Il bivio II (di Pey)

 “COS’È QUESTO DANNATO, CAZZO! CAZZO”!

“Che succede Otto”? Esclamò subito Jimmy.

“Ho poggiato il piede su meccanismo a scatto, credo si tratti di una mina”!

”Ti sembra questo il momento di scherzare”?

“Non sto affatto scherzando Jimmy! Presto datemi una mano! Saw tira fuori quel tuo nuovo giochino da testare! Se non sbaglio avevi detto che  tra le varie cose serviva proprio a scandagliare terreni”!

“Non si tratta di un giochino! Ma di uno scanner sequenziale ad onde termiche e  detto a parole tue, può anche scandagliare! Ma almeno sai che cosa vuol dire scandagliare”?

 

Saw era il più intelligente tra noi, ma il suo entusiasmo a volte, era quasi come quello di un bambino quando scarta un regalo, per non parlare poi di quando si trattava di testare nuove armi e attrezzature.

 

“Senti, non iniziare con le tue solite spiegazioni da saputello”!

 Risposi.

“Usalo è basta! Non ho intenzione di morire qui, adesso!”

“Va bene! Mai una soddisfazione! Ora lo prendo”!

 

Nel frattempo Timo si chinò davanti a me, iniziando a pulire tutto intorno al meccanismo.

 

 

“NON C’ È, NON C’ È PIÙ NULLA!

LO ZAINO È VUOTO! TUTTE LE ATTREZZATURE SONO SPARITE”!

“Mantieni la calma Saw”. Disse Timo.

“Jimmy, controlla lo zaino con le armi.”

“Niente, anche questo è vuoto Timo! Cazzo, anche i miei machete sono spariti! Che diavolo succede ragazzi”?

“State buoni e cerchiamo di ragionare”!

 

Ancora una volta Timo cercava di tenerci uniti.

 

“Questo posto è a dir poco inquietante, lo ammetto”! Continuò:

“Ma dobbiamo mantenere la calma. Di armi e attrezzature avremo modo di parlarne. Ora dobbiamo tirare fuori Otto da questa situazione”!

 

Io non accennai a fiatare. Timo era il migliore nel gestire certe situazioni, anche se questa volta, c’era qualcosa di strano nell’aria e lui ne aveva già fiutato l’odore.

 

“Passatemi qualcosa per pulire bene qui sopra” disse.

“Tieni, prova con questo”! E gli allungai la mia bandana.

“Si, credo vada bene!

Devo dire che non credo si tratti di una mina, anche perché non capisco proprio cosa ci farebbe una mina in questo posto. Ma che diavolo è? Sembra ci sia scritto qualcosa! Il tuo coraggio, umano non cambierà le sorti del tuo destino. Che tu ti sposti dal “fatto”, non cambierà nulla. Il “fatto” è iniziato. Solo un passo d’uomo ti basterà per poter svegliare il piccolo popolo.

Saw, quale credi sia il significato di queste parole”?

 

“Lasciate che ci pensi per qualche minuto? Sono quasi certo che per “fatto” intenda questo marchingegno sotto il piede di Otto. Ma quello che non mi è molto chiaro è che, stando a queste parole, che il piede di Otto resti li o meno, non cambierebbe nulla! Basterebbe che si spostasse per svegliare il piccolo popolo! Che poi cosa sia chi lo sa! Non so voi, ma io ne ho sentito parlare solo nelle leggende. Sapete cosa vi dico? Non sono così sicuro se possiamo fidarci di queste scritte. Insomma, di missioni e battaglie ne abbiamo viste, tante combattute assieme, altre da soli. Ma quello che ci troviamo davanti oggi, siamo sicuri si possa paragonare a qualcosa di già vissuto in passato? Tutto questo mistero non mi piace affatto, che ne pensate"?

“Hai ragione Saw, ma meglio non fidarsi! Potrebbero avere un qualche fondamento, o comunque attivare qualcosa. Jimmy  magari riuscirebbe a sostituire il piede di Otto con una pietra, in modo da non attivare niente,  che ne pensate”? Intervenne Timo.

“Otto, dammi il via ed io sono pronto”!

