La Guerra degli Scarti (di Mar)

Non esiste maschera migliore che l’inganno.

Non esiste inganno migliore che la bugia.

Quanto sei disposto a mentire per mantenere un segreto?

Ma i gheppi volano alto e vedono tutto.

 

La preda si muove.

La picchiata è letale.

 

 

“Mia Regina, credo sia giunto il momento.”

“Sai cosa fare.”

“Sì.”

“Ricordati.”

“Mia Signora?”

“Non osare tornare senza quello che voglio. Non. Osare.”

 

È buffo come ti vengano a mancare le piccole cose.

Il profumo del caffè. Il rumore della lavatrice.

Lo squillo di un messaggio sul cellulare.

Cose che nel tuo vero mondo, non esistono neppure.

Finti dettagli che hai dovuto costruire per difenderti.

Il silenzio è un nemico terribile.

Un terreno troppo fertile per chi ha fame di spazi vuoti.

Il silenzio fa di te un essere vulnerabile.

Proprio come i ricordi.

Non sento niente da ore, forse giorni.

Non sento la fame, non sento la sete.

Il buio è il mio unico alleato.

Sono seduta contro qualcosa.

Un muro? Una porta? Il pavimento?

Non ha molta importanza.

Non riesco a muovermi, e forse non voglio nemmeno provarci.

Seguo il mio respiro e attendo l’inizio di questa nuova partita.

In silenzio.

 

Respira.

 

Respira.

 

Respira.

 

Eccolo.

 

“Hai finito, Zeira?”

“Ci ho provato.”

“La tua patetica trama stava iniziando ad annoiarmi. Per non parlare della tua pessima recitazione.”

“Sei stato al gioco. Ti ringrazio.”

“Sembrava divertente. Davvero. Le voci, quelle immagini. Le tue parole supplichevoli.”

“Ho fatto del mio meglio.”

“Sbagli. Se avessi fatto del tuo meglio non avresti permesso a certi ricordi di farsi spazio…”

Mi arrendo.

“Non dici più nulla?”

“Che senso avrebbe?”

Ride.

“Riportare alla mente la tua prima trasformazione… Il povero Norem costretto a strapparti la carne dalle ossa per renderti… beh, quello che sei.”

“Basta.”

“Di già?”

Taccio.

“Però ammetto che la parte dell’incidente e dell’azzoppata sulla sedia a rotelle mi stava quasi commuovendo…”

“Ho finito la fantasia.”

“Sei stata brava! Una gabbia quasi perfetta...”

Ride ancora.

“Ho imparato da Ezel, proprio come te.”

Adesso è lui quello che tace.

“Credi di darmi pena parlandomi di Ezel?”

“Non lo so, dimmelo tu. Sei ancora il suo leccapiedi?”

È turbato.

Lo so.

Lo conosco.

Si muove veloce nella stanza buia.

“Allora Bibion. Eccomi. Sono pronta. Finiscimi.”

Si ferma.

Ride.

“Finirti? Chi ha parlato di finirti? Io voglio parlare un po’ di te…”

Ricomincia a muoversi.

“Oppure di… come hai detto che si chiama il tuo fidanzatino immaginario?”

“Se sei tanto bravo a frugare nella mia testa…”

“Ah, già, Fep… potevi inventarti un nome più bello.”

Ho il suo alito sulla faccia.

È ripugnante.

“Allora Zeira. O preferisci che ti chiami Ela?”

“Che differenza può fare adesso?”

Si allontana di nuovo da me.

“Ela è un bel nome. Quasi più bello di quello che ti abbiamo dato quando sei nata…”

“Bibion, basta. Facciamola finita.”

“Sei di nuovo noiosa. E’ un vero peccato, sai? Ci eri quasi riuscita. Ci sono a dir poco rimasto male quando ho riavuto tue notizie... quando ho di nuovo sentito il tuo terribile odore sull’isola.”

“Bugiardo.”

“Perché dovrei mentirti? Non ne vedo il vantaggio.”

La sua risata è il vomito di una carogna.

Lo odio.

“Vuoi sapere qual è stata la mia parte preferita Zeira?”

“Hai già parlato abbastanza.”

Mi si scaraventa addosso.

