La neve non fa rumore (di Rugio)

Giorno 1.

 

 

Brad Johnson bloccò lo Sno-Cat e spense il motore. Grazie ai 30 gradi sottozero e a quello che stava vedendo, la faccia gli si era bloccata in un'espressione incredula, il sigaro quasi gli cadde dalla bocca. Avevano trovato la nave, bloccata dal ghiaccio del Pack.

Fece una grande boccata e poi sputò fuori una nuvola di fumo che tardò a diradarsi.

“Che ne pensate, ragazzi? ...Michael?”

Michael Sullivan era il braccio destro di Brad. “Beh...è leggermente inclinata sull'asse sinistro. Mi chiedo se sarà sicuro salire.”

“Dovremo verificarne la stabilità. Ma apparentemente il Pack ha ben stretto la sua morsa attorno alla chiglia. Il tuo parere, William?”
William Cross era il tecnico della spedizione. “Credo che sia abbastanza sicuro. Apparentemente, la nave ha attraversato il Pack in autunno quando il ghiaccio era abbastanza sottile. Se poi gli è cresciuto attorno significa che era già ferma da settimane.”

“Settimane, forse mesi. Ma è abbondantemente fuori dalla zona della ricerca.” aggiunse David Barnes, che con il suo gruppo era da tempo rientrato a casa dopo aver dato il cambio alla spedizione che adesso dovevano cercare.
“Barnes, quando avete avuto l'ultimo contatto con il personale dell'Avamposto 31?” chiese Brad.
“Circa quattro mesi fa. Poi più niente. Nè dalla nave, né dall'avamposto.”
“Hmm..ok. Beh, ragazzi, mettiamoci all'opera.”
 

Dopo aver verificato la stabilità della nave, i quattro entrarono dal boccaporto di stiva. La temperatura all'interno era umanamente più accettabile. Accesero le torce.

“Ci vorrà un po' per perlustrarla tutta. Se vogliamo fare presto e bene, meglio dividerci per zone.”

“Va bene Brad, io mi dirigo in sala macchine.”

“Ok William. Michael, tu controlla cambusa e cabine, io e Barnes andiamo sul ponte di comando e cercheremo di capire il perchè di questo cambio di rotta. Speriamo anche di incontrare qualcuno dell'equipaggio, vivo. Non si sa mai. Comunque, teniamoci in contatto.”

Michael fece un cenno con la testa e portò la mano al walkie-talkie. Poi si addentrò in un corridoio di metallo e si allontanò portando con sé la luce della sua torcia.
 

Brad e Barnes cominciarono a controllare mappe e diario di bordo nella cabina di pilotaggio.

“E' molto strano. Le mappe segnano il percorso prestabilito, ma la compilazione si interrompe molto presto. Come se l'equipaggio avesse abbandonato la nave o fosse sparito, lasciandola proseguire alla deriva.”
“Intendi dire che la nave ha raggiunto questo punto da sola?”

“Potrebbe essere. Almeno fino a quando lo strato di ghiaccio si è fatto così spesso da frenarne l'andatura.”

“Diamine.” fece Brad.

Pensieroso, strizzò gli occhi fissando il vuoto e tirò su una boccata di sigaro. Prese in mano il diario di bordo. “L'ultima annotazione risale al 14 Agosto 1982. Quattro mesi fa. Molto strano.”

“Brad, mi senti?”

Era la voce di William, dal walkie-talkie.

“Billy, che succede? Trovato qualcosa? Passo.”

“Ho trovato una pila di indumenti in sala macchine, dentro ad un boccaporto. Ci sono dei giacconi con i nomi dell'equipaggio. E alcuni sembrano sporchi di sangue. Passo.”

“Sangue? Sei sicuro? Passo.”

“Non al 100%, ma sicuramente non sono sporchi di grasso...Passo.”

“Ok, quelli li porteremo giù e controlleremo meglio. C'è altro? Passo.”

“No, ma continuo a controllare. Passo e chiudo.”