“Va bene, io ci sto! Siamo tutti d’accordo”?

 

Nessuno fiatò. In un attimo Jimmy trovò la pietra adatta da infilare al posto del mio piede. Mi fidavo dei miei amici ma preferì capitanare l’azione. Non mi era mai svanito il pensiero che poteva essere una mina.

“Pronto Jimmy? Al mio tre, uno, duee, tre”!

 

Dopo qualche secondo di silenzio fu Saw a spezzare il ghiaccio.

 

“NON È ESPLOSO NIENTE, SIAMO ANCORA TUTTI INTERI”!

“Frena l’entusiasmo Saw! Dobbiamo ancora capire se lo scambio è andato a buon fine oppure no”!

“Mi conosci Timo, delle volte mi faccio trasportare dalle emozioni. Io sono pronto, Otto, Jimmy siete pronti? Muoviamoci”!

 

Ci spostammo tutti e quattro assieme, ma solo un passo, solo un metro lontani da quel maledetto marchingegno e.

Fummo subito investisti da una folata di vento fortissima che ci costrinse ad abbassarci verso terra per  non essere trascinati via con essa. Sembrava non finisse mai. Improvvisamente udimmo un suono, come dei campanellini suonati a festa. Il paesaggio intorno a noi iniziò a mutare. Tutto iniziò a prendere vita. La foresta che avevamo lasciato alle nostre spalle ormai era arrivata a ricoprire quello che fino a poco prima sembrava fosse un terreno ormai morto, fatto di pietre, vecchie rovine e macerie sparse qua e là. Il cielo inizialmente si coprì per poi schiarirsi e mostrare un maestoso sole che con i suoi raggi esaltava colori e odori, il verde era ovunque: erba, fiori, alberi, arbusti e cespugli ricoprivano ogni singolo centimetro. Le mura di quelle rovine diventarono delle piccole casette avvolte da alberi dall’alto fusto che si attorcigliavano tutto attorno fino a nasconderle. Poi improvvisamente tutto cessò. Tranne quel suono di campanellini che si faceva sempre più insistente. Improvvisamente silenzio. Era più facile udire il suono del battito agitato dei nostri cuori piuttosto che riuscire a sentire un fruscio di foglie negli alberi mosse dal vento. Quei dannati campanellini ripresero a suonare a festa per tornare poi in silenzio. Si sollevò il vento, ma non le solite folate. Questa volta si trattava di una corrente tiepida che portava con sé una voce, ma non era la stessa voce che ci condusse fin li.

 

Stupidi umani, credete di essere in grado di poter comandare il mondo, un mondo che non vi appartiene e non vuole essere comandato da voi. Voi che siete solo capaci di distruggere, odiare, costruire armi e fare guerra. Ma oggi voi avete risvegliato il piccolo popolo dal sonno eterno. Sonno che solo tu, Otto, potevi risvegliare”.

 

Di nuovo quei dannatissimi campanellini ripresero a suonare la loro festa.

 

“Che ti salta in testa? Lasciami andare”!

 

Jimmy fece uno scatto posizionandosi alle mie spalle immobilizzandomi con una forte stretta al collo.

 

“ORA DEVI SPIEGARCI PERCHÉ QUESTA VOCE CONOSCE IL TUO NOME, SEI FORSE UN TRADITORE? CI HAI CONDOTTI QUI A POSTA? CHE SUCCEDE OTTO”?  

 

Jimmy era molto più veloce di me, ma in quanto a forze non poteva proprio competere. Il mio nome infatti derivava dalla mia forza; in me era racchiusa la forza di otto persone.

Gli scagliai una gomitata alle costole, costringendolo a mollare la presa, poi afferrandolo per un braccio lo scaraventai a terra buttandomici sopra con tutto il mio peso.

 

“BASTA! SMETTETELA IMMEDIATAMENTE”!

 

Non avevo mai visto Timo rivolgersi a noi in quel modo. Lasciai immediatamente Jimmy posizionandomi davanti a lui.

 

“Dimmi Timo, anche tu credi che io sia un traditore? E magari che vi abbia condotto fin qui per chi sa quale scopo?”

“Non dire sciocchezze Otto”!

