Eldr ok ìss (di MasMas)

La porta di acciaio lucido aveva scritto “Sala riunioni 31”. Lui ci si specchiò, ravvivò con la mano l’onda dei capelli rossi e si fece l’occhiolino. Quella scivolò di lato con un sibilo.

Dentro la stanza era dello stesso acciaio, con un tavolo di metallo, otto sedie, un monitor alla parete e luce diffusa dai quattro spigoli del soffitto. Seduto a capotavola un uomo in giacca nera con il pizzetto e i gomiti sul piano, che lo guardò entrare: “Buongiorno guardiano.”

Lui avanzò fino alla sedia opposta, la tirò indietro facendo rumore e si sedette stendendo le gambe avanti, la schiena all'indietro e le mani sulla pancia: “Per gli amici Tom.” Sorrise: “Vedo che in quanto a moda siamo sullo stesso piano.” Guardò il proprio completo giacca, pantaloni e cravatta nera con camicia bianca, e ammiccò a quello analogo del suo dirimpettaio. Che lo fissò da sotto le sopracciglia e non commentò.

Lui si guardò intorno, sempre sorridente: “Bene, cos’hai per me? Chi sono gli altri membri della squadra?”

L’altro sospirò, poi: “Solo il cronita.”

“Giusto, giusto, io basto e avanzo. Ma perché fai quell’aria offesa? Sei un computer, non dovresti provare emozioni.”

Il profilo dell’uomo vacillò un attimo, come un canale televisivo a cui manchi per un istante il segnale: “Sono un’intelligenza artificiale abbastanza sofisticata da poter comprendere e imitare tutti i comportamenti umani. Avere a che fare con un vostro simile dotato come voi di debolezze migliora il vostro livello di comprensione, lo sai.”

“Va bene mister perfettino. Sai, anche un po’ di allegria non guasterebbe, o qualche nota di colore.” Con la mano tirò il bavero della giacca. Poi si guardò ancora intorno: “Beh se non vuoi fare una partita a scacchi potremmo anche cominciare.”

Fu l’uomo ad alzare il sopracciglio: “Vorresti sfidarmi a scacchi?”

“No, in effetti non è una grande idea. Allora non ti resta che dirmi cosa succede.”

Il monitor sulla parete accanto si accese. Il tizio tornò serio: “I registri tempo zero non collimano con quanto accaduto alla città di Birka, isola di Björkö, 11 giugno 960, periodo giallo.” Sul monitor appariva la vista dall'alto di una costa fredda e verde con parecchie costruzioni.

Lui si tirò dritto sulla sedia, per un momento il suo sguardo divenne concentrato: “Bel nome, cos’è una disco?”

“La più antica città vichinga in Norvegia.”

“Ahia. Farà freddino.”

L’uomo al tavolo lo guardò di nuovo con gli occhi bassi.

Lui sorrise: “Preferivo una disco, ma mica ho detto che non ci vado. Cosa non va di preciso?”

“Guardiano, non credi sarebbe il caso di aspettare il cronita?”

Lui aprì la bocca ma si interruppe quando la porta sibilò. Sulla soglia una figura alta e longilinea avvolta in un mantello grigio, chiuso fino al collo, con il cappuccio tirato quasi sugli occhi. Dal bordo spuntavano ciuffi biondi, il volto sottile e pallido e due occhi azzurri femminili. La ragazza entrò a passi lenti: “Buongiorno.” Lo fissò.

Lui le sorrise: “Eccolo, anzi eccola. Buongiorno, ti ho vista in giro ma non ho mai avuto il piacere di parlarti. Devo dire che in quanto a stile e allegria sei allineata con noi. Facciamo una bella agenzia funebre.”

Lei si sedette a due posti di distanza: “Anch’io ti conosco, hai una certa fama.” E lanciò un’occhiata all’uomo seduto.

Lui tornò a sdraiarsi sullo schienale: “Sì lo ammetto. Colpa del mio fascino, del mio successo e soprattutto della mia simpatia.”

L’altro guardò la ragazza: “Comprendo sembriate una coppia atipica, ma per questo lavoro gli algoritmi di abbinamento hanno indicato voi come i migliori candidati.”

I due si guardarono. Lei non sorrideva. Lui invece mostrò tutti i denti: “Vedrai, questa volta avrai l’occasione di divertirti.”