Uscendo dal ponte di comando incontrarono Michael. “Brad, in cambusa e cabine, niente. Non c'è traccia di cibo, indumenti, effetti personali. Se se ne sono andati, hanno portato via tutto.”
“Beh, non proprio tutto. Cross in sala macchine ha trovato degli indumenti, dei giacconi. Forse sporchi di sangue”.
“Sangue? Davvero? Merda.”

“Già. Adesso resta da controllare la stiva. Andiamo.”

I tre si recarono nella stiva. Fu Brad ad aprire il boccaporto. Il tanfo che uscì dall'apertura era così forte che in breve tempo l'aria diventò irrespirabile.
“Porca puttana! Ma che caz...”
“Ma è orribile!”
“Gas? Che merda è?”
Brad puntò la torcia. “Non credo che sia gas. Sembra l'odore di qualcosa di putrefatto.”

La torcia illuminava parte del pavimento vuoto della stiva. L'aria era densa di un sottile pulviscolo.

“Mettete la maschera, ragazzi.  O almeno coprite il viso, questa polvere non mi piace.”

Anche il pavimento era coperto di pulviscolo. Ad un tratto, la torcia di Brad illuminò una sagoma nera al centro della stiva.

“E questo che cazzo è?” disse Michael.
“Che dio mi fulmini se riesco a capirlo. E' questa schifezza che emana questo odore?”
“Sembra un animale in avanzato stato di decomposizione.” commentò Barnes.
“Sì, ma un elefante! Questo ammasso di roba sarà alto due metri...”

Brad ad un tratto diventò silenzioso.

“Brad, che succede?” chiese Michael.

Shh! Silenzio!” disse sottovoce. “Sentite anche voi? Una musica?

Una musica?

Michael si voltò di scatto e la torcia illuminò il viso di William, che alle orecchie aveva le cuffie del suo walkman. Michael trasalì, non si aspettava di vederlo lì.

“Per la miseria! E questo che cazzo è?” urlò William.
Brad gli levò le cuffie dalle orecchie. “Cazzo Billy, ci hai fatto prendere un colpo!”
“Scusa Brad, scusate ragazzi. Di che cosa pensi che si tratti?”
“Diamine, non lo so. Domani verremo ad indagare con l'attrezzatura. Tanto questo non andrà da nessuna parte per oggi. Inoltre dobbiamo ancora raggiungere l'avamposto e siamo distanti. Meglio muoverci prima che faccia buio, altrimenti potrebbe diventare difficile individuarlo.”

I quattro uscirono dalla nave.

Cross caricò sullo Sno-Cat gli indumenti che aveva preso a bordo.

“Questi li controlliamo bene tra oggi e domani. dalla centrale vogliono risposte in tempi brevi”, sottolineò Michael.

“Sta per arrivare una bufera, meglio muoversi”, disse Barnes scrutando l'aria.

Il veicolo solcava la piatta landa innevata in mezzo alla bufera. Stava iniziando a fare buio.

Ad un tratto, i quattro cominciarono ad intravedere all'orizzonte la sagoma dell'Avamposto 31.

“Eccolo.”
“Già.”

“Non aspettiamoci una grande accoglienza.”
“Speriamo di non avere altre brutte sorprese.”

 

Brad parcheggiò lo Sno-Cat a fianco ad altri due veicoli simili. Erano pù piccoli e coperti da uno spesso strato di neve.

“Hmm...” fece David, accigliato.

“Che c'è, Barnes?”

“Manca uno dei Gatti. Erano tre.”

“Ok. Valuteremo quale manca. Adesso diamo un'occhiata all'interno e poi scarichiamo la roba.”

La porta d'ingresso dell'avamposto 31 era socchiusa, la neve era penetrata all'interno, bloccandola.

La temperatura doveva essere scesa ancora di altri sette gradi. La barba rossiccia di Brad era parzialmente coperta di neve.

“Avanti ragazzi, datemi una mano.”