 

Ma ebbe giusto il tempo di finire quelle parole che.

Improvvisamente ci trovammo circondati da dei piccoli esseri svolazzanti, luminosi anche alla luce del giorno. Si staccavano dagli alberi come fossero corteccia. Alcuni al collo portavano dei campanellini da dove fuoriusciva quel maledetto suono che non ci lasciava mai. Altri invece avevano delle piccole spade, altri ancora delle lance. Insomma, lo scenario non era tra i più confortevoli.

 

“Ma cosa cazzo sono questi strani esseri volanti”?

“Credo siano delle fate Jimmy! Piccoli esseri magici che abitano nei boschi, nelle leggende si narra che siano in grado di dominare le quattro forze della natura: acqua, vento, terra e fuoco”.

“Che cazzo dici Saw? Le fate non esistono! Tu stesso parli di leggenda”!

“Si, hai ragione! Ma si dice anche che le leggende abbiano un fondo di verità, la conferma è proprio davanti a noi e campanellini a parte, non sembra abbiano intenzione di fare amicizia! Che ne pensi Timo”?

“Basta parlare! Siamo caduti in trappola come i pesci attratti dall’esca. Ma ora cerchiamo di uscirne come sempre abbiamo fatto, uniti!

 

Ci posizionammo schiena contro schiena come sempre facevamo quando l’attacco poteva arrivare da tutti i lati, che intervenne ancora una volta una voce, diversa questa volta. Si trattava di una donna.

 

“Ora basta, prendeteli! Sono stufa! E’ ora che il nostro popolo si risvegli, catturateli”!

Jimmy  si staccò dalle spalle di Timo per cercare di sferrare l’attacco prima del nemico; ma la sua velocità questa volta  non servì a nulla. Poco più di un metro e si ritrovò intrappolato in un turbine di vento che lo teneva imprigionato al suo interno. Poi fu il turno di Timo che venne intrappolato dalle radici sbucate, da sotto terra a comando delle piccole fatine bloccandoli gambe e braccia. Cosi anche io e Saw ci separammo cercando un qualche modo per difenderci; ma anche per noi il destino era segnato. Non potevamo nulla le nostre forze erano niente rispetto alla loro magia. Anche noi fummo immobilizzati in un batter d’occhio. Poi ancora quella voce femminile.

 

Dopo ormai quasi un secolo di digiuno è arrivato il momento di nutrirci nuovamente di carne e sangue umano. Portateli nelle loro provvisorie sistemazioni… lavateli, ungeteli e speziateli. Accendete i fuochi; che danze e giochi abbiano inizio”.

 

Ci spostarono in una di quelle casupole nascoste in mezzo agli alberi. Fummo completamente denudati; legati a mani, braccia e collo con anelli d’aria. Provai in tutti modi a liberarmi ma tutto risultava inutile e come se non bastasse nella mia testa continuava a girarmi il pensiero del perché il mio nome era stato pronunciato da quella voce. Ma dentro di me sapevo che tutto era collegato a quella vecchia missione nella foresta del Woodwarm. Gran parte di quella missione di fatto, era per me un vuoto totale. Fu Timo a ritrovarmi privo di sensi in mezzo alla foresta; ma tutt’ora non mi spiego il perché mi trovavo li. Da quello che lui mi raccontò, mi assentai per quasi cinque ore prima che riuscii a ritrovarmi, nudo, accovacciato ai piedi di quel grandissimo Tasso. Solo io e lui siamo a conoscenza di cosa accadde la giù e decidemmo di non dirlo mai a nessuno, nemmeno a Saw e Jimmy. Almeno fino a quando la vicenda si fosse fatta più chiara. Improvvisamente una fata si avvicinò a me svolazzandomi tutto attorno, per poi fermarsi proprio difronte al mio naso fissandomi dritto negli occhi.

“Mi presento a te umano! Sono  la Regina Cruna! Regina del piccolo popolo dei Pollìma! Mi piacerebbe subito chiarire un fatto: noi, non siamo fate! Siamo simili a fate! Con una piccola, sola differenza; noi siamo  predatori e ci nutriamo di esseri umani.”

