La lunga crepa sullo specchio (di Kriash)

Seconda parte di La lunga strada verso casa

 

Ǫnd þau né átto, óð þau né hǫfðo,

lá né læti né lito góða.

Ǫnd gaf Óðinn, óð gaf Hœnir,

lá gaf Lóðurr ok lito góða.

 

***

 

C’è un momento preciso in cui si ha la consapevolezza della propria pazzia.

È come trovarsi davanti a uno specchio: da una parte il tuo volto normale, con le solite espressioni, il solito sorriso o le rughe che tengono conto dell’età e degli sbalzi d’umore, dall’altra parte, invece, qualcosa che ti assomiglia, che ha il tuo stesso colore degli occhi, della pelle, dei capelli ma che sai benissimo non essere te.

Poi, a un certo punto, le parti s’invertono e tu non sei più il normale dei due, quello con la solita espressione, ma sei quello con il volto invasato e gli occhi fuori dalle orbite. Guardi quella tua versione anonima e ti dici che è una noia, che è impossibile che tu sia stato così insignificante e che è molto meglio la nuova situazione.

Da una parte è rassicurante la pazzia.

Hai di che rallegrarti, anche quando di allegro non c’è nulla.

Dall’altro sai che lo specchio che ti divide dal tuo io normale è ormai rotto, non si torna indietro o, nel caso succedesse, lo si farebbe per trasformare la propria pazzia in qualcosa di superiore, molto più pericolosa.

E una parte di te non vede l’ora che questo succeda.

 

Ok.

Sto divagando, vero?

Sto divagando.

 

“E tu chi sei?” domanda il… corvo.

E la mia immagine pazza ride tenendosi la pancia.

Un battito d’ali, spostamento d’aria e piume a terra.

Non è solo la sua voce, ora, è quella di un intero stormo di corvi.

Mi circondano, volteggiando anche al bordo del mare.

“E tu chi sei?” dice uno.

“E TU CHI SEI?” dicono tutti.

Muovo la bocca come a voler rispondere ma non posso.

Le ginocchia non mi sostengono e cado sulla sabbia mentre quelle zampette sottili compiono piccoli balzi verso di me.

Dovrei dire qualcosa, qualsiasi cosa.

Cerco di pronunciare una frase o almeno una parola ma non ce la faccio.

Mi accorgo di avere paura.

E non ho mai provato una cosa simile, così primitiva, un moto allo stomaco che mi blocca sul posto.

“E TU CHI SEI?”

Io chi sono?

Il corvo che per primo ha parlato mi è addosso.

Vola sulla mia testa e sento il becco pungermi i capelli fino a strapparmeli.

Alzo le braccia per scacciarlo e metto da parte la paura, almeno per un attimo. E forse è proprio quello il mio errore.

Con la coda dell’occhio vedo i corvi che erano al suo fianco puntare verso di me.

Una nuvola nera che sbatte, gracchia e si avventa sulle mie ferite da naufrago su una spiaggia sconosciuta.

 

E il volto riflesso sorride mentre la crepa si allunga in diagonale sullo specchio.

Antico.

 

Cerco di coprirmi ma inutilmente. Sento i loro artigli graffiarmi e i becchi affondare sui lembi di tessuto che mi sono rimasti.

Mi tirano, mi spingono. Non sono padrone dei miei movimenti.

Eppure devo fare qualcosa.

Muovo un braccio al suolo e afferro la prima cosa che ho a portata: un bastone bianco e ricurvo.

Sopra la mia testa, sono ovunque, attorno, ovunque, volano e non si spostano, ovunque.

Vista da fuori sono sicuro possa sembrare come una nuvola nera di tempesta pronta a scatenare pioggia e fulmini.

Invece sono io che cerco di farmi strada verso, verso… non so nemmeno io dove.

Agito il bastone e sento l’impatto di alcuni loro corpi sul duro legno.

Non mi rallegro, non sarà per uno o due corvi in meno che avrò la libertà.

Devo trovare un varco. Qualcosa che mi permetta di scappare lontano da loro.

Devo…

Ora!

Ora che le mie gambe mi sostengono quel poco che basta e che il mio stomaco ha nascosto la paura.

Ora posso correre.

Butto a terra il bastone e inizio a correre oltre la spiaggia. Loro sono sempre lì, mi seguono e la loro domanda mi martella la testa.

“E TU CHI SEI?”

