era dolorante. L'avamposto era esploso e lui, che in quel momento stava preparando lo sno-cat numero tre, venne scaraventato lontano dall'onda d'urto.
Provò a rialzarsi. Gli girava la testa.

“Uuh. Merda. Ma che diamine è successo? Sono a pezzi.”

Si tirò su sulle braccia. Voleva orientarsi, guardarsi attorno.

Ma davanti a lui c'era una sagoma nera e sinistra. Una figura alta e longilinea era in piedi a pochi centimetri da lui e lo fissava. Lui strizzò gli occhi in modo automatico per vedere meglio in controluce, ancora intontito per la botta.

 

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Brad udì il suono dell'esplosione. Il rimbombo l'aveva raggiunto attraverso il corridoio di pietra che stava percorrendo. Si voltò all'indietro, preoccupato per i suoi amici. Era stato lui a causare la detonazione dopo aver premuto quel meccanismo sul pavimento? Stava succedendo tutto troppo in fretta e la sua mente vacillava. Caricò il colpo del fucile e riguardò davanti a sé, deciso a proseguire e capire che cosa stava succedendo in quell'angolo del pianeta che sembrava abbandonato da Dio.

Continuò a camminare per diversi metri lungo il corridoio buio, ma cominciò a scorgere una luce in lontananza.
Alla fine del corridoio, si trovava una grande sala, illuminata da una luce sinistra che virava sull'azzurro. Brad raggiunse la fine del corridoio e osservò ciò che gli si parava davanti agli occhi.  Il pavimento era uno strato di ghiaccio liscio. La volta era una grande semisfera in pietra, con un grande cerchio di ghiaccio nella parte centrale superiore, dal quale filtrava una luce che sembrava quella del giorno.
Fece dei passi lenti e continuò a guardarsi attorno. Nel perimetro della sala vi erano altre imboccature di altri corridoi bui, che portavano chissà dove.
Quello che Brad in quel momento trovava più strano, era la temperatura. Sentiva sempre meno freddo, con sua grande meraviglia, anche dopo il suo bagno nella fredda acqua polare.

Per un po' rimase immobile e tese l'orecchio. Nessun rumore. Si accorse che, senza volerlo, stava trattenendo il respiro.

“Benvenuto, caro amico.” una voce risuonò nella sala.

Brad si voltò e guardò tutto intorno a sé, ma non c'era nessuno. La voce risuonava nella stanza.

“E' stato un lungo viaggio, non è vero? Di sicuro sarai stanco. Siamo felici che tu sia qui.”

“Chi sei? Chi siete?” urlò Brad imbracciando il fucile e puntandolo nel vuoto della sala.

“Oh, lo scoprirai presto, non devi crucciarti, Brad Johnson. Sei tra buoni amici.”

“Amici? Chi siete?” continuò ad urlare senza ricevere risposta.
“Ah ah, Brad. Quanto sei impaziente. Ogni cosa a suo tempo. Permettici di darti il benvenuto, prima.”

Nella sala cominciò a propagarsi un sibilo, dapprima sommesso, poi via via più forte, come un bisbiglìo di mille voci che sussurravano all'unisono.
Dalle imboccature dei corridoi cominciarono ad uscire delle figure nere, in modo lento ed ordinato, e si dirigevano proprio nella direzione di Brad.
“Cosa volete da me? Chi siete? State lontani!” urlò, puntando il fucile su uno di loro. E via via che si avvicinavano, la luce del ghiaccio soprastante li faceva uscire dalla penombra.

 

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Prima di poter capire, fare, o dire qualcosa – era ancora stordito – William si sentì sollevare di peso da terra. I suoi piedi poggiavano a malapena sulla neve. L'individuo che era di fronte a lui l'aveva preso per la giacca e sollevato con facilità. Solo quando se lo trovò di fronte riuscì a distinguere chi, o cosa, gli si trovava davanti. Era un uomo, o qualcuno, qualcosa dalle sembianze umane. Il suo corpo era avvolto, dalla testa ai piedi, da delle fasce di cuoio - o da materiale di quell'aspetto - chiuse con delle fibbie.
“E tu cosa cazzo sei?” fu quello che William riuscì a farfugliare in quel momento.