È una furia.

Mi trafigge una spalla con qualcosa.

I suoi artigli.

Questi sono i suoi artigli.

Inghiottisco le grida.

“NON OSARE ZITTIRMI! SCARTO!”

La mia carne si squarcia.

Sento il sangue uscire, i muscoli strapparsi.

“SEI SOLO UNO STUPIDO SCARTO! SEI FECCIA!”

Sbraita.

“SEI COME TUO FRATELLO! Dovevo lasciarvi marcire su quella roccia!”

Mi manca il respiro, ma devo difendermi.

“E perché non l’hai fatto?! Hai avuto paura, forse?!”

Affonda il colpo.

Mi ha trapassato la spalla.

Questa volta non riesco a trattenermi.

Urlo.

Urlo sputando tutto il mio disprezzo.

“URLA PUTTANA! URLA! Siete solo bestie deformi! Tutti voi! Vi caccerò da quest’isola e cancellerò la vostra rivoltante razza per sempre!”

Taccio.

“Credi di farmi paura?”

Non cedere.

“Che mondo inventerai stavolta per difendervi tutti, eh?!”

Non.

Cedere.

“Dimmelo Zeira! Credi che i tuoi giochetti ti terranno in salvo ancora per molto?!”

Per un attimo smette di infierire sulla mia spalla.

Fa una pausa.

Non riesco a pensare.

“Il tuo tempo è finito.”

Estrae gli artigli dalla mia spalla.

“Tra pochi giorni dovrai dire addio alla tua cara Turiel.”

Taccio.

Se ne va.

È tregua.

 

 

 

So che è difficile capire cosa sia vero e cosa non lo sia.

Ma questa è la mia vita.

Una gabbia necessaria a proteggermi, giorno dopo giorno, da quelli come Bibion.

Mi chiamo Zeira e sono uno Scarto.

Tutto quello che avete sentito di Turiel, è vero.

Tutto quello che avete conosciuto di Ela, no.

O quasi.

Non vi capita mai di mentire per difendervi?

Di indossare una maschera per celare le vostre intenzioni?

Di chiudere il vostro più prezioso gioiello in una cassaforte nascosta?

A me sì, da quando sono nata.

O quasi.

Vedete?

La mia vita è una continua danza tra la realtà e l’assurdo.

Tra la verità e il ragionevole dubbio.

Come in fondo è la mia natura.

Non sono umana, ma cammino su due gambe.

Non sono bestia, ma le mie mani sono artigli di gheppio.

Parlo la lingua degli uomini ma ho ali strappate che non mi fanno volare.

Sono vera per il tempo che mi vede agire.

Non esisto, per il Tempo di queste terre.

Ancora non vi è chiaro, lo so, ma questo vi deve bastare.

 

 

 

Sanguino.

La mia spalla brucia.

Le vene pulsano.

Il buio mi ha protetta ancora una volta.

Un’altra gabbia.

Non potevo incontrare Bibion fuori dalla Gabbia D’Oro.

Sì, anche questa prigione l’ho creata io.

Come, non vi serve saperlo.

Unico luogo a Turiel dove nemmeno un potente stregone come lui può fare qualcosa.

La magia degli Utur è immensa ed Ezel ha insegnato a tutti come usarla.

Ma il cuore di Bibion era il cuore di un debole, troppo volubile per essere la dimora di un potere così grande. L’amore è una crepa che nessuno sciamano Utur dovrebbe conoscere.

Mi alzo.

Ho bisogno di luce.

Il buio se n’è andato assieme a Bibion e la stanza ha preso il colore del sole di Turiel.

È un sole malato, polveroso.

La quarta estate è appena cominciata.

Bentornata a casa Zeira.

Sul pavimento di pietra c’è il mio sangue.

Un’altra ferita sul mio corpo già martoriato.

Poco male, nuovo cibo per i miei vermi.

Sento le onde del Mare dei Morti sbattere contro le scogliere.

Sento scappare i topi.

Ho fame.

Devo andare a caccia.

Non c’è più molto tempo.

Ma prima, mi è d’obbligo una visita alla spiaggia.

 

 

 

 “Perché sei così stupido?”

“Stupido?”