Lei tornò a guardare l’uomo che ricominciò a parlare: “Dovrete andare sull’isola di Björkö, alla città di Birka, 11 giugno 960. Le registrazioni segnalano un’anomalia. Risulta l’intrusione di un elemento estraneo. Al momento pochi abitanti se ne sono accorti, il livello di pericolo è basso, per cui non ho fatto rilevazioni più precise.”

Lui continuava a guardare la ragazza: “Saremo una grande squadra. Fuoco e ghiaccio.”

Lei gli lanciò un'occhiata mentre l’altro ricominciava: “A voi occuparvi dei dettagli, intercettare ciò che potrebbe disturbare la linea temporale e bloccarlo prima che provochi conseguenze, prima che i riverberi si espandano tanto da non poter essere più controllati.”

“Come sempre. Per cui è deciso, io sarò FireStart. Tu, nome in codice IceShard.”

“Allora buon lavoro e buona fortuna.”

Lui si alzò: “E tu, Occhio, sarai HawkEye.” Gli altri due lo fissarono. Lui rispose a quegli sguardi seri facendo il saluto militare all’uomo seduto: “Ho capito generale, ce ne andiamo, va bene. Hasta la victoria, siempre!”

Uscirono. Procedettero lungo corridoi e giù per scale di acciaio luminoso. Incrociarono altri come loro, guardiani e croniti, oltre a personale comune in abiti blu, droni di servizio e robot. Parlò solo lui.

Dopo un paio di piani giunsero a delle scale ripide di ferro. Scesero fino al fondo della base. Arrivarono in una stanza con due robot cromati alti più di un uomo con in braccio un fucile metallico a guardia di due grandi ante di metallo massiccio. Lui li appellò: “Boys, che si dice giù in città?”

Quelli si scostarono: “Accesso consentito.” Le porte si aprirono e le oltrepassarono. Oltre, un corridoio largo e basso, molto più buio. A metà si fermarono ed entrarono in una porta laterale.

Lui le cedette il passo con un piccolo inchino: “Vediamo, FireStart in vichingo potrebbe fare circa Kindëldr. IceShard invece Nàlìss. Se dobbiamo parlare del guardone qua su potremmo chiamarlo zio Øghadreki. Ti piace?”

Entrarono in una stanza con delle panche e molti sportelli alle pareti. Un paio si aprirono, lui si avvicinò: “Bene, vediamo come sarà questa festa in maschera.”

Dentro c’erano abiti, borse e sacche. Li presero e lui cominciò a spogliarsi: “Lo so che aspettavi questo momento. Modestamente mi tengo in forma…”

Si interruppe quando lei fece cadere il mantello. Lo sguardo salì lungo le gambe sottili, percorse le curve flessuose di fianchi e spalle, coperte solo dalla tuta intima azzurra d’ordinanza. I capelli biondi liberati dal cappuccio ondeggiarono fino alla schiena, gli occhi color ghiaccio batterono lunghe ciglia diafane: “Scusa, potresti girarti?”

“Ehi, potevi dirmelo che c’era dello spettacolo sotto quella palandrana! Con quelle forme fai perdere la cognizione dello spaziotempo. Questa missione mi piace sempre di più.”

“Ti ho detto di girarti.”

Tolti i vestiti anche lui rimase con la tuta intima attillata e infilò i nuovi. Entrambi adesso indossavano una tunica semplice di tessuto naturale, lui più corta con sotto braghe larghe mentre lei lunga fino ai piedi. Si sporcarono la pelle con dei cosmetici, poi lui si appoggiò ciuffi di peli del colore dei capelli sul volto. Massaggiandoli rimasero attaccati, divenendo una barba lunga fino al petto.

“Come sto così? Rude sono più affascinante?” Non ottenne risposta. “Tu anche così sei uno schianto, mia cara Nàlìss.”

Lei alzò il sopracciglio: “Mia cara?”

“Potremmo fare i fidanzatini, come copertura.”

“È escluso.” Lei raccolse una sacca e un borsello e uscì.

“Perché no?” lui si caricò con una borsa, un sacchetto al fianco e un coltellaccio di due palmi in cintura poi la seguì. “Potremmo tenerci caldi con i nostri corpi nelle rigide notti svedesi.”

“È estate.”

Il corridoio basso e largo finì in una camera dove il pavimento aveva un oblò di alcuni metri da cui veniva luce. Al metallo intorno erano attaccate diverse catene, abbandonate al suolo.