Non ottenne risposta da quell'essere, che, per dirla tutta, non aveva nemmeno una bocca. La sua faccia era rivestita da quelle strane fasce, e non si intravedeva nessun foro da cui sarebbe potuto uscire un suono, o che sarebbe stato utile per respirare. Sulla sua faccia ovale si trovavano solo due piccoli cilindri con delle lenti scure all'estremità, proprio nel punto dove, in un uomo, si troverebbero gli occhi.

William tentò di dimenarsi, ma le mani dell'essere gli si avvinghiarono attorno al collo. La morsa era forte, e il ragazzo percepiva che in poco tempo avrebbe sentito l'osso del collo spezzarsi con uno schiocco. Provava a fargli allentare la presa, ma sentiva che il suo corpo stava cedendo, incominciava a vedere più annebbiato. L'essere non ne voleva sapere di mollare la presa.

William portò la mano alla cintura ed estrasse un grosso taglierino, e con le forze che gli erano rimaste lo affondò nell'addome dell'essere che lo voleva uccidere. Notò così che la presa sul collo si stava allentando, e il ragazzo continuò a sferrare i colpi con tutta la forza che gli era rimasta in quel momento. Con l'ultimo colpo, il taglierino entrò nella ferita assieme a tutta la mano. La sensazione che William provò fu orrenda. L'individuo coperto di fasce lasciò la presa e fece un passo all'indietro barcollando. Dalla ferita stava uscendo una sostanza gelatinosa e maleodorante, come del grasso di balena putrido.

William poggiò le ginocchia a terra e cercò di riprendere fiato. La cosa che aveva davanti stava ancora barcollando.

“Che cosa sta succedendo qui? Che cavolo è questa cosa?” pensò, mentre cercava di rialzarsi in piedi.

 

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Brad continuava a non ricevere risposta alle sue domande. E continuava a porsene di più. Era circondato da delle sagome che gli si avvicinavano sempre di più.
“Fermi! State lontani da me!” continuava ad urlare contro quegli esseri silenziosi che ormai l'avevano circondato. Ma l'orrore arrivò quando furono in favore della luce e abbastanza vicini da diventare distinguibili agli occhi dell'uomo.
Erano tutti uguali. Tutti con la stessa corporatura, la stessa altezza. Le stesse dita affusolate. E tutti vestiti allo stesso modo, avvolti da delle fasce di un qualche tipo di cuoio, chiuse con delle fibbie di metallo e gli occhi nascosti da delle lenti tonde e scure.

“Noi ti conosciamo, Brad” continuò la voce. “Noi ti abbiamo invitato. E ora tu sei qui.”
“Mi avete...invitato?”
“Tu sei qui e hai tante domande. Come è logico che sia. Ma capirai tutto in breve tempo. Devi solo essere paziente.”

Il cerchio formato dagli esseri cominciava a stringersi attorno a Brad.

“Noi siamo qui da molto, molto tempo. Il ghiaccio, è la nostra dimora. Noi non siamo uomini, noi non siamo come loro.”

Gli esseri ormai avevano creato un cerchio attorno a lui, ed erano a pochi metri di distanza.

“L'uomo ha un peso specifico diverso dal nostro.

L'uomo ha una massa diversa.

E il ghiaccio lo inghiotte.”

Dopo queste ultime parole, il ghiaccio sotto i piedi di Brad cominciò a spaccarsi, sempre più - man mano che gli esseri gli si avvicinavano - fino a rompersi del tutto.