“La tua ingenuità… ”

“Non capisco, mia Signora.”

“Quasi mi commuovi.”

“Perché mi dite questo? Non ho forse fatto tutto quello che mi avete ordinato?”

“Ne sei proprio sicuro?”

“Ditemi allora in che cosa ho mancato.”

“Le hai permesso di ritornare.”

“Non era quello che volevate?”

“E per di più, ritornare da sola.”

“Ma così, senza gabbia è vulnerabile, proprio come volevate voi!”

“Chi ha mai parlato di volerla fuori da una delle sue gabbie?”

“Ma…”

“Che c’è Bibion, hai forse dimenticato cosa può fare Zeira con la sua mente?”

“Non intendevo questo…”

“Che le sue gabbie, se costruite con precisione, sono a tutti gli effetti luoghi reali?”

“Sì, mia Signora, e..”

“Scatole perfette dove, magari, nascondere qualcosa o qualcuno?”

“Quindi…”

“TACI!”

“Mia Regina, voi mi avevate chiesto l’ultimo degli Scarti e…”

“E lei non è l’ultimo degli Scarti!”

“Come...?”

 “Se fosse stata davvero l’ultimo degli Scarti, si sarebbe forse fatta trovare così facilmente da te?!”

“Ma…”

“È tornata per impedirci di trovare una gabbia.”

“…”

“Bibion, sei un gheppio così stupido.”

“Mia Signora!”

“Ti ho affidato questo compito perché sei stato tu a crescerla. E tu ti fai fregare così...”

“Perdonatemi.”

“Zeira ha sempre avuto ragione. Il tuo cuore, è il cuore di un debole.”

 

 

Scendo il crinale del promontorio che si affaccia sul mare.

Non m’importa di nascondermi tra gli arbusti.

Non m’importa di proteggermi dal sole battente.

I loro occhi mi scoverebbero anche sotto terra.

Cammino per qualche chilometro e raggiungo una piccola baia.

Qui il mare è calmo.

Qui il mare non ha l’odore dei guai.

Scorgo tra due grandi scogli, una baracca improvvisata.

Pezzi di barca vomitati dal mare, reti da pesca, legno marcio o bruciato dal sole.

Il tutto accatastato alla meglio per creare un misero riparo.

Mi avvicino senza fretta.

I miei piedi vogliono sprofondare nella morbida sabbia.

Forse per l’ultima volta.

“Guarda un po’ cos’ha portato l’alta marea.”

La voce proviene da sopra gli scogli.

“Un altro pezzo di legno da aggiungere alla tua catapecchia…” rispondo.

“Zeira.”

“Derion.”

L’uomo raccoglie dall’acqua una piccola gabbia costruita con alcuni rametti secchi e mi si avvicina.

Qualcosa al suo interno zampetta e cerca di uscire.

“Granchi?”

“I miei preferiti.”

Derion.

Un tempo prigioniero, poi fuggitivo, poi falconiere, e oggi…

Pescatore?

E l’unico essere umano a vivere sull’isola.

“Che fine ha fatto il tuo rifugio nel bosco?”

Non risponde subito.

Estrae un piccolo granchio dalla gabbia e con un morso gli stacca una chela.

“Sembri me.” rido.

Mastica rumorosamente.

“Allora il rifugio? Mi rispondi?”

“È stato occupato. Vuoi che ti dia una mano per quei vermi?”

Mi fissa la spalla.

L’istinto è quello di coprirla.

“Zeira…”

Mi blocco.

Non guardarmi così, ti prego.

“È stato Bibion?”

Non rispondo.

Mi lascio cadere sulla sabbia rovente.

Lui mi si siede accanto.

“Pensi che pioverà presto?” domando.

“Dicono che la Regina manderà tempeste e morte. Che il cielo si riempirà di ali di sangue… E che tra qualche giorno...”

“Derion, quella baracca non ti terrà molto al sicuro…”

Mi metto a scrivere sulla sabbia.

Proprio come una volta...

“So difendermi... lo sai.”

Mi blocca la mano afferrandomi un polso.

Avevo dimenticato il calore della sua pelle.

Disegna qualcosa con un dito.

“Adesso devo andare.”