“Questa voce! Sei tu che hai parlato prima? Come fai a leggere i miei pensieri”?

“Hahaha, siete proprio una razza di stupidi voi umani! Noi Pollìma, possiamo leggere il pensiero, siamo capaci di usare come vi sarete già accorti, le forze della natura acqua, aria, terra e fuoco. Non avete scampo! Attendiamo soltanto il risveglio del Re, perché il banchetto possa avere inizio”.

“Il Re! Immagino sia la voce che ci ha condotti qui”?

“Esattamente! Lo stesso che incontrasti nella foresta del Woodwarm”!

Ma di che parli? Io non ho mai incontrato nessuno laggiù”!

“Tu non puoi ricordare! Ma quello che accadde laggiù, era solo l’inizio! L’inizio della vostra fine! Hai portato dentro di te l’ultimo desto di speranza del nostro popolo, lanciato dal Re prima del sonno eterno. Senza esserne cosciente sei arrivato fin qui con i tuoi compagni seguendone la eco, rimbalzata nella valli per tutto questo tempo. Ma, finalmente ci hai risvegliato e non sarà semplice rimetterci a dormire! Mi sembrava giusto darti almeno questa spiegazione! Mi dispiace ma ora devo lasciarti, il Re si è appena svegliato”!

 

Prima di andarsene disse solamente un'altra cosa, rivolgendosi a dei suoi simili e indicando Timo e Saw:

 ”Prima loro due”!

Io e Jimmy restammo ammutoliti e non riuscimmo a dire nemmeno una parola. Non ebbi il tempo ne per scusarmi o cercare di farmi perdonare. Gli avevo condotti dritti in trappola per colpa della mia ostinazione e come se non bastasse, furono loro i primi a pagare le conseguenze di questo mio tremendo errore. Dovevo fare qualcosa, subito! Tutti uscirono dalla stanza a seguito della Regina portandosi dietro anche Timo e Saw. Ero ancora in preda allo shock per tutto quello appreso dalla Regina in quei pochi minuti e per tutto ciò che mi stava accadendo intorno. Cercai comunque di  riprendermi e approfittare dell’occasione per cercare di interagire con Jimmy.

 

“Jimmy! Ehi, puoi sentirmi”?

“Forte e chiaro Otto”!

“So che vorresti farmi tante domande o magari uccidermi! Ma ti chiedo di mettere da parte la tua rabbia, non c’è tempo per questo! Dobbiamo fare qualcosa prima che Timo e Saw vengano uccisi o peggio, mangiati da questi esseri! Riesci a muoverti”?

“Non sono arrabbiato con te! Tanto meno ho intenzione di ucciderti! Ho sentito anche io quello che diceva la Regina poco fa! Anzi sono io a  scusarmi con te per quando prima ti ho attaccato, ma come potevo solo riuscire ad immaginare tutto questo? Mi dispiace Otto, veramente non avrei mai dovuto! Certo che però, avreste dovuto mettere al corrente anche a me e Saw di quanto ti accadde nella foresta del Woodwarm. Non credi? Avremmo sicuramente evitato, di pensare che fossi diventato matto”?

“ Hai ragione Jimmy, ma ora non pensiamoci più! Adesso dobbiamo fare qualcosa per Timo e Saw”!

“Non possiamo fare niente per loro caro amico mio! Ormai dobbiamo solo attendere che giunga anche il nostro momento. Siamo morti Otto e per la prima volta nelle nostre vite, non siamo nemmeno stati in grado di difenderci! Ma ci credi? Quattro soldati scelti tra i più preparati e qualificati, caduti sotto i denti (oserei dire) di esseri che esistono solo nelle leggende”!

 

“EHI LASSÙ, MI SENTITE”?

“Che diavolo è questo un Folletto”?

“Esattamente Sig. Otto! Mi chiamo Melmoth, al vostro cospetto per conto della mia Regina, Yahtris! Sono qui per portarvi con me”!

“Jimmy, dimmi che lo vedi e senti anche tu”?

“Si Otto! E non credo che la situazione stia migliorando”!

“Credevo di avere le allucinazioni”!