In pochi attimi, per la seconda volta Brad si ritrovò immerso per intero nell'acqua gelida.
Si sentiva come se fosse fatto di piombo, cadeva giù dentro ad un liquido che mordeva la sua pelle, dentro ad un elemento che non riusciva a combattere. Come in caduta libera, affondava con il viso rivolto verso la luce, e vedeva gli esseri sporgersi fino al bordo dell'apertura creatasi nel ghiaccio, ma nessuno di loro sprofondò come aveva fatto lui.
“Hai già vissuto questa esperienza. Vogliamo metterti alla prova. Tu ci incuriosisci.”

La voce sembrava risuonare attraverso l'acqua, o era dentro la sua testa.

“La tua resistenza al freddo ci affascina. Vogliamo sapere.”

Gli esseri che guardavano Brad dall'alto si voltarono all'unisono nella direzione dalla quale era arrivato. Si allontanarono verso l'uscita, in silenzio.
Brad non riusciva più a muoversi, continuava a sprofondare lentamente e sentiva che stava per morire.

 

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William era riuscito a malapena a riprendere un po' di fiato, quando la creatura gli si avventò di nuovo contro. Dalle dita affusolate le cinghie di pelle cominciarono a muoversi e ad attorcigliarsi attorno al suo corpo. Il ragazzo non poteva fare altro che continuare ad affondare il taglierino nel corpo dell'essere, in un ultimo tentativo di difesa estrema, come un animale che si trova chiuso in un angolo senza via di scampo. Si rese conto che in qualche modo questi suoi fendenti scaturiti da un animalesco istinto di sopravvivenza stavano facendo effetto. Con un ultimo guizzo di forza, e con tutto il suo peso, spinse la creatura sulla neve. Continuò a sferrare i suoi colpi fino a quando non sentì che il corpo dell'altro cedeva sotto il peso del suo, svuotandosi dell'orrendo materiale di cui era composto all'interno, che fuoriusciva dalle ferite infertegli.

Era finita? William restò immobile per un attimo, cercava di riprendersi. Era stanchissimo, ma anche a livello mentale qualcosa non andava, tutto quello che stava succedendo era irreale. Si alzò in piedi per allontanarsi da quella creatura dall'odore nauseabondo, ma sentì qualcosa afferrargli la mano destra. Le fasce che avvolgevano quella cosa si erano attorcigliate attorno alla mano e la stavano stringendo sempre di più. Urlò di dolore.
“Ahhhh! Pezzo di merda!”

Le dita si stavano spezzando una ad una. William si lanciò sul corpo floscio della creatura e la accoltellò in mezzo agli occhi. Questa fece un grido lancinante, molto simile al verso delle balene che il ragazzo aveva studiato per anni. La presa sulla mano cominciò a cedere, fino ad abbandonarla del tutto. La creatura era morta, almeno in apparenza.
 

Passarono alcuni minuti. William era dolorante, zoppo, con la mano destra distrutta. Si guardò attorno.

L'avamposto era saltato in aria con i suoi amici. Attorno a lui, solo macerie. Non c'era niente di utile in giro, a parte lo sno-cat numero 3, e una pistola con una sola pallottola che era a bordo del mezzo. La mano gli faceva un male cane, così provò a fasciarla con un pezzo di stoffa. Volse lo sguardo a sud-ovest, in direzione dell'antenna ripetitrice.

Stava iniziando una bufera di neve. Doveva decidere cosa fare.

Mise le cuffie, e accese il walkman che aveva attaccato alla tasca del giaccone:

 

Ahh, ahhh...
We come from the land of the ice and snow,

From the midnight sun where the hot springs flow.

Hammer of the gods, will drive our ships to new land.

To fight the hordes, and sing and cry.

Valhalla I am coming.

Always sweep with, with threshing oar.

Our only goal will be the western shore.

Ah, ah, ahhh...

We come from the land of the ice and snow,

From the midnight sun where the hot springs flow.

How soft your fields so green. Can whisper tales of gore.