I quattro forzarono la porta e riuscirono ad aprirla. All'interno, un silenzio sinistro, e buio. David provò ad accendere la luce. Ma non c'era corrente.

“Barnes, dov'è la centralina?”

“Si trova dall'altro lato, vado a vedere se si può far ripartire.”

Brad, Michael e William erano tutti all'interno mentre tornò la corrente. La stanza si illuminò e i ragazzi videro la situazione. L'avamposto sembrava abbandonato da tempo. C'era tanto disordine, polvere e neve. Una serie di fogli erano sparsi alla rinfusa sul pavimento.

“Sembra che nessuno ci mettesse piede da mesi.” affermò Cross.

“Hai ragione, sullo strato di neve non c'è neanche un'impronta.”

Un rumore meccanico spezzò il silenzio sinistro di quel posto. Barnes aveva acceso il riscaldamento integrato.

Brad si tolse i guanti. “Avanti ragazzi, diamo un'occhiata in giro.”

 

I ragazzi ispezionarono l'avamposto. Non trovarono nessuno. Nessun abito, niente cibo.

“Molto, molto strano. Mi domando dove possano essere”, commentò Brad.

“Johnson, non ci sono neanche i fucili negli armadietti. Erano chiusi a chiave”, disse Barnes.

“Ah, perfetto! Quanti erano in totale?”

“Otto. Cioè uno a testa, più due riserve.”

“Avevate altri mezzi?”

“No, solo tre Sno-Cat biposto. Ci servivano per andare in giro entro il perimetro delle ricerche”

“Mi pare difficile che si siano spostati da qui in sei, su un mezzo a due posti.”

“Già. Non ha molto senso.”

Michael e William stavano mettendo un po' in ordine.

“Brad, dà un'occhiata qui”, disse William.

“Di che si tratta?”

“E' una specie di diario, non è un documento della ricerca. E' personale. Ma dalla metà fino all'ultimo foglio, le pagine sono state strappate.”

“Hmm...” fece Brad mentre si accarezzava la barba. “Sistemiamoci e stasera cominceremo con il controllare tutta la documentazione. Per il momento scarichiamo il mezzo, e poi mettiamo qualcosa di caldo sotto i denti. E' stato un viaggio abbastanza lungo.”

 

I quattro scaricarono tutto il bagaglio dal mezzo. Zaini, strumenti, cibo in scatola. Una cassa con i fucili. Per un po' nessuno proferì una parola. C'era molta tensione.

 

I documenti non contenevano nessuna informazione particolare. C'erano solo le annotazioni sulla ricerca, compilate regolarmente fino a quattro mesi prima. Poi più niente, proprio come sulla nave.

“Due gruppi di ricercatori spariti nel nulla. Nello stesso periodo. Che cazzo di fine possono aver fatto?” si domandò Sullivan.

“Mike, è quello che mi sto chiedendo anch'io. David, c'era qualcosa di strano nelle ultime comunicazioni con l'avamposto?”

“No, niente di anormale. Solo comunicazioni di routine. Sono semplicemente cessate all'improvviso. Bisognerebbe controllare l'antenna ripetitrice che aiuta il segnale a superare le montagne. Magari ha subìto un guasto.”

“Benissimo. E dove si trova?”

“All'incirca a tre chilometri da qui, a sud-ovest.”

“Va bene, la controllerò io domattina. Ragazzi, mettiamoci a dormire. Domani cominceremo ad esaminare la zona qua attorno per cercare qualsiasi cosa. Tracce, indizi...corpi”, disse Brad serio.

“Dio non voglia che li troviamo morti”, disse William.

“Billy, nessuno di noi lo vuole. Ma è una possibilità. Forza, in branda. Domani ci alzeremo all'alba.”

 

 

Giorno 2.
 

 

La mattina dopo, alla prima luce, Brad si alzò e trovò William già in piedi. Il caffè era sul fornello.
“Buon giorno Billy.”
“Hey Brad. Dormito bene?”

