La lunga attesa (di Kriash)

Brœðr muno beriaz

ok at bǫnom verða[z]

muno systrungar

sifiom spilla.

 

 

Sangue. Piume. Ossa.

Piccoli corpi scomposti di cui non riconosco perfettamente le forme.

Ma non m’importa, non più.

Procedo il cammino sulla collina color del sangue e guardo verso il basso.

Mi lascio alle spalle una scia nera come la rabbia.

Giù.

Ancora di più. Verso l’abisso che ha fine solamente con la sabbia bianca della spiaggia e con il blu intenso del mare.

Quale mare?

È un sogno? È davvero tutto un sogno o lo sto facendo davvero?

Basta col passato, non è lì che troverò le risposte.

Davvero?

Il rumore delle ossa rotte sotto i miei piedi mi rimbomba nella testa. È tutto un trucco, uno sporco trucco per farmi credere che questo percorso sia fondamentale.

Ma non è così. Io sono solo l’osservatore ed è quello il mio compito.

Chiuso al sicuro della mia stanza, guardo dall’unica finestra rimasta aperta.

Ce n’erano due una volta ma ora non più.

 

“Perché vieni sempre qui? Non siete impegnati con questa vostra… guerra?”

Herlu mi guarda, inclina la testa e balza verso di me, dietro ai rami della cella.

“La profezia. Te l’ho detto.”

“Troppe volte, ormai. Trova qualcosa di nuovo da raccontarmi, oppure… oppure vattene. Se davvero sono tanto importante per far cessare la guerra, perché devo restarmene qui?”

Non ascolta, inclina quella sua cazzo di testa verso il buco esterno. Lo fa sempre, ogni maledetto giorno da quando mi hanno rinchiuso qui, da una settimana, ormai.

E tutti i giorni inizia con la storia. La stessa.

“C’era un tempo in cui il mondo era oscuro e la luce era di pochi.”

“Ancora?!”

Ma non ascolta più, riparte col suo loop e a nulla vale tapparmi le orecchie.

“Fratelli, nati e cresciuti come se fossero notte e giorno, bianco e nero. Pensiero e Memoria. E loro Padre era affamato di conoscenza, gli serviva, la bramava. I Signori delle Rupi dell’Isola, Huginn e Muninn dovevano ubbidire al volere del Padre e ogni mattina partivano per un viaggio che durava giornate intere ma che veniva percepito con il passare di pochi attimi. Tutto quello che c’era da sapere, lo ascoltavano e, una volta tornati, lo riferivano al Padre.”

“Dura senza internet, vero?!”

 

Proseguo salendo la collina di cadaveri. Ne vedo la cima, non è molto lontana. E, più mi avvicino, più si rivela quella che nasconde. I rumori arrivano prima di tutto, prima del vento, prima del tanfo, prima dello spettacolo.

Così… così soffice. Non avevo mai visto un campo di battaglia così soffice.

Non avevo mai visto un campo di battaglia.

Non avevo mai visto una battaglia.

Imbroglione.

Il bianco e il nero, è sempre stato così dall’alba dei tempi. Due schieramenti che lottano, si uccidono, massacrano… muoiono.

Due colori contrapposti senza la speranza che trovino un punto comune, che si mescolino dando vita a un nuovo colore, una nuova idea. Anche se fosse un banale grigio.

Come il loro manto: bianco latte per Huginn e nero notte per Muninn.

Li riconosco ma non so il perché. Forse lui lo sa, il custode della casa in cui sono rinchiuso da quando sono fuggito dalla gabbia di radici.

Si stanno affrontando sul campo di piume che custodisce i loro figli, morti per loro, pasto dei vermi e della terra.

Vorrei fermarli, vorrei gridare ma il vetro della finestra è troppo spesso.

E non si rompe.

E non si ferma la loro furia. Fatta di beccate, di artigli piantati nelle ali del nemico, fatta di sangue e di piume sparse a rendere tutto così… soffice.

La stanza in cui sono rinchiuso respira.

Ed è allora che me ne accorgo.

“NO!”

Ma a nulla valgono i pugni contro il vetro.

Occhio.