Lei si avvicinò al vetro e sciolse il volto in un sorriso dolce. Guardarono giù, diversi metri sotto si vedeva il pavimento in parquet di un salotto. L’arredamento era di legno, mobili antichi, un camino in pietra su un muro e una poltrona di pelle scura. Seduto c’era un uomo con capelli lunghi, barba bianca, un maglione rosso, un libro aperto e una pipa in bocca. Alle caviglie due grosse catene che finivano nei muri.

Guardò in su, si accorse di loro e sorrise alla ragazza. Toccò qualcosa sul collo del maglione poi parlò. Nella stanza di sopra si diffuse una voce baritonale: “Buongiorno a voi. Ciao cara Cryss.”

Lei cadde in ginocchio e poggiò i palmi sul vetro, gli occhi luminosi: “Ciao Atlante. Mi auguro le tue giornate siano liete e proficue.”

“Proficue di certo, liete per quel che può permettere la mia permanenza infinita in questo luogo. Ma la mia gioia siete voi, miei giovani croniti.”

“Grazie Atlante, il tuo affetto ci riempie di orgoglio.”

Tom passava lo sguardo da una all’altro. Con la bocca fece una smorfia e mosse le labbra a imitare sbaciucchiamenti.

Gli occhi di Atlante risero: “Buongiorno guardiano. Ringrazio anche te per il divertimento che mi procuri.”

Lui sollevò un angolo della bocca: “Al vostro servizio.” Poi sottovoce all'indirizzo di lei: “Sappi che sono geloso.”

Atlante sorrise ancora: “Cari, gradirei godere della vostra compagnia ancora a lungo ma temo dobbiate affrettarvi.”

Lui batté il pugno nel palmo: “Ecco, qualcuno che parla bene. Forza o faremo tardi.”

Atlante abbassò le sopracciglia e rispose: “Già. Andate e buona fortuna.”

Lui da sopra divenne pensieroso, mentre lei gli si avvicinava.

Si sedettero vicini a gambe conserte e si presero per mano. Lei afferrò l’estremità di una catena, chiuse gli occhi e fece un bel respiro. Lui tirò fuori un cerchietto di metallo dalla sacca e lo mise attorno alla fronte: “Se avessi avuto questo arnese a scuola. Sai quanta fatica in meno?” Lei cominciò a sussurrare qualcosa. Lui aggiunse: “Mi raccomando comandante un atterraggio morbido.”

Lei sbottò: “Silenzio.”

“Ok scusa.” Anche lui chiuse gli occhi.

La litania proseguì per parecchi minuti, sempre più concitata. “... dammi la forza … tempo e spazio … cronos …”

Poi tutto divenne ovattato, i sensi si annullarono e il tempo si fermò.

Quando tornò a scorrere sulla pelle arrivava aria fresca e umida, il rumore del vento vibrava nelle orecchie e l’odore di erba e salmastro stuzzicava le narici.

Aprirono gli occhi.

Erano a sedere su un prato di erba lunga fino alla vita, mossa da una brezza fredda. Il campo si estendeva per molti metri, intervallato da qualche arbusto. A destra si vedeva il mare e qualche gabbiano lontano. A sinistra vegetazione più fitta. Davanti il profilo di costruzioni basse e nere, capanne o poco più. Nel cielo azzurro poche nuvolette grigie.

Lui si guardò intorno e sfregò le mani: “Lo sapevo che sarebbe stato freddo.” Protese le braccia: “Scaldami o mia Nal.”

Lei si alzò: “Non era Nàlìss?”

“Lui ti può chiamare Cryss e io non Nal? Per cosa sta?”

“Crystinne Yelena.”

Lui sorrise: “Ecco, siamo già più intimi. Tu puoi chiamarmi Kin.”

Nal guardò intorno: “Non c’è nessuno, bene.”

Lui divenne serio e guardò verso le case: “Già.”

Lei aggrottò la fronte: “Ti dispiace?”

“Temo siamo arrivati tardi.”

“Perché?”

“A me puzza. E non sono i miei calzini. A te no?”

“Cosa intendi?”

“Non mi sembra di vedere anima viva. Dall’immagine del monitor su Tzero avevo avuto una strana sensazione. Prova a pensare: cosa sappiamo di questa città? Birka, 960 d.c.”