“Non vorrei interrompervi, ma non abbiamo molto tempo a disposizione prima che tornino a prendervi”!

“E dimmi Folletto, Melmoth se non sbaglio! Come avresti in mente di liberarci? Non vedi che siamo completamente immobilizzati”?

Di questo non dovete preoccuparvi! A breve, l’incantesimo che vi tiene immobilizzati svanirà! Un altro folletto, sta per mettere fine alla vita del Pollìma che vi tiene sotto la sua magia. Fidatevi, sarà meglio che non ci trovino qui quando si accorgeranno che uno dei loro è morto e le loro prede fuggite! Quindi vi consiglierei di tenervi pronti per seguirmi nella via di fuga o non ne avrete altra occasione”!

 

Lo scenario non ci lasciava molte possibilità di scelta, quindi decidemmo di seguire il folletto, appena questo fosse stato possibile. Ne frattempo ci spiegò come ci saremo dovuti muovere una volta usciti dalla casupola. Gli anelli d’aria sparirono da li a poco e noi non ci facemmo sicuramente attendere. In un batter d’occhio ci trovammo fuori, ma dopo circa un centinaio di metri ci trovammo di fronte a dei Pollìma, che ci bloccarono nuovamente usando la magia dell’aria. Melmoth a sua volta rispose usando anche lui la magia riuscendo ad indebolire l’incantesimo, permettendoci cosi di liberarci. I due Pollìma visibilmente indeboliti lo attaccarono con le spade ma Melmoth spari sotto terra per riemergere poi alle loro spalle sferrando contro i due dei potentissimi colpi . Ci bastò uno sguardo per capirci, ed io e Jimmy approfittammo subito della confusione per fuggire. Melmoth, si accorse di noi ma non poteva fare nulla e ci lasciò andare, forse sicuro di poterci ritrovare. Jimmy, avrebbe potuto schizzare via come un lampo ma non lo fece e corse al mio fianco. Mentre correvamo, notai un  grosso cespuglio di bianco spino da cui fuoriusciva una luccicante canna di pistola, fermai Jimmy e mi avvicinai per vedere meglio. Mi chinai ed infilando la mano nel cespuglio per tirare fuori la pistola Jimmy Urlò:

“NO OTTO NON FARLO POTREBBE”.

Non ebbe nemmeno il tempo di finire la frase che io lo interruppi con un urlo disumano. Recuperando la pistola mi incastrai nel cespuglio e qualcosa mi mozzò di netto il mignolo sinistro.

E dovreste svegliarvi. Sì. Svegliarvi. Perché, pur nel sogno, se prendeste un lungo respiro suonerebbe strano anche a voi che chi ha fame e mangia tutto quello che scappa e urla, perda tempo in chiacchiere e avvisi e minacce o promesse, se non in un sogno. Sì dovreste svegliarvi, almeno voi due che potete. Voi due che morti ancora non siete. E non perdiate tempo che è tesoro, ora che predatore sazio e soddisfatto dorme. Non piangete sui pezzi che rimangono dei due vostri amici, non chiamateli non scuoteteli, o i troppi vermi che dan loro la parvenza di membra piene usciranno e mosche ronzeranno, tanto forte, credetemi. Uno piccolo desto è rimasto. È quello che il mignolo sinistro ha staccato e ora mastica. Il sonno è leggero. Schiaccia il piccolo e muto scappa. Che ora dormono, ma già sognano il prossimo pronto pasto. Scappate, e non parlate con l'idea di predatori loquaci. Chi ha fame non parla, non discute e non promette. Chi ha fame batte la pista, uccide e mastica. Non ricadiate ancora nel sonno in un nuovo sogno, perché alla prossima illusione, tempo forse non avrete eccetto qualche secondo per guardarvi morire. Svegliatevi, ora, e ricordatevi che ogni volta che predatore vi dedicherà verbo, umana attenzione o favore, imprigionati nel sogno sarete, mentre decine di mascelle strapperanno le vostre carni. Voi due che ancora potete, che morti non siete. Svegliatevi.

Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Allora.
Il soggetto continua a essere interessante. Davvero. Le strategie da inspessire.
Pensavo fosse un refuso, All'inizio. Poi è diventata una costante e allora un vero errore:
La punteggiatura riferita alla dialogo va dentro le virgolette.

“Jimmy! Ehi, puoi sentirmi”? - "Jimmy! Ehi! Puoi sentirmi?"

Alla punteggiatura dovresti dedicare più attenzione:

 “COS’È QUESTO DANNATO, CAZZO! CAZZO”!

"Cos'è questo dannato? Cazzo! Cazzo!"

Per quanto riguarda le scelte narrative, come già dal testo aggiunto si può intuire, e come ben sai, non adoro i percorsi facili, le soluzioni sul ciglio appena del plausibile e che sviliscono lo spessore della trama. E fu così che il master lanciò un incantesimo sui personaggi (magia hai chiamato, no?), e ogni volta che proverai a interagire con i predatori, ogni volta che comparirà un aiuto esterno dal nulla, vorrà dire che sari nel bel mezzo di un sogno e nel sonno uno di voi verrà mangiato. muuuhahahahah

Perché i mari calmi non danno buoni marinai. :)
 

Ritratto di Antio

Il racconto continua a piacermi e continuo a trovarlo avvincente, ma ci sono sempre degli errorini.

Secondo me ha tre difetti sostanziali:

 - gli errori. Vanno corretti dopo varie riletture, anche se capisco che certe cose sfuggano dopo aver scritto, letto e riletto il racconto.
Es.: "CI HAI CONDOTTI QUI A POSTA? CHE SUCCEDE OTTO”? 

- l'inizio della storia. A mio avviso hai perso troppo tempo a specificare che il meccanismo del bivio dettato dal Master non fosse una mina, e ci hai costruito tutta una situazione attorno che prende un terzo del racconto. Avresti potuto risolvere la situazione in poche battute!

- Melmoth. Mi è sembrato uno stratagemma troppo semplice per togliere le castagne dal fuoco ai protagonisti. Insomma, potrebbe anche starci, ma avrei preferito leggere che i protagonisti riuscissero a sbrigarsela da soli, oppure che non riuscissero a cavarsela per niente.
 

Aspetto la terza parte!

 

 

Ritratto di masmas

Nella trama ma anche nella narrazione.

Io l'ho trovato in genere molto pieno, fitto, con cose che succedono un po' perché devono, che mi hanno un po' confuso. Ma sono notoriamente un lettore pigro.

Aggiungo il suggerimento di cavare un bel po' di punti esclamativi, troppi a me non piacciono.

Vediamo cosa succede adesso. :) 

Ritratto di Schiumanera

Concordo con il Capitano e gli altri: la storia è curiosa e le idee non ti mancano, manca tutto quello che serve a fare di una buona idea una buona storia, ma secondo me vale la pena provarci. :)

Ritratto di Borderline

Dato che i punti sulla sintassi li hanno già elencati gli altri, passerei alla storia. L'avventura c'è, ma quando si racconta in prima persona con un narratore interno (in questo caso Otto) bisogna stare attenti a scrivere coerentemente. Quindi significa che l'ultimo pezzo, in cui dici "In un batter d’occhio ci trovammo fuori, ma dopo circa un centinaio di metri ci trovammo di fronte a dei Pollìma, che ci bloccarono nuovamente usando la magia dell’aria. Melmoth a sua volta rispose usando anche lui la magia riuscendo ad indebolire l’incantesimo" è poco probabile che degli umani che non conoscono per nulla un popolo Magico possano sapere subito quali magie usano, e chi e come le contrasti. Se usi il narratore interno devi descrivere le cose che sa quel narratore, non le cose che sai tu come autore. Anche a me la parte del folletto è sembrata poco incisiva: sarebbe stato figo si fosse comportato come un topolino che vuol prendere il formaggio nella trappola, senza perder tempo a parlare con gli umani ma pensando solo a come sgraffignarli ai Pollima :). La voce dei Pollima va bene, forse meno interazioni con i prigionieri avrebbe giovato ma non è male. Ora vediamo come finiranno in due l'avventura i tuoi protagonisti, ora che Otto è morto e ne dovrai usare un altro! Avanti tutta :)