Il mio corpo, se è ancora il mio, mi è prigione e lui, la crepa, ha preso il controllo.

Non posso più fare niente, sto per scomparire, il mio viaggio finirà così, concludendo la sua utilità.

Il mio ciclo è finito. Ero il mezzo, il trasporto, così come la tempesta di fulmini è stata la chiave per aprire la porta dell’isola.

Le mie mani stanno svanendo, la crepa non ha più bisogno di me, non ha più bisogno dell’ennesima menzogna che era la mia vita.

E nemmeno io dovrei più considerarlo come il riflesso perché io stesso ero il riflesso allo specchio.

Lui quello reale.

Il bugiardo.

Il guercio.

Il padre.

“Figli miei.”

Me ne vado con queste parole, pronunciate dalla mia bocca ma dal vero me.

Me ne vado e, nell’ultimo istante, si forma chiaro un nome.

Il mio nom…

 

“Le loro ali avevano il suono del vento.”

“Finiscila.”

“I loro becchi la forza della pietra.”

“Ho detto finiscila.”

“I loro artig…”

“FINISCILA!”

Herlu salta accanto ai rampicanti e mi becca il palmo della mano.

“Ehi, checazzo…”

“Due gambe, sei fortunato che il mio becco non abbia la stessa forza di quello dei Fratelli. E ora taci e ascolta.”

“No, oggi no.”

“Sì, invece. Tu devi sapere, tu devi imparare.”

“Non ha senso, niente di tutto questo ha senso. Volete che faccia fuori il fratello del vostro Signore? Fatemi uscire, datemi… datemi un’arma, qualcosa, qualsiasi fottuta cosa.”

“Devi ascoltare.”

Ma le mie ginocchia non reggono più, è come sbattere la testa contro un muro.

“Huginn e Muninn portavano ogni giorno le notizie a loro Padre così d’accrescere il suo sapere. Successe un giorno, però, che volando proprio su questi cieli, trovarono l’isola e decisero di rimanere un po’ qui, in pace. Il Padre non si sarebbe accorto di nulla, il loro volo, per lui, avrebbe avuto la stessa durata. Invece…”

 

ODINO!”

Perché possono essere più di due gli schieramenti e non sempre la divisone è tra buoni e cattivi.

“Sono qui per riportarvi a casa. Non siete più obbligati a combattere!”

I due giganteschi corvi si osservano. Scrutano le ferite e accantonano per un attimo gli schemi mentali d’attacco e difesa che stavano portando. Non c’è istinto selvaggio nei loro gesti, sono molto più umani di quanto si possa credere.

“Il vostro odio è umano. Così come le vostre ferite. Avete perso l’immortalità che vi compete quando mi avete abbandonato.”

“Noi non…” pronuncia a voce bassa Huginn.

“Vi perdono. Perché siete miei figli. Ed è per questo che dovete porre fine a questa guerra senza senso. Guardate. Forza, guardatevi attorno…”

“No” dice Muninn, “non è nostra la colpa. È tua. Solo tua. Tu sei la causa del nostro allontanamento, ci nascondevi il mondo, la sua bellezza facendoci vivere nel mito e nella leggenda.”

Il Padre scende dalla collina della morte e s’inoltra nella pianura del sangue. Nulla in confronto alla loro statura: così piccolo, sovrastato da quei giganti.

Eppure la paura è la loro.

Imbroglione.

“Io vi ho dato la vita, vi ho dato uno scopo. Vi ho dato il mondo, il MIO mondo. E voi mi avete ripagato abbandonandomi. E spezzare il ciclo del Ragnarök dal quale dipende la nostra intera esistenza.”

E mentre le parole del Padre s’insinuano nella mente dei corvi accade la trasformazione. Non più minuscolo sotto di loro, ma gigante. Parti e dimensioni invertite.

“Io vi ho dato l’immortalità” continua Odino, “e voi l’avete sprecata dandovi guerra e cercando di uccidervi come mortali.”

“No, qui ti sbagli, caro padre” dicono entrambi i corvi.

E il loro becco si fa sorriso. E la loro parola si fa unita, mescolandosi.

 

Ormai non lo fermo nemmeno più.