“Insomma. Hai fatto il caffè.”

“Sì, sono in piedi da mezz'ora. Non ho dormito benissimo. Avevo il sonno un po' agitato.”

“Immagino. Beh, neanch'io ho dormito benissimo.”

“Come vuoi muoverti?”

“Hmm, andrò a dare un'occhiata al quantitativo di gasolio rimasto. Credo che prenderò uno dei Gatti che stavano qui – se il motore va, visto che apparentemente sono rimasti fermi per un po'. Voglio andare a vedere le condizioni dell'antenna a sud-ovest. Ci serve restare in contatto con la base.”

“Va bene, vuoi che venga anch'io?”

Brad si versò del caffè, lo soffiò e ne bevve un sorso prima di rispondere.

“Non è necessario. Voi esplorate la zona qui attorno E restate uniti. Io sarò di ritorno nel giro di un'ora.”

“Va bene. Brad, però porta qualcosa con te.”

“Senz'altro. Porterò il fucile. Tranquillo.”

 

Brad uscì dall'avamposto. Andò sul retro a controllare le taniche di gasolio. Erano sotto un telo e ancora tutte in ordine e completamente piene. Scrollò la neve dai Gatti parcheggiati. Erano blu ed avevano un grosso numero bianco adesivo appiccicato sulla fiancata. “Due e tre. Manca il numero uno.”

Riempì il serbatoio del numero due, si sedette e provò ad avviarlo. Il motore si accese subito.

“Ottimo.”

Caricò zaino e fucile a bordo, e partì in direzione sud-ovest.

 

La mattina si faceva pian piano più luminosa. La temperatura era ancora molto bassa. Brad incominciò a scorgere l'antenna in lontananza.

Non si era ancora avvicinato a sufficienza, quando si accorse che qualcosa non quadrava. L'antenna era a pezzi.

“Cazzo! Com'è che non sono stupito? Merda.”

Si parcheggiò a fianco all'antenna, era circondata da frantumi. Il quadro di controllo era sfondato.

“Beh, di certo non ci sono andati giù leggeri.”

Provò a comunicare con i ragazzi, ma la linea sul walkie-talkie era disturbata. Era troppo distante e l'antenna non sarebbe stata d'aiuto. Sapeva che era meglio tornare subito indietro.

Prese i binocoli e diede un'occhiata attorno a sé. La neve lo circondava, un paesaggio bianco sempre uguale.

“Ma che caz...?”

Brad vide qualcosa. Strinse gli occhi per mettere meglio a fuoco. Aveva inquadrato delle macchie nere più avanti sulla neve. Salì sul gatto e si spostò in quella direzione. Avvicinandosi, l'immagine divenne più chiara. Erano macchie di sangue, e a fianco riusciva a scorgere una sagoma bianca. Sembrava un'orso polare.
Si parcheggiò a pochi passi e spense il motore. Prese il fucile.

Si avvicinò con cautela. Era proprio un orso, ed era morto. Ma constatò che le ferite erano fresche, e l'animale era tiepido.

“Dev'essere successo poco fa” pensò Brad, quando ad un tratto sentì un rumore. Un ronzio in lontananza. Era un Gatto delle nevi.

Con lo zaino in spalla e il fucile in mano, si spostò in quella direzione. Arrivò ad una sporgenza che gli permetteva di affacciarsi sulla vallata sotto. Svariati metri più avanti, il Pack. E uno Sno-Cat biposto blu con un grosso 'Uno' sulla fiancata.

“Che dio mi fulmini...”

Era il Gatto dell'avamposto, e a bordo c'erano due tizi con giacconi e occhiali da neve neri. Prese i binocoli e cominciò ad osservarli.

I due uomini si fermarono a fianco ad una piccola apertura sul ghiaccio. Scaricarono un grosso sacco nero dallo Sno-Cat. Lo reggevano in due, alle estremità. Brad fu incredulo quando vide che tutto ciò che fecero fu immergere il sacco nell'acqua ghiacciata e spingerlo sotto la crosta con un Hakapik, il bastone per la caccia alle foche.