“Zeira...”

“Volevo solo assicurarmi che non fossi stato divorato da un gheppio gigante…”

Ride.

“Ne è rimasto soltanto uno e so bene come evitarlo.”

Mi passa una poltiglia nera sulla ferita.

Brucia.

“Tienila al sicuro.”

“Ci ha pensato mio fratello Norem.”

Giro le spalle e ripercorro le mie orme impresse sulla sabbia bagnata.

Il cuore rallenta.

Adesso posso farcela.

 

 

La Regina ha dunque preparato il suo esercito.

Al rifugio tutti gli altri attendono il mio arrivo.

Che cosa vi ho detto della mia vita?

Ancora mezze frasi.

Ancora parole criptate.

Il cielo si riempirà di ali di sangue.

Vi basti sapere che la guerra per proteggere la mia razza è appena cominciata.

Il cielo si farà scuro su tutta l’isola e non saranno nuvole, ma gheppi.

Fermi nell’aria in attesa della preda.

 

Ci troveranno pronti.

 

Le loro ali sbatteranno veloci e tutta la sabbia della spiaggia s'alzerà a cancellare tutto.

Tutto tranne quella scritta.

La scritta di un giorno di sole, di due folli clandestini.

 

SALVA NOSTRA FIGLIA.

 

La Regina Ezel non avrà mai l’Ultimo degli Scarti.

La mia Rieen.

Ma forse, a voi, l’ho presentata come Irene.

Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Letto e contento.
Mi piace, è il mio modo preferito, quello di partire da una fitta foschia quasi incomprensibile e piano piano dissolverla.
In un'esplosione, già in questi tre capitoli ci sarebbe taaanto da impolpare. La parte più difficile è rendere un carnosissimo racconto senza mandare al diavolo il senso di confusione né renderlo noiosamente poetico con arzigogoli esagerati. Il soggetto è ben studiato e i personaggi sono attraenti. curioso di vedertici lavorare sopra.

Ritratto di Borderline

Lo scarto (e qui lo intendo con un altro senso) verso una narrazione con mondi paralleli e non del tutto reali è davvero interessante. Lo stile mi è piaciuto, molto più quello dalla metà al finale perché l'altro è troppo poetico e sincopato. La storia di Zeira e del suo potere di costruire altre realtà deve essere approfondito, così come i rapporti fra i regnanti e la sua razza da gheppio, considerata inferiore (non abbiamo idea di come sia invece fatto Bibion). Credo ci sia molto materiale su cui lavorare :)

Ritratto di grilloz

Mi piace questo modo che hai di far perdere al lettore qualsiasi punto di riferimento, anche se poi, da lettore, perdo un po' l'equilibrio tra le parole.  Molto bella l'idea delle "gabbie" meriterebbe decisamente un approfondimento ;) Ammetto che Irene sono dovuto tornare indietro a vedere chi era :P

Ritratto di masmas

Piaciuto. Il ritmo veloce e lo stile tosto, che rischiano di eccedere, qui reggono bene. La trama pure. Di certo invoglia a saperne di più.

Ritratto di Kriash

Tanta roba.

Tanta carne al fuoco.

Tante idee.

Tanti personaggi.

Hai giocato bene le carte della curiosità, hai usato un bel linguaggio e degli ottimi incastri raccontandoci di un mondo veramente ampio che hai solo toccato superficialmente. Io spero davvero di poter leggere altro a proposito perchè, per dire, l'utilizzo delle gabbie e degli "scarti" è praticamente infinito.

Questa terza parte ha confermato il sentore che avevo già dall'inizio sull'utilizzo della trama da parte tua. Brava!

Ritratto di Seme Nero

Tu mi hai insegnato un sacco di cose, con questi racconti.

Sei stata padrona della trama, il tutto fila coerente, lo stile si è mantenuto alto e hai spiegato quel che serviva.

L'idea che la nostra realtà sia una finzione non è nuova, ma hai sfruttato il concetto in maniera originale, mi è piaciuto molto.

Ritratto di Polveredighiaccio

Non mi aspettavo questa virata, ma ha il suo perché. Il modo in cui ha scritto mi è piaciuto tanto, hai un tuo stile davvero personale.