Due settimane e tutti i giorni sento sempre la stessa storia.

Più di una preparazione mi sembra un lavaggio del cervello.

E no, ne ce la faccio più. Non riesco più a tenere a bada la crepa.

Ogni volta che quel corvo apre bocca, il me stesso guercio dall’altra parte del vetro inizia a ridere.

Lui lo sa che posso tenermi il controllo del corpo fino a che ci saranno da sopportare cose come queste poi, quando sarà il momento di fare sul serio… spunterà lui.

“Mi stai ascoltando?”

Allora forse è un bene che non arrivi mai il momento di fare sul serio.

“Due gambe, devi prestare attenzione a tutte le sfumature della storia. Ti ho già detto di come i fratelli abbiano trovato l’Isola o di come lei si sia fatta trovare.”

“…”

“Ma successe qualcosa di oscuro. Huginn e Muninn capirono che c’era qualcosa in questa Isola, qualcosa per cui valesse la pena rimanere, cacciare, mangiare, volare… amare. E così ognuno di loro iniziò una nuova vita e più andavano avanti, più capivano che l’Isola sarebbe stata troppo stretta per entrambe le stirpi. I primi dissapori nacquero con la morte dei loro rispettivi primi figli. La figlia di Huginn e il figlio di Muninn si amavano segretamente e trovarono una morte brutale per sfuggire al loro destino. Da lì iniziò tutto. La Guerra che ci trasciniamo da innumerevoli anni e che ci sta logorando.”

“…”

“Ora capisci perché è così importante che tu conosca tutta la storia? Parlami, forza…”

 

Non ha più importanza chi dei due parli. Non è tra di loro la guerra, ora. E forse non lo è mai stata.

Imbroglioni.

“Non sei tu a doverci perdonare. Dovremmo farlo noi e in quel caso no… non lo faremo.”

“Sei caduto nella trappola come avevamo studiato. Qui non hai nessun potere.”

“Cosa… cosa state…”

“I nostri viaggi ci hanno fatto scoprire quest’isola… particolare. Ci siamo accorti che la nostra immortalità qui non valeva, un contratto rescisso. Eravamo mortali, eravamo sì magici, ma potevamo sanguinare. Potevamo morire.”

“E abbiamo pensato che la stessa cosa sarebbe valsa per te, per il Padre di tutto e di niente. Per tutti i servigi, per tutte le volte che non siamo stati considerati i tuoi figli ma dei semplici servi.”

Piccolo, così piccolo. Ancora una volta.

Un passo indietro lo tradisce.

Paura.

Può davvero avere paura il Padre degli Dei?

Una vocina nella sua testa vorrebbe dirgli che sì, ognuno deve mantenere viva la scintilla della paura. Ma quella vocina non c’è più, è oltre lo specchio e si sta godendo lo spettacolo, muta e sorridente per tutte le bugie che ha dovuto scoprire.

“Figli. Voi… voi… siete i miei figli.”

“E i figli devono succedere al proprio padre.”

 

“Dimmi Herlu, cos’ha di speciale quest’isola?”

Appagato. Questa è una domanda che voleva sentirsi rivolgere. Lo si vede da come si pulisce le piume. Questi suoi continui racconti non servono solo per istruirmi sui fatti successi prima della Guerra. Servono anche per farsi conoscere.

“Niente di particolare, due gambe. Ma ha qualcosa di unico: è la nostra casa. E, allo stesso tempo, sarà la nostra tomba, dobbiamo solo attendere.”

Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Secondo me è una bella rivisitazione.
Con il difetto dello scarso spazio a disposizione. Mi piace l'accorgimento della "crepa", lavorerei molto di più sulle cause della guerra dei corvi. La malsortita storia d'amore è un ingranaggio funzionale al momento, ma mi ha ricatapultato in mille mila troppe altre storie. Affincare l'Isola, ai personaggi della storia, invece, mi piace molto.
 