I due risalirono sul loro mezzo e si allontanarono. Brad continuava a seguirli con i binocoli, finché non li vide sparire.

Decise di scendere a controllare. Il primo pensiero che ebbe, era che il sacco potesse contenere delle foche uccise da dei cacciatori di frodo, per le pellicce. Magari si trattava di cuccioli, o di un adulto. Voleva verificare, e per farlo doveva tirare fuori il sacco.

Arrivò al margine dell'apertura sul Pack. Da lì non vedeva nulla, i due avevano spinto il sacco oltre il bordo. Non aveva nessun attrezzo adatto al recupero con sé. L'unica cosa da fare sarebbe stata quella di infilare un braccio sotto il ghiaccio.

Brad si fermò a pensare un attimo. Accese un sigaro. Sarebbe dovuto tornare indietro a cercare gli altri? Il ghiaccio si sarebbe richiuso nel frattempo?

“Ah, 'fanculo.”

Si tolse il giaccone e il maglione, lì gettò lì a fianco. Tirò su la manica della tuta di lana che aveva sotto, e si coricò su un lato, accanto all'acqua gelida.

“Coraggio...”

Brad infilò velocemente il braccio nell'apertura e cominciò a cercare a tentoni, ma non riusciva a raggiungere nulla. Si doveva avvicinare di più al bordo. Si agitava e allungava sempre più il braccio.

Gli sembrò di aver sfiorato qualcosa là sotto.

 

CRACK!

 

In un attimo, dopo un suono sordo e secco, si trovò immerso completamente nell'acqua gelida. Il ghiaccio aveva ceduto sotto il suo peso. Mentre andava a fondo sentiva la morsa del freddo avviluppare il corpo. Provò a dimenarsi e a nuotare di nuovo verso la superficie e aprì gli occhi per individuare la luce. Quello che vide era incredibile. Sotto lo strato di ghiaccio, tutto intorno a lui, decine di sacchi neri tutti uguali galleggiavano poggiando sulla parte sottostante del Pack.

Con un colpo di reni ed un ultimo guizzo, Brad raggiunse di nuovo la superficie e si tirò faticosamente fuori, portandosi dietro uno dei sacchi.

Per un attimo, restò a pancia in su a respirare faticosamente, cercando di riprendersi. Sentiva che stava gelando.

Si tirò su, indossò nuovamente maglione e giaccone, il respiro andava via via normalizzandosi.

“Merda... Me la sono vista brutta.”

Ancora affannando, si inginocchiò a fianco al sacco nero. Aveva una zip per tutto il senso della lunghezza. Brad lo aprì.

Non fu un brivido di freddo quello che attraversò la schiena di Brad Johnson in quel momento. Ma di terrore. All'interno del sacco c'era il corpo di un uomo, mutilato. Senza la testa, tagliata alla base del collo.

Brad si gettò all'indietro, si allontanò dal sacco. Non riusciva a credere a quello che stava vedendo.

“Ma che cazzo sta succedendo qui?”

Si sedette a pensare. Gli altri sacchi potevano contenere altri corpi. Che si trattasse dell'equipaggio della nave e dei ricercatori dell'avamposto?

 

Cominciò ad alzarsi il vento, a breve sarebbe arrivata una bufera di neve. Brad guardò le tracce lasciate dai cingoli. Di lì a poco sarebbero sparite. Doveva decidere alla svelta cosa fare.

“'Fanculo” disse tra sé e sé. E si avvicinò al suo Sno-Cat, prese il fucile e controllò quante munizioni aveva. Non molte, in effetti. Ma se fosse tornato indietro non avrebbe più trovato quelle tracce. Così salì a bordo, e cominciò a seguire i solchi lasciati dai cingoli. Portavano verso le montagne.