“BASTA!” esplodo mentre corro via. “Bastabastabastabastabasta…”

Ma a nulla vale la mia voce piagnucolosa e disperata.

La nuvola nera mi segue e non posso correre al meglio delle mie irrisorie forze. Stupido io che pensavo di riuscire a spiazzare degli uccelli.

Ma corro, corro come se dovessi giocarmi tutto in pochi metri quando in realtà non so per quanto dovrò veramente farlo.

Risalgo la costa spostandomi verso gli alberi, magari in mezzo alla vegetazione avranno meno spazio di manovra e saranno costretti ad abbandonare me, la loro preda.

Una veloce occhiata mi permette di scorgere la grandezza di questa isola. Oltre alla spiaggia che si allunga a mezzaluna, due montagne separate sembrano le vecchie torri gemelle di New York ma separate da una fitta selva.

È un’isola immensa davvero, troverò un posto dove potermi nascondere da loro.

Invece no, i loro becchi continuano a seguirmi, a picchiarmi le mani e la testa, i loro artigli tirano i capelli e stracciano i vestiti, ancora di più.

Vedo a malapena dove sto andando, tutto attorno è verde, bianco e nero. Vado a casaccio in un posto che non ho mai visto, potrei cadere in un precipizio, inciampare e rompermi una gamba, lasciarmi morire preda della loro furia.

Corro.

Corro.

Mi difendo come meglio posso.

E corro.

Percorro metri sbattendo le braccia sopra la mia testa sperando di intercettare i loro assalti.

Chiudo gli occhi e spero di andare nella giusta direzione.

E…

Niente. Niente più graffi, niente più becchi.

Prendo tempo ad ansimare e guardarmi le mani rosse di ferite.

Alle mie spalle le ali continuano a sbattere ma i corvi non mi seguono più. Fermi al limitare degli alberi, non mi stanno più attaccando.

Perché?

Dove sono?

Mi guardo attorno e la radura in cui sono finito prosegue per diversi metri.

Niente alberi, solo prato.

Prato e… piume.

Tantissime piume piantate a terra, uno schema che sembra quasi ordinato, quasi voluto.

Alzo un piede e anche sotto di me si trovano piume.

L’erba è bassa, nata da poco tempo su una radura di terra smossa.

Piume piantate.

Possibile che queste siano…

E, più veloce dei miei pensieri, un ombra oscura il cielo.

Gigante. Ali che sbattono con una forza impressionante.

“Non può ess…”

 

Cric. Crac.

La crepa ha ormai segnato tutta la diagonale dello specchio.

L’immagine riflessa, quella che sta dal lato sbagliato, batte i pugni contro di esso, sperando che s’infranga più velocemente.

Ha bisogno di passare, ha bisogno di prendere il controllo.

Lei vuole fare qualcosa.

Sotto i colpi esplodono piccole schegge di vetro e una di queste gli si conficca nell’occhio destro ma non è dolore quello che sembra provare, almeno non dalle risate che escono dal suo ghigno.

 

Respiro come se fossi uscito dall’oceano.

Ancora.

Come se i miei polmoni non avessero respirato da anni.

Poi tosse, singhiozzi e vomito.

Ancora.

I miei occhi si abituano subito alla parziale oscurità del luogo.

Rami, radici, foglie e terra. Mi sembra di essere nel sottosuolo, sono pochi i raggi che escono da buchi nel soffitto e dalle pareti.

Mi alzo da terra e, forse, è la cosa più sbagliata che potessi fare.

Gira tutto, vertigini e voglia di vomitare di nuovo.

Non posso far altro che ributtarmi a sedere e tenermi la testa con le mani.

Dove sono?

“DOVE STRACAZZO SONOOOOO!?”

Vertigini o non vertigini mi avvento contro le sbarre di rami e scopro, purtroppo, che sono terribilmente resistenti.

“Aiuto… aiuto… AIUTO!!!” ma le prendo a pugni ancora un po’, che non si sa mai.

“Hai finito?”

Chi ha parlato? Mi volto, mi guardo attorno fino a quando, oltre la barriera che m’impedisce di uscire vedo saltellare un corvo.

E la sua espressione.

No, non avrei mai pensato di poter dire cose del genere, che questi maledetti volatili possano avere un’espressione, invece… è proprio quello che faccio nel guardarlo venire verso di me.

I suoi occhi mi fissano con intensità, gli scatti del suo collo non fanno che sottolineare questa sua insistenza.