Nal lo guardò spalancando gli occhi: “Anno in cui venne abbandonata senza spiegazione.”

“Già. Non credo che quando ho acquisito le informazioni sulla storia vichinga dal programmatore neurale nella stanza dei viaggi temporali le cose stessero così. Adesso è impossibile dirlo, ma il tempismo con il nostro arrivo ha dell’incredibile.”

Lei portò la mano alla bocca: “La storia è già cambiata, anche nelle nostre menti.”

“Esatto. Potremmo avere già fallito.”

Lei serrò i denti. Lui la guardò: “È la prima volta? Non ti angustiare, nemmeno lo sguardone lassù aveva ben valutato la situazione. Oppure c’è qualcosa sotto, qualcosa in grado di far sbagliare le coordinate temporali anche all’Occhio. A meno che lo zio Og non l’abbia fatto di proposito.”

“Cosa vuoi dire? Tu sei paranoico.”

“Anche Atlante lo pareva. E a te questa strana squadra a due non tornava. Hasta la victoria, siempre.”

Nal divenne pensierosa e non rispose.

“Ma in fondo, stando a quelli che sono adesso i miei ricordi, la storia non sembra essere poi tanto compromessa. La città risulterà abbandonata per motivi comuni. Pare anche a te?”

Lei con le labbra serrate accennò un sì.

“Allora adesso andiamo a vedere se la festa è già finita o la disco è ancora aperta.” Sorrise, di nuovo sereno: “E non temere una strigliata, se sarai carina con me ci metterò una buona parola io.” Tentò un abbraccio ma lei si divincolò con uno strattone.

Procedettero lungo il prato finché non furono in prossimità della città. Era composta da molte decine di case in legno scuro dai tetti a spiovente che arrivavano fino al terreno, divise da stradine piuttosto fangose. Nonostante il cielo terso tutto era bagnato. Dall'altra parte dell’abitato svettava una costruzione più massiccia, sempre di legno, forse costruita su un rilievo.

Arrivati alle prime case lui fece segno di fare silenzio, lei annuì, lui le mandò un bacio e sorrise. Silenziosi e guardinghi si infilarono per le strade. Sbirciarono dalla prima porta aperta. Dentro tutto era tranquillo, come se non ci fosse mai stato nessuno.

Perlustrarono. Tutte le case erano vuote. In una trovarono un fuoco acceso su cui della carne era stata lasciata carbonizzare. In uno spiazzo un carretto sembrava essere stato caricato per metà con della paglia; l’altra metà era a terra, con accanto un forcone abbandonato. C’erano impronte e segni di vita, ma nessun essere umano o animale.

Al centro della città trovarono una casa più grande delle altre. La doppia porta d’ingresso aveva l’architrave fatto da due assi incrociate culminanti con teste di drago stilizzate.

Si affiancarono ai due lati della porta. Lui sbirciò nell’unico stanzone. Il buio era totale, ma si distinguevano scudi alle pareti, panche e qualche tavolo, il più grande in fondo. Seduta a capotavola, di schiena, si intravedeva l’ombra di un uomo.

Guardò Nal e muovendo la bocca in modo plateale ma senza fiatare le disse: C’è qualcuno, vado io e lo sorprendo.

Lei aggrottò la fronte e scosse appena il capo.

Lui alzò gli occhi al cielo, poi di nuovo: No tu no, trop-po pe-ri-co-lo-so!

Nal scosse di più la testa.

Lui sospirò, controllò dentro e la raggiunse dal suo lato. Le si avvicinò all’orecchio. Lei si ritrasse e lui sussurrò: “Tranquilla, anche se è la prima volta non ti farò male, rilassati.”

La risposta fu una gomitata, lieve. Lui continuò: “Dicevo che vado io e lo sorprendo alle spalle. Tu stai indietro, potrebbe essere pericoloso, non è un vichingo.”

Guardò Nal aggrottare la fronte e chiedere: “Come lo sai?”

“Non ha l’elmo con le corna.”

“Sii serio.”

“Mai.” Poi si affacciò, estrasse il coltellaccio e fece il primo passo sulla soglia, poi il secondo dentro. Alcune sfere sparse intorno al tavolo si accesero di un bagliore metallico, l’asse sotto il suo piede affondò di un centimetro e sentì lo scatto di un meccanismo vibrare sotto il pavimento. Rimase immobile e con la bocca imitò la parola: A-iu-to!