 

Durante il tragitto, Brad provò a contattare nuovamente i ragazzi all'avamposto.

“Hey ragazzi, mi sentite? Passo.”

“Michael, William? Mi sto dirigendo verso le montagne a sud-ovest. Passo.”

“Barnes, mi sentite? Passo.”

Nessuna risposta, solo un rumore di fondo indistinto. Probabilmente si trovava troppo a valle e troppo lontano perchè gli altri potessero ricevere il segnale.

 

Le tracce erano ancora sufficientemente distinguibili. Seguendole era arrivato ai piedi delle montagne. Spense lo Sno-Cat e continuò a piedi. La bufera si stava facendo più intensa. Si guardava intorno e procedeva lentamente, con le canne del fucile che precedevano il suo passo, mentre sentiva le gambe gelate e pesanti. Seguì le tracce fino ad una insenatura nelle rocce. Vide lo Sno-Cat numero uno parcheggiato poco più avanti.

Dietro il mezzo, c'era una costruzione umana, molto grande. O almeno, i resti di una costruzione. Erano delle rovine di fredda pietra grigia. Le mura parzialmente crollate, e al centro un accesso ad un cunicolo nero e profondo.

Brad strinse il fucile e si avvicinò lentamente, tendendo l'orecchio.

Silenzio.

Accese la torcia e illuminò il corridoio. Non ne vedeva la fine.

Entrò con cautela. Man mano che proseguiva, tutto quello che sentiva erano i passi sul pavimento di pietra. Era diverso dal silenzio della neve.

Si guardò indietro e l'ingresso era già distante.

Fece un altro passo, e il piede toccò una pietra più mobile delle altre. La pietra affondò e si udì un secco click, come quello di un meccanismo. Brad rimase immobile, senza sollevare il piede da quella pietra.

 

Tra le molte scelte a disposizione la finiamo sempre per farci tentare dalla smania di eroismo. Tornare indietro? Andare avanti? Potrei farti credere che arriveranno i suoi amici, compagni, colleghi a salvarlo. Quali colleghi, amici o compagni? loro sono appena saltati in aria insieme a tutto l'avamposto. Non avrai creduto che qualcuno si fosse piazzato una bomba sotto lo zerbino di casa propria? Andiamo! È togliendo i ripari al nemico che si vince la guerra. Questo hai fatto. hai fatto saltare in aria l'avamposto. Magari qualcuno di loro era già fuor eabbastanza lontano, forse solo uno, due fortunati. E lo hai sentito anche tu il boato, è arrivato fino a te e fino alle orecchie di tutti lì. Sanno dove sei, sanno cosa è esploso. Ti rimane solo il pack.

 

Commenti

Ritratto di masmas

Carino.

Interessante, la storia si dipana senza intoppi, si delinea una trama avvincente. Forse all'inizio mi avrebbero fatto comodo lcuni dettagli in più, qualche nota di ambientazione, di carattere, ma in effetti poi la storia segue altre strade. E poi c'è il discorso del limite di caratteri.

L'unica cosa, non so quanto sia facile sopravvivere dopo un bagno nell'acqua gelata in ambiente artico. Ma è un dettaglio.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Si, il primo dubbio che mi è venuto è stato il bagno.
Oddio, forzature funzionali alla storia ce ne sono davvero tante, ma la plausibilità è un fattore importante nella costruzione. Una virgola troppo esagerata rischia di incrinare la fiducia del lettore.

Una storia interessante. Dosata abbastanza bene, per gli spazi ridotti con un difetto: la caratterizzazione.
La cosa più difficile, lo so, quando si gestisce una coralità di personaggi è distinguerli. Qui non lo fai proprio benissimo. Utilizzi semplicemente degli accessori. Un sigaro per uno, degli auricolari per un altro... allora, l'idea c'è, ma attenzione, non è l'accessorio a far la differenza, bensì come viene usato. L'oggetto è una spia, semplicemente, del colore del personaggio.