Of how we calmed the tides of war. We are your over Lords.

Always sweep with threshing oar, Our only goal will be the western shore.

 

So now you'd better stop, and rebuild all your ruins.

For peace and trust can win the day, despite of all your losing.

Ooh. Ooh. Ooh. Ooh. Ooh...

 

William cert onon era fatto per l'azione. E chi non è fatto per l'azione poco ha confidenza col dolore. Ringraziò il gelo che rallentava non poco la sensazione. Intorno rottami, odor di bruciato e... pezzi di compagni sparsi qua e là. vomitò. A William non era rimasta che qualche ora di alimentazione per la sua musica, una pistola, un solo proiettile e forse un capitano da trovare e a cui affidarsi. Non aveva troppa voglia di assumere il ruolo del leader, neanche di se stesso. Scegliere è una brutta faccenda. Scegliere il giusto. Zoppicò fino al gatto, una sola mano per accendere e guidare verso la sagoma contro il bianco, del ripetitore. "Trovo il capitano e poi mi riporta a casa. Trovo il capitano e poi mi riporta a casa. Trovo il Capitano e poi mi riporta a casa...". Ognuno ha bisogno del  proprio mantra a cui affidare ciò che non si affiderebbe alle proprie capacità. Che è un poco come far finta che la colpa sia di qualcun altro anche quando ci siamo solo noi. O come ignorare la possibilità che il tuo capitano sia già coperto di stringhe di cuoio. perché in quel caso non potresti che girare il timone e correre dall'altra parte e rassegnarti che salvarti spetti solo a te. Ma è un'opzione così fastidiosa per un indolente! Meglio ignorare che il tuo capitano sia già coperto di stringhe di cuoio.

Commenti

Ritratto di masmas

Questa parte vira più concretamente verso l'horror, l'ho trovata più solida e diretta. Si legge con piacere. L'unico neo, in un paio di punti non si sente il dolore e la paura, c'è un po' troppa riflessione da parte di chi dovrebbe essere nel panico.

Ma mi è piaciuto, vediamo cosa succede poi.

Ritratto di Schiumanera

Ok. Mi è piaciuto molto come hai risolto i "problemi" del primo turno. Le creature sono interessanti, mi hanno ricordato un po'i Sabbipodi di SW. Come dice Mas, manca un po' il senso del dolore, ma adesso devi far funzionare il walkman ;)

Ritratto di Borderline

La strategia della doppia camera che segue i due protagonisti funziona, e la storia è molto interessante. Dal punto di vista dello stile, posso segnalare ancora un uso un po' eccessivo di aggettivi che sono pleonastici in molte parti (tipo: nella fredda acqua polare. Mi pare ovvio l'acqua polare sia fredda ;). È una ripetizione, ma ce ne sono altre). Oltre a questo, a volte le frasi si dilungano con dei "che" che risultano superflui. Vediamo come se la caverà William contro queste orrende creature, se si tratti di una Setta o altro!

Ritratto di LaPiccolaVolante

Il fuoco sulla storia è migliorato, il doppio binario aiuta il lettore e fa scorrere meglio la trama. Sulle briglie stilistiche un poco allentate ha già detto la capitana. Scrivete meno parole per macinare più trama.
 

- L'acqua polare:
in due sole parole avete già detto tutto quello che c'è da dire su qualunque sia l'interazione tra protagonista e oggetto: bagna, scorre, è fredda, sgocciola, ristagna, riflette...

Mettetene un sottile ristagno su un tavolo e rifletterà. Immergete una mano e vi bagnerà e vi congelerà... Le Storie sono "vere" a loro modo, e vive. Anche nelle storie gli oggetti si muovono con le proprietà che conosciamo. Spingete una palla per una discesa e non avrete bisogno di spiegare che rotolerà fino a valle. Capite? Meglio usare battute utili per raccontare cosa succede mentre rotola. :)