Ritratto di Kriash

Sull'utilizzo della storia d'amore come causa scatenante, posso dirti che è voluto. Un palese riferimento a Romeo e Giulietta che però, potrebbe essere una falsa motivazione. In realtà sono i Signori Corvi a "far finta" di guerreggiare tra di loro per far cadere nella rete Odino. Ma anche qui ci sarebbe tanto da dire, potrebbe essere stato così o no, un semplice colpo fortuito nel trovarsi il loro padrone sull'isola. Per quanto riguarda l'utilizzo dell'isola... ti rimando alla risposta che do alla Capitana ;)

Ritratto di Borderline

Molto metafisico, quasi circolare. Quando pensi che i due fratelli corvi abbiano ucciso Odino e preso il suo posto (per fare con il professore di storia la stessa cosa che il loro padre aveva fatto con loro: imprigionarli e usarli come strumenti di sapere) si va a scoprire che il professore di storia è Odino. L'hanno imprigionato loro nella crepa? Perché? Ormai l'isola era stretta per la loro stirpe. Mi ha ricordato un po' Lost, ma credo che con un bel po' di spazio in più saresti riuscito a risolvere l'arcano :)

Ritratto di Kriash

Ok, ti spiego l'idea:

Odino si è allontanato dal seggio degli Dei, non si sa perchè, non si sa quando e se davvero sia lontano o sempre con l'occhio puntato la. L'unica cosa che si sa è che per istinto di autoconservazione ha nascosto la sua natura in quella del professore fino ad arrivare al punto di non ricordarsi nemeno lui di essere il Padre di tutti. La crepa è Odino che tenta di uscire e proprio lui è il fautore della tempesta che fa naufragare la nave. La cosa curiosa, però, è che il naufragio l'ha portato proprio nell'isola in cui doveva andare (anzi, nel posto che magari stava cercando con tanta insistenza, allontanandosi dal seggio). La pazienza dei Corvi li ha ripagati e hanno potuto avere la propria vendetta.

L'utilizzo dell'isola richiama tantissimo Lost, non a caso sembra avere una propria identità , un particolare che la contraddistingue, proprio come quella di Lost (vera protagonista della serie).

Ritratto di grilloz

Ho trovato alcune immagini davvero efficaci, ma altre parti un po' confuse. Credo sia soprattutto un problema di battute, la storia di carne al fuoco ne mette tanta e l'idea davvero ottima, purtroppo per chi non è esperto (come il sottoscritto) passa poco (mi ci è voluto il tuo commento per capirla un po' di più).

Comunque un ran bel finale ;)

Ritratto di Kriash

Grazie Gilloz! Sono consapevole che di casino ne ho fatto e di parti "esagerate" ne ho messe parecchie. Molte cose non vengono fuori proprio perchè non mi piacciono gli spiegoni interni alla storia quindi con più respiro sarei potuto arrivare ad allargare. È stato comunque un esperimento che mi è piaciuto, su un tema che mi piace e con personaggi che, perchè no, potrei ritirare fuori da qualche parte.

;)

Ritratto di masmas

Come sempre la narrazione è molto efficace, la storia in effetti meriterebbe più spazio, o meglio troverebbe giovamento da un continuo. Però ci sono sempre le ottime idee e lo stile tipici di Kriash.

Ritratto di Seme Nero

Scemo io a non prestare più attenzione alle citazioni iniziali. Ho sofferto la lettura senza cogliere il rimando alla leggenda norrena, e forse, anche se così fa molto figo, sarebbe stato meglio tradurre da subito le intro e dare l'imbeccata (XD) al lettore, permettendo di godere meglio della rivisitazione. Opinione mia.

Per il resto racconto davvero superbo :)

Ritratto di Mar_86

Finisco per dire le solite cose su Kriash. Immagini forti, narrazione scorrevole ed efficace. 

La storia fila e ha la sua conclusione con colpo di scena. Anche a me ha ricordato un pò Lost! C'è un pò di sofferenza da mancanza di "spazio", forse un pò frettoloso, ma come sempre riuscitissimo.

Non c'è pezza, le storie di Kriash hanno un fascino davvero notevole.

 

Ritratto di Polveredighiaccio

I personaggi sono preziosi, bello nasconderne qualcuno nel taschino e tirarlo in ballo quando il lettore non se lo aspetta. Ho sempre visto i racconti come delle basi per creare idee e caratteri. 

Evocativo, bei riferimenti, belle immagini