Sembra quasi schifato nel vedermi, nel dover stare nella mia stessa stanza.

“Chi… chi sei?” chiedo stupito. “No, no… non posso pensare di star qui a parlare a un uccello. No.”

Rido prima che il corvo possa rispondermi.

E metto le mani alla faccia.

Ora so che il passo è stato fatto. Il vecchio Tommy, quel professore stronzo e razionale, è stato buttato via, sostituito dalla sua versione pazza.

“Dovrei pensare esattamente lo stesso di te. E dovresti essere tu a dirmi chi sei.”

La calma con la quale questo corvo mi parla è sconvolgente.

E la sto prendendo bene.

Davvero.

Benissimo.

“CHI CAZZO SEI?!”

Urlo e mi avvento sulle sbarre.

E quell’uccello del cazzo mi guarda altezzoso. Per quanto un uccello possa guardare in maniera altezzosa, s’intende.

Ma cosa sto pensando?

È un sogno, deve esserlo.

“È un sogno, vero?”

“No.”

“Certo, perché se anche fosse un sogno, tu lo verresti a dire a me, eh?!”

Le ali del corvo si muovono verso l’alto come se avesse appena alzato le spalle.

Se non fosse così pazzesco, sarebbe un momento di alta comicità.

Invece è il punto più basso della follia.

Sorrido.

Rido.

E non mi trattengo più.

“Ok…” cerco di trattenermi, Tommy ci sei dentro. “Ok, sì, ok, è tutto vero.”

Respiro e guardo attentamente il corvo guardiano.

Gli spiragli di luce rivelano un piumaggio più grigio che nero. E solo adesso mi accorgo che le sue dimensioni sono decisamente più grandi di quelle dei corvi della spiaggia.

“Ti sei calmato?” apre e chiude il becco.

“Sì, no… cioè, forse. Sì, dai. Ma ancora non ci sto capendo niente.”

“Per noi è lo stesso. Pensavamo di essere al sicuro nella nostra isola.”

“La vostra isola?”

“Già, la nostra isola. Non era mai successo che uno come te, un umano, fosse giunto fino a qui.”

“Ma dov’è questo qui, questa… questa isola?”

Non ho niente da perdere ormai, mi siedo dietro le radici e i rami, fisso il mio insolito carceriere.

Potrebbe essere l’ultimo dialogo prima di cadere nella totale pazzia.

“Non sono cose che ti debbano interessare.”

“E allora perché mi trovo qui… in questa cella, dico. Perché?”

“Hai messo piede nella zona proibita. Hai calpestato il suolo sacro delle Piume di Sangue. E il nostro Signore ti ha preso e portato qui. Solo lui può volare sulle tombe.”

“Il corvo gigante.”

“Sì, lui. Il nostro Signore. Sì, beh… solo lui e quell’altro.”

Quell’altro?

Rumore d’ali rompe il nostro dialogo.

Un nuovo corvo vola da una delle aperture fino ad atterrare a terra, al fianco del mio guardiano.

“Vattene Berg, ci penso io a due gambe, ora.”

Il collo del mio guardiano si piega in avanti e, senza rivolgere parola, apre le ali e vola via, dalla stessa apertura da cui è giunto il nuovo venuto.

“È tutto vero, dunque” parla verso di me. “Quello che era stato predetto da Sigrid si sta realizzando.”

Il nuovo corvo è più piccolo di… Berg, così ha detto, giusto?!

A piccoli salti si avvicina alle sbarre e mi scruta. La sua voce è più profonda, più roca, più antica, se così si può dire.

“Qual è il tuo nome, due gambe?”

Scuoto la testa.

“Thomas” perché mentire?

“Thomas.”

Come si può descrivere un’espressione di un animale che apparentemente non dovrebbe avere espressioni così marcate?

Mi viene quasi da pensarlo come un umano ma, evidentemente, umano non è.

Tranne, beh sì, tranne che parla. Ma questo l’avevo già detto.

“Immagino che Berg non ti abbia detto nulla” e parla pure parecchio, “no, come potrebbe. Non era quello il suo compito. Il mio nome è Herlu e sono il quinto figlio del nostro Signore. Come custode delle Tradizioni sono colui che si occupa di queste… sì, di queste cose. Anche se queste cose non erano ancora mai accadute. Era stato predetto il tuo arrivo ma nessuno ci credeva.”

Predetto.

Davvero?

Mi sembra di essere piombato in uno di quei mediocri fantasy letti dai nerd.