In una missione, durante un momento tanto critico, continui ad ascoltare musica? Dove probabilmente dovresti prestare orecchio a ogni suono? Quel personaggio moooolto probabilmente è il più giovane e irresponsabile del gruppo. Questo significa che anche quando parla utilizzerà intercalari e modi gergali diversi dal primo in comando. Potrebbe significare anche che non è un uomo azione, proprio, ma un giovane tecnico geniale, esperto di tecnologie o uno stravagante scienziato precoce, e non può esser lasciato solo.

Ancora, un comandante, in una spedizione, in piena opera parla pochissimo. L'attitudine chiacchierona di un comandante è una eccezione caratteriale e quando viene utilizzata la si esaspera un pochino (vedi u npirata per esempio, ma è un caso innestato su un contesto sociale e regolamentazioni gerarchiche stupefacenti). In questo caso il primo in comando, con un sigaro tra i denti, l'avrei reso più taciturno, poche parole per distribuire comandi e nessuno che ne possa discutere l'attuazione. Mantiene la calma, e gestisce quella dei sottoposti. Gli basta poco, perché è un comandante. Se gli servisse parlare tanto, non sarebbe un buon comandante.

Quindi attenti, lo studio del personaggio implica sempre e sempre e sempre un percorso enorme che non si limita a un accessorio o al colore di una maglietta.

Per il resto è una storia che si fa seguire. Sisì.

 

Ritratto di Borderline

Non male questa nera avventura artica :). Certo è migliorabile, gli avverbi per esempio: apparentemente, abbondantemente... Meglio usarne il meno possibile!
Altre piccole "critiche": A un certo punto iniziano a chiamrasi per nome anziché per cognome, bisogna cercare di tenere una coerenza narrativa anche in questi piccoli dettagli. Stessa cosa per il Brad che parla con gli altri e il Brand dei monologhi, il secondo usa molte parolacce, perché non dovrebbe farlo anche il primo?

In ultimo, mi se,bra ci sia un'Incongruenza sul walkie talkie, inizialmente hai detto che Brad non riusciva a mettersi in comunicazione col resto del gruppo perché troppo lontano. Ma dopo aver scoperto che accanto a loro ci sono dei crudeli assassini, la cosa più ovvia sarebbe tornare indietro e avvisare il gruppo del pericolo. Quindi forse nella prima parte sarebbe stato meglio se il walkie talkie avesse funzionato, in modo da dare al lettore la certezza che la seconda comunicazione non avvenuta sia il segnale che gli assassini hanno già raggiunto il suo gruppo (e quindi per Brad sia più logico avventurarsi da solo nella costruzione di pietra)...

Ritratto di Schiumanera

Mi è piaciuto molto il richiamo a La Cosa, la storia è interessante e generalmente ben strutturata. Anche i dialoghi li ho trovati naturali, a parte quanto già osservato dai Capitani. Ci sono però dettagli che non mi hanno convinta del tutto, a cominciare dal ritrovamento della nave: dopo mesi bloccati sulla rompighiaccio gli uomini non sarebbero rimasti a bordo, tanto più se erano a conoscenza dell'avamposto 31. Avrebbero probabilmente tentato di raggiungerlo. Quindi dubito che i personaggi si sarebbero messi a cercare superstiti.
Ma è nell'ultima parte che ci sono più falle: non ho ben capito a cosa si debba l'incredulità di Brad (due cacciatori di frodo che nascondono un sacco può provocare stupore? Curiosità, certo. Ma incredulità intende altro); a meno di non essere uno sprovveduto, Brad non avrebbe mai infilato un braccio in un'acqua che tocca parecchi gradi sotto lo zero, e trovo difficile credere che si sarebbe ripreso come niente fosse dallo shock termico. Inoltre, se il suo peso ha provocato il cedimento del pack, perché questo non è crollato sotto il peso di due uomini più cadavere?

Ad ogni modo mi è piaciuto e non vedo l'ora di leggere il seguito ;)