"Potete anche piantarla, cretini, e cominciare a parlare a voce alta."

Il tono sembrava lo di un uomo divertito. Ma son tante le cose che divertono un uomo, alcune buone, alcune cattive.
L'uomo si girò, raschiando lo scranno sulle pietre, senza abbandonare l'ombra che lo cancellava.

"Lo so, lo so! Siete a caccia di anacronismi, anomalie, distorsori. Bé,"

Fece spallucce.

"Non sono io. Niente di tutto quello a cui date la caccia. Direi, anzi, che potremmo darci una mano. Cerco un Saltatore Naturale... che facce sono quelle? Non sapete dei Saltatori Naturali? Ahahah! Divertente!"

S'alzò recuperando una porzione di luce. Una mole importante si muoveva con esperienza di combattente e reggeva un viso largo, barbuto, folti capelli unti, retti da un anello di rame oltre la fronte.

"Il vostro occhione non ve lo ha mai detto? O forse non ha visto, ancora. Sono dotati, saltatori temporali capaci di compiere viaggi senza alcuna tecnologia. Sono... Siamo. E lo siamo perché siamo figli di un guardiano che entusiasta dei suoi primi viaggi, non ha resistito a farsi qualche bella donna e abbandonarla sulla linea temporale.Vero, papà?"

Guardò il guardiano immobile sull'ingranaggio.

"E levati da quella pietra, cretino, è solo sconnessa, non sei su una trappola. Ci sono Saltatori Naturali peggiori di te comunque, e diquesto il vostro cervellone si dev'essere accorto. ne sto perdendo il controllo, lo ammetto e temo per gli altri dotati, capaci e sapienti."
 

Commenti

Ritratto di Schiumanera

È sempre un piacere leggerti Mas, e anzi, noto un rilassamento (positivo) nelle storie: sono più costruite e pulite di quelle degli inizi
Mi è piaciuto il ricorso alla mitologia antica e moderna (il riferimento a Roanoke c'è, vero?).
Dialoghi sempre ottimi anche se, confesso, Mr simpatia l'ho trovato di una simpatia un po' troppo forzata e costruita più per accentuare il contrasto tra lui e Nal che per ragioni di trama.
A parte questa sensazione, ottimo lavoro. Vediamo come prosegue :D

Ritratto di masmas

Hem, Roanoke... Certo, Roanoke, sì. 

Ritratto di Schiumanera

u.u perché mi disilludi così? :P

Ritratto di LaPiccolaVolante

Quoto. Soprattutto riguardo la crescita.
Dosi con più calma il condimento sui personaggi: Modi fisici e personalità coerenti per ognuno. Una Storia che mi ricorda un poco il mondo de "La compagnia del gatto volante",

Non lo so se è troppo esasperata la personalità del guardiano, forse sì, ma questo lo ha reso perfetto per l'intoppo finale. Fosse stato più equilibrato, forse, sarebbe risultata un pochino esagerata la soluzione finale.

Mi è piaciuto giocarci. Sìsì.

Ritratto di Borderline

Posto che sono convinta che le storie con androidi o mezzi umani siano quelle che ti vengono meglio, a me è piaciuta molto. Lo stile è piacevole da leggere e ho trovato i dialoghi divertenti, pure i siparietti da dongiovanni. Una cosa che noto spesso, è che inserisci sempre nelle descrizioni i materiali o i colori (il metallo, in questo caso, o i colori degli abiti), delle volte è più piacevole per il lettore capire forme o odori, piuttosto che elementi materiali, pensaci per le prossime volte :)

Ritratto di masmas

Grazie del consiglio, tenterò di applicarlo.

Ritratto di Antio

All'inizio, nelle prime righe ho faticato un po' a leggere in modo fluido e scorrevole finché non mi sono abituato allo stile di scrittura. Successivamente sono andato spedito fino alla fine, e ho apprezzato il dosaggio di dialoghi e situazioni del racconto. Il personaggio del guardiano ha un atteggiamento che alla lunga mi ha infastidito, non lo reggevo proprio! Vediamo in seguito come si comporterà, dopo il colpo di scena finale!

Ritratto di masmas

Ok il carattere del tizio ha un problema. Resta da capire come poterlo corregge. Accetto suggerimenti :)