“Predetto? Ma da chi? E… e, dove siamo per l’amor di Dio?”

“Quale Dio?” e ride o, almeno, gracchia quella che sembra una risata. “Calma, scoprirai tutto. Ora ti basti sapere che non ti verrà fatto del male. Almeno non da noi, dalla nostra stirpe. È stata una fortuna che tu ti sia avvicinato alle Piume di Sangue, quello è un posto che solo i Due Fratelli possono visitare. I nostri cugini ti avrebbero ucciso se non fossi finito lì, e ti è andata bene che il Nostro Signore ti abbia preso prima del fratello.”

“Fratello, cugini, signore… basta. Davvero. Basta! Non ci sto capendo niente.”

“Capirai.”

Mi guarda ancora, e apre le ali preparandosi a portarsi fuori da lì.

“Dovrai farlo” continua, prima di lasciarmi solo in quel luogo, “è proprio questa la predizione: un non piumato porrà fine alla guerra tra i due fratelli, tra Huginn e Muninn, i fratelli in esilio e le loro stirpi.”

E se ne va, lasciandomi solo.

Solo.

 

Il mio io mi fissa impassibile.

Guercio.

Ha smesso di ridere ma sa che il momento della sua vittoria è vicino.

Molto vicino.

Commenti

Ritratto di grilloz

Capirà anche il lettore? Mi sa che toccherà aspettare la prossima puntata.

Da l'idea di un romanzo di avventura molto più ampio di quel che permetterebbe il solo gioco. Forse ritarda un po' il darmi quelle informazioni che mi incollerebbero alla pagina, è un po' come se tutto fosse rimandato a un più avanti, il rischio è che ad un certo punto il lettore si stanchi di aspettare, magari qualche anticipazione aiuterebbe a dargli più verve.

Mi ha suonato un po' strano che degli uccelli si rivolgano a un umano con "due gambe" quando in fondo anche loro ne hanno due, ci vorrebbe qualcosa di più uccellesco, chessò, becco molle. ;)

Ritratto di Kriash

Sul "due gambe" ti do ragione. Cercavo di trovare qualcosa di carino ma non mi veniva in mente nulla. Ho pensato che fondamentalmente loro usano le ali e chiamare così gli umani li farebbe risultare ancora più legati alla terra come invece loro sono legati all'aria.

Per le altre cose... snì.

Nel senso che non ho pensato così su larga scala, sulla base di un romanzo insomma, direi che per spiegare le cose base mi bastano questi tre racconti (poi è ovvio che tutto è ampliabile, logico). E anche sulla limpidezza delle spiegazioni. Come nel primo racconto, anche qui c'è un sottotesto in cui do un'indicazione chiara su chi possa essere il nostro Thomas, inoltre tolgo ogni dubbio sulle due fazioni in guerra e chi siano a guidarle, cosa che era celata nel primo racconto. Sul perchè ci sia guerra tra di loro è ovvio che verrà spiegato nella terza, proprio perchè ho voluto suddividere la storia nello schema richiesto dal gioco.

Ritratto di Seme Nero

La seguente frase la trovo inutile:

"Come si può descrivere un’espressione di un animale che apparentemente non dovrebbe avere espressioni così marcate?"

Vuoi che la leggo da scrittore, ma rompe la quarta parete. Cioè, dovresti farla tra te e te questa domanda e rispondere, o non farla affatto, visto che comunque il senso di sbigottimento era già palese poco prima.

Varianti a "due gambe": spennato, senz'ali, zampelunghe, senzabecco, pellerosa... ah, no, scusa, questa la usavano in Star Trek.

Mi piace l'avvicendamento con l'immagine nello specchio, realistico il tentativo di fuga fallito, atmosfera resa bene. Non mi spiego come hanno costruito la prigione, però. Ma è un dettaglio.

Sicuramente sono scemo io, ma i tuoi indizi mica li vedo XD

Ritratto di Kriash

Riguardo la frase che non ti convince, non è niente di così trascendentale o metanarrativo. È più un dubbio che viene a lui nel vedere un corvo fare un'espressione del genere. Dubbio che, ricordo, è a cavallo di un momento molto particolare per lui, potrebbe essere la pagliuzza per far pendere l'ago verso la pazzia completa.

Non sono io, quindi, a parlare ma lui stesso.

Questione indizi. Non sei scemo, figurati :P Però mi diverte il gioco al richiamo, esattamente come nel primo.

Ritratto di LaPiccolaVolante

E cavolo.
A me è piaciuto. Normalissimo che l'idea emerga sbrigativa in così poco spazio, ma la scelta dell'analisi del personaggio, del delirio della crepa sullo specchio, il disegno della figura espressiva del corvo, pure con puntualizzazioni di troppo, a me sono piaciuti tantissimo.

Ci sono evidenti parti mancanti, colpa di tempi e spazi propri di questi giochi. Ma è vero che non mancano gli indizzi. O meglio, uno è in definitiva e sta nel primo racconto, e pare la porta a tutti glialtri richiami. interessante leggenda riportata alla luce.

A Alen in particolare dico che questa linea, questi modi mi piacerebbe non li perdessi. Questa è l'evoluzione verso la quale mi piacerebbe dirigere il finale della saga. Meno sceneggiaturale, più calma e attenta alla caratterizzazione. Mi piace molto.

Ritratto di Kriash

Grazie Cap!
Lo so, che sia un racconto o una saga, dovrei respirare e spiegare tutto perdendo un po' di quell'impostazione a sceneggiatura ma... credo che in un romanzo , anche più di un racconto, bisogna mantenere alta l'attenzione del lettore. Fargli dire "ne voglio di più". Ed è lì che mi vengono in aiuto le descrizioni stringate o i cliffhanger.
È un mio errore, che spero di smussare col tempo ma è anche l'unico modo che al momento so usare. Faccio una gran fatica a spiegare agli altri come scrivo, perché capisco che è strana: chiudo gli occhi e riporto quello che vedo, il "film" che ho in mente. E forse è per questo che non mi soffermo su cose che invece dovrei ampliare.

Riguardo alla storia di questi tre episodi: ho il pallino della mitologia, rivisitare leggende, magari banalizzare, vero, ma in qualche modo mi scopro sempre curioso nel prendere qualcosa di conosciuto e pormi la domanda "E se... ?".
Vedremo come riuscirò a concludere... intanto grazie ancora :)

Ritratto di LaPiccolaVolante

Non ho mai detto che è un errore! È chiaro che siamo stati noi i primi a giocare con questa tua particolare attitudine!
Ma siamo sempre più golosi e spingervi oltre il ciglio ogni volta per vedere fin dove si riesca a planare tutti insieme è una sadica pratica che non potremmo mai abbandonare! hihi

Ritratto di Mar_86

Ecco.

Io ammetto che vorrei imparare a metter giù le storie come Kriash.

Il suo modo di creare personaggi molto contemporanei (soprattutto nel linguaggio) e catapultarli in terre o tempi o leggende lontane, o contesti anche classici.

Sa tenerti agganciato, sempre e comunque.

Con un particolare, una frase, un dialogo. 

Aspetto i colpi di scena del terzo. 

Non dico altro, bravo bravo.

Ritratto di Borderline

Posto che subisco ancora il fascino delle doppie personalità, da Enigma a Tyler Durden, questo secondo capitolo mi è piaciuto un sacco. I corvi sono sempre animali affascinanti ed esprimono (almeno a livello letterario) un'intelligenza forse inusuale fra i pennuti, sembra sempre che conoscano il futuro. Aspetto il terzo capitolo :)

Ritratto di Polveredighiaccio

Decisamente nelle tue corde il genere avventuroso, tanti spunti da elaborare e magari non sarà una passeggiata nemmeno il capitolo finale.

Prepariamoci!

Ritratto di LaPiccolaVolante

No. Tanta capacità di analisi non è inusuale per questo tipo di uccelli. il livello è già molto alto, impressionatamente alto nella realtà (lo sapete che hanno una memoria storica eccezionale e hanno la capacità di ricordarsi il "volto" delle persone? se fai un torto a un corvo, quello si ricorderà la tua faccia per sempre e presto o tardi ti rincontrerà!). Aggiungi un pizzico di esasperazione lecita del fantastico e il livello è del tutto plausibile. :)

Ritratto di Kriash

E quindi pensa... quale torto potrebbe aver fatto il Padre degli Dei ai suoi due corvi per far sì che questi si trovino in questo posto e addirittura in guerra tra loro?

Oppure al contrario quale torto potrebbero aver fatto loro al Padre degli Dei per autoisolarsi lì? E se il Padre degli Dei decidesse che "anche basta" e se li volesse riprendere?

Lo scoprirete solo... quando ci penserò. Tiè